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Storia del Tour de France. Ventinovesima puntata

di Alberto Sigona


1985 HINAULT PENTACAMPIONE

Il campione uscente Fignon è out per i postumi di un infortunio. La leggenda vivente Hinault, dopo alcuni anni in calo, ha perciò la ghiotta opportunità di centrare il quinto Tour (e la seconda doppietta stagionale in carriera col Giro d'Italia) che lo proietterebbe nella mitologia, consentendogli di eguagliare il record del compatriota Jacques Anquetil e dell'immenso Eddy Merckx. Per provare a centrare l'impresa reclutò l’americano LeMond e in cambio del suo aiuto promise pubblicamente che gli avrebbe dato il suo sostegno l'anno seguente per fargli vincere il Tour de France 1986. Nonostante una caduta rimediata in una discesa veloce nella prima metà della competizione, che lo avrebbe costretto a disputare diverse tappe malconcio a causa delle ferite riportate (e con una bronchite dovuta alla rottura del naso), Hinault, avvalendosi proprio del contributo fondamentale di Lemond (che in assenza degli accordi precedenti avrebbe quasi sicuramente vinto il Tour: basti pensare alla 17^ tappa, Tolosa - Luz Ardiden, quando fu obbligato dal suo team ad aspettare a lungo il suo capitano rimasto molto attardato...), vinse il giro francese proprio davanti al suo gregario di lusso - giunto a 1’42’’ - e ribadì la sua promessa di aiutare l'americano l'anno successivo (promessa che poi manterrà solo in parte...). Al terzo posto si piazzò l'irlandese Stephen Roche, primo ciclista del suo Paese a salire sul podio della Grande Boucle. Italia ancora non pervenuta. Si segnalò il debutto di un certo Miguel Indurain, di cui un giorno sentiremo molto parlare... Tornando ad Hinault (sinora ultimo francese a vincere il Tour), per il 31enne bretone si trattò del suo “canto del cigno”. Poi, inevitabile, l'avanzare dell'età avrebbe iniziato a reclamare il conto... Ritenuto quasi all'unanimità tra i primi cinque corridori all time, il leggendario biker francese con 28 vittorie è tuttora il terzo corridore con più successi di tappa al Tour, nonché il secondo di sempre per il numero di giorni in giallo, 79. Forte in salita e quasi imbattibile a cronometro, all'occorrenza sapeva disimpegnarsi anche come finisseur. Fra le sue vittorie di maggior prestigio spiccano 3 Giri d’Italia, 2 Giri di Spagna, 1 Mondiale, 1 Parigi Roubaix, 2 Liegi e 2 Giri di Lombardi.


IL TRITTICO DI LEMOND

1986 LA PRIMA VOLTA DEGLI U.S.A.

La scorsa edizione del Giro di Francia si era conclusa col trionfo del francese Hinault, che si era avvalso del contributo di un gregario d'eccezione come Lemond. Per ricambiare il favore, lo stesso campione transalpino aveva promesso al corridore californiano che nel Tour successivo gli avrebbe fornito il suo supporto. Ma si sa, tra il dire ed il fare c'è di mezzo il mare, e fu così che durante la 12^ tappa, Bayonne–Pau, Hinault si sarebbe scordato completamente della parola data. Assieme allo spagnolo Pedro Delgado, infatti, sulle prime dure rampe pirenaiche staccarono tutti, lasciando Lemond e compagnia ad oltre 4'30''. La Classifica Generale adesso recitava: 1° Hinault, 2° Lemond a 5'25''. Ma quando tutti si attendevano l'avvio del sesto capolavoro in carriera del mito francese, ecco che la tappa successiva ribaltava ogni presagio. Nella frazione del giorno dopo (Pau-Superbagnères), infatti, Lemond sfogava sulle montagne tutta la sua rabbia accumulata a seguito del “tradimento” di Hinault, andando ad imporsi, dopo aver scalato Tourmalet, Aspin e Peyresourde, con 1'12'' sul primo degli inseguitori, lasciando il suo compagno di “scuderia”, che a quanto pare non aveva ancora smaltito le fatiche del giorno precedente, a ben 4'39'' (11° posto). Ora il distacco dell'americano nei confronti di Hinault era di appena 40''. Col trascorrere dei giorni, in alta quota la superiorità di Lemond sarebbe venuta fuori del tutto, specie in occasione della 17^ frazione (Gap-Serre Chevalier), vinta nettamente dallo spagnolo Eduardo Chozas (non nuovo a simili exploit) con oltre 6' sullo svizzero Urs Zimmermann e proprio su Lemond, che così diventava il nuovo leader della Generale con 2'24'' sull'elvetico e 2'47' sul vecchio bretone. Ma lo spettacolo in questo Tour non era ancora finito. Durante la 18^ tappa Hinault e Lemond scappano via, e, dopo aver domato signori della montagna come Galibier ed Alpe d'Huez, giungevano congiuntamente sul traguardo tenendosi per mano (un gesto volto a suggellare la pace tra i due campioni dopo le incomprensioni dei giorni precedenti), lasciando gli “inermi” avversari ad oltre 5 minuti. Ormai era divenuto chiaro a tutti che il Tour era un affare a due, e agli altri non rimaneva che assistere riverenti e ammirati ad un favoloso show di coppia che forse non si apprezzava dai tempi di Coppi e Bartali. Alla fine, come da previsione, Lemond vincerà il Tour con oltre 3 minuti sul francese, al settimo ed ultimo podio alla corsa gialla, che poco dopo la fine della kermesse dirà addio alle corse. Terza piazza per Zimmermann. L'Italia frattanto tornava finalmente a sorridere pienamente grazie al velocista Guido Bontempi, che faceva sue ben 3 tappe.


Nell'immagine, Greg LeMond, vincitore del Tour de France del 1986.

Documento inserito il: 11/06/2026
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