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Alcune riflessioni su Sallustio

del Prof. Giovanni Pellegrino


Gaio Sallustio Crispo nacque il 1 ottobre dell’86 a.C. ad Amiternum località della Sabina oggi scomparsa.
La sua origine sabina è stata sottolineata dagli interpreti dal momento che questa regione era proverbiale per aver conservato il rigore morale della Roma arcaica.
Alcuni suoi giudizi ed interpretazioni storiche basati appunto su una visione moralistica potrebbero essere stati influenzati da una mentalità che Sallustio portava con se fin dalla sua educazione.
Un’ adeguata formazione culturale gli fu permessa dall’appartenenza a una famiglia agiata un tratto questo che è di molti personaggi famosi del tempo.
Tale formazione avvenne per Sallustio a Roma dove ebbe agio di entrare in contatto con le più varie esperienze culturali e correnti politiche.
Ma l’interesse fondamentale di Sallustio fu ben presto quello per la politica.
La sua stessa opera storiografica si caratterizza come scritta da un uomo politico che tuttavia era anche un fine letterato.
Non siamo però sicuri a quale personaggio influente si sia affidato (come si usava allora) per intraprendere la carriera politica.
Se non sappiamo a quale parte politica appartenesse in una prima fase siamo perfettamente a conoscenza dei suoi atteggiamenti e delle sue azioni a partire dal tribunato della plebe che ricoprì nel 52.
Dopo l’assassinio di Clodio infatti fu uno dei maggiori promotori della campagna contro Milone e il suo difensore Cicerone.
Egli dunque parteggiava per Cesare.
Tuttavia in un secondo momento cominciarono i guai politici per Sallustio che nel 50 venne espulso dal Senato per indegnità morale su iniziativa del censore Appio Claudio.
La ragione di un tale provvedimento va ricercata nel comportamento tenuto in alcune circostanze durante il tribunato.
Quando scoppiò la guerra civile Sallustio si schierò decisamente dalla parte di Cesare e ne fu ricompensato con la reintegrazione in Senato che avvenne probabilmente nel 48.
La stima che Cesare aveva nei riguardi di Sallustio era probabilmente dovuta alla personalità dello storico un uomo colto e di notevole ingegno. La carriera politica di Sallustio finì con ogni probabilità prima della morte di Cesare che comunque continuò a proteggerlo.
Tuttavia l’uccisione del dittatore nelle Idi di marzo del 44 gli tolse ogni residua protezione e Sallustio di necessità si dedicò solamente agli studi. Difficile è dare una datazione precisa delle sue opere.
Le due monografie il “Bellum Catilinae” il “Bellum Iugurthinum“ sono successive alla morte di Cesare ma non si sa di quanto.
Le Historiae , l’opera di maggiore impegno fu l’ultima e rimase incompiuta.
La lontananza dalla vita politica non impedì che si accendessero polemiche anche violente sulla sua opera.
L’Eneo un liberto di Pompeo fedele alla memoria del suo padrone scrisse almeno un epigramma violentissimo contro lo storico e il suo stile arcaizzante.
Secondo Girolamo Sallustio morì quattro anni prima della battaglia di Azio ossia nel 35 a.C.
Delle opere di Sallustio ci restano intere le due monografie Il “Bellum Catilinae” e il “Bellum Iugurthinum” mentre sono frammentarie le Historiae.
Incerta è l’attribuzione a Sallustio degli “Empedoclea” per noi perduta.
In quest’articolo non possiamo prendere in considerazione tutte e tre le opere attribuite a Sallustio per ragioni di spazio ragion per cui ci limiteremo a interessarci del “Bellum Catilinae”.
Si tratta di un’opera monografica ossia dedicata alla narrazione di un unico evento.
Infatti il “Bellum Catilinae” ha come oggetto il tentativo di colpo di stato ordito da Lucio Sergio Catilina nel 63 a.C.
Catilina nel corso della sua carriera politica non brillò certo per onestà e integrità egli nel 63 a.C. presentò per la terza volta la sua candidatura al consolato ponendo come base del suo programma la cancellazione dei debiti.
Cicerone diresse con abilità la sua campagna contro Catilina che venne di nuovo sconfitto.
A questo punto Catilina diede il via alla sua congiura proponendosi di eliminare i consoli spargere il terrore in città e impadronirsi del potere. Ma Cicerone scoprì questa congiura e denunciò in senato i piani di Catilina che raggiunse il suo esercito a Fiesole mentre in senato i congiurati vennero riconosciuti colpevoli e condannati a morte.
Due eserciti partirono da Roma per scontrarsi con l’esercito di Catilina che trovò la morte presso Pistoia.
Uno dei problemi più importanti che gli studiosi hanno dovuto affrontare è quello della veridicità dell’opera di Sallustio.
Infatti dedicarsi allo studio della storia per un uomo politico romano come Sallustio significava dedicarsi all’otium ossia un’attività privata che non aveva riscontro nella vita pubblica.
Sappiamo che Sallustio vi fu quasi costretto dalle sue disavventure nella vita pubblica.
Ma egli nel Proemio presenta la sua nuova attività come una scelta di vita completamente autonoma operata senza alcuna costrizione.
Se su questa affermazione si possono nutrire dubbi certamente non si può dubitare che egli possedesse fin da prima quelle doti di fine colto letterato che gli permettevano di affrontare l’impresa.
La questione di fondo resta quella di vedere quanto la ricostruzione della congiura di Catilina sia influenzata dalla passata vita politica del suo autore.
Infatti nella sua vita politica Sallustio aveva avuto nel bene e nel male un rapporto assai intenso con personaggi come Cicerone e Cesare coinvolti pesantemente nelle vicende di Catilina.
Insomma Sallustio quando dichiara di rievocare con la massima veridicità gli eventi storici da lui narrati è attendibile oppure malgrado tutto il suo atteggiamento di parte si riflette ancora nell’opera storiografica?
La situazione è complicata dal fatto che sappiamo con certezza che alcuni particolari della vicenda sono stati mutati da parte di Sallustio. In tali mutamenti comunque secondari si è voluto vedere di volta in volta una particolare animosità nei confronti di Cicerone ed eccessiva simpatia verso Cesare e così via.
Altri critici hanno invocato motivazioni di carattere artistico ossia una maggiore drammatizzazione o tensione narrativa che si sarebbe ottenuta trasponendo opportunamente determinati episodi.
Riguardo a Cicerone nel complesso Sallustio sembra aver dimenticato l’animosità contro il suo avversario dei tempi in cui era tribuno della plebe.
Ma nemmeno l’interpretazione di Sallustio letterato e storico imparziale è accettabile perché si è potuto constatare che una certa forzatura se non proprio deformazione dei fatti si ha nei confronti della figura di Cesare che era stato il grande protettore di Sallustio.
Ma soprattutto Sallustio da dell’azione politica di Cesare un’interpretazione nuova dal momento che vede in lui il garante di un programma moderato che salvaguardia il ceto medio dalle avventure rivoluzionarie degli estremisti.
Tutta la vicenda della congiura è calata con una insistenza quasi ossessiva nella situazione di degrado morale che pervadeva lo stato romano in quel periodo storico.
La necessità di inquadrare gli avvenimenti in un antefatto che risale ai grandi storici greci del V secolo.
Il più grande di tali storici Tucidide all’inizio della sua narrazione della guerra del Peloponneso aveva inserito la cosiddetta-archeologia ossia il resoconto degli antefatti che potevano giustificare lo scoppio della guerra.
Ma Sallustio si distingue da Tucidide in quanto non solo riassume gli antefatti ma descrive il passato remoto come un modello ideale etico.
Questo moralismo piuttosto povero e meccanico è un grosso limite dell’analisi storica sallustiana.
Dobbiamo mettere in evidenza che in Sallustio l’interpretazione di fondo dell’evento è condotta secondo uno schema narrativo che prevede essenzialmente uno scontro tra personaggi non certo tra gruppi o masse.
Gli attori sono le personalità più rilevanti che sono analizzate ritratti altamente suggestivi e attraverso l’introduzione dei discorsi diretti certamente quelli non realmente pronunciati dai personaggi ma quanto meno accuratamente rielaborati dallo storico.
Si deve infatti notare che esiste in questa monografia di Sallustio un rapporto piuttosto evidente tra il ritratto dei personaggi e i loro discorsi.
Nel “Bellum Catilinae” Sallustio mostra i suoi grandi pregi di artista nel descrivere situazioni e personaggi ma anche limiti oggettivi di una visione storica assai povera che non gli permetteva di cogliere le dinamiche sociali da cui allora Roma era pervasa.
Tra notevoli meriti artistici di Sallustio va inserita la ricerca di una struttura che risponde a regole di simmetria e alla costruzione tragica degli avvenimenti.
Questo carattere è molto chiaro almeno in alcuni punti.
Per fare un esempio l’excursus centrale quello sulle condizioni politiche di Roma divide in due l’opera ed è inserito nel momento in cui il pericolo che sovrasta lo stato sembra toccare il culmine.
Tale excursus risponde a una struttura drammatica dell’opera non certo a esigenze storiche.
Risponde a una struttura drammatica dell’opera anche la celebre visione di morte sparsa in tutto il campo di battaglia ivi compresa la drammatica descrizione dell’eroica morte di Catilina in battaglia.
La monografia di Sallustio si chiude con la drammatica descrizione dei cadaveri rimasti sul campo di battaglia con Catilina morto in mezzo ad un gruppo di nemici a testimonianza del suo straordinario valore.
Concludiamo l’articolo mettendo in evidenza che anche se come storiografo Sallustio presenta dei limiti oggettivi notevoli riesce a suscitare dei sentimenti forti nei lettori con le sue descrizioni altamente drammatiche.
Documento inserito il: 23/03/2022
  • TAG: sallustio, catilina, giulio cesare, cicerone

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