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Sviluppo e principali vicende del movimento protestante tedesco

La rivolta innescata da Lutero fece rapidamente presa sulle masse popolari tedesche, originando movimenti più radicali di quelli che egli avrebbe voluto. Il primo movimenrto a darsi una certa organizzazione fu quello degli Anabattisti, o ribattezzatori, una setta che si formò nel 1520 tra gli artigiani del panno della città di Zwickau. Secondo loro, il battesimo doveva essere fatto in età adulta e cioè in piena coscienza; di conseguenza chi era stato battezzato da bambino doveva essere nuovamente battezzato.
Essi propugnavano l'abolizione delle immagini sacre e delle cerimonie religiose, affermando che l'uomo godeva di una rivelazione interiore ed attendendo l'avvento su tutta la terra del millenario Regno di Dio.
Le dottrine anabattiste divennero ancor più radicali con Thomas Münzer, predicatore in una delle chiese di Zwickau, che sosteneva che Gesù Cristo non fosse affatto figlio di Dio, anche se fu un grande maestro e profeta: le sue prediche erano rivolte, oltre che contro le gerarchie ecclesiastiche, anche contro i feudatari e la ricca borghesia. Muenzer non si limitò ad attendere l'avvento del Regno di Dio, ma spinse il popolo ad attuarlo, dando vita ad un sistema di vita di tipo comunista.
la ribellione di Lutero aveva risvegliato anche le speranze dei cavalieri, desiderosi d'impadronirsi dei beni ecclesiastici. Per raggiungere questo scopo, nel 1522 si costituì a Landau un'alleanza della quale facevano parte cavalieri provenienti dalla Franconia, dalla Renania e dalla Svevia, a capo della quale venne posto Franz von Sickingen; alla lotta prese parte anche il famoso umanista Ulrich von Hutten. L'esrcito dell'alleanza, che poteva contare su una forza di circa 7000 uomini, cinse d'assedio Treviri, residenza dell'arcivescovo, che era anche uno dei sette principi elettori, ma venne sconfitto e respinto dall'esercito inviato in soccorso della città dai più importanti principi tedeschi. Negli scontri persero la vita sia von Sickingen che von Hutten.
Due anni più tardi, nel 1524, si registrarono le prime sollevazioni contadine, che presto si estesero ad immense porzioni di territorio nel centro e nel sud della Germania, alle quali fecero seguito analoghe sollevazioni in Tirolo, Stiria, Carniola, Carinzia, Ungheria e Croazia. Tutti questi movimenti si professavano a favore della Riforma religiosa, rivendicando nel contempo la liberazione dal giogo feudale che ancora li opprimeva in misura diversa a seconda dei luoghi.
Ai contadini si unirono anche alcuni gruppi di cavalieri fra i quali si distinsero Florian Geyer e Goetz von Berlichingen. I contadini poterono inoltre contare sull'appoggio di alcune città minori che riuscirono a conquistare, come ad esempio Muehlhausen e negli strati popolari di altre città.
Per sua sfortuna il movimento contadino non fu unitario, ma si disperse in un gran numero di moti parziali, dando vita a molti piccoli eserciti scollegati tra loro e privi di organizzazione e addestramento. Per l'esercito delle città sveve unitesi in una lega, non fu difficile aver ragione di questi gruppi eterogenei, che affrontati separatamente vennero annientati. Alla sconfitta, fece seguito una strage di contadini senza precedenti: nella sola estate del 1525 ne vennero uccisi più di 70.000: nella lotta perse la vita anche Thomas Münzer, accorso in aiuto dei contadini, cercando di organizzarli e cercando di dare loro una maggiore compattezza ideologica.
Nel corso delle rivolte contadine era di molto cresciuto il numero degli anabattisti, che nel frattempo si erano diffusi anche nei Paesi Bassi.
Mentre alcuni seguaci della setta, fedeli ai loro principi attendevano fiduciosi l'avvento del Regno di Dio rinunciando alla lotta armata, altri crearono una propria organizzazione a Muenster, in Vestfalia. In questa città, i popolani erano riusciti a scacciare il principe vescovo locale, assumendo direttamente il potere in città, grazie anche all'aiuto dei confratelli giunti dai Paesi Bassi, fra i quali Giovanni da Leida. Fu sotto la guida di quest'ultimo che gli anabattisti riuscirono a resistere per ben sedici mesi agli assalti portati alla città dagli eserciti del vescovo e delle forze feudali. Durante l'assedio vennero prese delle rigide misure egalitarie, che avevano lo scopo di garantire la sussistenza di tutta la popolazione: vennero sequestrate e distibuite in parti uguali le riserve di viveri, ed in ugual modo venne sequestrato tutto l'oro e l'argento dei privati necessari per le esigenze di sostentamento della popolazione sotto assedio.
Nonostante l'eroismo dimostrato dai difensori, nel 1535 la città venne riconquistata dalle forze feudali: quasi tutta la popolazione venne sterminata e Giovanni da Leida, catturato vivo venne ucciso dopo una lunga serie di torture.
La sconfitta dei cavalieri, dei contadini e degli anabattisti, segnò il fallimento del tentativo di effettuare una riforma che non fosse solo religiosa, ma anche sociale e antifeudale. Causa principale di questo fallimento fu la prevalenza politica, economica ed organizzativa delle forze feudali, composte dai prìncipi e dall'alta nobiltà sia laica che ecclesiastica, sostenute dai ricchi mercanti delle principali città industriali e commerciali. Contro queste forze unite, i cavalieri, i contadini e i popolani delle città si erano dimostrati troppo deboli, scollegati e disorganizzati. La loro sconfittà segnò anche il fallimento del tentativo di riunire la Germania in un unico Stato, sottraendola al frazionamento feudale: l'unificazione avvenne solo tre secoli e mezzo più tardi. La responsabilità maggiore di questo fallimento va addossata ai ceti mercantili delle città tedesche: nonostante la borghesia tedesca fosse favorevole all'unificazione della nazione, essa fu sempre ferocemente contraria ai contadini e ai cavalieri, nei quali vedeva un potenziale pericolo per il potere nelle città, fino ad allora da essa controllato.
Fu proprio per tutelare questo suo potere che la ricca borghesia germanica si mise al seguito delle forze feudali, che effettuarono la riforma religiosa a proprio vantaggio. La maggiornaza dei prìncipi e dell'alta nobiltà aderì alla Riforma luterana per poter mettere le mani sui beni della Chiesa ed accrescere in tal modo le proprie risorse. Tipico del momento risulta il comportamento di Alberto di Hohenzollern, il gran maestro dell'Ordine Teutonico, che secolarizzò tutti i possedimenti dell'Ordine, impadronendosi di buna parte di essi e distribuendo il rimanente ai suoi cavalieri.
Oltre ad arricchirsi con i beni espropriati alla Chiesa, i prìncipi aumentarono la propria autorità sui sudditi: non riconoscendo più la supremazia papale, si arrogarono il diritto di nominare i vescovi luterani, i pastori o anche i parroci.
Lo stesso Lutero fu favorevole a questa interpretazione feudale della Riforma: egli incito i prìncipi ed i nobili a sterminare i contadini che tentavano di opporvisi.
Ma anche i prìncipi, al loro interno, non la pensavano allo stesso modo: alcuni di essi erano rimasti cattolici, ma la maggior parte passò alla Riforma. Questi ultimi vennero poi definiti riformati, evangelici o ancora protestanti.
Per consolidare le proprie posizioni nella lotta contro i prìncipi cattolici e contro l'Imperatore, i prìncipi riformati nel 1531 si unirono nella Lega di Smalcalda, che nell'immediatezza l'imperatore Carlo V non potè contrastare, essendo impegnato in una serie incessante di guerre con la Francia. Solo nel 1547, raccolto un potente esercito, riuscì a sconfiggere le forze della Lega nei pressi di Muehlberg.
La vittoria gli consentì di dare inizio ad un programma che prevedeva la restaurazione del Cattolicesimo in Germania e nel contempo di ridurre il potere dei prìncipi locali a vantaggio del potere imperiale.
In questo modo Carlo V sognava di trasformare l'impero germanico in una monarchia assoluta, suscitando un'accanita opposizione non solo da parte dei prìncipi riformati, ma anche di quelli cattolici, gelosissimi della propria indipendenza dal potere centrale.
Poichè essi godevano del sostegno militare francese, nel 1555 l'Imperatore fu costretto ad accettare la pace di Augusta, nella quale veniva sancito il diritto di ciascun prìncipe di poter scegliere la propria confessione religiosa, al riconoscimento della quale erano tenuti anche i suoi sudditi. Nasceva così il principio del cuius regio eius religio, ossia la religione dev'essere quella di colui che possiede la religione.
In questo modo la lotta per la Riforma si concludeva con una piena vittoria dei prìncipi locali. In questo senso parrebbe giusta l'osservazione del poeta Heine e di altri scrittori tedeschi che bollarono la Riforma luterana, come la peggiore sventura che mai si sia abbattuta sulla Germania. Consacrando l'onnipotenza dei prìncipi. di fatto essa conservava la divisione della Germania.


Nell'immagine, ritratto di Thomas Münzer, leader degli Anabattisti tedeschi. Documento inserito il: 23/12/2014
  • TAG: protestanti, sviluppo del movimento protestante, principali vicende, anabattisti, giovanni da leida, martin lutero, lega di smalcalda, pace di augusta, cuius regio eius religio

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