AVVISO: Questo sito utilizza cookie di profilazione di terze parti per fornirti servizi in linea con le tue preferenze. Confermando questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante, acconsenti all'uso dei cookie, altrimenti visualizza l'informativa estesa privacy-policy.aspx
>> Storia - Recensioni librarie >

Il fascismo della Repubblica Sociale a processo sentenze e amnistia (Bologna 1945-1950) [ di ]

IL FASCISMO DELLA REPUBBLICA SOCIALE A PROCESSO SENTENZE E AMNISTIA (Bologna 1945-1950)
di
ALBERTO MANDREOLI
(ll Pozzo di Giacobbe Edizioni 2017, Collana “Oi Christianoi”)
Postfazione di Mimmo Franzinelli

Antifascismo e fascismo. Uno spartiacque che ha attraversato per decenni la Repubblica italiana incline, per abitudine e soprattutto per realismo politico, a dimenticarsi del proprio passato sporco. Da un lato c’erano memorie volutamente dimenticate. La guerra era passata lasciandole sue lacerazioni, occorreva urgentemente voltare pagina.

Obiettivo principale era ricostruire l’Italia, distrutta nel suo tessuto sociale, economico e umiliata nell’orgoglio dall’esercito invasore e dai traditori fascisti. L’altra finalità, non meno importante, era ricollocare la neonata Repubblica nel difficile scacchiere internazionale che si stava formando sotto l’egida degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica. Dall’altro lato restavano vive memorie eccessivamente scomode e insanguinate da poter far riemergere e riprenderne, di conseguenza, piena consapevolezza.

Uno studio del tutto nuovo sulla fase conclusiva del fascismo, nella sua declinazione saloina, dove faide, regolamenti di conti e vendette personali sembrano prevalere su qualsiasi ordine del giorno.

Sulla base dei verbali di interrogatori, di deposizioni e istruttorie dibattimentali, l’autore dà vita a un'avvincente quanto inedita indagine storica, affascinante per metodologia e messe a fuoco.

Colpisce l’eterogeneità dei profili dei protagonisti dell’attività istruttoria: politicanti, amministratori, doppiogiochisti di professione, pennivendoli. Si va dalla baldanza di uomini d’armi come Renato Tartarotti, Franz Pagliani e Angelo Arpino al tormento di personalità più sfaccettate come quella di Giorgio Pini, lacerato dalla presa d’atto dell’impossibilità di un diverso accreditamento del fascismo, che avrebbe dovuto trarre linfa dai suoi ideali originari (in specie quello del primato del lavoro sul capitale attraverso la socializzazione delle imprese), vista la realtà di feroce anarchia che contraddistingue da subito l’esperienza repubblichina.

L’enorme, febbrile e rigorosa produzione di verdetti, ordinanze, provvedimenti, sentenze, partorita dalle Corti d’assise straordinarie e dalle Corti d’appello, chiamate a esprimersi, verrà in seguito sciupata, contraddetta e vanificata dall’amnistia togliattiana del giugno 1946 e dai pronunciamenti della Corte di Cassazione.

Torture aberranti e crimini disumani rimasero impuniti per sempre. Voltare pagina. Questo fu il diktat imposto dall’allora governo repubblicano e dal clima politico-sociale presente in quel periodo in Italia.

Una pagina di Storia – in specie l’aspetto dell'a-storico reazionarismo della Corte di Cassazione del II dopoguerra – molto rimossa, che è invece importante riconsiderare all'insegna di una necessaria etica della memoria.


Dalla postfazione di Mimmo Franzinelli:

«Il decisivo passaggio dalla guerra alla ricostruzione sconta – sul piano storiografico – diffusi ritardi di analisi e di interpretazione, a partire da modalità e conseguenze della mancata epurazione, ovvero dei conti con ciò che il fascismo rappresentò nella società italiana e del destino riservato ai responsabili della guerra civile. Su questo tema, il materiale prodotto nel 1945-47 dalle Corti straordinarie d’assise e poi dalle Corti d’appello costituisce uno straordinario giacimento archivistico, sinora utilizzato solo in modo estemporaneo in monografie di ambito locale. Mandreoli ha studiato istruttorie e sentenze di area bolognese, ricavandone un mosaico, a suo modo affascinante, composto da reduci dell’esercito di Salo e militanti del partigiani. Con la tecnica del flashback, l’autore risale dai processi dell’immediato dopoguerra agli eventi che li determinarono, cioè alla repressione partigiana e alle rappresaglie contro i civili. [...]
Sugli eccidi di Marzabotto, che costituiscono il cuore del libro, viene prodotto un ricco dossier fitto di nomi e date, utile per chiarire responsabilità individuali ecoperture politiche che circondarono a lungo quel terribile evento».


Documento inserito il: 03/04/2017

Ultimi articoli inseriti


Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione e sviluppo: Andrea Gerolla

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2016 )
privacy-policy