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Da sbirro a investigatore. Polizia e investigazione dall'Italia liberale alla grande guerra [ di ]

Autore: Giulio Quintavalli
Editore: Aviani,2017
Pagine: 280 p., ill. , Brossura
Prezzo: 32,00 Euro

Il poliziotto Santone che si aggira torvo in borghese, con borsa di tolfa e pistola, immortalato da Tano D'amico a riprova che la polizia di "Kossiga" aveva il grilletto facile, è, oggi lo sappiamo, una delle vittime di quel tragico 12 maggio 1977, in cui fu uccisa Giorgiana Masi. Sul caso, e sul destino individuale di Santone (iconizzato suo malgrado dal complottismo anni Settanta), ha appena scritto e bene Concetto Vecchio, ma sulla questione, e soprattutto sul suo presunto "travestimento", varrà la pena rileggere la testimonianza che ha rilasciato a Vecchio:
“Ma io non lavoravo con la divisa! Camilla Cederna scrisse un lungo articolo per denunciare che eravamo degli infiltrati tra i manifestanti, una fesseria colossale. Eravamo guardie di pubblica sicurezza e come tali non obbligati alla divisa.” Lo guardai con diffidenza. “Mi creda,” disse Santone. “Venne montato ad arte uno scandalo inesistente.”

Adesso esiste un altro libro, di grandissimo interesse e non solo per lettori specializzati, che solo per motivi cronologici non può certificare la correttezza della versione di Santone, ma che andrebbe letto da tutti quelli che si vogliono scrivere di polizia, magari senza preconcetti. Lo ha scritto Giulio Quintavalli, ed esplora sulla base di documenti e fonti rarissime, quel momento tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento in cui il poliziotto si trasforma da "sbirro" a detective, vera vocazione della pubblica sicurezza, acquisendo competenze proprie che fanno del vestire borghese (nei reparti dedicati) uno strumento per meglio eseguire l'incarico affidato. Una lettura sconsigliata a chi pensa che le interpretazioni suggestive siano troppo convincenti per essere rovinate dai fatti documentati.

Documento inserito il: 26/07/2017

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