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La Trinità, il fondamento della fede cristiana [ di Yuri Leveratto ]

Molti credenti in Gesù Cristo pensano che la Trinità sia stata imposta come dogma, nel IV secolo d.C. La domanda da porsi per capire quale sia l’origine del concetto trinitario è: “cosa credevano i primi cristiani?”. Per “primi cristiani” mi riferisco non solo ai seguaci di Cristo del I secolo, ossia gli Apostoli e loro discepoli, ma anche a tutti i cristiani che vissero nel secondo e terzo secolo d.C., prima dell’imperatore Costantino.
Innanzitutto definiamo il concetto di Trinità.
Per Trinità si intende che Dio sia unico, e che unica sia la sua “sostanza”, ma che essa sia presente in tre persone, distinte tra di loro. Queste tre persone non sono tre aspetti della stessa Divinità, ma sono tutte e tre Dio. Queste tre persone sono: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Secondo questa credenza pertanto, il Padre non è il Figlio; il Figlio non è lo Spirito Santo e lo Spirito Santo non è il Padre, ma tutti e tre sono allo stesso tempo, Dio.
Vi sono vari esempi che possono spiegare questo concetto, ma di solito si mostra quello dell’acqua: sappiamo infatti che l’essenza dell’acqua sono due atomi di idrogeno legati ad una molecola di ossigeno: H2O. L’acqua si può presentare in tre stati: lo stato solido, quello liquido e quello gassoso. Nei tre stati fisici l’essenza stessa dell’acqua non cambia: è sempre H2O. L’esempio viene dato solo a titolo indicativo, ma non deve essere preso alla lettera.
Torniamo al tema centrale. Possiamo affermare con certezza quale sia l’origine di questa credenza? Faccio notare che mi riferisco all’origine storica, e non a quella teologica e formale.
Se vogliamo conoscere quello che credevano i primi cristiani dobbiamo leggere i testi più antichi da loro scritti, ossia i 27 libri del Nuovo Testamento.
E’ vero che la parola “Trinità” non si trova nella Bibbia, ma ciò non vuol dire che i primi cristiani non adorassero un solo Dio, la cui sostanza era presente in tre “persone”.
Iniziamo con analizzare alcuni passi dove la Trinità viene affermata indirettamente.
Vediamo innanzitutto un passo del Vangelo di Matteo (3, 16-17):

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

In questo passo del Vangelo di Matteo, che secondo una tradizione antica fu scritto in aramaico o in ebraico intorno al 45 d.C. (1), non vi è solo il Figlio, Gesù Cristo, ma vi è anche lo Spirito, e il Padre, nelle cui parole c’è un richiamo al servo di YHWH (Isaia 42, 1).
Nel passo precedente lo Spirito Santo è presente, esattamente come in Genesi (1,2):

La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

Vediamo ora un altro passaggio del Vangelo di Matteo, dove Gesù ordina il battesimo nel nome della Trinità (28, 18-20):

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Come sappiamo lo scopo principale della missione di Gesù Cristo sulla terra è stato “togliere il peccato del mondo”. La sua missione ha però avuto anche altri obiettivi, tra i quali quello di rivelare la splendente Trinità. In questo passaggio Gesù invita a battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E’ un invito chiarissimo ad accogliere in noi le tre persone dell’unico Dio. Da notare che Gesù Cristo disse: “battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, e non disse: “nei nomi del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
Vediamo un passaggio del Vangelo di Marco (14, 60-62):

Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo».

Con questa frase inaudita, Gesù si riferì alla profezia di Daniele (7, 13). Questa frase è indirettamente una dichiarazione trinitaria, nel senso che Gesù si dichiara Figlio di Dio e quindi per estensione Dio incarnato, inoltre afferma che egli sarà visto alla destra della Potenza (Dio Padre), venire con le nubi del cielo. Le nubi del cielo sono una rappresentazione simbolica dello Spirito.
Vediamo ora un passaggio della Lettera ai Romani di Paolo di Tarso (8, 14-17):

Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

Innanzitutto qui Paolo descrive lo Spirito di Dio. Ci dice che lo Spirito guida i figli di Dio.
Lo Spirito ci predispone ad invocare il Padre. Ma solo se prendiamo parte alle sofferenze di Cristo, ossia se portiamo la nostra croce, possiamo dirci veramente figli di Dio. E’ una meravigliosa rivelazione trinitaria fatta da Paolo, scritta possibilmente a Corinto tra il 55 e il 58 d.C.
Vediamo ora l’ultimo passaggio della Seconda Lettera ai Corinzi (13, 13):

La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

La grazia del Signore Gesù Cristo è il dono della rinascita e della salvezza che possiamo ottenere se crediamo in lui. Senza di lui i nostri peccati non potrebbero essere tolti. L’amore di Dio è rappresentato da quanto Dio Padre ci ama, proprio perché ci ha donato il Figlio. La comunione dello Spirito Santo, è la partecipazione personale effettuata dallo Spirito di Dio.
Vediamo ora un passaggio della Lettera agli Ebrei (2, 2-4):

Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo noi scampare se avremo trascurato una salvezza così grande? Essa cominciò a essere annunciata dal Signore, e fu confermata a noi da coloro che l’avevano ascoltata, mentre Dio ne dava testimonianza con segni e prodigi e miracoli d’ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà.

La parola di Dio fu inizialmente trasmessa per mezzo degli angeli di YHWH. Poi cominciò ad essere annunciata dal Signore Gesù e confermata dai suoi apostoli sia con miracoli che con doni dello Spirito Santo. Anche questa è una rappresentazione della Trinità.
Vediamo ancora un passaggio della Lettera agli Ebrei (9, 13-14):

Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?

Anche qui si nota un riferimento alla Trinità: è Gesù Cristo che, spinto dallo Spirito eterno, offrì se stesso a Dio Padre per la remissione dei peccati.
Vediamo ora un passaggio della Prima Lettera di Pietro (1, 1-2):

Pietro, apostolo di Gesù Cristo, ai fedeli che vivono come stranieri, dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia, scelti secondo il piano stabilito da Dio Padre, mediante lo Spirito che santifica, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi dal suo sangue: a voi grazia e pace in abbondanza.

E’ Dio Padre che attira a se i suoi figli, attraverso lo Spirito che rende santi, con lo scopo di seguire la via indicata da Gesù Cristo, affinché si possa essere salvati dal suo sangue. In questa frase è presente la Trinità, in tutta la sua meravigliosa pienezza.
Nei libri del Nuovo Testamento vi sono molti riferimenti diretti a Dio Padre, per esempio nella Prima Lettera a Timoteo (1, 17):

Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Dio è la causa prima. E’ eterno. Vediamo un passaggio del Libro dei Salmi (90, 2):

Prima che nascessero i monti
e la terra e il mondo fossero generati,
da sempre e per sempre tu sei, o Dio.


E’ onnipotente. Vediamo un passaggio del Libro di Geremia (32, 27):

Ecco, io sono il Signore, Dio di ogni essere vivente; c’è forse qualcosa di impossibile per me?

E’ onniscente. Vediamo due passaggi del Libro di Geremia (23, 23-24):

Sono forse Dio solo da vicino?
Oracolo del Signore.
Non sono Dio anche da lontano?
Può nascondersi un uomo nel nascondiglio
senza che io lo veda?
Oracolo del Signore.
Non riempio io il cielo e la terra?
Oracolo del Signore.


E’ fedele. A tale proposito vediamo un passaggio della Seconda Lettera di Timoteo (2, 13):

se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.


E’ onnipresente. A tale proposito leggiamo un passo dei Salmi (139, 7-12):

Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno le tenebre mi avvolgano
e la luce intorno a me sia notte»,
nemmeno le tenebre per te sono tenebre
e la notte è luminosa come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.


E’ il nostro Salvatore. A tale proposito vediamo un passaggio della lettera di Tito (1, 3):

e manifestata al tempo stabilito nella sua parola mediante la predicazione, a me affidata per ordine di Dio, nostro salvatore

Sarà il nostro giudice, come si evince dagli Atti degli Apostoli (17, 30-31):

Ora Dio, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, ordina agli uomini che tutti e dappertutto si convertano, perché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».

Analizziamo ora alcuni passaggi neo-testamentari dove si attesta la Divinità del Figlio e dello Spirito Santo.
I primi cristiani, infatti, dimostravano di adorare e credere alle tre persone della Trinità, come ora vedremo.
Gesù Cristo era adorato come Dio fin dai primi anni dopo la sua Risurrezione.
Innanzitutto le prime comunità cristiane si rivolgevano a Gesù con il termine “Signore”, utilizzato nella Bibbia per riferirsi a Dio. Vi è un passaggio della Prima Lettera ai Corinzi molto indicativo a tale proposito (16, 22):

Se qualcuno non ama il Signore, sia anàtema! Maràna tha!

Maràna tha significava “Signore Nostro Vieni”, in lingua aramaica.
Vediamo ora il versetto della Lettera ai Colossesi (2, 9):

“È in lui che dimora corporalmente tutta la pienezza della divinità”.

Paolo afferma che in Cristo si ha “tutta la pienezza della divinità”, cioè l'Essenza divina. Cristo è Dio. Egli, in quanto Persona, si distingue dal Padre per la relazione che ha con il Padre essendo lui il Figlio Unigenito, ma una sola è l’essenza. Tutta la pienezza della Divinità “abita corporalmente” in lui, cioè non per via di semplice azione della Divinità su di un corpo umano, ma per l’unione ipostatica delle due nature, quella divina e quella umana. In Cristo vi sono due nature, in un unica Persona. In Dio si hanno tre Persone uguali e distinte nell’unica Essenza. Dio è Trinità.
Vi sono poi altri passaggi di Paolo di Tarso dove si afferma la piena Divinità di Gesù Cristo.
Per esempio la Prima Lettera a Timoteo (3, 16), (2):

Senza alcun dubbio, infatti, è grande il mistero della pietà:
Dio si è manifestato nella carne
Fu giustificato nello spirito
Apparve agli angeli
Fu predicato alle nazioni
Fu creduto nel mondo
Fu assunto nella gloria


“Dio si è manifestato nella carne”, (Vangelo di Giovanni 1, 14). La frase è chiara: Dio (il Verbo), si è fatto carne, ed è venuto tra di noi (Vangelo di Giovanni 1, 11).
Analizziamo adesso un passaggio della Lettera ai Romani (9, 4-5):

Essi sono Israeliti, loro è l’adozione a figli, la gloria le alleanze, a loro è stata data la legge, il culto le promesse, i patriarchi, da loro proviene Cristo secondo la sua natura umana, egli che domina tutto è Dio, Benedetto nei secoli, amen.
In questo passaggio è chiaro che Paolo sosteneva la piena Divinità del Figlio.
Ovviamente il fatto che Paolo credesse e divulgasse la piena Divinità di Gesù Cristo si evince anche dalla Prima Lettera ai Corinzi (15, 1-11), dove si descrive la Risurrezione e le apparizioni di Gesù. Secondo Paolo, infatti, Gesù Cristo, con la Risurrezione, ha vinto la morte e ha dimostrato il suo potere su di essa. Solo Dio stesso, che ha creato l’universo, ha il potere di vincere il peccato e la morte. Senza Risurrezione, come scrive Paolo, la fede in Cristo sarebbe inutile. Solo nella religione cristiana Dio si è incarnato in un essere umano, che è venuto sulla terra (si descrive anche nel Vangelo di Giovanni, 1, 11), con lo scopo di “togliere il peccato del mondo” (Vangelo di Giovanni, 1, 29), vincere il peccato e la morte, fatto attestato dalla Risurrezione. E tutto questo Paolo lo ha sancito chiaramente, fino alle estreme conseguenze, ossia fino al martirio.
Da vari passaggi dei Vangeli si evince che il Padre e il Figlio sono “della stessa sostanza”.
E’ Gesù stesso che lo ha affermato, dipanando ogni dubbio sulla sua identità e sulla sua missione.
Ecco un primo passaggio del Vangelo di Matteo, (11, 27):

Tutto mi è stato dato dal Padre mio: nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo.

Continuiamo con l’analisi del Vangelo di Giovanni. Nel seguente passo (8, 18-19) è scritto:

Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».

Frase significativa, perché indica che solo conoscendo e accettando lui, si può accettare il Padre. Naturalmente vi sono tanti altri passaggi dei libri neo-testamentari dai quali si evince la piena Divinità del Figlio, che ho approfondito nel mio articolo “la vera identità di Gesù Cristo”.
Passiamo ora ad analizzare nello specifico alcuni punti degli scritti neo-testamentari dai quali si evince la Divinità dello Spirito Santo.
Innanzitutto lo Spirito Santo, nella fede cristiana, è Dio, ma è anche una persona distinta dal Padre e dal Figlio. Ha una personalità propria, ma ha la stessa sostanza del Padre e del Figlio. Dagli scritti neo-testamentari, si evince che i primi cristiani lo adoravano e lo consideravano Dio, al pari del Padre e del Figlio.
Vediamo subito un passaggio degli Atti degli Apostoli (5, 3-4)

Ma Pietro disse: «Anania, perché Satana ti ha riempito il cuore, cosicché hai mentito allo Spirito Santo e hai trattenuto una parte del ricavato del campo? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e l’importo della vendita non era forse a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest’azione? Non hai mentito agli uomini, ma a Dio».

In questo passaggio si nota chiaramente che Pietro credeva che lo Spirito Santo è Dio.
Naturalmente la Divinità dello Spirito Santo si evince anche da vari passaggi dell’Antico Testamento. Vediamo un passaggio dei Salmi (139, 7-8):

Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti.


Torniamo al Nuovo Testamento e alle credenze dei primi cristiani. Vediamo cosa scrive Paolo di Tarso nella sua Prima Lettera ai Corinzi (2, 10-11):

Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi infatti conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio.

Lo Spirito Santo è pertanto onniscente, in quanto conosce ogni cosa. Conosce persino le profondità di Dio, in quanto egli stesso è Dio.
Analizziamo ora un altro passaggio della Lettera ai Romani (12, 12-13):

Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.

Se una persona non ha lo Spirito di Cristo non appartiene a lui. In pratica Paolo di Tarso credeva che per ricevere lo Spirito Santo bisognava accettare Gesù Cristo, fatto comprovato anche dalla credenza del battesimo.
Vediamo ora un importante passaggio della Prima Lettera ai Corinzi (12, 4-13):

Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.
Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.


In questi passaggi, Paolo indirettamente afferma la meravigliosa Trinità. Uno solo infatti è Dio, ma anche lo Spirito è uno solo ed il Signore è uno solo. I doni spirituali sono dati secondo la volontà dello Spirito, che li distribuisce come vuole. Lo Spirito Santo viene ricevuto quando si crede nell’azione salvifica di Gesù Cristo.
Vediamo ora due versetti della Lettera agli Efesini (2, 17-18):

Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.


Solo attraverso Gesù Cristo possiamo presentarci con un solo Spirito al Padre. Vediamo ora un passaggio della Lettera agli Ebrei (9, 14):

quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perchè serviamo al Dio vivente?

Lo Spirito Santo è eterno, ossia è sempre esistito. Non vi è stato un momento durante il quale Dio esisteva e lo Spirito Santo non esisteva.
Da altri passaggi neo-testamentari si evince inoltre che i primi cristiani credevano nella onnipotenza dello Spirito Santo. Vediamo per esempio il Vangelo di Luca (1, 35):

Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.

E vediamo questo passaggio degli Atti degli Apostoli (1, 6-8):

Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra».

In questi passi vi è una meravigliosa rappresentazione della Trinità. Vengono infatti nominati Dio Padre e lo Spirito Santo ed il Figlio dice che si dovrà dare testimonianza di lui.
Da vari altri passaggi dei testi neo-testamentari si evince che lo Spirito Santo ha le proprietà di una persona. Vediamo alcuni passaggi del Vangelo di Giovanni:

(14, 26):
Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

(15, 26):
Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me;

(16, 12-14):
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

Vediamo pertanto che lo Spirito Santo è una persona che insegna, ricorda e da testimonianza. Da tutti questi passi si evince che lo Spirito Santo era venerato e adorato come Dio, allo stesso tempo del Padre e del Figlio.
Il concetto della Trinità era presente anche negli scritti di alcuni Padri della Chiesa, nel secondo secolo d.C. Vediamo a tale proposito alcuni passaggi della Prima Lettera di Clemente (morto nel 100 d.C.)

(46, 6):
Non abbiamo un solo Dio, un solo Cristo e un solo spirito di grazia effuso su di noi e una sola vocazione in Cristo?

(58, 1-2):
Ubbidiamo dunque al suo nome santissimo e glorioso e sfuggiamo alle minacce fatte dalla Sapienza contro i disobbedienti, per riposare fiduciosi nel nome santissimo della sua Maestà. 2. Ascoltate il nostro consiglio, e non avrete a pentirvi.
Vive Dio, vive il Signore Gesù Cristo e lo Spirito Santo, la fede e la speranza degli eletti. Chi avrà praticato in umiltà, con costante mitezza e senza rimpianto i comandamenti e i precetti dati da Dio sarà posto e annoverato nel numero dei salvati da Gesù Cristo, per mezzo del quale a Lui la gloria nei secoli dei secoli.
Amen.


Vediamo alcuni passaggi della Lettera agli Efesini (Libro 9) di Ignazio di Antiochia (35-107 d.C):

Ho inteso che sono venuti alcuni portando una dottrina malvagia. Voi non li avete lasciati seminare in mezzo a voi, turandovi le orecchie per non ricevere ciò che speravano. Voi siete pietre del tempio del Padre preparate per la costruzione di Dio Padre, elevate con l'argano di Gesù Cristo che è la croce, usando come corda lo Spirito Santo. La fede è la vostra leva e la carità la strada che vi conduce a Dio. Siete tutti compagni di viaggio, portatori di Dio, portatori del tempio, portatori di Cristo e dello Spirito Santo, in tutto ornati dei precetti di Gesù Cristo. Mi rallegro di essere stato stimato degno delle cose che vi scrivo, per trattenermi con voi e congratularmi perché per una vita diversa non amate che Dio solo.

Vediamo alcuni passaggi della Lettera ai Magnesii di Ignazio di Antiochia, (XIII, 1-2):

Cercate di tenervi ben saldi nei precetti del Signore e degli apostoli perché vi riesca bene tutto quanto fate nella carne e nello spirito, nella fede e nella carità, nel Figlio, nel Padre e nello Spirito, al principio e alla fine, con il vostro vescovo che è tanto degno e con la preziosa corona spirituale dei vostri presbiteri e dei Diaconi secondo Dio. Siate sottomessi al vescovo e gli uni agli altri, come Gesù Cristo al Padre, nella carne, e gli apostoli a Cristo e al Padre e allo Spirito, affinché l’unione sia carnale e spirituale

Vediamo un passaggio tratto dal Libro prima Apologia (6,2) di Giustino Martire (100-168 d.C.):

Lui veneriamo e adoriamo, e il Figlio che da Lui è venuto e che ci ha insegnato queste dottrine, con l’esercito degli altri angeli buoni che Lo seguono e Lo imitano e lo Spirito Profetico: li onoriamo con ragione e verità trasmettendo con generosità quanto abbiamo imparato a chiunque voglia apprenderlo.

Vediamo un altro passaggio tratto dal Libro Prima Apologia di Giustino (LXV. 1-3).

Noi allora, dopo aver così lavato chi è divenuto credente e ha aderito, lo conduciamo presso quelli che chiamiamo fratelli, dove essi si trovano radunati, per pregare insieme fervidamente, sia per noi stessi, sia per l'illuminato, sia per tutti gli altri, dovunque si trovino, affinché, appresa la verità, meritiamo di essere nei fatti buoni cittadini e fedeli custodi dei precetti, e di conseguire la salvezza eterna. Finite le preghiere, ci salutiamo l'un l'altro con un bacio. Poi al preposto dei fratelli vengono portati un pane e una coppa d'acqua e di vino temperato; egli li prende ed innalza lode e gloria al Padre dell'universo nel nome del Figlio e dello Spirito Santo, e fa un rendimento di grazie per essere stati fatti degni da Lui di questi doni.

Vediamo un ultimo passaggio tratto dal Libro Prima Apologia di Giustino (LXVII 1-2).

Da allora noi ci ricordiamo a vicenda questo fatto. E quelli che possiedono, aiutano tutti i bisognosi e siamo sempre uniti gli uni con gli altri. Per tutti i beni che riceviamo ringraziamo il creatore dell'universo per il Suo Figlio e lo Spirito Santo.

Vediamo ora due passaggi del libro “Supplica intorno ai cristiani” di Atenagora di Atene (133-190 d.C.).

(10, 5):
Chi dunque non rimarrebbe attonito nell’udire che vengono detti atei quelli che riconoscono Dio Padre e Dio Figlio e lo Spirito Santo, che ne dimostrano e la potenza nell’unità e la distinzione nell’ordine? Né a ciò si ferma la nostra dottrina teologica, ma ammettiamo anche un gran numero di angeli e di ministri, che Dio, fattore e creatore del mondo, per opera del suo Verbo, distribuì e ordinò a sovrintendere agli elementi e ai cieli e al mondo e a ciò che v’è in esso, e al buon ordine loro.

(24, 2):
Come infatti, affermiamo esservi Dio e il Figlio, il Verbo di lui, e lo Spirito Santo, un essere solo per natura, il Padre, il Figlio e lo Spirito, perché Mente, Verbo e Sapienza del Padre è il Figlio, ed emanazione come luce da fuoco lo Spirito, tosi abbiamo compreso esservi anche altre nature che esplicano la loro attività sulla materia e per mezzo della materia. Di queste l’una è nemica a Dio, non già nel senso che un qualche essere possa contrapporsi a Dio, come la discordia all’amore secondo la teoria di Empedocle , o la notte al giorno secondo quel che appare (perché se qualche cosa si fosse opposta a Dio avrebbe cessato di esistere, andando distrutta la sua sussistenza dalla potenza e dalla forza di Dio) ma nel senso che questo spirito occupato circa la materia, creato da Dio, come furono creati da lui anche gli altri angeli, e al quale fu affidato il governo sulla materia e sulle specie della materia, contrasta alla bontà di Dio la quale è suo attributo e in lui coesiste come il colore al corpo, senza di cui non può essere (non perché sia quasi parte di lui, ma perché è quasi una conseguenza che necessariamente coesiste in lui, unita e incorporata come il colore fulvo col fuoco e l’azzurro con l’etere).

Vediamo ora alcuni passaggi dell’opera “Martirio di Policarpo” (14, 1-3),
possibilmente scritta nella prima metà del terzo secolo (3):

Non lo inchiodarono ma lo legarono. Con le mani dietro la schiena e legato come un capro scelto da un grande gregge per il sacrificio, gradita offerta preparata a Dio, guardando verso il cielo disse: “Signore, Dio onnipotente Padre di Gesù Cristo tuo amato e benedetto Figlio, per il cui mezzo abbiamo ricevuto la tua scienza, o Dio degli angeli e delle potenze di ogni creazione e di ogni genia dei giusti che vivono alla tua presenza. Io ti benedico perché mi hai reso degno di questo giorno e di questa ora di prendere parte nel numero dei martiri al calice del tuo Cristo per la risurrezione alla vita eterna dell’anima e del corpo nella incorruttibilità dello Spirito Santo. In mezzo a loro possa io essere accolto al tuo cospetto in sacrificio pingue e gradito come prima l’avevi preparato, manifestato e realizzato, Dio senza menzogna e veritiero. Per questo e per tutte le altre cose ti lodo, ti benedico e ti glorifico per mezzo dell'eterno e celeste gran sacerdote Gesù Cristo tuo amato Figlio, per il quale sia gloria a te con lui e lo Spirito Santo ora e nei secoli futuri. Amen”.

Come si vede i Padri della Chiesa credevano fortemente nel concetto trinitario, in quanto nei loro scritti rispecchiavano la fede dei seguaci di Cristo (4). In ogni caso, già verso la fine del secondo secolo i tempi erano maturi per una prima ufficializzazione del credo trinitario. I dottori delle antiche chiese cristiane non avrebbero potuto certo introdurre un dogma dal nulla, soprattutto se esso non fosse già accettato nel culto cristiano. Il primo vescovo cristiano che utilizzò un termine simile al termine “Trinità”, fu Teofilo di Antiochia (che morì nel 185 d.C.), che nel suo libro “L'Apologia ad Autolico” utilizzò il termine greco τριας (triàs), riferendosi al Padre, al Figlio e alla Sapienza (attributo dello Spirito di Dio). Fu però Tertulliano (155-230 d.C.) che, in alcuni suoi scritti usò ufficialmente il termine Trinitas riferendosi al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Siamo giunti alla fine della nostra disamina sulla credenza della Trinità.
Abbiamo visto che nella credenza cristiana Dio è pertanto unico, ma presente in tre persone. Le tre persone della Trinità sono uguali tra di loro in quanto a essenza, e le tre persone hanno l’attributo dell’eternità. Ognuna di esse ha una personalità distinta e riflette intelligenza e volontà soprannaturali.
C’è però un ultimo concetto da analizzare. Abbiamo visto che la Trinità era la credenza dei primi cristiani. Nel concetto di Trinità il Padre ha amato il Figlio e lo Spirito Santo fin dalla notte dei tempi. I concetti di amore, bontà e misericordia hanno da sempre fatto parte dell’essenza di Dio. Nella visione cristiana Dio è sempre stato infinitamente misericordioso e deve pertanto poter perdonare tutti i peccati. Però Dio deve essere anche infinitamente giusto e pertanto deve poter punire ogni peccato. Vediamo pertanto che Dio è allo stesso tempo infinitamente misericordioso e giusto.
Ma come potrebbero essere perdonati i peccati degli uomini? Ogni peccato è infinito, in quanto è un offesa ad un Dio infinito. Nessuno potrebbe espiare “da solo” i suoi peccati.
Solo attraverso l’azione salvifica di Gesù Cristo i peccati possono essere perdonati, e solo dopo che lo Spirito Santo è sceso su di lui (Vangelo di Matteo 3, 16-17).
Pertanto Dio perdona i peccati non “da fuori”, ma pagando lui stesso. L’amore e la misericordia fanno parte della sua essenza. Solo con la meravigliosa Trinità si spiega l’amore infinito del Creatore. Dio non ha giudicato dall’alto i peccati e non ha delegato ad una sua “creatura”, la sofferenza sulla Croce.
Dio stesso era sulla croce, perché amava talmente l’uomo che si è sacrificato per lui espiando tutti i suoi peccati, e salvando così tutti coloro che credono in lui.


Note:
1-Jean Carmignac, Nascita dei Vangeli sinottici, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 1986.
2-Textus Receptus
3-Cf. Moss, p.573-574
4- Altri riferimenti al credo trinitario si trovano nelle seguenti opere della patristica: "Martirio di Policarpo" (XXII, 1-3), Lettera agli Smirnesi di Ignazio di Antiochia (saluto iniziale), Apologia Prima di Giustino XIII, 3, Dialogo con Trifone XXII, 3.
Documento inserito il: 06/11/2015

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