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Storia del Tour de France. Trentesima puntata.

di Alberto Sigona


1987 ROCHE VINCE PER IL ROTTO DELLA CUFFIA

Assenti Hinault (ritiratosi al termine della stagione precedente) e il campione in carica Greg LeMond (rimasto ferito dopo un incidente di caccia occorsogli due mesi prima), l’irlandese S. Roche, già vincitore in primavera del Giro d'Italia, conquista il Tour de France al termine di un'appassionante lotta a tre col francese Jean F. Bernard (erede designato da Hinault nonchè grande speranza del ciclismo francese) e con lo scalatore spagnolo Pedro Delgado. A metà della competizione l'outsider francese Charly Mottet si ritrova saldamente in vetta alla Generale, ma s'intuisce sin da subito come non sia una leadership destinata a durare, e che gli atleti da tenere d'occhio in chiave vittoria finale siano altri, ad iniziare dal connazionale Bernard, che insegue a 1'52''. Roche invece si trova un po' attardato, a 3'23'', mentre Delgado, un altro su cui puntare in vista di Parigi, a causa del tempo perso a cronometro è solo 6° a ben 6'24'' dal battistrada della graduatoria, e apparentemente fuori dalla lotta per il Titolo. Dopo 18 tappe e la cronoscalata del Mont Ventoux, il francese Bernard conquista la leadership, e può amministrare 2'34'' su Roche, mentre Delgado occupa la 4^ posizione a 3'56''. A quel punto Bernard sembra essere il favorito per conquistare la Grande Boucle, ma nella frazione successiva i suoi propositi sfarzosi subiscono una brusca flessione a causa di una foratura che gli fa perdere la maglia gialla in favore di Roche, che adesso gli dà in classifica 1'39''. Delgado, decisamente più a suo agio sulle montagne rispetto all'irlandese, nel frattempo è ulteriormente risalito, ed ora si trova davanti al corridore transalpino, ed a 1'19'' da Roche. Il giorno dopo sull'Alpe d'Huez l'iberico riesce a sopravanzare l'avversario (che a fatica riesce a limitare i danni), strappandogli il simbolo del primato per 25'', mentre Bernard precipita ad oltre 2 minuti, abbandonando definitivamente i sogni di gloria. Il margine tra i primi due della classe rimarrà pressochè invariato sino all'ultima cronometro, che vedrà il sorpasso di Roche, che alla fine s'imporrà per 40'' sul corridore castigliano, che dovrà rimandare l’appuntamento con la gloria. Sul gradino più basso del podio di uno dei Giri di Francia più incerti della storia si piazzò Bernard (a 2'13''). Alcuni mesi dopo Roche avrebbe vinto anche il Titolo iridato, diventando il secondo ciclista dopo il sommo Merckx a riuscire nell'impresa di centrare nello stesso anno la tripletta col Giro d'Italia ed il Tour. Decenni dopo l'impresa riuscirà anche ad un certo Tadej Pogacar (esattamente nel 2024).


1988 DELGADO, IL TRIONFO DELLA POLEMICA

Approfittando di una concorrenza livellata verso il basso (mancavano in primis il campione uscente, causa infortunio, e Lemond, ancora alle prese coi postumi dell'incidente di caccia; Fignon c'era... ma in condizioni fisiche penose), il Tour 1988 se lo aggiudicò senza indugi lo spagnolo Pedro Delgado, precedendo di 7'13’’ l’olandese Steven Rooks e di 9'58'' il colombiano Fabio Parra (soprannominato "il Condor delle Ande", fu il primo ciclista di nazionalità colombiana a salire sul podio della corsa a tappe transalpina). Il corridore iberico, che così cancellava la “beffa” della precedente edizione, fu protagonista anche per via di un episodio controverso: in un controllo antidoping, a cinque giorni dal termine della Grande Boucle, infatti, risultò positivo al probeneidone, un prodotto coprente in grado di nascondere l'assunzione di steroidi anabolizzanti. Tale farmaco però, seppur bandito dal Comitato Olimpico Internazionale, non era ancora vietato dall'Unione Ciclistica Internazionale, e perciò il corridore della Reynolds, per il quale si mobilitò persino il Governo spagnolo, venne scagionato (rischiava mille franchi svizzeri di multa, 10 minuti di sanzione in classifica e un mese di sospensione con la condizionale), tra le cocenti polemiche della concorrenza (pensate, la sostanza verrà proibita dall'UCI un mese dopo la vittoria di Delgado...). L'edizione del 1988 fu caratterizzata anche dall'exploit del velocista olandese J. Paul Van Poppel, primo in 4 occasioni. L’Italia si fece onore aggiudicandosi 4 tappe con Guido Bontempi, Valerio Tebaldi, Massimo Ghirotto e col futuro iridato Gianni Bugno. Piccola curiosità: la competizione si aprì non con il classico prologo ma con una "prefazione" di un solo chilometro nella Loira Atlantica, non valida per la classifica generale (quindi il vincitore, ovvero il nostro Bontempi, non poté indossare la maglia gialla, contrariamente a quanto riportato erroneamente da molti siti...).


1989 LEMOND PREVALE IN “VOLATA”

Nell'aprile del 1987, durante una battuta di caccia in California, Greg Lemond aveva rischiato di morire: il cognato, infatti, gli aveva sparato accidentalmente al petto con un fucile a pallini. Il grave incidente costringeva LeMond ad abbandonare l'attività a tempo indeterminato, ma dopo una lunga convalescenza l'americano riuscì a tornare a pedalare tra i professionisti, sino a recuperare la forma migliore gara dopo gara, per poi ripresentarsi al Giro di Francia 1989 tirato a lucido e deciso più che mai a riprendersi la scena. Qui al termine di un estenuante ed avvincente duello spalla a spalla con il redivivo Fignon si aggiudicava la seconda corsa francese della carriera. Incerta sino all'ultima tappa, la Grande Boucle di quell'anno (il nuovo patron della corsa era frattanto diventato Jean-Marie Leblanc) si risolse letteralmente nei metri finali, in una sorta di entusiasmante sprint a distanza fra i due antagonisti, con lo statunitense che nell'ultima cronometro (Versailles - Paris, 24.5 km, vinta con un tempo da record, avvalendosi anche delle nuove tecnologie aerodinamiche...) recuperava in graduatoria generale una cinquantina di secondi al rivale francese (che in montagna si era trovato decisamente più a suo agio...), per poi trionfare di appena 8’’, minimo divario di sempre. Sul gradino meno ambito del podio si collocò il campione uscente, vale a dire lo scalatore spagnolo Pedro Delgado. Fra gli italiani, una tappa a testa andò a Valerio Tebaldi ed a Giovanni Fidanza. Tornando a Lemond, qualche settimana dopo avrebbe vinto il suo secondo Mondiale.


Nell'immagine, Pedro Delgado, vincitore del Tour de France del 1988.

Documento inserito il: 18/07/2026
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