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Le forze armate di Roma

Nei periodi regio e repubblicano Roma non aveva un esercito permanente, ma in caso di guerra, tutti i cittadini di età compresa tra i diciasette ed i sessant’anni erano chiamati a difendere la patria, il che oltre ad essere un dovere era per loro anche un onore. Erano esclusi dall’esercito tutti quei romani che si erano macchiati di gravi colpe. La formazione di base dell’esercito romano era costituita dalla legione, che era formata da fanti e cavalieri. La prima linea era costituita dai velites, giovani soldati armati di giavellotti ai quali spettava il compito di iniziare il combattimento. Seguiva quindi la fanteria suddivisa in tre differenti schiere: gli hastati, armati di lance e scudo per ripararsi dai colpi dell’avversario, i principes, ed infine i triarii, i soldati più anziani che intervenivano per ultimi nello scontro. Questi uomini erano divisi in coorti ed ogni coorte era divisa in manipoli, che a loro volta si suddividevano in centurie a capo delle quali era posto un centurione. Ai lati della fanteria erano dislocate due schiere di cavalieri composte ciascuna di centocinquanta uomini; ogni schiera era divisa in cinque torme di trenta uomini; ognuna di queste torme era suddivisa in tre decurie, ciascuna comandata da un decurione. Le armi principali utilizzate dai legionari romani erano le fionde, il giavellotto, arma da lancio che poteva raggiungere una distanza di trenta metri, la lancia, il gladio, spada a doppio taglio micidiale negli scontri ravvicinati, lo scudo, la corazza e l’elmo. Per assediare le città nemiche, i romani facevano largo uso di macchine da guerra quali le torri d’assedio, strutture che consentivano ai soldati di raggiungere l’altezza delle mura cittadine per impegnare un combattimento ravvicinato con i difensori; le testuggini, ripari mobili in legno che consentivano ai legionari romani di portarsi senza danni il più vicino possibile alle mura nemiche; l’ariete, un grande palo di legno con una testa di ferro a forma di ariete che consentiva di aprire delle brecce nelle mura della città assediata; infine le catapulte, grandi macchine in grado di lanciare oltre le mura grossi proiettili di pietra o proiettili incendiari che arrecavano gravi danni alle strutture in legno all’interno delle città. Fino al consolato di Caio Mario, i soldati non venivano pagati per il servizio reso alla patria, anzi, dovevano provvedere personalmente al proprio mantenimento e a tutto l’equipaggiamento; come risarcimento di questo sacrificio personale, in caso di vittoria la maggior parte del bottino di guerra spettava a loro. L’accampamento militare era situato in genere in uno spazio di forma rettangolare o quadrata, protetto da un fossato e da una palizzata realizzati dai soldati stessi. Al centro del campo, che corrispondeva al punto d’incrocio tra le due strade principali, si trovavano la tenda del comandante, lo spiazzo d’adunata e l’altare dove venivano compiuti i sacrifici agli dei. Tutto intorno, perfettamente ordinate vi erano le tende degli ufficiali e dei soldati. Oltre agli accampamenti temporanei, i castra, esistevano degli accampamenti permanenti, gli stativa, situati in quelle zone dove era necessaria una presenza continua di soldati romani. La disciplina era molto curata; la minima trasgressione alle regole era punita molto severamente, ed in molti casi, per mantenerla, i generali ricorrevano alla decimazione. Ai comandanti vittoriosi era concesso il trionfo, una cerimonia nel corso della quale il popolo romano dimostrava al vincitore la sua gratitudine. Il corteo vedeva sfilare i magistrati, gli animali destinati in sacrificio agli dei, i soldati che portavano i trofei nemici, quindi i prigionieri catturati al termine della battaglia, che in buona parte finivano ad alimentare il mercato degli schiavi. Subito dietro a questi, su di un cocchio dorato e con il capo cinto da un corona d’alloro faceva la sua apparizione il vincitore, seguito dai suoi legionari. Il corteo si snodava lungo la via che attraversando la città conduceva al tempio di Giove sul Campidoglio, dove venivano effettuati i sacrifici di ringraziamento. Diversamente all’esercito, la creazione di una flotta militare avvenne in epoca abbastanza tarda, in quanto i Romani, fino alla battaglia di Milazzo del 260 a.C., non avevano mai combattuto sul mare. Nonostante la grande vittoria riportata dal console Caio Duilio sulla flotta cartaginese e la successiva conquista di tutto il bacino Mediterraneo, non venne mai costituita una flotta militare permanente e quando nel I secolo a.C. Pompeo dovette affrontare una guerra contro i pirati, si vide costretto a far costruire le 500 navi che le occorrevano per affrontare la flotta avversaria. La costituzione di una vera e propria flotta militare avvene in epoca imperiale sotto Augusto; in quel periodo vennero create anche tre basi navali a Capo Miseno, Ravenna e Bisanzio.


Nell'immagine, disegno che illustra l'armamento tipico del legionario romano
Documento inserito il: 21/12/2014
  • TAG: forze armate della antica roma, legioni romane, flotta romana, organizzazione dell esercito romano

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