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Commento all’apparizione di Gesù ai sette discepoli sul lago di Galilea [ di Yuri Leveratto ]

L’apparizione di Gesù ai sette discepoli sul lago di Tiberiade, in Galilea, è particolarmente ricca di significati simbolici e allegorici. E’ raccontata nel capitolo ventunesimo del Vangelo secondo Giovanni. Innanzitutto vediamo il primo e il secondo verso:

Dopo queste cose, Gesù si fece vedere di nuovo dai discepoli presso il mare di Tiberiade; e si fece vedere in questa maniera. Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele da Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e due altri dei suoi discepoli erano insieme.

Notiamo che vi erano sette discepoli di Gesù: Pietro, Tommaso, Natanaele (detto Bartolomeo nei Vangeli sinottici), i figli di Zebedeo (Giovanni e Giacomo il Maggiore) e altri due discepoli.
Notiamo innanzitutto una cosa: l’autore del capitolo ventunesimo, che potrebbe essere stato Giovanni Apostolo o un redattore facente parte della “scuola giovannea”, non scrive il nome di “Giovanni”, quando indica i presenti all’apparizione, ma scrive “i figli di Zebedeo”, (quindi Giovanni e Giacomo il Maggiore). Questo particolare è importante perché indica l’estrema umiltà e riservatezza di Giovanni, che non voleva essere nominato in modo diretto.
In secondo luogo notiamo che i discepoli sono sette, numero perfetto nella concezione biblica. Ma i sette diventano otto con Gesù. L’otto infatti è il numero sublime, che va oltre la perfezione, è il numero di Dio. Gesù è infatti risorto il giorno seguente al settimo giorno della settimana, la domenica. Questo giorno che come sappiamo è il primo della settimana, può essere considerato anche come “l’ottavo giorno della settimana”, il giorno del Signore.
L’apparizione di Gesù a sette discepoli, risulta essere rivolta quindi ad una cerchia ancora più ristretta dei suoi seguaci diretti, non gli undici, ma solo “sette”, che sono pronti a ricevere l’insegnamento che Gesù impartirà loro. Cerchiamo di analizzare il perché Gesù apparve proprio a quei discepoli.
Innanzitutto Simone, detto Pietro, la “roccia”, in aramaico “Cefa”. Una persona dal temperamento forte che ha riconosciuto che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente (Vangelo di Matteo 16, 16). Pietro ha però rinnegato tre volte Gesù e ha così mostrato la debolezza della sua fede. Solo dopo il dialogo con Gesù, nella presente apparizione, ritroverà la piena fede.
Tommaso, non ha creduto al Gesù risorto finché non lo ha visto con i suoi occhi, quando lo ha poi riconosciuto come Signore e Dio. (Vangelo di Giovanni 20, 28)
Natanaele (Bartolomeo) è in realtà il primo dei discepoli di Gesù che lo riconosce come “Figlio di Dio e re d’Israele” (Vangelo di Giovanni 1, 49).
I figli di Zebedeo (Giovanni e Giacomo) sono sempre presenti, insieme a Pietro, nei momenti fondamentali della missione di Gesù. Per esempio, Gesù permette solo a Pietro, Giovanni e Giacomo di entrare con lui nella stanza dove giace la figlia di Giairo (Vangelo di Luca 8, 51), che poi sarà risuscitata. Pietro, Giovanni e Giacomo sono presenti alla Trasfigurazione di Gesù (Vangelo di Matteo, cap. 17). Pietro, Giovanni e Giacomo assistono da vicino all’angoscia di Gesù, nel Gestemanì. (Vangelo di Matteo 26, 37)

Vediamo ora il terzo verso:

Simon Pietro disse loro: «Io vado a pescare». Essi gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Così uscirono e salirono subito sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Pietro afferma di andare a pescare e gli altri vogliono seguirlo. Ma sappiamo che Pietro è stato trasformato da Gesù “pescatore di uomini”. Quindi questa pesca può essere vista come l’allegoria di una opera di evangelizzazione. E’ come se Pietro volesse diffondere il Vangelo, volesse “pescare uomini”, ma il suo compito è difficile.
Notiamo però che i sette discepoli di Gesù non riuscirono a pescare nulla. Cosa significa?
La notte è un simbolo di oscurità spirituale. I discepoli di Gesù, pur avendo seguito il maestro e aver compreso quindi i suoi insegnamenti e pur avendolo già visto risorto (nell’apparizione ai dieci e poi agli undici a Gerusalemme), non riescono a fare il necessario “salto nella fede”.
Il fatto che non riescano a pescare nulla, può essere visto come un’allegoria, nel senso che non riescono ad avvicinare nessuno a Dio, non sono capaci di diffondere la fede in Dio attraverso Cristo e non sono capaci di diffondere efficacemente il Vangelo. Non ne sono capaci perché non vivono “in Cristo”, ma si basano sulle proprie forze. In altre parole, non “camminano nello Spirito”. (A tale proposito vedere la Lettera ai Galati 5, 16).

Vediamo ora il quarto verso:

Al mattino presto, Gesù si presentò sulla riva; i discepoli tuttavia non si resero conto che era Gesù.

Proprio sul far del giorno, quindi all’alba, Gesù era sulla riva. Anche questo è un fatto che può essere visto allegoricamente. La luce del sole penetra l’oscurità, quindi infonde luce. La notte è vinta, ora è giorno. Se il sole è Dio, la luce del sole, della stessa essenza del sole, è Gesù, che giunge fino a noi, con l’Incarnazione. Senza i raggi solari la luce non potrebbe infatti giungere sino a noi. Senza Gesù la volontà del Padre non sarebbe stata svelata. E’ Gesù che ha svelato il Padre. E’ Gesù che ha vinto l’oscurità. Allo stesso modo il calore dei raggi del sole è lo Spirito Santo. Ecco quindi che il sole, i raggi di luce del sole, e il calore dei raggi di sole possono essere visti come un’allegoria della Trinità.
Ma i discepoli, in un primo tempo non lo riconobbero.

Vediamo il quinto verso:

E Gesù disse loro: «Figlioli, avete qualcosa da mangiare?». Essi gli risposero: «No!».

In questa frase Gesù si rivolge ai suoi discepoli sapendo che loro non lo hanno riconosciuto. Vuole provare la loro buona volontà, la loro bontà. Chiede loro qualcosa da mangiare. Ma loro, in modo molto secco, risposero: “no”. Quindi i discepoli di Gesù non sono in grado di parlare in modo gentile a uno sconosciuto. Avrebbero potuto dirgli. “Aspetta, forse possiamo cercare qualcosa da darti da mangiare”, ma risposero: “no”.

Vediamo il sesto verso:

Ed egli disse loro: «Gettate la rete dal lato destro della barca e ne troverete». Essi dunque la gettarono e non potevano più tirarla su per la quantità di pesci.

Qui Gesù dice loro di gettare la rete dalla parte destra della barca. Questa frase è un’allegoria che significa che solo cambiando il nostro paradigma, potremo riuscire a seguire Gesù. Gettare la rete dove normalmente si getta, ossia dalla parte sinistra, significa uniformarsi al mondo, essere conformisti, seguire le masse, applicare la regola d’oro passiva (non biblica) “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Gettare la rete dal lato destro invece significa essere anticonformisti, applicare la regola d’oro attiva biblica: “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”.
Solo con un cambio di paradigma totale, che implica una rinascita spirituale, potremo mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù e quindi dare dei frutti. In questo modo non solo il credente farà del bene, ma attirerà altri a Cristo. Solo con un cambio di paradigma nella sua vita. E infatti quando i discepoli attuano il “cambio”, cioè gettano la rete dal lato opposto di dove normalmente si getta, pescarono molti pesci. Una volta attuato il cambio di paradigma, il credente ottiene molti frutti, riesce a divulgare il Vangelo ad altri, riesce a far fruttificare i propri talenti, riesce ad attrarre persone a Cristo.
Questa seconda pesca miracolosa quindi, se vista in chiave allegorica, significa che solo con l’insegnamento di Gesù (il cambio di paradigma), vi saranno frutti reali.

Vediamo il settimo verso:

Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore». Simon Pietro, udito che era il Signore, si cinse con la veste (perché era nudo) e si gettò in mare.

Il discepolo che Gesù amava è Giovanni. (Vangelo di Giovanni 19, 26; 20, 2). Quindi Giovanni riconosce per primo Gesù, e gli da il titolo di “Signore” (Kyrios, quindi lo associa a Dio). Pietro indossò la veste e si gettò in mare. Siccome Pietro non era completamente vestito, in quanto stava pescando e voleva essere libero nei suoi movimenti, decise di vestirsi e si gettò in mare. Perché si vestì prima di gettarsi in mare? Perché non poteva presentarsi al cospetto del Signore semi-nudo. Perché si gettò in mare? Perché avendo ancora sulla coscienza il peso di aver rinnegato il maestro per tre volte, voleva discolparsi, o forse intuiva che Gesù lo avrebbe redarguito e poi perdonato e voleva così ricevere il perdono.

Vediamo ora i versi ottavo e nono:

Gli altri discepoli invece andarono con la barca (non erano infatti molto lontani da terra, solo circa duecento cubiti), trascinando la rete piena di pesci. Come dunque furono scesi a terra, videro della brace con sopra del pesce e del pane.

Si nota che Gesù aveva preparato una brace con sopra dei pesci e del pane.
Il pesce è uno dei simboli del Cristianesimo antico. Sappiamo che la parola greca “Ichthis" (pesce), indica, anagrammata: Iesous Christos Theou Yios Soter, (ICTYS) che tradotto è: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore.
Il pane è il simbolo del corpo di Cristo che è stato offerto per la remissione dei peccati.
Anche la brace è simbolica. Nel Vangelo di Giovanni (18, 18), Pietro si scaldava presso una brace quando rinnegò il Signore. Quindi fu presso una brace che Pietro nega Gesù nell’oscurità di una notte tenebrosa. Presso una brace Pietro sarà perdonato da Gesù e sarà da lui redento, nella luce di un nuovo giorno.

Vediamo ora il decimo e l’undicesimo verso:

Vediamo ora il decimo e l’undicesimo verso: Vediamo ora il decimo e l’undicesimo verso:

Vediamo ora il decimo e l’undicesimo verso:

Gesù disse loro: «Portate qua dei pesci che avete presi ora». Simon Pietro risalì in barca e tirò a terra le rete, piena di centocinquantatré grossi pesci; e benché ve ne fossero tanti, la rete non si strappò.

Gesù chiede di vedere i pesci che sono stati pescati. E’ come se Gesù volesse rendersi conto se vi sono state delle conversioni, se l’agire dei discepoli ha dato dei frutti. Fu Pietro che trasse la rete a riva. Quindi, se vogliamo vedere anche qui un’allegoria, Pietro è il responsabile dell’opera di evangelizzazione, per diffondere la Buona Novella. Nella rete vi erano 153 grossi pesci. Cosa significa questo numero? Sono state proposte molte teorie, ma la più accreditata è questa: i pesci rappresentano le persone che, in seguito all’opera evangelizzatrice dei discepoli, hanno accettato Gesù come loro Signore e Salvatore. Quindi i pesci sono i “figli di Dio”. Sappiamo che in ebraico ogni lettera corrisponde a un numero. La frase “figli di Dio” si dice “Beni Ha Elohim”, e il suo valore numerico è uguale a 153: (Beth-2/Nun-50/Yud-10 Heh-5/Aleph-1/Lamed-30/Chet-5/Yud-10/Mem-40).
Quindi il numero 153 rappresenta i “figli di Dio”, ossia le persone che sono state “pescate” ossia evangelizzate, e che poi hanno accettato Gesù Cristo come loro Signore e Salvatore.
Cosa significa che “e benché ve ne fossero tanti, la rete non si strappò?”. La rete è un simbolo dell’appartenenza a Cristo. Quando una persona appartiene realmente a Cristo non potrà più abbandonarlo. Certo, commetterà degli errori e dei peccati, ma tornerà sempre a Cristo. Questo concetto è stato ribadito da Gesù in varie occasioni. Vediamone alcune:

Vangelo di Giovanni (6, 39):

È questa la volontà del Padre che mi ha mandato: che io non perda niente di tutto quello che egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno.

Vangelo di Giovanni (10, 27-30):

Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti; e nessuno le può rapire dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo uno».

Vangelo di Giovanni (18, 8-9):

Gesù rispose: «Vi ho detto che io sono; se dunque cercate me lasciate andare via costoro»; e ciò affinché si adempisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato».

Ciò significa che una volta che una persona accetta Cristo nel suo cuore, non può tornare indietro. I “figli di Dio” lo sono per sempre.

Vediamo ora i versi successivi: (12-14):

Gesù disse loro: «Venite a far colazione». Or nessuno dei discepoli ardiva chiedergli: «Chi sei?», sapendo che era il Signore. Allora Gesù venne, prese del pane e ne diede loro; e così pure del pesce. Ora questa fu la terza volta che Gesù si fece vedere dai suoi discepoli, dopo essere risuscitato dai morti.

Gesù ancora una volta chiama a sé i suoi discepoli, vuole dividere con loro la colazione, vuole essere “uno” con loro.

Vediamo ora i versi dal (15-17):

Dopo che ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giona, mi ami tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo Signore, tu lo sai che io ti amo». Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli chiese di nuovo una seconda volta: «Simone di Giona, mi ami tu?». Gli rispose: «Certo Signore, tu lo sai che io ti amo». Gesù gli disse: «Abbi cura delle mie pecore». Gli chiese per la terza volta: «Simone di Giona, mi ami tu?». Pietro si rattristò che per la terza volta gli avesse chiesto: «Mi ami tu?», e gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa, tu sai che io ti amo». Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore.

La triplice domanda di Gesù sembra essere un rimprovero per la triplice negazione che fece Pietro. Però Pietro questa volta si abbandona a Gesù e dice “Signore, tu sai ogni cosa, tu sai che io ti amo”. E’ come se Pietro non si basasse più su sé stesso, memore della sua avventatezza quando aveva detto che la sua fedeltà era maggiore di quella degli altri (Vangelo di Giovanni 13, 37). Ora si abbandona a Gesù, si rimette a lui, e per questo Gesù, delicatamente, lo perdona e lo invita a “pascere le sue pecore”, quindi lo invita ad occuparsi dei credenti. Stare a loro vicino, aiutarli.

Vediamo i versi successivi (18-19):

In verità, in verità ti dico che, quando eri giovane, ti cingevi da te e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà là dove tu non vorresti». Or disse questo per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo, gli disse: «Seguimi».

Con queste parole Gesù profetizza quello che sarebbe stato il martirio di Pietro.

Vediamo i versi successivi (20-23):

Or Pietro, voltatosi, vide che li seguiva il discepolo che Gesù amava, quello che durante la cena si era anche posato sul petto di Gesù e aveva chiesto: «Signore, chi è colui che ti tradisce?». Al vederlo, Pietro disse a Gesù: «Signore, e di costui che ne sarà?». Gesù gli rispose: «Se voglio che lui rimanga finché io venga, che te ne importa? Tu seguimi!». Si sparse allora la voce tra i fratelli che quel discepolo non sarebbe morto; ma Gesù non aveva detto a Pietro che egli non sarebbe morto, ma: «Se io voglio che lui rimanga finché io venga, che te ne importa?».

Qui ancora una volta Pietro dimostra il suo carattere. Vuole sapere cose che non gli è dato di sapere, vuole intromettersi in situazioni che non lo riguardano direttamente. Chiede quale sarà la sorte di Giovanni. Ma Gesù lo redarguisce e dice che Giovanni rimarrà fino al suo ritorno (possibilmente Gesù si riferisce a quando apparve in visione a Giovanni in modo da ispirare la scrittura dell’Apocalisse). Pertanto Gesù dichiara che Giovanni vivrà a lungo, ma non che non sarebbe morto. Giovanni infatti scrisse l’Apocalisse sul finire del I secolo, quindi circa settant’anni dopo l’apparizione di Gesù nel lago di Galilea.

Vediamo ora gli ultimi due versi (24-25):

Questo è il discepolo che rende testimonianza di queste cose e che ha scritto queste cose; e noi sappiamo che la sua testimonianza è verace. Or vi sono ancora molte altre cose che Gesù fece, che se fossero scritte ad una ad una, io penso che non basterebbe il mondo intero a contenere i libri che si potrebbero scrivere. Amen.

Con questi versi Giovanni si identifica come l’autore del quarto Vangelo. Il verbo “sappiamo” al plurale indica che la comunità giovannea diede testimonio della sua veridicità. Nell’ultimo verso si ribadisce che Gesù ha compiuto molte altre cose. I Vangeli infatti non avevano lo scopo di essere delle biografie complete della vita di Gesù, ma servivano a indicare il messaggio centrale del Messia: Lui è venuto per servire, per offrire se stesso in remissione dei peccati e per indicare la via da percorrere per coloro che credono in Lui.
Documento inserito il: 16/06/2018

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