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La Francia nel XVI Secolo

Agli inizi del '500 la Francia era il paese più accentrato d'Europa, grazie alla lotta condotta per secoli dalla monarchia. Essa era inoltre lo Stato più popolato del continente, con oltre quindici milioni di abitanti; la sua economia, por non essendo particolarmente ricca di industrie come quella italiana o dei Paesi Bassi era fiorente, soprattutto per quanto riguardava l'agricoltura, che era sufficiente per il fabbisogno nazionale.
La stabilità e la forza della monarchia permise di edificare una finanza pubblica che concentrava nelle mani del governo notevoli mezzi finanziari, che consentirono di affrontatre le numerose guerre contro la Spagna.
La lotta condotta dai re francesi contro la potenza dei grandi vassalli feudali, portò alla sparizione di questi, il cui posto venne preso dall'aristocrazia di corte, della quale facevano parte per lo più famiglie imparentate con la casa reale: gli aristocratici non lottavano più per spartirsi il paese, ma bensì per decidere chi dovesse avere il potere sulla Francia unita. Ma nonostante ciò nella piccola nobiltà di provincia sopravvivevano ancora tendenze separatiste.
La monarchia poggiava principalmente la propria forza sulla media e piccola nobiltà: nel corso del XVI secolo questi due ceti vennero colpiti dalla svalutazione delle proprietà fondiarie, generata dalla rivoluzione dei prezzi, e per sfuggire a questa crisi, i rappresentanti della piccola nobiltà si posero al servizio del re: alcuni entrarono nell'amministrazione civile in qualità di magistrati o di governatori delle provincie, ma una buona parte decise di intrapprendere la carriera militare, con la speranza di rifarsi delle perdite economiche subite, con il bottino di guerra o con l'attribuzione di cariche o feudi nei territori conquistati: a fare le spese di questo modo di agire furono soprattutto le regioni italiane sottoposte ai sistematici saccheggi compiuti dalle armate francesi sul nostro territorio.
L'alleato più solido della monarchia francese fu la nascente borghesia moderna, che proprio in questo secolo si sviluppò dalla borghesia comunale.
Anche se la maggior parte dei prodotti veniva ancora realizzato in modo artigianale, già nel '500 sorsero le prime manifatture francesi che si occupavano principalmente della realizzazione di tappeti, arazzi, ceramiche, vetro e specchi.
Particolamente rinomate già in precedenza erano le produzione parigine di profumi e gioielli, la tessitura di panni di lino, lana e seta. Piuttosto diffusa anche la l'industria tipografica, con libri che venivano esportati il larga misura: i romanzi francesi erano i più apprezzati in Europa.
All'industria si affiancava il commercio, agevolato dai numerosi corsi d'acqua navigabili e dagli importanti scali marittimi di Marsiglia, Nantes, La Rochelle, Dieppe e Bordeaux.
All'interno, la fiera di Lione rivestiva un'importanza internazionale, mentre la Borsa della città era in aperta concorrenza con quella di Anversa.
Tutte queste attività non erano tuttavia sufficienti ad eguagliare le economie dei Paesi Bassi o dell'Italia, ma furono sufficienti a promuovere lo sviluppo di una rigogliosa borghesia mercantile, che fu in grado di sostenere il governo monarchico nelle sue necessità finanziarie: infatti quando più crescevano queste necessità, lo Stato aveva bisogno di prestiti, che venivano loro concessi a caro prezzo dai ricchi borghesi, che in tal modo riuscirono a mettere insieme grandi fortune.
Un'altra fonte di arricchimento era costituita dagli appalti delle imposte, che venivano concessi dal governo a coloro che avessero anticipato l'importo previsto di tali imposte: in seguito a ciò accadeva che gli appaltatori ed i loro agenti impiegassero la forza dello Stato per estorcere i tributi alla popolazione, ricavando in tal modo più di quanto avevano anticipato al governo.
Un'ulteriore fonte di ricchezza era costituita dall'Acquisto di cariche pubbliche, che il governo non si faceva scrupolo di vendere al miglior offerente: acquisito l'incarico, gli acquirenti si regolavano in modo tale da recupere velocemente le somme spese. Questo accadeva soprattutto per gli uffici di magistrato di ogni grado.
I guadagni così realizzati dalla borghesia venivano principalmente impiegati nell'acquisto dei beni rustici dell'antica nobiltà ormai al declino, ed insieme ai beni venivano anche acquistati i titoli nobiliari ed i diritti feudali.
In ogni caso, l'assegnazione di alcune cariche pubbliche, ad esempio una carica di magistrato, comportava automaticamente l'ingresso nella cosidetta nobiltà di toga. In tal i borghesi più ricchi si fondevano con la nobiltà feudale.
Questo spiega il motivo per il quale la borghesia francese sostenne attivamente la monarchia feudale accentrata, con la quale gli interessi comuni erano molti.
Ad unire la borghesia e la monarchia contribuì molto l'incoraggiamento che il governo forniva alle attività commerciali e all'industria. L'unificazione della Francia e la scomparsa dei signori locali, aveva portato ad una forte spinta verso un'unico mercato interno, destinato a consolidarsi ed ampliarsi nel '500.
I re francesipresero molte misure per promuovere lo sviluppo economico del paese, con lo scopo di aumentare le entrate fiscali.Tra il la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, vennero emesse circa 400 ordinanze reali, per sanzionare l'apertura o il ristabilimento di fiere e mercati, protetti dalla polizia del re.
Altre ordinanze emesse emesse fino alla metà del XVI secolo, proibivano ai signori locali di ostacolare la libera circolazione delle merci sui grandi fiumi della Francia. Nel contempo vennero eseguiti dei grandi lavori di regolazione di alcuni fiumi e la costruzione o la riparazione di numerosi ponti e strade; venne inoltre stabilito un sistema unitario di dazi interni e venne anche effettuato un tentativo di stabilire un unico sistema monetario e di un'unica misura di lunghezza valido per tutto il paese.
A differenza di quanto accadeva in Spagna, il governo francese difendeva la propria industria, imponendo tariffe doganali spropositate contro l'esportazione di prodotti agricoli nazionali e contro l'importazione di prodotti industriali: in questo modo la debole industria francese, potè rafforzarsi, non dovendo temere la concorrenza delle industrie straniere e potendo contare su un gran numero di prodotti locali a buon mercato.
Mentre cresceva il potere e la ricchezza della borghesia, i ceti più poveri si immiserivano ulteriormente.
I contadini francesi, già dal XIV secolo non erano più sottoposti alle servitù della gleba, ma le terre appartenevano ancora ai signori locali che la davano in affitto ai contadini, che per la maggior parte erano affittuari ereditari, tenuti a pagare una rendita in denaro che solitamente non era molto elevata.
Il contadino veniva comunque sempre considerato dal signore, - che esercitava ancora nel villaggio diversi diritti giudiziari e poteva imporre ai contadini delle corvées a suo profitto - come un proprio dipendente.
Il costante aumento dei tributi imposti dallo Stato fu molto sentito nelle campagne e in parecchi casi, per pagarli fu necessario ricorrere a prestiti: questo portò ad una diffusione dell'usura, che veniva praticata dai contadini più agiati o dai ricchi borghesi delle città.
Questi ultimi entravano nelle campagne come acquirenti di beni rustici e, con il passaggio di tali beni nelle loro mani, vedeva un peggioramento delle condizioni di vita dei contadini affittuari, dovute alla maestria dei borghesi nel far fruttare il denaro investito nell'acquisto della proprietà.
Nonostante questo, occorre dire che le condizioni generali di vita dei contadini francesi erano sen'zltro migliori dei contadini degli altri paesi dell'Europa Occidentale.
Diverso è il discorso delle popolazioni residenti nelle città, nelle quali risiedeva una cospicua aliquota di plebe costituita essenzialmente da;
- Ex soci di botteghe artigiane, in Francia denominati Compagnons, che con la chiusura delle corporazioni, non permetteva loro, si divenire maestri artigiani, obbligandoli a rimanere operai salariati;
- Operai salariati delle manifatture;
- Lavoratori non specializzati.
Tutti costoro vivevano con le proprie famiglia nella più avvilente miseria. Nelle città era infatti maggiormente sentito quel peggioramento delle condizione del lavoro salariato, dovuto alla rivoluzione dei prezzi che aveva colpito tutta l'Europa e che aveva fortemente depresso il salario reale. Il crescente aumento delle imposte contribuiva a peggiorare le condizioni di vita degli operai e dei piccoli artigiani, comportando una serie pressochè continua di rivolte nelle città francesi, che si protrassero dal XVI al XVII secolo: queste rivolte non erano contro il re ma bensì contro coloro che il popolo vedeva come la causa primaria della propria condizione di indigenza, gli esattori delle imposte, i ricchi borghesi e gli usurai.


Nell'immagine, Francesco I, re di Francia dal 1º gennaio 1515 al 31 marzo, 1547
Documento inserito il: 24/12/2014
  • TAG: francia XVI secolo, economia, organizzazione, industria, territorio

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