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Il dibattito sul 'Gesù storico'. Dalla 'No Quest' alla 'New Quest' [ di Michele Strazza ]

Ci siamo già occupati del dibattito culturale intorno alla c.d. «ricerca sul Gesù storico» (Leben-Jesu Forschung), inaugurata nel Settecento da Hermann Samuel Reimarus (1694-1768), pastore luterano e professore di lingue orientali ad Amburgo. Tale questione, conosciuta anche con l’espressione «Old Quest», si proponeva di ricorrere alle discipline della critica e della storia per avvicinarsi alla figura originale del Gesù terreno.
Dopo alterne vicende e interventi di importanti studiosi, come Heinrich Eberhard Gottlob Paulus (1761-1851) e David Friedrich Strauss (1808-1874), nel 1892, il protestante tedesco Martin Kähler (1835-1912) pubblicò un libro intitolato Der soggenannte historische Jesus und der geschichtliche, biblische Christus («Il cosiddetto Gesù storico e l’autentico Cristo biblico») nel quale distingueva fra il Gesù della storia (l’historische Jesus) ed il Cristo della Bibbia (geschichtlich Christus), negando la realtà del primo.
Secondo Kähler il Gesù storico era solo conseguenza della confusione creata dalle vite di Gesù redatte dai liberali, dai razionalisti e dai seguaci di Strauss. L’unico Gesù ad avere un senso per la fede era, invece, quello della predicazione apostolica. Di qui il ritenere i Vangeli non una documentazione per il Gesù storico ma «una professione di fede nella messianicità del crocifisso».
Per questo studioso possiamo saper ben poco del Gesù storico sotto il profilo scientifico. Anche se vi è sicuramente un minimo di verità, ciò che conta per noi è la rivelazione che ne fa la fede.
Per Kähler, dunque, quello autentico è solo il Cristo narrato dai Vangeli, espressione della fede. Il Gesù della storia, invece, appare irrilevante per la fede. Poiché per quest’ultima non hanno importanza i fatti storici, oggetto della ricerca precedente, bensì l'interpretazione di questi alla luce della stessa fede, ne consegue che scrivere una vita di Gesù, non solo è impossibile ma è del tutto irrilevante per i credenti.
I Gesù delle «Vite di Gesù» – scriveva Kähler - costituivano una «sottospecie moderna dei prodotti dell'arte inventiva umana». «Il Cristo reale, cioè il Cristo efficace», quello che ha attraversato la storia dei popoli, «col quale milioni di uomini hanno intrattenuto un rapporto di fede filiale» è solo «il Cristo predicato», cioè quello della fede.
Kähler introduceva, in tal modo, quella che sarebbe poi stata la fase successiva della ricerca sul Gesù storico, la cosiddetta «No Quest» (nessuna ricerca).
Nel 1906 A. Schweitzer (1875-1965) , medico, teologo, musicista e missionario luterano tedesco, nonché Premio Nobel per la pace del 1952, pubblicava la sua opera Von Reimarus zu Wrede («Da Reimarus a Wrede»), poi ristampata, nel 1913, con il titolo Geschichte der Leben-Jesu-Forschung («Storia della ricerca sulla vita di Gesù»).
In essa egli riaffermò l'impossibilità della ricerca sul Gesù della storia, in quanto nei Vangeli non vi erano sufficienti informazioni biografiche. Dopo aver sostenuto che Cristo veniva interpretato pregiudizialmente secondo il pensiero dei diversi autori e il clima delle varie epoche, collocò Gesù all’interno del movimento apocalittico ebraico, considerandolo un profeta apocalittico che andò a Gerusalemme per trovarvi la morte, accelerando, in tal modo, la venuta del Regno di Dio.
Con Schweitzer si concludeva inesorabilmente quella che era stata la ricerca del Gesù storico, scrivendone la vita, attraverso i materiali evangelici (c.d. Old Quest). Così egli mise la parola fine agli sforzi della critica liberale:
Alla ricerca sulla vita di Gesù è successa una cosa curiosa. Nacque con lo spirito di trovare il Gesù storico e credette di poterlo restituire al nostro tempo com'era stato: cioè come maestro e salvatore. Sciolse i lacci che da secoli lo tenevano prigioniero nella rocca della dottrina della Chiesa, e si rallegrò nel vedere che la sua figura riacquistava movimento e vita mentre sembrava che il Gesù storico si stesse avvicinando. Però questo Gesù non si è fermato, è passato oltre la nostra epoca per tornare alla sua... Si è perduto nelle ombre dell'antichità, e oggi Gesù ci appare così come si presentò sul lago a quegli uomini che non sapevano chi era: come lo Sconosciuto e Innominato che dice: "Seguimi".
A dare il colpo decisivo alla pretesa razionalista di ricostruire il Gesù storico, e a consolidare l’impostazione della «No Quest», fu sicuramente, Rudolf Bultmann (1884-1976). Nelle sue opere fondamentali, Die Geschichte der synoptischen Tradition («Storia della tradizione sinottica») del 1921 e Jesus del 1926, arrivò alla conclusione che la ricerca storica sui Vangeli era, in realtà, una ricerca impossibile, illegittima e non necessaria.
Secondo Bultmann, dunque, la ricostruzione del Gesù storico è, di fatto, impossibile. I Vangeli, infatti, non sono il prodotto di testimonianze dirette ma un resoconto posteriore, realizzatosi dopo una lunga gestazione collettiva all’interno della comunità dei primi cristiani, il cui unico intento non era quello di documentare fatti e avvenimenti, ma di dare testimonianza, in vista dell’evangelizzazione, del messaggio di Gesù. Non una storia, dunque, che ci informa sulla vita di Gesù, ma solo un kérygma, cioè l'annuncio di una professione di fede.
Così scriveva in Jesus:
Io sono indubbiamente del parere che noi non possiamo sapere più nulla della vita e della personalità di Gesù, poiché le fonti cristiane non si sono interessate al riguardo se non in modo molto frammentario e con taglio leggendario, e perché non esistono altre fonti su Gesù.
Ma la ricostruzione del Gesù storico, oltre che impossibile, sarebbe anche «illegittima», cioè «teologicamente inaccettabile». Si chiede, infatti, Bultmann, se i Vangeli sono «parola di Dio», non si può chiedere a Dio le garanzie di credibilità della sua parola. Del resto, la fede non ha affatto bisogno di prove offerte dalla ragione umana. Inoltre, tale ricerca storica sarebbe anche del tutto inutile poiché al credente basta la conoscenza soltanto del fatto che il Cristo è il Signore e salvatore.
Sulla scia della tradizione luterana Bultmann, insomma, riafferma il principio della «sola fide», non essendo necessaria alcuna indagine sul Gesù terreno. I singoli accadimenti della vita di Gesù non sono, dunque, importanti ai fini della ricerca storica, ma per il loro significato teologico.
Ma la posizione di Bultmann, negando la possibilità di ogni ricerca razionale, era destinata ad essere criticata dai suoi stessi allievi.
In particolare fu Ernst Käsemann (1906–1998) che, in una conferenza tenuta il 20 ottobre 1953 a Marburgo, e pubblicata con il titolo Das Problem des historischen Jesus («Il problema del Gesù storico»), affermò chiaramente che non si poteva, sic et simpliciter, eliminare ogni tensione dialettica fra la Storia e la Fede. Invece dell'aut-aut di Bultmann tra Gesù della fede e Gesù della storia, egli proponeva un et-et, cioè una riconciliazione tra storia e fede. In fondo – sosteneva Käsemann - il Cristo della fede e quello della storia erano una sola e identica persona.
Affermare l’inconciliabilità tra il Cristo della fede e il Gesù della storia non faceva altro che trasformare Cristo in un mito, senza alcun referente storico. Così, infatti, scriveva:
non è possibile comprendere il Gesù terreno, se non a partire dalla Pasqua [...] ma neppure si può capire adeguatamente il significato della Pasqua, se si prescinde dal Gesù terreno.
La rivelazione, per Käsemann, invade la storia, occupa un posto rilevante al suo interno. Il Gesù storico è parte della fede cristiana, perché il Gesù realmente vissuto e quello della predicazione evangelica sono la stessa persona. Di qui la conclusione che la ricerca del Gesù della storia è teologicamente possibile e lecita, in quanto lo stesso vangelo ha in sé molti elementi storici. Di qui, soprattutto, l’impegno a verificare la continuità tra la predicazione di Gesù e quella degli apostoli perché «dall'oscurità della storia di Gesù fioriscono certi tratti caratteristici della sua predicazione, riscontrabili con relativa esattezza, associati dal cristianesimo al suo stesso messaggio».
Con Käsemann si apre una nuova fase nella ricerca del Gesù storico, passando dalla «No Quest» alla «New Quest». Suoi esponenti principali furono teologi come G. Bornkamm, H. Conzelmann, J. Jeremias, J. A. Robinson e H. Braun.

Nell'immagine il teologo evangelico tedesco Rudolf Bultmann.


Per saperne di più
Bultmann R., Die Geschichte der synoptischen Tradition , Gottinga, 1921;
Bultmann R., Jesus, Tubinga, 1926, trad. It. Gesù, Brescia, Queriniana, 1972;
Kähler M., Der sogenannte historiche Jesus und der geschichtliche, biblische Christus, trad. it. Il cosiddetto Gesù storico e l’autentico Cristo biblico, Napoli, D’Auria, 1993;
Käsemann E., Das Problem des historischen Jesu, in “Zeitschrift für Theologie und Kirche”, 51, (1954);
E. Käsemann, Ensayos exegeticos, Salamanca, Sígueme, 1978;
Käsemann E., Saggi esegetici , Casale Monferrato, Marietti, 1985;
Lambiasi F., La storicità dei Vangeli. Rileggendo Bultmann, in "Rivista del Clero italiano" 70 (1989);
Schweitzer A., Von Reimarus zu Wrede. Eine Geschichte der Leben-Jesu-Forschung, Tübingen, Mohr, 1906, trad. it. Storia della ricerca sulla vita di Gesù, Brescia, Paideia, 1986;
Strazza M., Hermann Samuel Reimarus e la questione del Gesù storico, in “Tuttostoria”, 19 novembre 2015;
Documento inserito il: 04/01/2016
  • TAG: gesù cristo, gesù storico, no quest, new quest, rudolf bultmann, hermann samuel reimarus

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