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L’Inghilterra agli inizi del XVIII secolo

Al re Guglielmo III d’Orange, successe la figlia Anna, il cui regno durò dal 1702 al 1714. Quando la regina Anna morì, la successione passò al casato degli Hannover, che riuscirono a mantenere il trono nonostante i tentativi operati dagli Stuart per recuperarlo. Fin dalla rivoluzione del 1688, la monarchia inglese era divenuta una monarchia costituzionale, nella quale i poteri del re erano limitati dalle leggi contenute nel Bill of Right. Approvate dal Parlamento e accettate Guglielmo III al momento di salire sul trono d’Inghilterra e da allora sempre rispettate. Considerando il suo ruolo come un valido modo per difendere l’Olanda, suo Paese di origine e del quale era Stathouder, l’Orange si adattò di buon grado ai voleri del partito dei Whigs, che deteneva la maggioranza nel Parlamento inglese. Fu proprio per influenza di questo movimento politico che nel 1701 venne adottata la legge che regolava la successione al trono; in quell’occasione vennero ulteriormente limitati i poteri del re: innanzitutto venne stabilito che ogni legge portasse la firma del membro del Consiglio segreto che l’aveva proposta. In questo modo veniva tolta al re la responsabilità per l’approvazione della legge, trasferendola di fatto ai ministri, che in tal modo acquisivano una maggiore importanza. Il re si privò inoltre del diretto di destituire i giudici, ed inoltre venne dichiarata non più valida la grazia reale se concessa a persone condannate dalla Camera dei Comuni. Importanti passi avanti nell’evoluzione costituzionale inglese, vennero fatti sotto il regno dei primi due sovrani della dinastia di Hannover Sia Giorgio I (1714-1727) che Giorgio II (1727-1760) ed entrambi provenienti dalla Germania, non nutrivano grande interesse per il Regno d’Inghilterra, considerandolo come una fonte di arricchimento della propria famiglia e come forza diplomatica e militare da utilizare per gli interessi del Principato di Hannover. Inoltre, essendo entrambi tedeschi di nascita, non capivano la lingua inglese, astenendosi quindi volentieri dalle sedute del Consiglio Segreto, o Consiglio della Corona. Questo Consiglio, si trasformò in breve in organo deliberativo, presieduto da un presidente eletto dal Parlamento, divendo in modo graduale il vero governo del Paese ed estromettendo il sovrano dalla direzione dello Stato. Il re incaricava di presiedere il Consiglio Segreto il leader espresso dal partito che aveva ottenuto la maggioranza in Parlamento. Questo sistema costituzionale, venne a formarsi nel corso del lungo periodo (1721-1742) nel quale governò Robert Walpole. Durante quel periodo si definì l’organizzazione del Parlamento inglese che restò immutata fino al 1832, mantenendosi parzialmente anche successivamente. Oltre alla Camera dei Lordsuna grande importanza la rivestiva la Camera dei Comuni, alla quale si accedeva per elezione. Il diritto di voto in Inghilterra era limitato rigidamente. In questo Paese infatti, nel Settecento, su 7 milioni di abitanti, solo 150.00 avevano diritto al voto: i proprietari che potevano contare su una rendita minima di 1.000 sterline annue. Dopo la caduta della dittatura di Oliver Cromwell e la restaurazione della monarchia, vennero ristabilite le antiche circoscrizioni elettorali di memoria medievale, suddivisi in circoscrizioni di campagna o counties e comunità urbane o boroughs Il sistema elettorale vigente, soprattutto in queste ultime, permetteva ai più facoltosi, di acquistare la carica di deputato, favorendo quindi la corruzione. Un’altra caratteristica primaria del sistema parlamentare inglese, era l’alternanza al potere dei due partiti: i Tories ed i Whigs. Nel corso del Settecento, i Tories rimasero a lungo nell’ombra, a causa delle loro manovre tendenti a favorire il ritorno del re cattolico Stuart, che nelle loro intenzioni avrebbe dovuto sostituire sul trono la regina Anna. Ma la prospettiva del ritorno di un re cattolico e di una nuova guerra civile che sarebbe sicuramente scoppiata a seguito di ciò, convinse gli aderenti al partito ad abbandonare i propri ministri. Salirono quindi al potere i Whigs, che rimasero alla guida dell’Ighilterra dal 1715 al 1783. I partiti del inglesi del Settecento, nulla avevano a che vedere con i partiti di oggi. Erano infatti dei raggruppamenti oligarchici dei quali facevano parte i grandi proprietari terrieri, i mercanti più facoltosi, i banchieri nobili o nobilitati, i cui leader sedevano alla Camera dei Lords, ed i loro figli cadetti venivano fatti eleggere deputati alla Camera dei Comuni.


Nell’immagine, ritratto del re d’Inghilterra Guglielmo III d’Orange.
Documento inserito il: 24/12/2014
  • TAG: inghilterra XVIII secolo, bill of right, wighs, tories, monarchia costituzionale, consiglio segreto, dinastia hannover, robert walpole, camera dei lords, camera dei comuni

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