AVVISO: Questo sito utilizza cookie di profilazione di terze parti per fornirti servizi in linea con le tue preferenze. Confermando questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante, acconsenti all'uso dei cookie, altrimenti visualizza l'informativa estesa privacy-policy.aspx
>> Storia Antica > Nel Mondo

La concezione biblica della storia

Prof. Giovanni Pellegrino


In questo articolo prenderemo in considerazione i principali elementi della concezione biblica della storia.
Dobbiamo mettere in evidenza che il paganesimo precristiano calcolava il tempo storico da un inizio.
Le sue storie cominciavano solitamente con un evento politico decisivo (ad esempio come la fondazione di Roma) come base duratura degli eventi successivi, anche gli ebrei calcolano il tempo storico partendo da un principio, la creazione del mondo in vista di un "Escaton".
Invece ciò che caratterizza il modo Cristiano di calcolare il tempo è determinato in funzione di un evento centrale che ebbe luogo quando il tempo era già iniziato (la nascita di Gesù).
In funzione di questo avvenimento centrale il tempo viene calcolato tanto in avanti quanto indietro.
Gli anni della storia avanti Cristo decrescono progressivamente, mentre quelli dopo Cristo aumentano progressivamente.
Entro questo schema temporale, lineare ma bipartito, la concezione biblica della storia si esplica come una storia della salvezza che ha il suo centro in Cristo.
Nell'attuazione di questo progetto divino ogni cosa è da e per Dio attraverso Gesù Cristo.
Il principio teologico che determina l'interpretazione biblica della storia è il peccato dell’uomo contro la volontà Dio e la volontà divina di redimere la sua creatura caduta.
In questa prospettiva teologica lo schema fondamentale della storia è un movimento progressivo dall'alienazione alla riconciliazione.
I peccati dell'uomo e l'intenzione redentrice di Dio essi soltanto richiedono e giustificano il processo storico.
Senza il peccato originale e la redenzione finale il tempo storico sarebbe inutile secondo la concezione biblica della storia.
La convinzione cristiana che il significato della storia prima e dopo Cristo risiede interamente ed unicamente sull'apparizione storica di Gesù Cristo è così singolare e radicale che non può fare a meno di scandalizzare la coscienza storica degli uomini non cristiani del passato e del presente.
Per un filosofo antico come Celso essa è ridicolmente pretenziosa perché attribuisce importanza cosmica a un insignificante gruppo di ebrei e di cristiani. Per un filosofo moderno come Voltaire essa è altrettanto ridicola perché astrae una storia particolare della salvezza dalla storia secolare e universale della civiltà.
Sia Celso che Voltaire considerano uno Scandalon la concezione biblica di una storia della salvezza.
Infatti, la concezione biblica della storia ha un senso solo in funzione dell’accettazione del fatto che Gesù sia il Cristo ovvero se si accetta la dottrina dell'incarnazione di Dio.
Visti alla luce della fede gli eventi secolari prima e dopo Cristo non costituiscono una successione continua di avvenimenti significativi ma soltanto la cornice esterna della storia della salvezza.
La loro importanza o irrilevanza può essere giudicata soltanto in funzione di un loro possibile significato per il giudizio e per la redenzione.
L'interesse storico dell'Antico e Nuovo Testamento ha perciò un limite ben definito: esso si concentra sulle poche persone e sui pochi eventi che la provvidenza mette in relazione con la storia della salvezza.
Malgrado questa differenza tra la storia religiosa e profana tanto i teologi quanto gli storici secolari hanno tentato ripetutamente di assimilare ciò che è estraneo al loro orizzonte.
Dal punto di vista della fede si può dire nel migliore dei casi che la storia della salvezza include tutte le altre storie poiché la storia del mondo ha origine dal peccato originale.
Appare evidente che la concezione biblica della storia e del tempo non è oggetto possibile di impostazioni teoriche ma un atto di fede.
Soltanto attraverso la fede si può sapere che il più remoto passato e il più lontano futuro convergono in Gesù Cristo come Redentore dell' umanità.
Tuttavia, appare evidente che per la ragione naturale di uno storico non cristiano è impossibile ammettere che la nostra salvezza eterna e la redenzione di tutto il creato dipendono da un avvenimento che si è verificato accidentalmente in Palestina 2000 anni or sono.
Dal punto di vista non cristiano la storia di Israele e quella della Chiesa Cristiana sono eventi come tanti altri, compresi in un determinato periodo della storia del mondo e non già fasi della storia della salvezza.
Per i cristiani la storia particolare di Gesù Cristo è nello stesso tempo la storia universale della salvezza.
Per un credente il carattere rivelativo della storia della salvezza non è un aspetto manifesto della storia profana ma la luce trascendente che splende nell'oscurità dei propositi umani.
In pratica possiamo dire che seguire la via della storia della salvezza significa evitare le strade maestre dei grandi avvenimenti siano essi gloriosi o comuni.
Mentre nella prospettiva della storia del mondo non cristiana Gesù Cristo è il fondatore di una nuova religione visto con gli occhi della fede cristiana egli è il Kurios Cristos ovvero il Signore di ogni divenire.
Mentre i signori della storia secolare sono gli Alessandri, i Cesari, i Napoleoni, Gesù Cristo è il Signore del Regno di Dio e lo è indirettamente della storia secolare solamente in quanto stessa ha un riferimento al giudizio e alla redenzione.
Le storie particolari del mondo appartengono solo indirettamente all'esclusiva universale storia della salvezza. Soltanto come sostrato e come strumenti di un disegno divino i regni gli individui storici entrano nell'Antico e nel Nuovo Testamento, nell'orizzonte della concezione biblica della storia.
Dietro ai personaggi e agli avvenimenti visibili potenze misteriose operano come forze originarie.
Da Cristo in poi queste forze sono state assoggettate e spezzate ma nonostante ciò sono ancora potenti e attive.
Secondo la concezione biblica della storia l’età che va dalla resurrezione di Cristo alla sua riapparizione è irrevocabilmente ultima.
Tuttavia, il compimento definitivo e la piena attuazione del regno di Dio sulla terra si avrà solamente con la Parusia ovvero la seconda venuta di Gesù Cristo.
Dobbiamo dire che come messaggio escatologico del regno di Dio la teologia del Nuovo Testamento è sostanzialmente indifferente alla storia politica di questo mondo.
Infatti, neppure il conflitto con il paganesimo caratterizza la posizione del Nuovo Testamento che è acritica ed entusiastica perché il cristianesimo primitivo non si era ancora inserito nella storia di questo mondo.
L'unico antagonismo non accidentale ma essenziale per il messaggio del Nuovo Testamento è quello contro l’avvenirismo ebraico che aspetta ancora il Messia nel futuro e contro i calcoli apocalittici della fine del mondo fatti tanto dagli ebrei quanto dai cristiani.
Dobbiamo dire che in confronto alla stupefacente perseveranza dell'attesa giudaica che rimane una religione dello sperare e dell'aspettare la speranza cristiana è più razionale poiché si basa sulla fede in un fatto già accaduto.
I cristiani della prima generazione credettero alla vittoria escatologica e alla futura rivelazione del regno di Dio perché erano certi della presenza nascosta del regno di Cristo.
La comprensione teologica della storia della umanità del cristianesimo non può essere tradotta in termini di storia secolare nè può essere elaborata filosoficamente.
Infatti, le istituzioni e i rivolgimenti della storia secolare sono effimeri dinanzi alla realtà ultima della speranza e dell'attesa cristiana.
Di conseguenza nessun progresso terreno può approssimarsi alfine cristiano poiché esso è la redenzione dal peccato e dalla morte ai quali la storia del mondo rimane soggetta.
Infatti, la storia in tutti i tempi è una storia di azioni e di sofferenze , di prepotenze e di umiliazioni.
Di conseguenza la storia secolare è la scena di una vita intensissima che lascia dietro di se sempre nuove rovine.
Concludiamo tale articolo mettendo in evidenza che è terribile pensare benché sia nello spirito del Nuovo Testamento, che questo ripetersi di agire e di patire in ogni tempo è necessario per portare a compimento la Passione di Cristo e di instaurare il definitivo regno di Dio sulla terra.


Nell'immagine: busto del filosofo Celso.
Documento inserito il: 08/10/2021
  • TAG: storia, bibbia, antico testamento, nuovo testamento, gesù cristo, celso, voltaire

Articoli correlati a Nel Mondo


Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione e sviluppo: Andrea Gerolla

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2016 )
privacy-policy