Cookie Consent by Free Privacy Policy website Tutto storia, storia antica: L’eterna comunione del Logos con il Padre: analisi del secondo verso del Vangelo di Giovanni
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L’eterna comunione del Logos con il Padre: analisi del secondo verso del Vangelo di Giovanni [ di Yuri Leveratto ]

Il Vangelo di Giovanni, è composto da una parte iniziale di diciotto versi dove si descrive l’essenza stessa di Gesù Cristo. Nell’articolo precedente abbiamo analizzato il primo verso e siamo giunti alla conclusione che l’Apostolo Giovanni ha voluto comunicarci queste tre fondamentali verità:

In principio era il Verbo,

Significa che il Verbo, (ossia Gesù Cristo) è esistito da sempre, dall’eternità.

e il Verbo era presso Dio

Significa che il Verbo, (ossia Gesù Cristo), è stato da sempre in perfetta armonia e comunione con Dio Padre

e il Verbo era Dio.

Significa che il Verbo, (ossia Gesù Cristo), era ed è Dio da sempre, nella sua totale pienezza.
Ora analizziamo il secondo verso del Vangelo di Giovanni:

Egli era, in principio, presso Dio:

Vediamo la corrispondente pronuncia in greco:

Houtos ēn en archè pros ton Theon

Nel secondo verso Giovanni ribadisce alcuni concetti importanti che ha scritto nel primo verso.
La parola greca con la quale Giovanni comincia questo secondo verso è Houtos, che significa: “questi”, “questa persona”. Si riferisce al Verbo, al Logos eterno, di cui ha parlato nel primo verso, e utilizza un pronome dimostrativo. Houtos appare nel singolare maschile, quindi Giovanni ci vuol far notare che il Verbo è una persona, non è un entità astratta.
Il verbo che si utilizza è lo stesso en che si è usato nel primo verso. E’ l’imperfetto del verbo eimi, ossia “essere”.
L’espressione “nel principio” è esattamente la stessa che si utilizza nel primo verso “en archè”.
Giovanni sta ribadendo dunque che il Logos “era”, sin dal principio, quindi era ed è eterno. Ma l’eternità è una caratteristica che solo Dio può avere, in quanto è la Causa Prima. Tuttavia, Giovanni distingue ancora una volta tra Egli, il Verbo, e Dio, ossia Dio Padre. Ovviamente, anche se il Verbo (Gesù Cristo), viene descritto con una personalità diversa da quella del Padre, non significa che Egli sia meno eterno, meno infinito e meno “Dio” del Padre.
In seguito Giovanni utilizza ancora le parole usate nel primo verso: pros ton Theon, tradotte all’italiano “presso Dio”.
In greco pros indica una relazione attiva e uguale tra le due parti. Quindi Giovanni non ci vuol indicare che Dio Padre sia superiore al Verbo, ma vuol indicare un rapporto di comunione eterna e paritaria.
Per noi questo concetto è incomprensibile, in quanto le nostre menti finite e limitate non possono cogliere appieno l’essenza di Dio nelle sue tre persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo (di cui si parlerà in altre parti del quarto Vangelo e del Nuovo Testamento). Proprio per questo è stato necessario che il Verbo si facesse carne (Vangelo di Giovanni 1, 14), e venisse tra di noi, non solo per salvarci dal peccato, ma anche per rivelarci la splendente Trinità.


Bibliografia:
Spiros Zodhiates, Cristo era Dio?

Nell'immagine, particolare del Codice Vaticano, inizio del Vangelo di Giovanni.
Documento inserito il: 09/07/2016

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