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La Guerra dei Trent'anni

La scintilla che segnò l’inizio del conflitto venne dalla Boemia, un Paese che per timore dei Turchi si era posto, nel 1526, sotto la protezione degli Asburgo. In questo modo i boemi videro le proprie libertà tradizionali violate dai sovrani austriaci che, campioni della Controriforma, cercarono di imporre loro il proprio credo religioso, senza tener conto che la maggioranza della popolazione era di religione protestante. Questo suscitò una grande irritazione tra il popolo e la nobiltà del Paese e il 23 maggio 1618, un gruppo di aristocratici boemi, gettarono dalle finestre del Castello di Praga tre diplomatici inviati dal Governo di Vienna; per loro fortuna caddero sulle immondizie accumulate nel fossato del castello e riportarono solo alcune contusioni, nonostante fossero precipitati da un’altezza di circa 40 metri. Questo evento passò alla storia come defenestrazione di Praga, e fu la causa scatenante della Guerra dei Trent’anni. Immediatamente dopo questo fatto, i nobili boemi rifiutarono di riconoscere obbedienza alla corona austriaca ed elessero come nuovo re il conte del Palatinato. Il loro esercito, abilmente guidato da esperti generali, giunse fin sotto le mura di Vienna. Tuttavia il nuovo re non seppe guadagnarsi la fiducia dei suoi sudditi, ma soprattutto entrò in contrasto con i suoi comandanti militari. In campo avverso, gli Asburgo ricevevano continui aiuti dalla Spagna, dal papa e dalla Lega Cattolica della Germania, il cui comandante, il generale Tilly, nel 1620 sorprese con il proprio esercito le truppe boeme e nella battaglia della Montagna Bianca, nei pressi di Praga, ne fece strage. Subito dopo le truppe dell’Imperatore Ferdinando II rioccuparono tutta la Boemia. Con questi eventi terminò il primo periodo della guerra dei trent’anni conosciuto come Periodo boemo. Per gli sconfitti le conseguenze furono terribili: col pretesto di ristabilire la religione cattolica, le truppe imperiali effettuarono una vera e propria campagna di sterminio contro le inermi popolazioni boeme. I tre quarti della nobiltà del Paese, perdette le proprie terre, quando non anche la testa, a tutto vantaggio dei feudatari tedeschi giunti al seguito dell’Imperatore, che si affrettarono a ridurre nella più dura delle servitù i contadini locali. I protestanti delle varie confessioni, Ussiti, Calvinisti e Luterani, furono costretti a forza, ad abiurare la propria fede e ritornare al Cattolicesimo; chi non si convertiva rischiava la pena di morte oppure l’esilio perenne. Tra gli esuli vi fu anche il famoso pedagogista Comenius, che morì in Olanda. Alla Boemia furono tolte tutte le autonomie, il tedesco venne proclamato la lingua ufficiale, mentre tutte le cariche pubbliche vennero conferite a funzionari tedeschi. Usando come pretesto la volontà di distruggere la letteratura eretica, i tedeschi bruciarono tutti i libri e i manoscritti boemi sui quali riuscirono a mettere le mani. Da questa terribile oppressione, che minacciava di distruggere la loro nazionalità, il popolo boemo riuscì ad affrancarsi solo nel 1918, al momento del dissolvimento dell’Impero Asburgico, che sancì la nascita della Repubblica di Cecoslovacchia. Questo primo successo degli Asburgo non danneggiò solo gli interessi dei principi protestanti tedeschi, ma impensierì altri stati europei che non vedevano di buon occhio l’egemonia asburgica in Germania e in Europa. Si formò pertanto una lega in funzione antiasburgica tra la Danimarca, l’Olanda e l’Inghilterra. La Danimarca ricevette notevoli aiuti dalle altre potenze sue alleate e dalla Francia; nel 1625 ricominciò la guerra inviando un proprio esercito in Germania. Ferdinando II non aveva i mezzi per approntare un valido esercito in breve tempo e pertanto si rivolse ad Alberto di Wallenstein, un nobile boemo di nascita ma tedesco di nazionalità, che a sue spese formò un esercito di 30.000 mercenari disciplinati e ben addestrati all’uso delle armi, con il quale sconfisse l’esercito della Lega Protestante e quello danese, inseguendo poi quest’ultimo fin quasi a Copenhagen. Il re Cristiano IV, nel 1629 fu costretto a sottoscrivere la Pace di Lubecca, che pose termine al secondo periodo del conflitto conosciuto come Periodo Danese. Per le sue vittorie, il Wallenstein ricevette in dono il Ducato di Mecklemburgo. Nel contempo l’Imperatore Ferdinando II pubblicò l’Editto di Restituzione, nel quale si prescriveva a tutti i principi luterani di restituire tutti i beni espropriati alla Chiesa Cattolica dopo il 1552, data della vittoria dei principi riformati sull’Imperatore Carlo V. La vittoria degli imperiali preoccupò molto la Svezia, che in quel periodo era la potenza egemonica nel Mar Baltico, del quale possedeva tutte le sponde ad eccezione delle coste tedesche. La prospettiva di una maggiore penetrazione in quel mare dell’Impero germanico, con un conseguente potenziamento della flotta tedesca, che avrebbe potuto essere di ostacolo ai traffici mercantili svedesi, era piuttosto malvista. I re svedesi temevano inoltre i progressi della Controriforma cattolica: sebbene la maggioranza della popolazione fosse Luterana, una parte dell’aristocrazia feudale rimaneva cattolica e quindi ostile alla corona, di conseguenza si temeva che una vittoria della Controriforma avrebbe notevolmente rafforzato l’opposizione feudale. Fortemente contrari agli Stati cattolici erano anche la piccola e media nobiltà ed i contadini, la maggior parte dei quali non avevano mai provato la servitù della gleba, neppure nel Medioevo, e con l’avvento della Riforma si erano arricchiti entrando in possesso dlle terre che in precedenza appartenevano alla Chiesa.Per questi motivi la Svezia decise di entrare in guerra, grazie anche ai sussidi che le venivano generosamente concessi dalla Francia del cardinale di Richelieu e dalla Russia. Quest’ultima in particolare era impegnata in una guerra contro la cattolica Polonia e temeva moltissimo un raforzamento dei cattolici Asburgo; per questo motivo lo zar russo Michele Fiodorovic sostenne la Svezia sia economicamente che diplomaticamente, perorandone la causa presso le altre corti europee. Nell’estate del 1630 il re di Svezia Gustavo Adolfodiede inizio alle ostilità sbarcando le proprie truppe sulle coste della Pomerania: tuttavia non potè compiere subito operazioni a vasto raggio, perchè i principi protestanti tedeschi, ancora scossi dalla precedente sconfitta, non trovavano il coraggio di raggiungere il campo svedese. Di questa indecisione approfittò il generale Tilly, che nel 1631 conquistò la roccaforte protestante di Magdeburgo; i soldati mercenari della lega cattolica, sottoposero la città ad un terribile massacro uccidendo più di 30.000 cittadini inermi, senza tener conto dell’età e del sesso. Le forze svedesi anche se inferiori di numero, erano ben addestrate ed erano formate da contadini liberi che si battevano con estrema convinzione; essi erano armati di moschetti, molto più maneggevoli degli archibugi in dotazione alle truppe imperiali e disponevano inoltre di cannoni leggeri da campagna, che erano pressochè sconosciuti presso gli avversari. Intanto dalla parte cattolica, l’Imperatore Ferdinando II, pressato dalle gelosie del duca di Baviera e di altri principi tedeschi, licenziò il Wallenstein, sciogliendo il suo esercito. Favorito da questa assurda decisione, Gustavo Adolfo iniziò la propria avanzata e nella primavera del 1632 sconfisse le truppe imperiali nella battaglia sulla Lech, nella quale trovò la morte lo stesso generale Tilly. A questo punto Ferdinando II fu costretto a richiamare il Wallenstein, ch ricostituito il suo esercito affrontò gli svedesi nel corso dello stesso anno nella battaglia di Luetzen. Lo scontro terminò con la vittoria degli svedesi, ma il loro re, Gustavo Adolfo, morì sul campo di battaglia. Dopo quest’ultima sconfitta, nella lega cattolica ripresero gli intrighi tendenti a screditare il Wallenstein che veniva ora accusato di non riuscire più a vincere sul campo di battaglia. L’imperatore decise allora di revocargli il comando supremo dell’armata cattolica e lo accusò di alto tradimento. Nel 1634 Wallenstein venne assassinato nella fortezza di Eger da alcuni ufficiali aderenti alla lega cattolica; questo fatto venne ricordato come catastrofe di Eger. Nel frattempo, la morte del loro re aveva minato la disciplina delle truppe svedesi: da questo seppero trarre vantaggio le truppe imperiali, che rafforzate da cospicui contingenti di truppe spagnole sconfissero gli svedesi nella grande battaglia di Noerdlingen nel 1634. Dopo questa battaglia, i principi riformati tedeschi abbandonarono i loro alleati svedesi e conclusero una pace separata con l’Impero, ottenendo in cambio la sospensione dell’editto di restituzione. I successi degli Asburgo di Spagna e Austria, indussero la Francia di Richelieu ad intervenire direttamente nel conflitto, dando così inizio al Periodo Franco-Svedese della guerra. I francesi potevano contare sull’alleanza stipulata con Olanda, Savoia, Venezia, Ungheria e Transilvania, oltre che sulla neutralità della Polonia. Durante questo periodo le ostilità si estesero anche alla Valle Padana, alla Spagna e alle Fiandre spagnole. La poca compattezza dell’alleanza antiasburgica impedì ai collegati di ottenere dei successi di rilievo per un lungo periodo. Solo dopo la morte del cardinale di Richelieu i franco-svedesi riuscirono ad avere la meglio sugli avversari: i fracesi comandati dal principe di Condè, nel 1463 sconfissero pesantemente gli spagnoli a Rocroi, conquistando l’Alsazia. Nel 1645 furono gli svedesi a sconfiggere le truppe imperiali in Boemia, mentre nell’anno successivo i franco-svedesi penetrarono in Baviera. L’imperatore Ferdinando III, che regnò dal 1637 al 1657, resosi conto della drammatica situazione, nl 1648 avviò una trattativa di pace ponendo così fine al conflitto.


Nell'immagine, ritratto di Ferdinando II d'Asburgo,l'imperatore le cui truppe rioccuparono la Boemia nel corso del Periodo Boemo della Guerra dei Trent'anni.
Documento inserito il: 24/12/2014
  • TAG: guerra trentanni, defenestrazione praga, lega cattolica, montagna bianca, periodo boemo, ussiti, calvinisti, luterani, impero asburgico, alberto wallenstein, lega protestante, pace lubecca 1629, periodo danese, editto restituzione, controriforma cattolica

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