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E' in libreria 'Il Cristiano tra potere e mondanità' [ di ]

15 malattie secondo Papa Francesco

di Anna Carfora e Sergio Tanzarella
Introduzione di Nunzio Galantino
2016
Ed. Il Pozzo di Giacobbe Collana “Oasi”
Pagine 129
Prezzo 10,00 Euro

Un excursus storico, documentato e vibrante, sulla corruzione della Chiesa e sui diversi – finora incompleti – tentativi di riformarla

«CARI FRATELLI! UNA VOLTA HO LETTO CHE I SACERDOTI SONO COME GLI AEREI: FANNO NOTIZIA SOLO QUANDO CADONO, MA CE NE SONO TANTI CHE VOLANO. MOLTI CRITICANO E POCHI PREGANO PER LORO. È UNA FRASE MOLTO SIMPATICA MA ANCHE MOLTO VERA, PERCHÉ DELINEA L’IMPORTANZA E LA DELICATEZZA DEL NOSTRO SERVIZIO SACERDOTALE E QUANTO MALE POTREBBE CAUSARE UN SOLO SACERDOTE CHE “CADE” A TUTTO IL CORPO DELLA CHIESA».
PAPA FRANCESCO,
UDIENZA ALLA CURIA ROMANA IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI DI NATALE 2014


Nel discorso del 22 dicembre 2014 – «un discorso a lungo pensato, dove ogni immagine suggerisce storie e avvenimenti che attraversano tutta la storia della Chiesa» –, papa Francesco ha elencato 15 gravi malattie che affliggono la curia, lasciando intravedere una riforma della Chiesa e della curia stessa.
Quelle che il papa ha messo in fila – il narcisismo come l’eccessiva operosità, la durezza di cuore, il funzionalismo, l’alzheimer spirituale che fa perdere lo slancio gioioso dato dall’incontro personale con Cristo e si concentra solo sul presente, la vanagloria, il servilismo cortigiano interessato ad ingraziarsi il potere, il pessimismo sterile, l’accumulare per sentirsi più sicuri, la ricerca di consensi che diventano lo scopo della vita – sono tutte malattie che imputridiscono le esperienze ecclesiali impedendo alla Chiesa di esprimersi come un corpo vivo, in cammino e in trasformazione. [...]
Ogni progetto di riforma, per essere efficace, dovrà includere una terapia che agisca in profondità sugli atteggiamenti del singolo così come della comunità. È questa la terapia indicata da Francesco per curare le malattie che impoveriscono il corpo della Chiesa e che ne possono fare un luogo di umanesimo negato, come nella storia passata fino al presente è purtroppo avvenuto.
[…] Di fronte ai cambiamenti ai quali stiamo assistendo bisogna sapere conservare la freschezza di una Chiesa del popolo, che promuove l’impegno sociale, in vista di quella promozione umana sempre più urgente.
(Nunzio Galantino)

Il papa individua nel rapporto sbilanciato con il potere la comune origine delle malattie curiali e compie, così, l’ultimo atto di una denuncia ultramillenaria della corruzione della Chiesa.
Sin dai primi secoli dopo Cristo, la curia – l’insieme degli organismi che costituisce il governo centrale della Chiesa – è in balìa della corruzione, corruzione che finisce per travolgere tutto il clero. Sotto Costantino si assiste a quel fenomeno denominato dagli studiosi “imperializzazione del Cristianesimo”, dove modelli di relazione e gerarchia, fino ad allora a esso estranei, emergono a tal punto da diventare insostituibili. Ben presto con curia viene a intendersi la struttura che regola tutti gli aspetti esecutivi, amministrativi, burocratici e fiscali della Chiesa, così come la deriva temporalistica che ne consegue. Tra il XV e il XVI secolo, quando la decadenza raggiunge picchi vertiginosi, alcuni papi cercano di opporle progetti di riforma, che però riguardano unicamente ambiti determinati, mentre resta saldo il sistema curiale, grazie alla sua notevole capacità di trasformismo nonché di adattamento ai diversi pontificati e alle mutate situazioni storiche. Anche nel 1900 si registrano alcuni tentativi di riforma, che, come i precedenti, non mettono in discussione la natura del rapporto tra curia, papa ed episcopato, risultando, piuttosto, azioni di riordino e aggiustamento, prive di rilevanza ecclesiologica. Discorso a parte è quello sul Concilio Vaticano II, che ha il grande merito di valorizzare la presenza e il ruolo del cristiano nella società, assegnando maggiore spazio alla partecipazione dei laici alla vita della Chiesa.
Ma il deterioramento della Chiesa è denunciato soprattutto da personalità materialmente distanti dalla curia: come il vescovo Ilario di Poitiers o il domenicano Girolamo Savonarola; come il filosofo Antonio Rosmini, il quale, con le sue Cinque piaghe della Santa Chiesa (1833), poi messo all’Indice, condanna in specie la commistione tra potere politico e clero, o come lo scrittore Antonio Fogazzaro che, nel romanzo Il Santo (1905), anch’esso messo all’Indice, parla di quattro spiriti maligni dentro la Chiesa – menzogna, dominio del clero, avarizia, immobilità; fino a figure esemplari di religiosi contemporanei, i quali pagano il prezzo del loro dissenso con l’emarginazione, l’isolamento, se non proprio con la vita stessa – Oscar Romero, Juan José Gerardi Conedera, Lorenzo Milani, Tonino Bello, Ignacio Ellacuría, solo per ricordarne alcuni.
A una Chiesa sempre più convinta della propria autosufficienza, nella presunzione di un centralismo in grado di fornire indicazioni tassative e soluzioni per il mondo intero, non si oppongono, però, soltanto i singoli individui ma anche le comunità come, per esempio, quella fiorentina dell’Isolotto. Comunità, la quale – alla fine degli anni ’60 del secolo scorso –, volendo vivere appieno le istanze di rinnovamento postconciliare, subisce l’accanimento della curia cittadina, intollerante a dei fedeli che non si piegano né a verità precostituite né a obbedienze cieche e che al diritto canonico antepongono il Vangelo.
Proprio la libertà e l’imprevedibilità della forza del Vangelo acquistano nuova linfa con Francesco. Il papa, prima, nell'Evangelii Gaudium e, poi, nel discorso natalizio alla curia del 2014, restituisce alla fede cristiana il significato originario e fondativo di servizio e condivisione con i fratelli, specialmente quelli più fragili, richiamando al senso del limite e della provvisorietà.
La trasformazione della curia non può che essere, quindi, uno dei tanti aspetti della riforma della Chiesa auspicata da Bergoglio. Come afferma il teologo Severino Dianich: «È indispensabile e non più derogabile che la forma di vita evangelica si instauri e traspaia anche e soprattutto dalla Chiesa istituzione, di cui la curia stessa non è che un aspetto. […] Le umiliazioni che hanno afflitto la Chiesa […] devono contribuire a trasformare una chiesa umiliata in una chiesa umile».

Anna Carfora (Napoli 1959), teologa, è docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e membro dell’Istituto di Storia del Cristianesimo. Tra le sue pubblicazioni: I cristiani al leone. I martiri cristiani nel contesto mediatico dei giochi gladiatorii (Il Pozzo di Giacobbe 2009), La Passione di Perpetua e Felicita. Donne e martirio nel cristianesimo antico (Lepos 2007) e Morte e presente nelle Meditazioni di Marco Aurelio e negli Atti dei Martiri contemporanei (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici-La Città del Sole 2001).
Per Il Pozzo di Giacobbe ha curato, insieme a Sergio Tanzarella, Teologhe in Italia. Indagine su una tenace minoranza (2010) e, insieme a Enrico Cattaneo, Figure profetiche nel cristianesimo del II secolo (2008).

Sergio Tanzarella (San Felice a Cancello, Caserta, 1959), insegna Storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli, dove dirige l’Istituto di Storia del Cristianesimo, ed è professore invitato presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.
Tra le sue pubblicazioni: Chiesa e società nel secolo XX (coautore con Piersandro Vanzan e Pierluigi Mele, Edizioni Dehoniane 1993), La purificazione della memoria. Il compito della storia tra oblio e revisionismi (Edb 2001), Gli anni difficili. Lorenzo Milani, Tommaso Fiore e le “Esperienze pastorali” (Il Pozzo di Giacobbe 2008). La grande menzogna. Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla I guerra mondiale (coautore con Valerio Gigante e Luca Kocci, Dissensi 2015). Sempre per i tipi del Pozzo di Giacobbe, è uscito nel 2015 Francesco e i pentecostali. L’ecumenismo del poliedro, di cui è coautore assieme a Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta. Per la Treccani, ha collaborato a Cristiani d’Italia (2011) e a Costantino I (2013).
Documento inserito il: 26/02/2016

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