Cookie Consent by Free Privacy Policy website Tutto storia, storia antica: La storiografia a Roma nell’età dei Gracchi
>> Storia Antica > La Repubblica

La storiografia a Roma nell’età dei Gracchi

del Prof. Giovanni Pellegrino


In quest’articolo prenderemo in considerazione la storiografia a Roma nell’età dei Gracchi.
La maggior parte degli storici di questo periodo si distingue per la posizione nei confronti del più importante storico greco contemporaneo Polibio.
Egli deportato la prima volta a Roma come ostaggio nel 168 a.C. s’integrò ben presto negli ambienti culturali della città e diventò un grande ammiratore e interprete della grandezza romana.
Mentre collaborava con gli Scipioni o svolgeva un’infaticabile attività diplomatica in favore della patria greca, componevano la sua opera più importante le “Storie” dove narrava gli avvenimenti del mondo occidentale dalle cause delle prime guerre puniche.
Per Polibio la storia non doveva dilettare ma piuttosto doveva essere una esposizione rigorosa dei fatti e delle loro cause.
Tal esposizione doveva essere un vero e proprio insegnamento per il lettore.
Questa concezione della storiografia, opposta a quella che proponeva raffinatezze stilistiche ed effetti drammatici sono chiamata “pragmatica” per la sua attinenza ai fatti.
Dopo Catone conosciamo il nome di altri due storici Cassio Emina e Lucio Capurnio Pisone entrambi annalisti.
Cassio Emina (II secolo a. C.) è autore di un’opera in quattro libri dalle origini di Roma ai suoi giorni.
Dai pochi frammenti conservati riconosciamo interessi spiccatamente antiquari e osservazioni di argomento religioso.
L’opera si dilungava soprattutto nello studio della religione e di varie curiosità legate alla vita quotidiana.
In Calpurnio Pisone si può scorgere un’accentuata visione moralistica della storia nella quale si riflette il suo atteggiamento nella vita politica.
Egli fu tribuno della plebe nel 149 a. C. e propose la legge “de pecunis repetundis“ sui reati di concussione.
La sua condotta rigorosa gli valse il soprannome di “il probo”.
La sua opera in sette libri di cui conserviamo pochi frammenti partiva dalla storia di Enea per arrivare almeno al 146 a. C.
Il primo storiografo che abbandonò lo schema di narrazione annalistico fu Celio Antipatro che per primo mostrò un interesse prevalente per lo stile.
La sua attività si sviluppò nell’età dei Gracchi e la sua opera in almeno sette libri aveva carattere monografico e narrava la seconda guerra punica.
Ne conserviamo diversi frammenti da cui possiamo evincere la selezione da lui effettuata tra gli argomenti trattati e le caratteristiche della sua prosa.
Sulla storia e le istituzioni egli mostrava una grande competenza. Tuttavia il suo tratto caratteristico è rappresentato dallo stile nel quale utilizza tutti gli artefizi della retorica per suscitare emozioni nel lettore. Celio Antipatro per primo introdusse la cosiddetta “ storiografia drammatica “ e per suscitare emozioni nel lettore utilizzava tutti gli artifici della retorica. Per lui la storia era già un “opus oratorium” come dirà più tardi Cicerone.
Celio Antipatro si discostò in tal modo sia dalla storiografia “pragmatica” di Polibio sia da quella moralistica di Catone.
Proprio per questa diversa caratterizzazione della sua opera noi siamo sicuri che conoscesse Polibio che aveva trattato delle guerre puniche poco tempo prima è molto più probabile pensare che egli pur conoscendo Polibio volesse differenziarsi da lui risalendo a fonti anteriori.
Proprio nella linea di questa polemica con Polibio si può inserire agevolmente l’interesse per i prodigi che caratterizza l’opera di Celio.
Per tale ragione Cicerone la citò nel suo dialogo “De divinatione”.
Proprio per il suo interesse per i prodigi Tito Livio gli rivolse l’accusa di scarsa attendibilità rimproverandogli di aver inventato o esagerato molti particolari.
Sempre con l’obiettivo di drammatizzare il racconto Celio presenta un altro carattere che si ritroverà poi nell’opera di Sallustio, cioè la presenza in forma diretta dei discorsi tenuti dai vari personaggi non riportati esattamente ma rielaborati e in parte inventati dallo storico.
La cura maggiore è riservata alla lingua costruita in modo tale da stupire il lettore ad ogni occasione.
Celio Antipatro si proponeva di raggiungere tale scopo con un sistematico sovvertimento dell’ordine normale delle parole.
Meno documentata dell’opera di Celio la personalità di Sempronio Asellione emerge dai numerosi riferimenti e frammenti contenuti nell’opera dell’ erudito Aulo Gellio ( II scolo d.C. ).
Sempronio fu di poco posteriore a Gellio e partecipò all’assedio di Numanzia sotto il comando di Scipione Emiliano.
Sempronio scrisse un’opera storica che non aveva più niente a che fare con gli antichi annali ma raccontava eventi contemporanei e imprese a cui l’autore stesso aveva partecipato.
La scelta storiografica sebbene innovativa era di segno opposto rispetto a quella di Gellio Antipatro.
La differenza dai vecchi annalisti è ricercata non sul piano formale bensì con una narrazione rigorosa dei fatti, una riflessione sulle loro cause in modo da costituire un insegnamento utile per l’uomo politico.
Il modello di Sempronio Asellione è senza nessun dubbio Polibio.
Claudio Quadrigario tornò in qualche modo al modello annalistico arcaico.
Poco più giovane di Sempronio Asellione egli fu autore di un’ opera imponente che abbracciava il periodo dall’incendio di Roma ad opera dei Galli (390 a. C.) fino all’82.
Nello stile di Quadrigario si può individuare per la prima volta in un’opera storiografica un gusto stilistico che tendeva al recupero di parole e usi linguistici più antichi.
Ma non era estranea allo scrittore una certa tendenza per la drammatizzazione di alcune scene.
Il suo stile si distingue per una evidentissima paratassi , per periodi e frasi meno complessi e meno lunghi ma anche per maggiori particolari descrittivi.
In Quadrigario non è certamente presente l’indagine psicologica sui personaggi.
Nel complesso bisogna ammettere che egli possiede una certa onestà di storico.
Proprio il fatto di non essere risalito all’indietro oltre il sacco di Roma è di conseguenza non aver preso in considerazione gli inizi leggendari della storia di Roma rappresenta di per sé un segno di tale disposizione mentale.
La stessa onestà intellettuale di Quadrigario non appartiene al suo contemporaneo Valerio Anziate.
La sua opera di almeno 75 libri si estendeva dalle origini fino al 91 a.C. e rifletteva un interesse particolare per esagerazioni e scene a effetto.
Lo storico Tito Livio lo cita qualche volta come fonte sebbene mostri una notevole diffidenza nei riguardi di Valerio Anziate.
Tale diffidenza è senz’altro giustificata dal momento che egli non solo esagerava le cifre dei combattenti o degli uccisi ma giungeva pure ad inventare fatti mai avvenuti.
Inoltre Valerio Anziate attribuisce imprese che erano state compiute da altri personaggi appartenenti alla sua gens Valeria.
Riguardo al suo stile dobbiamo dire che esso non è particolarmente elegante tanto che non è riuscito ad impressionare favorevolmente gli eruditi del II secolo d.C.
Personalità assai più delineata è quella di Cornelio Sifenna.
Egli fu un uomo politico di tendenza aristocratica e fu un seguace di Silla.
Partecipò anche nel 70 a.C. al collegio di difesa del famigerato governatore della Sicilia Verre.
Cicerone nel dialogo “ De legibus ” fa dire ad Attico che Sisenna era stato il più importante storico romano fino a quel momento.
Dobbiamo anche dire che lo stile di Cornelio Sifenna è molto originale ed è ricco di vocaboli poco usati o addirittura inventati da lui stesso.
Le Historiae di Sisenna sono caratterizzate da un indirizzo monografico.
Esse comprendevano all’inizio una breve trattazione dei miti riguardanti la fondazione di Roma, nel raccontare i quali lo storico cercava di eliminare gli elementi favolistici e i prodigi per razionalizzarli e renderli più possibile accettabili in un’ opera storica.
Inoltre egli raccontava gli eventi e le guerre combattute da Roma in età contemporanea.
Vogliano concludere tale articolo mettendo in evidenza che nel periodo storico da noi preso in considerazione il fatto che abbiamo la nascita dei Commentarii.
Non è un caso che tale genere letterario nasca proprio in questo periodo storico.
Infatti in tale periodo dobbiamo registrare l’affermazione aristocratica della singola personalità, affermazione che permette la nascita dei Commentarii.
Tali opere venivano scritte da personaggi famosi per raccontare le proprie imprese a fine di propaganda politica.
Riteniamo opportuno ricordare quelli di Emilio Scauro , Rutilio Rufo e Lutazio Catulo.
Dobbiamo anche ricordare che lo stesso Silla scrisse un’autobiografia in lingua greca per celebrare il suo operato.
Si inaugura così l’abitudine da parte degli uomini famosi di raccontare le proprie imprese.


Nell'immagine, Lucio Cornelio Silla
Documento inserito il: 27/04/2022
  • TAG: polibio, cassio emina, lucio calpurnio pisone, celio antipatro, sempronio asellione, quadrigario, valerio anziate, cornelio sifenna

Articoli correlati a La Repubblica


Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione e sviluppo: Andrea Gerolla

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2021 )
privacy-policy