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La Rivoluzione Francese: Il Termidoro e la nascita del Direttorio

Nel corso delle varie fasi della Rivoluzione, il potere era sempre rimasto nelle mani della borghesia, anche se nel corso del periodo di dominio Montagnardo, le masse popolari ebbero modo di far udire la propria voce.
Il compito principale del Governo Termidoriano fu quello di concentrare tutto il potere nelle anni della nuova borghesia, composta in maggioranza da coloro che si erano arricchiti durante la Rivoluzione speculando sulla svalutazione della moneta, e sul rincaro dei generi di prima necessità, acquistando a prezzi di favore le terre della Chiesa e dei nobili emigrati all'estero, rubando sulle forniture militari e infine depredando i beni dei condannati a morte (dei quali a volte favorivano artatamente l'arresto al fine di impadronirsi dei loro possedimenti).
Il periodo che seguì alla morte di Robespierre e alla caduta della Convenzione Montagnarda verrà ricordato per i corrotti costumi che caratterizzarono tutto il tempo nel quale i Termidoriano rimasero al governo del Paese, periodo nel quale vi fu sfoggio di un lusso sfrenato e di cattivo gusto, con il quale la borghesia intendeva rifarsi delle angoscie subite durante il Terrore: gli uomini, le donne ed i giovani alla moda, ribattezati Incroyables (Incredibili), le merveilleuses (meravigliose) ed i muscardins (moscardini), diedero scandalo, con i loro comportamenti, suscitando lo sdegno dei soldati e del popolo ridotti alla fame e privi di calzature.
Tra le prime misure adottate dai termidoriani vi fu l'abrogazione della costituzione democratica approvata durante il governo di Robespierre, con il ripristino della costituzione censitaria e della distinzione fra cittadini attivi e passivi, che prevedeva i diritti elettorali a circa 25.000 francesi abbienti, su una popolazione totale di oltre 25 milioni di abitanti.
Il potere esecutivo venne affidato ad un Direttorio composto da cinque membri, mentre vennero costituite due Assemblee legislative, il Consiglio dei Cinquecento e il Consiglio degli Anziani, che si controllavano a vicenda. Un ministero, composto da sei ministri aveva solo compiti tecnici e amministrativi ed era sotto il totale controllo del Direttorio.
Nella fase iniziale del proprio governo, il Direttorio procedette all'abolizione dei calmieri, delle requisizioni e di tutte le altre disposizione dell'economia di guerra, ponendo in tal modo l'esercito dinnanzi a gravi difficoltà e accrescendo i guadagni degli speculatori. L'emissione degli assegnati venne spinta fino alle estreme conseguenze: l'annullamento della moneta con conseguente bancarotta di Stato che, se da un lato portò al risanamento delle finanze statali, dall'altro causò gravi danni, procurando sofferenze indicibili alle masse popolari.
Il sistema tributario venne riorganizzato in favore dei cittadini abbienti, introducendo accanto all'imposta proporzionale sul reddito, delle imposte indirette che gravavano sulle classi più povere della popolazione, spostando in tal modo su di esse il maggior peso tributario.
La politica del Direttorio fu una politica terroristica: mentre il Terrore instaurato da Robespierre era essenzialmente rivolto contro gli antichi ceti sociali estromessi dalla Rivoluzione e contro i più acerrimi nemici di essa, il nuovo terrore, o Terrore Bianco era rivolto contro gli ex-Montagnardi e contro le masse popolari.
Cambiarono anche i metodi: alla ghigliottina, che pur continuava ad essere utilizzata, anche se in maniera più moderata, si sostituì la ghigliottina secca, ossia la deportazione nell'inferno della Guaiana; venne anche utilizzato il metodo che prevedeva l'imprigionamento per lunghi periodi dei militanti popolari, privando le famiglie dei loro uomini e riducendole in miseria.
Per raggiungere i suoi obbiettivi, il Terrore bianco si servì in particolar modo di bande armate illegali tollerate e sostenute dal Governo: nel Sud del paese, queste bande commisero un gran numero di omicidi e solo a Parigi, dove il numero dei popolani era notevole, non fu possibile fare ricorso a tali sistemi. Nella capitale le bande, composte dai figli dei nuovi ricchi, nella maggior parte disertori e renitenti alla leva, organizzati dall'ex terrorista da preda Fréron, limitarono la propria azione a violenze isolate assaltando le sedi giacobine o aggredendo i singoli militanti. Questi gruppi di facinorosi non furono però sufficienti a combattere il movimento popolare, che durante il periodo seguito alla caduta di Robespierre, condusse una dura lotta di retroguardia per difendersi dall'offensiva governativa.
Diversi tentativi di dimostrazioni e sommosse popolari non ebbero successo a causa della mancanza di un vero capo e di una minima organizzazione. Drammatico epilogo ebbe un'insurrezione tentata nel maggio del 1795, soffocata dal Governo con l'utilizzo dell'esercito, che nella notte circondò il quartiere di Saint'Antoine, centro dell'insurrezione, che cadde senza colpo ferire, in quanto gli operai decisero di non sparare sui soldati. Nei giorni che seguirono, scattò la rappresaglia del Direttorio: gli operai vennero incarcerati (e in parte deportati) a centinaia; i capi dei rivoltosi, alcune decine, vennero condannati a morte e ghigliottinati.
Dopo la sconfitta delle ultime forze rivoluzionarie, la Rivoluzione era veramente finita.
Ma mentre la Rivoluzione si concludeva, segnando il successo della borghesia più conservatrice, una modesta cospirazione segnava un nuovo capitolo, dando il via ad una serie di sommosse e rivolte contro il nuovo governo borghese.
François Babeuf mise a punto un programma che, sebbene confuso e piuttosto elementare nei suoi contenuti, rappresentò il primo programma del moderno comunismo.
Egli tentò di metterlo in pratica con l'aiuto di un'organizzazione cospirativa composta da suoi seguaci e da elementi ex-montagnardi ma, informato dalle sue spie, il Governo venne a conoscenza della cosiddetta Congiura degli Eguali che, scoperta, fallì sul nascere.
Babeuf e trentuno suoi compagni vennero arrestati e fucilati poco dopo. A salvarsi dalla repressione fu l'italiano Filippo Buonarroti, principale collaboratore di Babeuf e discendente del grande Michelangelo, che diverrà in seguito un personaggio importante del Risorgimento italiano.
Oltre alla lotta contro gli ex-Montagnardi e contro il movimento popolare, il Direttorio dovette fronteggiare anche i monarchici che, dopo il Termidoro erano rientrati in gran numero in Francia con la volontà di restaurare l'antico regime.
Il 5 ottobre del 1795, circa 20.000 monarchici riuscirono ad occupare una gran parte di Parigi, tentando di assaltare la Convenzione; a respingerli con l'uso dell'artiglieria fu un generale destinato a grandi futuri successi: Napoleone Bonaparte. Anche alcuni tentativi di sbarco di elementi monarchici sostenuti da potenze straniere sulle coste francesi fallirono.
Nonostante questi insuccessi, le cospirazioni monarchiche proseguirono negli anni successivi con la complicità di generali, governanti e deputati, creando nel paese una grande instabilità politica, che i metodi illegali e dittatoriali del Direttorio non valsero certo a diminuire.
In politica estera il Governo termidoriano coglieva i frutti delle vittorie ottenute dagli eserciti organizzati dai Montagnardi, riuscendo a concludere paci separate con alcuni Stati della coalizione avversaria che in tal modo si andava sfaldando.
Il 5 febbraio 1795 venne siglata la pace con il Granducato di Toscana, cui fece seguito la pace di Basilea con la Prussia, che permetteva alla Francia di annettersi tutti i territori posti sulla riva sinistra del Reno e abitati da popolazioni di lingua tedesca.
L'Olanda, invasa dall'armata di Pichegru fu costretta a proclamarsi Repubblica Batava e a cedere alla Francia i suoi territori meridionali.
La Spagna, anch'essa invasa, siglò la pace e dovette cedere l'Isola di Santo Domingo, ricca di piantagioni coltivate da schiavi.
Infine il Direttorio proclamò l'annessione del Belgio, rendendo in al modo impossibile una pace con l'Austria, che si vedeva privata dei suoi territori in Belgio e lungo il Reno, e con l'Inghilterra, che si sentiva minacciata dalla presenza francese sulla costa belga.
La guerra quindi proseguì con l'assenso del Direttorio, che vedeva nel saccheggio dei paesi invasi, il modo per risolvere la grave crisi economica e finanziaria che attanagliava la Francia.
L'idea dei Montagnardi di una guerra propagandistica che permettesse la diffusione delle idee della Rivoluzione al di fuori dei confini nazionali venne definitivamente accantonata, anche se gli eserciti francesi, sia perchè portatori di nuovi ideali, sia perchè promulgatori di misure di rinnovamento tendenti a procurarsi amici nei territori conquistati, diedero un grosso contributo all'evoluzione politica di questi paesi.
Questa politica di guerra, rafforzando il militarismo all'interno dello Stato avrebbe condotto successivamente alla caduta del Direttorio.


Nell'immagine, Paul de Barras, uno dei membri del primo Direttorio (1° novembre 1795).
Documento inserito il: 24/12/2014
  • TAG: rivoluzione francese, termidoro, direttorio, consiglio anziani, consiglio dei cinquecento, terrore bianco, deportazione guaiana, congiura eguali

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