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Mario e Silla, la prima guerra civile

Dopo la morte dei Gracchi fecero il loro ingresso sulla scena politica e militare romana due personaggi destinati ad entrare nella storia: Caio Mario e Lucio Cornelio Silla. Il primo, nato da una famiglia contadina originaria di Arpino, si era talmente distinto in alcune campagne militari in Africa e in Spagna, da poter aspirare al consolato. Divenuto console apportò notevoli riforme nell’esercito: vennero arruolati per la prima volta anche i nullatenenti, mentre ai soldati venne corrisposto uno stipendio. In questo modo esso si trasformò da esercito di cittadini, in un esercito di mercenari professionisti, composto in prevalenza da uomini che avevano scelto la carriera militare per necessità, disposti a tutto e totalmente asserviti a chi poteva garantire loro i maggiori guadagni. Con questo esercito Mario sconfisse in Africa il re Giugurta, usurpatore del regno di Numidia, Stato alleato di Roma; in epoca successiva respinse le tribù selvagge dei Teutoni e dei Cimbri che, invasa la Gallia, minacciavano direttamente l’Italia. Console per sette volte, egli fu il capo del partito democratico e tentò in ogni modo di limitare il potere dell’aristocrazia. Così facendo entrò in contrasto con Lucio Cornelio Silla, rappresentante della classe nobile romana, suo luogotenente ai tempi della guerra contro Giugurta ed in seguito eletto anch’egli console. Il contrasto che poi sfociò nella prima guerra civile si verificò quando il Senato decise di affidare il comando della spedizione militare contro il re del Ponto Mitridate, che aveva invaso i possedimenti romani in Asia Minore a Silla. Mario, che avrebbe voluto il comando per se, riuscì con l’aiuto dei tribuni a toglierlo al rivale e a farselo affidare. Silla che era impegnato a soffocare gli ultimi focolai di resistenza italici, entrò in Roma con il proprio esercito costringendo Mario alla fuga e quindi partì per l'Oriente. Approfittando della sua assenza, Mario rientro a Roma e fece strage dei propri nemici; quando la situazione si fu normalizzata si fece eleggere console per la settima volta, ma poco tempo dopo morì. Sconfitto Mitridate Silla fece ritorno in Italia e, dopo aver schiacciato la resistenza degli ultimi fedelissimi di Mario, nell’ 82 a.C. entrò in Roma. La vendetta contro gli avversari fu disumana: vennero pubblicate delle liste di proscrizione, veri e propri elenchi di persone destinate ad una morte cruenta e che chiunque poteva uccidere senza incorrere in alcuna sanzione punitiva. I beni di questi nemici dello Stato sarebbero stati poi confiscati dallo Stato stesso. Fattosi nominare dittatore a tempo indeterminato, Silla emanò varie disposizioni che intendevano restituire il potere all’aristocrazia: vennero ridotti i poteri dei tribuni della plebe a tutto vantaggio del Senato; ai senatori venne nuovamente assegnata l’amministrazione della giustizia togliendola ai cavalieri, ai quali in contropartita venne concesso l’ingresso in Senato. Ai consoli venne tolto il comando dell’esercito e durante il loro mandato non potevano lasciare Roma; tra una magistratura e l’altra dovevano passare almeno due anni e chiunque avesse ricoperto la carica di tribuno della plebe, non poteva aspirare ad altri incarichi pubblici. Nel 79 a.C. Silla si ritirò dalla vita pubblica e dopo circa un anno morì. Considerato generalmente un tiranno, non si può non considerare il fatto che egli teneva al potere solo per far passare quelle riforme necessarie a salvare le istituzioni repubblicane. Ma nonostante la sua opera, la Repubblica si avviava alla fine, dal momento che gli eserciti continuavano a dipendere da generali che potevano servirsene contro lo Stato, mentre la classe politica corrotta dai lussi e sempre più avida di ricchezze era ormai incapace di governare saggiamente.


Nell'immagine, Lucio Cornelio Silla, dittatore di Roma dall'84 al 78 a.C.
Documento inserito il: 21/12/2014
  • TAG: la prima guerra civile, guerra tra mario e silla, guerra contro mitridate, liste di proscrizione sillane

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