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'Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l'intelligenza degli intelligenti' [ di Yuri Leveratto ]

Con le celebri parole riportate nel titolo, Paolo di Tarso voleva indicare che tutta la sapienza di questo mondo non è sufficiente per cogliere il sottile disegno divino. Vediamo il passaggio corrispondente, nella Prima Lettera ai Corinzi (1, 17-19):

Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo. La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti: Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l'intelligenza degli intelligenti. Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo?

Scrivendo queste parole possibilmente Paolo di Tarso si è riferito a questo brano di Isaia, (29, 14):

perciò, ecco, io continuerò a fare meraviglie in mezzo a questo popolo, sì, meraviglie e prodigi; la sapienza dei suoi savi perirà e l'intelligenza dei suoi intelligenti scomparirà».

E’ pertanto la persona mite e umile, e non il sapiente di questo mondo, che coglie appieno il meraviglioso disegno divino. Inoltre Paolo di Tarso scrive, nella Prima Lettera ai Corinzi (2, 6-8):

Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.

In questi passaggi Paolo ribadisce che la sapienza divina non è la “sapienza di questo mondo”, ma è un qualcosa di sottile, riservato agli umili, non ai dominatori di questo mondo. Ma il concetto che la verità e quindi la vera sapienza divina, viene rivelata ai piccoli, agli umili, e non ai dominatori di questo mondo, era stato sviluppato inizialmente da Gesù. Vediamo il passaggio corrispondente, Vangelo di Matteo (11, 25-20):

Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.
Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».


Per conoscere Dio bisogna essere disposti ad umiliarsi davanti a lui, in modo da essere pronti a ricevere la sua rivelazione. I sapienti e i dotti di questo mondo sono troppo abbagliati dalla loro luce, dal loro desiderio di autocompiacimento per poter accettare la rivelazione divina, il mistero dell’Incarnazione, di Dio che si fa uomo per venire a salvare gli uomini e indicare loro la via verso il Padre. Poi Gesù accenna alla perfetta conoscenza che il Padre ha del Figlio e il Figlio ha del Padre, in quanto essi sono in comunione fin dall’eternità del passato (come si evince anche dal Vangelo di Giovanni 1, 1-2).
Il mistero divino viene negato da molti dotti e sapienti di questo mondo, i quali sostengono che Dio non sarebbe necessario, in quanto l’universo e la vita si sarebbero creati da soli senza necessità di un disegno divino.
Dio ha distrutto questa sapienza “apparente”, rivelandosi proprio attraverso Gesù Cristo che viene flagellato, disprezzato e infine ucciso sulla croce.
Inoltre dopo la missione di Gesù sulla terra, il suo messaggio salvifico viene divulgato non da dotti e sapienti, ma attraverso la predicazione di uomini umili, i suoi seguaci.
Per i dotti e sapienti di “questo mondo”, la rivelazione di Dio, che si è incarnato nella persona umile di Gesù Cristo, ha espiato tutti i peccati dell’umanità su una croce ed è poi risorto, è una follia, un’assurdità.
Ma per coloro che sono sulla via della salvezza questa predicazione è accolta con fiducia, con pacatezza, con rispetto e timore. In pratica chi ascolta il Vangelo con animo aperto, è già sulla via per accoglierlo, ma chi si chiude in se stesso e considera pazzia la rivelazione di Dio, si basa proprio sulla sapienza di questo mondo, che però si rivelerà inutile per la salvezza della sua anima.
Gli apostoli non proponevano filosofie astruse, ma annunciavano il risorto. Chi voleva accettare questo messaggio doveva umiliarsi davanti a Dio, pentirsi dei propri peccati e credere nel sacrificio di Gesù Cristo.
Per la maggioranza dei dotti e sapienti questo era impossibile, perché essi con difficoltà si piegano alla vera umiltà, in quanto sono dominati dall’orgoglio. Ma il progetto di Dio passa attraverso gli umili: la rivelazione del Vangelo sarà divulgata dai piccoli, dagli umili, dai puri di cuore.
Documento inserito il: 28/03/2018

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