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Le guerre di religione nella Francia del XVI Secolo

Inizialmente la Riforma protestante non ebbe molto seguito in Francia, anche perchè nel paese non esistevano le condizioni che si erano venute a creare in Germania o in altri paesi riformati.
I ceti dominanti non avevano infatti alcun interesse alla Riforma e la Chiesa francese, fin dal secolo precedente aveva affermato le Libertà Gallicane, accettando di fatto l'ingerenza del re nelle questioni interne della Chiesa: era il monarca che nominava i vescovi, ed era vietato inviare tributi al Papa.
La sottomissione della Chiesa al re rappresentava per la nobiltà di corte e per la nobiltà di provincia un'ulteriore fonte di ricchezza, in quanto i vescovi nominati dal re venivano scelti direttamente tra i rappresentanti di queste due categorie nobiliari. Inoltre, nella prima metà del '500, la maggior parte dei nobili erano impegnati nelle incessanti campagne militari, dalle quali traevano enormi profitti, e di conseguenza non sentivano il bisogno di impossessarsi delle terre appartenenti alla Chiesa.
Per quanto riguardava i contadini, rimasero indifferenti alla Riforma, in quanto nelle camagne francesi non esisteva una tensione sociale simile a quella che si era venuta a creare in Germania, dove l'oppressione dei grandi feudatari ecclesiastici aveva condotto ad una serie di ribellioni soffocate nel sangue.
Dove la Riforma riuscì a fare breccia, fu tra gli operai delle città, anche se in misura limitata e non favorevole al Luteranesimo, che essi consideravano ostile al popolo, ma al Calvinismo.
Questo spiega il perchè in Francia la Riforma di Lutero, a parte qualche umanista e una piccola parte di ecclesistici, non trovò molto seguito, nonostante che Francesco I, per mantenere buoni rapporti con i principi riformati tedeschi, tardasse a prendere seri provvedimenti contro l'eresia.
Solo nel 1535, quando vennero scoperti dei dei protestanti tra le famiglie più in vista della corte, che il governo decise di prendere severi provvedimenti: nel corso dello stesso anno vennero arsi sul rogo 35 luterani e successivamente venne nuovamente introdotta in Francia l'Inquisizione.
Ben più gravi problemi creò la diffusione del Calvinismo, che grazie al suo carattere più democratico, fece breccia tra le masse operaie delle città: contro di esso vennero prese misure di estrema durezza. Venne creato un tribunale speciale che in pochi anni emise molte condanne a morte e decine di persone vennero arse sul rogo.
Nonostante l'asprezza delle pene, a partire dalla metà del secolo l'eresia si estese in poco tempo in tutto il territorio francese, ed in modo particolare dopo il termine delle guerre, che avevano prostrato economicamente la Francia, senza raggiungere quegli scopi di espansione e arricchimento che si aspettava la nobiltà. Fu in questo momento che una parte dell'aristocrazia pensò di espropriare i possedimenti ecclesiastici al fine di evitare le rovina economica e politica.
Questi propositi trovarono numerosi seguaci nella Francia Meridionale, nella quale molti nobili nutrivano ancora sentimenti separatisti: essi vedevano il Cattolicesimo come la religione di Parigi e della Francia del nord e quindi da considerare ostile.
Nel meridione francese si erano conservate segretamente delle comunità eretiche fin dal tempo degli albigesi, che proprio in queste regioni avevano avuto il loro centro: queste comunità vennero ravvivate ed ampliate dalla predicazione calvinista, in particolar modo tra gli artigiani e gli operai delle industrie manifatturiere, la cui aspirazione consisteva in un miglioramento delle condizioni di vità.
Nel sud, alla dottrina di Calvino non mancarono le adesioni anche tra i contadini. Nel resto del paese, il Calvinismo reclutò i suoi aderenti, che presero il nome di Ugonotti, fra gli operai, gli artigiani e la plebe delle città, tutti scontenti per la pressione fiscale, per le angherie alle quali erano sottoposti dagli esattori delle imposte e dalla loro precaria situazione economica.
Si trattò essenzialmente di un movimento di protesta, ma al popolo si unì una parte della nobiltà che ne mutò l'indirizzo. Oltre ai nobili di provincia, aderirono al Calvinismo anche alcuni importanti esponenti della nobiltà di corte, che tentarono di sfruttare il malumore popolare per raggiungere i propri scopi particolari tesi alla conquista di un maggior potere, nell'incessante lotta che contrapponeva le varie fazioni di corte. Tutto ciò finì per portare alla creazione in Francia di due opposte fazioni in aperta lotta fra loro: Ugonotti da una parte e Cattolici dall'altra.
Le cose si complicarono ulteriormente quando ad alimentare il fuoco della guerra civile intervennero altri paesi che, per opposti interessi parteggiavano per l'una o l'altra parte: la Spagna e ed il papa sostenevano i Cattolici, mentre l'Inghilterra, i principi riformati tedeschi davano il proprio sostegno agli Ugonotti, che intrattenevano rapporti anche con i ribelli olandesi che lottavano contro la Spagna per l'indipendenza del paese.
In sintesi, le guerre civili che insanguinarono la Francia per oltre un trentennio presentarono diversi aspetti:
- Un aspetto religioso e sociale che consistette nel passaggio al Calvinismo di vasti strati di operai, artigiani e piccola nobiltà;
- un aspetto di contesa dinastica che opponeva tra loro le diverse fazioni della nobiltà di corte;
- un aspetto di politica internazionale, causato dall'ingerenza di potenze straniere.

Lo scoppio della guerra civile avvenne in occasione della prematura morte del re Enrico II - avvenuta per una ferita riportata nel corso di un torneo cavalleresco - , che lasciava tre figli ancora in tenera età.
Suo successore fu Francesco II che morì nel 1560, dopo appena due anni di regno; fu quindi la volta di Carlo IX, che all'epoca aveva solo dieci anni e che regnò sotto la tutela della madre, Caterina dei Medici.
Fu proprio durante questo periodo che si crearono in Francia due vasti schieramenti: quello cattolico, sotto la guida dei duchi di Guisa, potente famiglia nobiliare della Lorena, e la fazione Ugonotta, posta sotto la guida della Casa di Borbone, e dentetrice della corona di Navarra, uno stato vassallo della Francia, molto popolare nella Francia Meridionale.
Il personaggio di maggior prestigio di questo partito era l'Ammiraglio Coligny, che poteva contare su molti sostenitori nella Francia Centrale.
La corte si mantenne per un certo periodo di tempo neutrale alla contesa, tenendo una posizione di equidistanza tra le due parti, affidandosi ad un terzo partito, soprannominato dei politici, preoccupati di salvare l'integrità dello Stato. A capo di questo partito era il cancelliere del regno Michel de l'Hopital, il quale sosteneva che il compito del governo era quello di consolidare lo Stato e non di fondare una religione e, fedele a questo principio, promulgò un decreto che permetteva agli Ugonotti la libertà di religione, ma fuori dalle città più importanti: inutile dire che questo decreto scontentò entrambe le parti e poco tempo dopo iniziarono gli scontri tra le due opposte fazioni.
Nel marzo del 1562, le truppe del duca di Guisa sorpresero la piccola comunità ugonotta di Vassy riunita durante il servizio di culto e la sterminò: questo massacro segnò l'inizio della guerra civile che, in tre riprese successive durò ben dieci anni.
Durante questo decennio persero la vita entrambi i capi fazione: Francesco di Guisa e Antonio di Borbone.
Nel 1572 la corte mise a punto un piano per la pacificazione nazionale in vista di una guerra contro la Spagna: per consolidare la pace, Margherita di Valois, sorella del re, venne data in moglie ad Enrico di Navarra, il nuovo capo della Casa di Borbone e del partito Ugonotto.
Ma l'accordo tanto auspicato venne violato dalla corte stessa e dal duca di Guisa: tutti i capi ugonotti, fra i quali l'ammiraglio Coligny, giunti a Parigi per partecipare al matrimonio, vennero assassinati a tradimento con il loro seguito. Circa 2000 persone trovarono la morte in quella che passò alla storia come la "Notte di San Bartolomeo": era il 24 agosto del 1572. Altre stragi vennero perpetrate in provincia ed ebbero come conseguenza una recrudescenza della guerra civile.
Il Mezzogiorno e l'Occidente della Francia si separarono dal resto del paese costituendosi in una "Lega", o meglio in in una specie di Stato federativo: al suo interno il potere spettava ai governatori delle provincie, che venivano scelti tra i rappresentati della nobiltà locale, che non perdeva questa occasione per garantirsi i maggiori vantaggi possibili.
Tra i nobili separatisti iniziò a farsi strada una corrente denominata dei "Monarcomachi", ossia nemici della monarchia, per i quali, poichè il potere del re viene dal popolo, il popolo aveva il diritto di destituire il re divenuto tiranno.
La nota stonata in questo nobile intento, è che il popolo tirato in causa dai Monarcomachi era solo la parte migliore del popolo, ovvero la nobiltà, mentre il vero popolo costituito dagli operai, dagli artigiani e dalla plebe, veniva da essi considerato plebaglia, oppure come una bestia dalle molte teste.
Come già era accaduto in Germania, anche in Francia la nobiltà mirava a sfruttare il moto riformatorio per consolidare il proprio potere a scapito dello Stato unitario.
Anche nel campo cattolico i problemi non mancavano: Enrico di Guisa, sottometteva a tutela il nuovo sovrano Enrico III e, non avendo questi dei figli, il duca non nascondeva le sua aspirazioni alla successione. Ma a causa della sua prepotenza, il duca di Guisa venne preso talmente in odio dal re che questi, stufo di sopportare la sua arroganza, lo fece attirare in un agguato e lo fece assassinare.
In seguito, Enrico III tentò di porre fine alla guerra intestina che stava distruggendo la Francia, cercando un accordo diretto con Enrico di Navarra. Questo atto fu per lui fatale: Enrico III, re di Francia cadde infatti assassinato da un fanatico cattolico nel 1589; secondo il regicida, il sovrano avrebbe tradito la religione.
Alla morte di Enrico III, gli sarebbe dovuto succede sul trono Enrico di Navarra. A ciò si oppose energicamente Carlo di Mayenne, fratello del duca di Guisa fatto assassinare da Enrico III, in aiuto del quale Filippo II di Spagna inviò un nutrito contingente di truppe spagnole.
Ad affrettare la fine della guerra civile sopraggiunse un evento che nessuno dei contendenti aveva mai preso in considerazione: in tutta la Francia, stanchi dell'anarchia creata dai signori, i contadini si sollevarono in massa. L'insurrezione prese il nome di rivolta dei "croquants", che tradotto in italiano significa "masticatori", un dispregiativo uitlizzato dai contadini per indicare i nobili, gli esattori delle imposte ed i soldati.
Contemporaneamente molte città del campo cattolico vennero scosse da sommosse popolari: i rivoltosi rifiutavano l'obbedienza e il riconoscimento del potere centrale e costituirono delle repubbliche cittadine; fra queste spiccava Parigi, la capitale.
Di fronte a questo stato di cose, i due contendenti anzichè continuare nella lotta fra loro, unirono le proprie forze per reprimere i movimenti agrari e urbani.
Per mezzo di trattative segrete, venne raggiunto un compromesso: Carlo di Mayenne diede il suo assenso all'incoronazione di Enrico di Navarra a re di Francia,e questi, in segno di pacificazione, lasciò la religione Calvinista e ritornò al cattolicesimo; da questa sua decisione rimase la famosa frase " Parigi val bene una messa", che il sovrano addusse come giustificazione della sua scelta.
Enrico di Navarra venne incoronato a Parigi nel 1594, con il nome di Enrico IV, primo re di Francia della nuova dinastia dei Borbone.
La guerra civile ebbe termine definitivamente nel 1598 con la promulgazione dell'"Editto di Nantes", che stabiliva che il cattolicesimo era la religione di Stato, reintroducendo il rito cattolico nelle provincie nelle quali era stato abolito, ed inoltre era prevista la restituzione al clero di tutti i beni confiscati.
Nel contempo ai protestanti veniva concessa la libertà di culto e si lasciavano in loro possesso oltre 200 fortezze su tutto il territorio francese, come garanzia dell'osservanza dell'editto.
L'Editto di Nantes rappresentò un notevole progresso, poichè sancì il principo della tolleranza religiosa, e la pacifica convivenza tra cittadini di diversa confessione, per una maggiore prosperità dello Stato.
Questo scopo fu però raggiunto limitando gravemente i diritti dello Stato unitario, all'interno del quale convivevano due organismi distini e separati, ognuno dei quali dotato di un proprio esercito.
Enrico IV con la promulgazione dell'editto, sperava di separare i capi protestanti dai loro seguaci e colse nel segno: i più importanti rappresentanti calvinisti tornarono all'obbedienza e alla fede cattolica, naturalmente dopo aver avuto la certezza di ricevere dal re dei sostanziali vantaggi. Per loro il calvinismo non era più necessario.


Nell'immagine, re di Francia Enrico III, assassinato da un fanatico cattolicoDocumento inserito il: 24/12/2014
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