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L’assedio di Corfù raccontato da L’ultima vittoria della Serenissima [ di ]

Bruno Mugnai e Alberto Prelli affrontano l’evento nel nuovo volume di Itinera Progetti, per ricordarlo 300 anni dopo.

In questo decennio del 21esimo secolo si celebra in particolare, dal punto di vista storico, il centenario della Prima Guerra Mondiale. Il 1716 ha visto però un altro evento che l’editore Itinera Progetti ha deciso di ricordare con il volume L’ultima vittoria della Serenissima, in uscita il 25 novembre: l’assedio dell’isola di Corfù da parte di 30 mila uomini dell’esercito ottomano. La difesa della Piazzaforte fu affidata ai 5000 fanti comandati da Matthias von Schulenburg.
Gli autori sono Alberto Prelli, storico che si è occupato soprattutto della parte relativa a Venezia, e Bruno Mugnai, ricercatore e collaboratore dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, che ha illustrato il libro e trattato principalmente la parte ottomana. La ricerca si è concentrata su relazioni, dispacci ufficiali ma anche lettere di von Schulenburg e di altri personaggi che parteciparono allo scontro.
Il volume è arricchito da 32 tavole a colori di Bruno Mugnai.


Intervista agli autori
«Ogni volta che mi trovo a illustrare la storia di Venezia sento che devo dedicarmi al compito con un'attenzione e una passione maggiore rispetto ad altri argomenti. Per il resto, sono ormai quasi trent'anni che mi dedico alla ricostruzione degli equipaggiamenti da guerra dei secoli XVII e XVIII e tanto Venezia che l'Impero Ottomano sono due degli argomenti da me preferiti. Entrambi rappresentano modelli caratteristici e soprattutto si tratta di due eserciti multietnici, che riflettono ovviamente la composizione dei due stati e quindi mostrano una varietà e una ricchezza di costumi e armamenti straordinaria», dice Mugnai.

«L'interesse per l'assedio di Corfù è scattato quando, all'avvicinarsi dei 300 anni dall'avvenimento, ci siamo resi conto che c'erano generiche notizie sull'accadimento, sulle truppe, sia in terra che sul mare, e sulle popolazioni coinvolte. La mia ricerca negli archivi e biblioteche veneziane si è indirizzata a scoprire le voci dei protagonisti che vissero l'assedio sulla propria pelle, non solo i generali ma anche anonimi testimoni», racconta Prelli. Secondo Mugnai, l’argomento ha ancora oggi una forte componente di attualità: «Personalmente sono sempre stato interessato alla storia del Mediterraneo e al confronto fra occidente e mondo islamico. Oggi questo argomento è tornato d'attualità in maniera a dir poco inquietante. Credo che conoscendo meglio quanto accadde in passato possa farci comprendere meglio quanto certe convinzioni relative alla scontro di religione siano senza senso».

La storia dell’assedio di Corfù è stata trattata ampiamente all’epoca: «Era Venezia, soprattutto, a voler esaltare una vittoria in qualche misura marginale rispetto ai progressi che nei Balcani ottenne l'esercito imperiale condotto da Eugenio di Savoia», spiega Prelli. Oggi c’è ancora un ricordo soprattutto nel territorio veneto, aggiunge Mugnai: «La storia militare del nostro Paese anteriore al Risorgimento è poco conosciuta, tuttavia credo che in tutto il Veneto sia ancora vivo il ricordo delle imprese della Serenissima Repubblica. Ogni residenza signorile a Venezia conserva almeno una testimonianza sui fatti ai quali partecipò qualche componente e in molte chiese del Veneto si possono trovare lapidi e altre segni riconducibili a episodi della lotta contro il 'nemico ereditario' dei veneziani, cioè l'Impero Ottomano. Tutto questo ha contribuito a formare una memoria storica particolarmente profonda fra i veneti. L'assedio di Corfù è certamente uno dei fatti bellici più noti, benché la conoscenza si limiti all'esito finale e alla valorosa resistenza opposta dalla guarnigione e trascuri invece altri episodi e aspetti altrettanto rilevanti».

Ci sono state, ovviamente, delle conseguenze sulla storia veneziana: «L'esaltazione della vittoria e la celebrazione del comandante Matthias von Schulenburg da parte della Repubblica creò un alone di rispetto e di consolidamento del predominio della Serenissima sull'Adriatico, ma i costi dell'operazione furono altissimi e non ci fu alcun recupero dei territori persi nel Peloponneso», spiega Prelli. Anzi, commenta Mugnai, ha causato una «soddisfazione» nel ceto dirigente locale: «Questo ha limitato la controffensiva all'infruttuosa campagna per la conquista di Dulcigno. Alla fine la soddisfazione per il successo conseguito a Corfù, unito alla disastrosa congiuntura economica, contribuì ad accelerare la parabola discendente della politica militare veneziana».

L’assedio di Corfù ha messo uno contro l’altro gli eserciti ottomano e veneziano, soprattutto perché la perdita dell’isola sarebbe stata una catastrofe per il controllo che dava sull’Adriatico. Gli ottomani, infatti, avevano riconquistato la Morea fra il 1714 e 1715. «Venezia e Istanbul perseguivano una geostrategia simile, coincidente nell'impadronirsi di quanto restava dell'impoverito scenario commerciale del Mediterraneo orientale. Era inevitabile che i due stati entrassero in conflitto, del resto lo avevano fatto per sei volte a partire dal 1463 ed era quindi ovvio che la rivalità fosse molto accesa», aggiunge Mugnai.
 
Uno degli interessi principali del libro è poter capire meglio come funzionava l’esercito ottomano, per almeno due secoli «il più grande esercito permanente del mondo – dice Mugnai - L'esercito ottomano costituiva un modello organizzativo originale e unico nell'ambito della storia militare di quel periodo. Questo aspetto lo rende interessante non solo per la sua potenza numerica e per la varietà dei suoi componenti, ma anche dal punto di visto organizzativo, amministrativo e logistico, in un’epoca nella quale mantenere in campagna un corpo superiore a 40.000 uomini costituiva uno sforzo finanziario quasi impossibile per molte potenze occidentali». 
 
Gli autori sono disponibili per eventuali presentazioni o interviste.

Documento inserito il: 19/01/2017

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