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La doppia natura di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo [ di Yuri Leveratto ]

In Gesù Cristo, ossia il Verbo che si fece carne (Vangelo di Giovanni 1, 14), coesistono due nature, la divina e la umana, in un’unica persona. Gesù Cristo è pertanto vero Dio e vero uomo.
Molte persone pensano che questo concetto sia un dogma imposto a partire dall’epoca costantiniana. Dallo studio delle profezie presenti nell’Antico Testamento e dei testi del Nuovo Testamento ci si rende conto invece, che la doppia natura di Gesù Cristo è un concetto insito nella Bibbia, che non è altro che la descrizione di colui che doveva venire nel mondo (Antico Testamento), e la storia reale di colui che è venuto nel mondo, Gesù Cristo, con lo scopo di “togliere il peccato del mondo” e salvare pertanto tutti gli esseri umani (Nuovo Testamento).
Alla nascita di Gesù Cristo, il Salvatore non apparve esclusivamente come Dio o come uomo, ma apparve come la unica combinazione di vero Dio e vero uomo. Dio (il Verbo), si manifestò nella carne.
Per comprendere appieno il concetto della doppia natura di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, si deve considerare che Dio avrebbe potuto venire sulla terra in piena potenza, ossia in forma pienamente divina. In questo caso avrebbe dimostrato la sua forza infinita ma, non avendo potuto soffrire in forma umana, ossia esattamente come noi, anzi più di noi, in quanto fu flagellato e crocifisso in modo terribile, non avrebbe potuto pagare per i peccati dell’umanità intera, non avrebbe potuto espiare e quindi togliere, il peccato del mondo. Questa è la vera ragione del fatto che Gesù Cristo venne anche in forma pienamente umana, in quanto solo con un corpo umano, ha potuto soffrire, provare emozioni, piangere, provare compassione, sentire dolore e in definitiva pagare per tutti i nostri peccati.
Vediamo subito un passaggio di Zaccaria (13, 7):

Insorgi, spada, contro il mio pastore,
contro colui che è mio compagno.
Oracolo del Signore degli eserciti.
Percuoti il pastore e sia disperso il gregge,
allora volgerò la mia mano sui piccoli.


Il pastore è il Messia, compagno del Padre. Dopo la crocifissione del pastore, il gregge sarà disperso, (distruzione di Gerusalemme), e allora il Padre si rivolgerà ai piccoli, agli umili di spirito.

Quando il Verbo si fece carne, la seconda persona della Trinità non era più spirito, ma carne. Vediamo un passaggio che si riferisce ai quaranta giorni passati da Gesù sulla terra, dopo la Risurrezione (Vangelo di Luca 24, 39):

Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho.

Il miracolo dell’incarnazione, pertanto, è stata la trasformazione del Verbo, dalla forma di Dio alla forma di servo (Lettera ai Filippesi 2, 3-11). Dal momento del suo sacro concepimento per opera dello Spirito Santo le sue due nature hanno convissuto in lui. Come uomo ha presenziato gentilmente alle nozze di Cana, ma come Dio ha trasformato l’acqua in vino, come uomo aveva necessità di dormire, ma come Dio ha calmato le acque durante la tempesta, come uomo ha sofferto per la morte del suo amico Lazzaro, ma come Dio lo ha resuscitato.


Analizziamo ora in modo dettagliato alcune profezie bibliche dove si sancisce la doppia natura, divina e umana, di Gesù Cristo:

Salmi (2, 7):
Dichiarerò il decreto dell'Eterno. Egli mi ha detto: Tu sei mio figlio, oggi io ti ho generato

Salmi (2, 12):
Sottomettetevi al Figlio, perché non si adiri e non periate per via, perché la sua ira può accendersi in un momento. Beati tutti coloro che si rifugiano in lui.

Salmi (45, 11):
e il re desidererà grandemente la tua bellezza; prostrati davanti a lui, perché egli è il tuo Signore.

Salmi (89, 27):
Lo costituirò pure mio primogenito, il più eccelso dei re della terra.

Salmi (110, 1):
L'Eterno dice al mio Signore: «Siedi alla mia destra finché io faccia dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi

Isaia (9, 6):
Grande sarà il suo potere
e la pace non avrà fine
sul trono di Davide e sul suo regno,
che egli viene a consolidare e rafforzare
con il diritto e la giustizia, ora e per sempre.
Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.


Isaia (25, 9):
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza,


Isaia (40, 10):
Ecco, il Signore, l'Eterno viene con potenza, e il suo braccio domina per lui. Ecco il suo premio è con lui e la sua ricompensa lo precede.

Compimento delle profezie:

Vangelo di Matteo (2, 2):
e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo»

Lettera ai Romani (8, 29):
Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli;

Lettera ai Colossesi (1, 15):
Egli è immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,


Vangelo di Giovanni (20, 28):
Rispose Tommaso e gli disse: “Signore mio e Dio mio!”

Vangelo di Matteo (13, 54): Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi?

Vangelo di Luca (24, 19): Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo;

Lettera a Tito (2, 10-13):
non rubino, ma dimostrino fedeltà assoluta, per fare onore in tutto alla dottrina di Dio, nostro salvatore. È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.

Apocalisse (18, 8):
Per questo, in un solo giorno,
verranno i suoi flagelli:
morte, lutto e fame.
Sarà bruciata dal fuoco,
perché potente Signore è Dio
che l’ha condannata».


Prima Lettera ai Corinzi (10, 30):
Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione

Vangelo di Giovanni (17, 24):
Padre, voglio che anche quelli che tu mi hai dato siano con me, dove sono io, affinché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato, poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.

Oltre a questi passaggi del Nuovo Testamento, che chiarificano la Divinità di Cristo, ci sono naturalmente i miracoli, che testimoniano il suo potere assoluto sulle forze della natura, sui demoni, sulle malattie e sulla morte.

Il titolo “Figlio di Dio”, tuttavia, non deriva dalla sua nascita soprannaturale, in quanto non è stato attraverso la nascita che questa relazione tra Padre e Figlio ha avuto inizio. Dio Figlio è stato il Figlio eterno di Dio da sempre, ossia dall’eternità. Quindi era il Figlio di Dio prima della nascita verginale da Maria.

Analizziamo anche un altro passo del Prologo del Vangelo di Giovanni (1, 14):

E il Verbo si fece carne e dimorò fra noi e abbiamo visto la sua gloria, gloria come di Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.

In questo passo si descrive che il Verbo si fece carne, ossia s’incarnò in una persona umana, (Gesù). Inoltre si spiega che il Figlio è Unigenito, cioè “unico e solo” (ossia non ve ne sono stati altri, e non ve ne saranno altri all’infuori di lui).

Ciò si spiega con il fatto che Cristo non è uno dei tanti “figli di Dio”, ma è l’unico e solo “Figlio di Dio”. Vediamo a tale proposito questo passaggio del Vangelo di Giovanni (1, 33-34):

Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Se il titolo “Figlio di Dio” esprime la sua coscienza di Dio, il titolo Figlio dell’uomo esprime la sua coscienza messianica.


Vediamo ora alcune profezie sul Figlio dell’uomo:

Isaia (53, 3-9):
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.


Numeri (23, 19):
Dio non è un uomo da potersi smentire,
non è un figlio dell'uomo da potersi pentire.
Forse Egli dice e poi non fa?
Promette una cosa che poi non adempie?


Ezechiele (2, 1):
Mi disse: «Figlio dell’uomo, alzati, ti voglio parlare».

Daniele (8, 15-17):
Mentre io, Daniele, consideravo la visione e cercavo di comprenderla, ecco davanti a me uno in piedi, dall’aspetto d’uomo; intesi la voce di un uomo, in mezzo all’Ulài, che gridava e diceva: «Gabriele, spiega a lui la visione». Egli venne dove io ero e quando giunse io ebbi paura e caddi con la faccia a terra. Egli mi disse: «Figlio dell’uomo, comprendi bene, questa visione riguarda il tempo della fine». Mentre egli parlava con me, caddi svenuto con la faccia a terra; ma egli mi toccò e mi fece alzare.

Daniele (7, 13 14):
Guardando ancora nelle visioni notturne,
ecco venire con le nubi del cielo
uno simile a un figlio d’uomo;
giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.
Gli furono dati potere, gloria e regno;
tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano:
il suo potere è un potere eterno,
che non finirà mai,
e il suo regno non sarà mai distrutto.


Compimento delle profezie:

Vangelo di Giovanni (8, 44):
Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna.

Vangelo di Matteo (27, 30 31):
Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.

Vangelo di Giovanni (17, 6-8):
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.

Il titolo “Figlio dell’uomo” è utilizzato da Gesù Cristo per descrivere se stesso, ma non è mai usato da un altra persona per riferirsi a lui. Viene citato 17 volte nel Vangelo di Matteo, 12 in quello di Marco, 21 in Luca e 11 in Giovanni. All’infuori dei Vangeli appare una volta negli Atti, una volta nella Lettera agli Ebrei e due volte nell’Apocalisse. In totale il titolo “Figlio dell’uomo” appare 65 volte nel Nuovo Testamento.

Ricordiamo che il capo dei sacerdoti non incriminò Gesù perché lui stesso si autodefinì Figlio dell’uomo, ma lo incriminò perché lui stesso si autodefinì “Figlio di Dio”. In realtà quando il capo dei sacerdoti gli chiese se lui stesso si considerava Figlio di Dio, Gesù rispose con la visione di Daniele (Matteo 23, 63-64). I giudei intesero, che il Figlio dell’uomo nella visione di Daniele non poteva essere altro che Divino. Per questo lo incriminarono.

Vediamo altre profezie sul concetto di umanità di Gesù:

Genesi (29, 14):
Allora Làbano gli disse: «Davvero tu sei mio osso e mia carne!». Così restò presso di lui per un mese.

II Samuele (5, 1):
Vennero allora tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne.

Salmi (89, 20):
Un tempo parlasti in visione ai tuoi fedeli, dicendo:
«Ho portato aiuto a un prode,
ho esaltato un eletto tra il mio popolo.

Zaccaria (6, 12-13):
Gli riferirai: Dice il Signore degli eserciti: Ecco un uomo che si chiama Germoglio: fiorirà dove si trova e ricostruirà il tempio del Signore. Sì, egli ricostruirà il tempio del Signore, egli riceverà la gloria, egli siederà da sovrano sul suo trono. Un sacerdote siederà sul suo trono e fra i due regnerà una pace perfetta.

Isaia (4, 2):
In quel giorno, il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria e il frutto della terra sarà a magnificenza e ornamento per i superstiti d’Israele.

Compimento delle profezie:

Luca (24, 39):
Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho»

Lettera agli Ebrei (13, 6):

Così possiamo dire con fiducia:
Il Signore è il mio aiuto, non avrò paura.
Che cosa può farmi l’uomo?


Vangelo di Matteo (23, 37):
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!

Vangelo di Giovanni (15, 1-5):
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

Vangelo di Matteo (11, 19):
È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

In pratica il piano divino era proprio quello di far si che il Verbo s’incarnasse in una persona umana, pienamente umana, che potesse caricare su di se tutto il dolore, tutta la tristezza propria dell’umanità. Solo un vero uomo poteva sperimentare le tentazioni, provando le limitazioni della carne. In questo modo Dio stesso ha potuto comprovare su di se in forma umana il vero dolore, la vera sofferenza, la vera tristezza, il vero pianto, e la vera umiltà. Inoltre la Divinità di Gesù Cristo in nessun modo ha interferito con la sua piena umanità.
Infatti il Verbo ha deciso di farsi carne, ossia di “vestirsi di umanità”, e allo stesso tempo l’uomo Gesù Cristo si è vestito di Divinità. (Giovanni 1, 1; Giovanni 1, 14; Giovanni 8, 40; I Timoteo 2, 5).
Il fatto che il Verbo (Dio, Vangelo di Giovanni 1, 1) sia sia fatto carne, è stata la prova che ora Dio stesso conosce la sofferenza umana, anzi la conosce più di qualsiasi altro, proprio perché lui ha caricato su di se tutti i peccati e le iniquità del mondo. L’ha provata su se stesso e in un modo terribile, estremo. Nel momento della crocifissione infatti tutto l’odio del mondo si è riversato su di lui, e lui lo ha accettato, senza proferire parola, in modo del tutto pacifico, esattamente come un agnello, in quanto il suo sacrificio è stato l’ultimo, il finale e il perfetto. (Isaia 53, 3-9).


Gesù Cristo aveva un corpo perfettamente umano.

Vediamo a tale proposito un passaggio della Lettera agli Ebrei (10, 5):
Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice:
Tu non hai voluto nè sacrificio nè offerta,
un corpo invece mi hai preparato.


Proprio perché il suo corpo doveva provare la sofferenza del mondo su di se. Si è riferito al suo corpo come ad un tempio (Vangelo di Giovanni 2, 19):

Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».

Prima Lettera di Giovanni (1, 1-3):
Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita - la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo.


Gesù Cristo aveva un’anima umana.

Vangelo di Matteo (26, 38):
E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me».

Isaia (53, 10-11):
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.


Davide sapeva che l’anima di Cristo non sarebbe rimasta all’inferno (Atti degli Apostoli 2, 31).

Vangelo di Matteo (16, 21):
Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.


Analizziamo ora i limiti umani di Gesù Cristo.

Potrebbe sembrare strano considerare che se Gesù Cristo era Dio aveva delle limitazioni umane, ma proprio perché l’infinito non ha limiti il finito ne ha. Pertanto quando il Figlio di Dio divenne Figlio dell’uomo, fu soggetto a dei limiti. Pertanto umiliò se stesso, come si evince dal celebre passo della Lettera ai Filippesi (Cap 2). Era onnisciente ed onnipotente, ma scelse di non essere onnipresente.
Approfondiamo nello specifico le sue emozioni ed esperienze umane.

Lettera agli Ebrei (4, 14-15):
Dunque, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. 15Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.

Isaia (63, 9):
in tutte le loro tribolazioni.
Non un inviato né un angelo,
ma egli stesso li ha salvati;
con amore e compassione li ha riscattati,
li ha sollevati e portati su di sé,
tutti i giorni del passato.

Ezechiele (3, 15):
Giunsi dai deportati di Tel-Abìb, che abitano lungo il fiume Chebar, dove hanno preso dimora, e rimasi in mezzo a loro sette giorni come stordito. Al termine di quei sette giorni mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia.

Compimento delle profezie:

Lettera ai Colossesi (1, 24):
Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa.

Vangelo di Matteo (8, 14-17): Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Egli ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle malattie.


Vangelo di Luca (10, 33):
Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione.

Ecco che Gesù Cristo, proprio come il samaritano, ha soggiornato presso di noi e di noi ebbe compassione. E’ venuto tra di noi (Vangelo di Giovanni 1, 11; 1-14).
Ha provato ed ha sperimentato le nostre stesse emozioni. Solo con un corpo umano il Verbo ha potuto realmente sentire il nostro dolore, la nostra sofferenza e la nostra tristezza. Ha voluto sentirla su di sé, non per un motivo vacuo, ma perché l’atto di caricare su di se tutto il dolore del mondo, tutta la sofferenza del mondo, e tutti i peccati del mondo era la condizione necessaria per salvare l’umanità. Senza l’azione salvifica di Cristo, nessun uomo potrebbe espiare i suoi peccati. Il peccato quando è compiuto, rimane. Certo si può tentare di compensarlo, magari con un gesto di riconciliazione o con un’adeguata punizione seguita da una compensazione, ma il peccato resta. Non si può cancellare e nemmeno espiare realmente. Ogni atto di non-umiltà è un peccato contro Dio. E ogni peccato contro Dio ha una gravità infinita perché Dio stesso è infinito. Ora, come potrebbe l’uomo espiare i propri peccati senza il sacrificio finale e perfetto, senza colui che toglie il peccato del mondo? Solo affidandosi a lui e credendo che il suo sangue è servito per lavare i nostri peccati, saremo salvi, solo però se persevereremo in lui fino alla fine, ovviamente.
Ecco che si spiega il fatto che il Verbo si fece carne. Se ci avesse giudicato dall’alto, come per esempio in altre religioni, chi si sarebbe salvato? Nessuno avrebbe potuto ottenere la vita eterna. Invece è venuto in forma di servo (Filippesi 2, 7):

ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,


Ed è venuto con lo scopo di salvarci, e non di giudicarci. La sua venuta salvifica ha un valore infinito. Senza di lui Dio, e senza di lui Dio uomo, non ci potrebbe essere salvezza. Lui, il Verbo fatto uomo, ci ha dimostrato che è stato capace di soffrire come noi, sentire il dolore come noi, anzi infinite volte più di noi, in quanto durante il calvario tutto il dolore e tutto l’odio del mondo si è riversato su di lui.


Vediamo il significato delle sue lacrime.

Come avrebbe potuto Gesù Cristo essere pienamente umano se non avesse provato emozioni e non avesse sofferto? Come avrebbe potuto essere pienamente umano se non avesse pianto? Vediamo a tale proposito alcuni passaggi biblici:

Vangelo di Luca (19, 41):
Quando fu vicino, alla vista della città pianse su di essa

Vangelo di Giovanni (11, 33-35):
Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto.

Lettera agli Ebrei (5, 7):
Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito.

Gesù Cristo ha pianto per tutti. Non ha fatto distinzione tra giusti e peccatori, ma ha sentito compassione per tutti e ha pianto per tutti.

Vangelo di Matteo (16, 13-14):
Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».

Perché alcuni pensarono che Gesù fosse Geremia? Perché Geremia era intensamente emozionale. Le lacrime sono abbastanza comuni nelle profezie di Geremia.

Atti degli Apostoli (20, 19):
ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei;

Atti degli Apostoli (20, 31):
Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi.

Uno dei discepoli di Gesù che ha non avuto timore di mostrare le sue lacrime fu Paolo di Tarso, vediamo a tale proposito questo passaggio della Lettera ai Filippesi (3: 18):

Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo.

Seconda Lettera ai Corinzi (2, 4):
Vi ho scritto in un momento di grande afflizione e col cuore angosciato, tra molte lacrime, non perché vi rattristiate, ma perché conosciate l’amore che nutro particolarmente verso di voi.


Analizziamo adesso i passi biblici dove si approfondisce il concetto di “fame” del Signore.

Gesù si è fatto uomo anche per provare la fame, esattamente come la provano i poveri della terra.

Giobbe (22, 7):
Non hai dato da bere all’assetato
e all’affamato hai rifiutato il pane.


Deuteronomio (8,3):
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.

Salmi (50, 12):
Se avessi fame, non te lo direi:
mio è il mondo e quanto contiene.


Isaia (58,7):
Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?


Isaia (58, 10):
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio.


Compimento delle profezie:

Vangelo di Marco (11, 12):
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame.

Vangelo di Matteo (21, 18):
La mattina dopo, mentre rientrava in città, ebbe fame.

Vangelo di Matteo (25, 42):
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere,

Vangelo di Matteo (4, 2):
Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.

Malgrado Gesù provò la fame, non fece mai un miracolo per saziarsi, ma pensò sempre prima agli altri.


Approfondiamo ora il concetto di “sete” del Signore.

Gesù provò la sete. Senza un corpo fìsico non avrebbe potuto soffrire la sete. Ma anche qui vediamo che vi sono alcune profezie nell’Antico Testamento dove si descrive tutto ciò.

Neemia (9, 15):
Hai dato loro pane del cielo quando erano affamati e hai fatto scaturire acqua dalla rupe quando erano assetati e hai comandato loro che andassero a prendere in possesso il paese che avevi giurato di dare loro.

Salmi (22 15-16):
Io sono come acqua versata,
sono slogate tutte le mie ossa.
Il mio cuore è come cera,
si scioglie in mezzo alle mie viscere.
Arido come un coccio è il mio vigore,
la mia lingua si è incollata al palato,
mi deponi su polvere di morte.


Salmi (69, 21):
Mi hanno messo veleno nel cibo e quando avevo sete mi hanno dato aceto.

Giudici (4, 19):
Egli le disse: «Dammi da bere un po’ d’acqua, perché ho sete». Ella aprì l’otre del latte, gli diede da bere e poi lo ricoprì.

Compimento delle profezie:

Vangelo di Giovanni (4, 13):
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete;

Vangelo di Giovanni (4, 7):
Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere».

Vangelo di Matteo (25, 42):
perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere,

Vangelo di Giovanni (19, 28-30):
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

Vangelo di Marco (15, 22-23):
Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.

Perché non ne bevve? Perché la mirra era un narcotico e lui voleva soffrire fino in fondo. L’aceto invece lo bevve, per dare compimento alla profezia scritta nei Salmi (69, 21).


Analizziamo adesso il concetto di “sonno” del Signore.

Gesù Cristo ha dimostrato la sua umanità anche perché ha avuto bisogno di dormire, ma ha dormito dove ha potuto. Vediamo alcune profezie al riguardo:

Salmi (3, 5, 6):
A gran voce grido al Signore
ed egli mi risponde dalla sua santa montagna.
Io mi corico, mi addormento e mi risveglio:
il Signore mi sostiene.


Salmi (4, 8, 9):
Hai messo più gioia nel mio cuore
di quanta ne diano a loro grano e vino in abbondanza.
In pace mi corico e subito mi addormento,
perché tu solo, Signore, fiducioso mi fai riposare.


Salmi (132, 4, 5)

non concederò sonno ai miei occhi
né riposo alle mie palpebre,
finché non avrò trovato un luogo per il Signore,
una dimora per il Potente di Giacobbe


Proverbi (3, 24):
Quando ti coricherai, non avrai paura;
ti coricherai e il tuo sonno sarà dolce.


Ezechiele (34, 25):
Stringerò con loro un’alleanza di pace e farò sparire dal paese le bestie nocive.
Abiteranno tranquilli anche nel deserto e riposeranno nelle selve.


Ed ora vediamo il compimento di queste profezie:

Vangelo di Luca (6, 12):
In quei giorni egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio.

Vangelo di Matteo (8, 24):
Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.

Vangelo di Luca (9, 58):
E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».


Analizziamo adesso il concetto di “stanchezza” del Signore.

Dio non può stancarsi. Ma il Verbo fatto carne ha provato la stanchezza, varie volte.

Isaia (40, 28):
Non lo sai forse?
Non l’hai udito?
Dio eterno è il Signore,
che ha creato i confini della terra.
Egli non si affatica né si stanca,
la sua intelligenza è inscrutabile.


Malachia (2, 17):
Voi avete stancato il Signore con le vostre parole; eppure chiedete: «Come lo abbiamo stancato?». Quando affermate: «Chiunque fa il male è come se fosse buono agli occhi del Signore e in lui si compiace», o quando esclamate: «Dov’è il Dio della giustizia?».

Nel Vangelo di Giovanni si afferma che Gesù era affaticato per il viaggio.

Vangelo di Giovanni (4, 6):
qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno.

In effetti prima della incarnazione Dio appariva remoto, lontano, inaccessibile. Ma ora che Gesù soffre come noi, e sente la fame, la sete e la stanchezza come noi, ecco che Dio si avvicina a noi. Però afferma anche di poter dare ristoro agli oppressi, come? Con la sua Divinità. Ecco quindi che mentre dimostra la sua umanità essendo stanco, afferma la sua Divinità potendo dare ristoro agli oppressi.

Vangelo di Matteo (11, 28):
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

Pertanto anche se stanco, non era debole. Pertanto pur essendo stanco durante la sua missione, non fu mai stanco della sua missione.

Anche Paolo di Tarso dimostrò stanchezza, ma non cedette, vediamo a tale proposito il seguente passaggio della Seconda Lettera ai Corinzi (11, 27):

disagi e fatiche, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità.

Tornando alla profezia di Isaia vediamo come vi sia un incitazione al fatto che chi confida in Dio possa trovare nuovamente la forza per affrontare la vita.

Isaia (40, 29, 31):
Egli dà forza allo stanco
e moltiplica il vigore allo spossato.
Anche i giovani faticano e si stancano,
gli adulti inciampano e cadono;
ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza,
mettono ali come aquile,
corrono senza affannarsi,
camminano senza stancarsi.



Analizziamo ora il concetto di “povertà” del Signore.

Quando Gesù iniziò la sua missione sulla terra era povero, ma la sua povertà non gli impedì di portarla a termine. Anzi il suo stato di povertà gli permise di poter avvicinarsi ai poveri con giustizia.
Vediamo a tale proposito alcuni passaggi della Bibbia.

Isaia (11, 4):
ma giudicherà con giustizia i miseri
e prenderà decisioni eque per gli umili della terra.
Percuoterà il violento con la verga della sua bocca,
con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio.


Levitico (21, 22):
Se quel tale è povero e non ha mezzi sufficienti, prenderà un agnello come sacrificio di riparazione da offrire con il rito di elevazione, per compiere l’espiazione per lui, e un decimo di efa di fior di farina impastata con olio, come oblazione, e un log di olio. Prenderà anche due tortore o due colombi, secondo i suoi mezzi; uno sarà per il sacrificio per il peccato e l’altro per l’olocausto.

Salmi (10, 2):
Con arroganza il malvagio perseguita il povero:
cadano nelle insidie che hanno tramato!


Salmi (107, 41):
Ma risollevò il povero dalla miseria
e moltiplicò le sue famiglie come greggi.


Isaia (14, 32):
Che cosa si risponderà ai messaggeri delle nazioni?
«Il Signore ha fondato Sion
e in essa si rifugiano gli umili del suo popolo».


Compimento delle profezie:

Vangelo di Luca (2, 22-24):
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Lettera ai Filippesi (2, 7-8):
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.


Gesù non solo era povero, era anche umile e mite. Però ciò non vuol dire che non fosse in grado di denunciare le iniquità opponendosi al potere. Solo essendo povero poteva denunciare la ricchezza opulenta ed egoista come fece nel discorso della montagna:

Vangelo di Luca (6, 20, 21):
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.


Evidenza della sua povertà materiale sono ovunque nei Vangeli: nacque in una capanna presa a prestito, mangiò in mense di altri, dormì in letti presi a prestito in Betania, navigò su battelli di altri, ha vissuto di cibo e soldi consegnateli da donne che lo seguivano, fu sepolto in una tomba non sua.
Povero com’era non ebbe nulla di materiale da lasciare, nemmeno la sua tunica che fu giocata a sorte dai soldati che lo crocifissero. Ma anche se non ebbe nulla da lasciare ai suoi cari, lasciò un eredità dal valore inestimabile, lasciò il Nuovo Testamento, che ottenne validità con la sua morte. A tale proposito vediamo un altro passaggio della Lettera agli Ebrei (9, 15-17):

Perciò egli è il mediatore dell’alleanza nuova, affinché essendo intervenuta una morte in redenzione delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, i chiamati ricevessero la promessa dell’eredità eterna. Ove infatti vi è un testamento, è necessario che venga denunziata la morte del testatore, perché il testamento è valido solo in caso di morte, dal momento che non ha nessuna forza finché è in vita il testatore.


Analizziamo ora le tentazioni del Signore.

Dio non può essere tentato, ma quando Dio Figlio si fece carne e divenne uomo, divenne immediatamente l’obiettivo delle tentazioni di Satana. Il fatto però che fu tentato, non vuol dire che cadde in tentazione e che poi peccò. Infatti Gesù condusse la sua esistenza senza peccato. Gesù non accettò la via facile verso il potere che gli offrì Satana, ma preferì una via difficile verso il calvario, per espletare la sua missione di togliere il peccato del mondo.

Vediamo le corrispondenti profezie:

Deuteronomio (6, 16):
Non tenterete il Signore, vostro Dio

Esodo (17, 2):
Il popolo protestò contro Mosè: «Dateci acqua da bere!». Mosè disse loro: «Perché protestate con me? Perché mettete alla prova il Signore?».

Salmi (78, 18):
Nel loro cuore tentarono Dio,
chiedendo cibo per la loro gola.


Genesi (3, 1):
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?»

Compimento delle profezie:

Vangelo di Matteo (4, 7):
Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».


Vangelo di Matteo (22, 18):
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova?

Vangelo di Luca (22, 28):
Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove

Vangelo di Luca (4, 13):
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Lettera di Giacomo (1, 12):
Beato l’uomo che resiste alla tentazione perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano.

Nella vita siamo tentati, e spesso cadiamo, ma abbiamo la certezza che colui che fu tentato e non cadde, è colui sul quale dobbiamo confidare per la cancellazione dei nostri peccati.
Infatti nel Vangelo di Giovanni (8, 46), Gesù disse:

Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?

Lettera agli Ebrei (4, 15):
Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato


Analizziamo ora la gioia del Signore.

Gesù essendo vero uomo, non fu solo soggetto delle nostre debolezze, ma fu soggetto anche delle emozioni umane come gioia, amore, tristezza, rabbia e compassione.
Incredibilmente Gesù fu l’uomo più lieto ma anche l’uomo più triste dei suoi tempi. Ma per ora concentriamoci sulla gioia. La parola gioia appare varie volte nei Vangeli:

Vangelo di Marco (4, 16):
Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia,

Lettera ai Romani (12, 12):
Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera

La gioia è qualcosa di diverso dalla felicità. La felicità si prova quando le cose vanno bene, e non può mai convivere con l’infelicità. Mentre la gioia è qualcosa di più profondo, e può coesistere con la tristezza. Vediamo alcune profezie in riferimento alla gioia:

Salmi (4, 8):
Hai messo più gioia nel mio cuore
di quanta ne diano a loro grano e vino in abbondanza.


Salmi (30, 12):
Hai mutato il mio lamento in danza,
mi hai tolto l’abito di sacco,
mi hai rivestito di gioia,


Salmi (100, 2):
Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.


Salmi (45, 8):
Ami la giustizia e la malvagità detesti:
Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato
con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni.


Ecclesiaste (2, 10):
Non ho negato ai miei occhi nulla di ciò che bramavano, né ho rifiutato alcuna soddisfazione al mio cuore, che godeva d'ogni mia fatica; questa è stata la ricompensa di tutte le mie fatiche.

Isaia (62, 5):
Sì, come un giovane sposa una vergine,
così ti sposeranno i tuoi figli;
come gioisce lo sposo per la sposa,
così il tuo Dio gioirà per te.


Isaia (61, 3):
per dare agli afflitti di Sion
una corona invece della cenere,
olio di letizia invece dell’abito da lutto,
veste di lode invece di uno spirito mesto.
Essi si chiameranno querce di giustizia,
piantagione del Signore, per manifestare la sua gloria.


Compimento delle profezie:

Vangelo di Luca (1, 19):
L’angelo gli rispose: “Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio”

Vangelo di Luca (10, 21):
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.

Vangelo di Giovanni (3, 29):
Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena.

Apocalisse (19, 7):
Rallegriamoci ed esultiamo,
rendiamo a lui gloria,
perché sono giunte le nozze dell’Agnello;
la sua sposa è pronta:


Vangelo di Luca (6, 23):
Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

Vangelo di Luca (15, 7): Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Vangelo di Giovanni (15, 11):
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Vangelo di Giovanni (16, 24):
Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.

Vangelo di Giovanni (17, 13):
Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia.

Lettera ai Galati (5, 22):
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé;

Prima Lettera ai Tessalonicesi (3, 8-9):
Ora, sì, ci sentiamo rivivere, se rimanete saldi nel Signore. 9Quale ringraziamento possiamo rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la gioia che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio,

Lettera ai Romani (5, 2):
Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.

Lettera ai Filippesi (4, 4):
Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti.

La gioia di Gesù non fu pertanto una felicità temporanea o superficiale, ma fu un qualcosa di profondo, insito nel suo cuore.


Analizziamo adesso la tristezza del Signore.

Gesù Cristo non fu esente dalla tristezza durante la sua missione sulla terra. Le cause della sua tristezza furono varie: il dolore, l’angoscia, la sofferenza.
Rileggiamo la profezia di Isaia (53, 3-7):

Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.


Vediamo il punto corrispondente nel Vangelo di Matteo (8, 17):
perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Egli ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle malattie.

Lamentazioni (1, 12):
Voi tutti che passate per la via,
considerate e osservate
se c’è un dolore simile al mio dolore,
al dolore che ora mi tormenta,
e con cui il Signore mi ha afflitta
nel giorno della sua ira ardente.


Geremia (15, 15):
tu lo sai, Signore,
ricòrdati di me e aiutami,
vèndicati per me dei miei persecutori.
Nella tua clemenza non lasciarmi perire,
sappi che io sopporto insulti per te.


Compimento delle profezie:

Vangelo di Matteo (26, 27-28):
Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati.

Vangelo di Matteo (26, 37-38):
E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me».

Vangelo di Matteo (16, 21):
Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.

Vangelo di Luca (24, 46):
e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno,

Lettera agli Ebrei (13, 12):
Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, subì la passione fuori della porta della città.


Analizziamo adesso il concetto di amore per il Signore.
L’Apostolo Giovanni ci ha indicato che il Logos (il Verbo fatto carne, Gesù Cristo), è amore in quanto è “la luce vera”. (Vangelo di Giovanni 1, 9). Per Giovanni il Logos è amore in quanto è “la vita” (Vangelo di Giovanni 11, 25).
Vediamo alcune profezie a tale proposito:

Geremia (31, 3):
Da lontano mi è apparso il Signore:
«Ti ho amato di amore eterno,
per questo continuo a esserti fedele.


Osea (14, 5):
«Io li guarirò dalla loro infedeltà,
li amerò profondamente,
poiché la mia ira si è allontanata da loro
.

Compimento delle profezie:

Prima Lettera di Giovanni (4, 19):
Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo.

Vangelo di Giovanni (13, 1):
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.

Vangelo di Giovanni (3, 16):
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Vangelo di Giovanni (15, 13):
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.

Vangelo di Giovanni (11, 3):
Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

Dio ha dimostrato il suo amore per l’umanità nell’atto dell’incarnazione in un essere umano, Gesù Cristo. L’amore che Gesù Cristo ci ha dato era un amore divino. Vediamo il seguente passo del Vangelo di Giovanni (15, 9):

Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.

Il suo amore era incommensurabile. Vediamo i seguenti passaggi della Lettera agli Efesini (3, 18, 19):

siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.

Il suo amore era personale. Pur amando tutti, Gesù Cristo ama ognuno di noi in modo speciale, personale.

Lettera ai Galati (2, 20):
e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.

Vangelo di Giovanni (20, 16)
Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!».

Gesù Cristo chiama per nome le persone che ama, perché il suo amore oltre ad essere assoluto, è personale.


Approfondiamo ora il concetto di collera del Signore.

Mentre nell’uomo la collera può essere a volte vendicativa, la collera divina non è mai vendicativa o dispettosa. Ogni emozione del Signore, anche la più sanguigna, fu divinamente controllata. Anche quando scacciò i mercanti dal tempio (non toccò ne spinse alcun essere umano), anche quando si rivolse in modo fermo e deciso ai farisei, ed anche quando proclamò la sua consustanzialità con il Padre quando disse “Io Sono” (Vangelo di Giovanni 8, 58).

Vediamo alcune profezie al riguardo:

Deuteronomio (1, 37):
Anche contro di me si adirò il Signore, per causa vostra, e disse: “Neanche tu vi entrerai,

Salmi (2, 12):
Imparate la disciplina,
perché non si adiri e voi perdiate la via:
in un attimo divampa la sua ira.
Beato chi in lui si rifugia.


Isaia (13, 9):
Ecco, il giorno del Signore arriva implacabile,
con sdegno, ira e furore,
per fare della terra un deserto,
per sterminarne i peccatori.


Compimento delle profezie:

Vangelo di Marco (3, 5):
E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.

Vangelo di Marco (10, 14):
Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio.

Vangelo di Matteo (16, 23)
Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».


Analizziamo ora il concetto di compassione del Signore.

La compassione è un sentimento che porta a sentire un emozione verso chi soffre. Gesù Cristo ha dimostrato di essere la persona più compassionevole che abbia mai camminato sulla terra, in quanto ha percepito la sofferenza altrui, ha provato pena e ha alleviato la sofferenza altrui.

Salmi (78, 38):
Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.
Molte volte trattenne la sua ira
e non scatenò il suo furore;


Salmi (83, 15):
Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,
lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà,


Lamentazioni (3, 22):
Le grazie del Signore non sono finite,
non sono esaurite le sue misericordie.


Esodo (33, 19):
Rispose: «Farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il mio nome, Signore, davanti a te. A chi vorrò far grazia farò grazia e di chi vorrò aver misericordia avrò misericordia».

Compimento delle profezie:

Vangelo di Matteo (9, 36):
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore.

Vangelo di Matteo (15, 32):
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino».

Vangelo di Marco (5, 19):
Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te».

Vangelo di Luca (10, 33):
Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione.

Seguendo i passi di Gesù Cristo noi dobbiamo avere compassione uno per l’altro. Vediamo a tale proposito questi passaggi:

Prima Lettera di Pietro (3, 8):
E infine siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, umili.

Prima Lettera di Giovanni (3, 17):
Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio?


Analizziamo ora l’umiltà del Signore.

L’umiltà è alla base di tutta la missione del Signore. Il Verbo, Dio, s’incarna in un essere umano: è questo l’atto di umiltà più grandioso di tutti i tempi. L’umiltà del Signore si vede poi in numerosi passaggi del Nuovo Testamento, per esempio quando lavò i piedi ai suoi discepoli, o quando entrò a Gerusalemme sulla groppa di un asinello. La sua umiltà è in forte contrasto con i miti delle religioni antiche, dove gli dei sono mostrati in potenza. Gesù Cristo anche qui ci mostra il suo vero lato divino: la vera forza non è la potenza, ma l’umiltà. Se avesse voluto avrebbe potuto venire solo come vero Dio, in potenza, ma così non avrebbe potuto soffrire. E’ per questo che venne anche come vero uomo, per poter soffrire come noi, e pagare per noi, per i nostri peccati, sulla croce.
Vediamo alcune profezie a tale proposito:

Zaccaria (9, 9):
Esulta grandemente, figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.


Proverbi (16, 19):
È meglio essere umili con i poveri
che spartire la preda con i superbi.


Isaia (57, 15):
Poiché così parla l’Alto e l’Eccelso,
che ha una sede eterna e il cui nome è santo.
«In un luogo eccelso e santo io dimoro,
ma sono anche con gli oppressi e gli umiliati,
per ravvivare lo spirito degli umili
e rianimare il cuore degli oppressi.


Compimento delle profezie:

Lettera agli Ebrei (2, 9):
Tuttavia quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti.

Vangelo di Matteo (21, 5)
Dite alla figlia di Sion:
Ecco, a te viene il tuo re,
mite, seduto su un’asina
e su un puledro, figlio di una bestia da soma.


Vangelo di Luca (22, 27):
Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.

Vangelo di Giovanni (13, 5):
Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto

Vangelo di Matteo (11, 29-30):
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

In questi passaggi seguenti vediamo che Gesù Cristo, oltre a dimostrare massima umiltà, non ha cercato la gloria degli uomini, ne il dominio su di essi come re terreno.

Vangelo di Giovanni (5, 41):
Io non ricevo gloria dagli uomini.

Vangelo di Giovanni (6, 15):
Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Da notare inoltre che Gesù Cristo “si veste” di Divinità solo per il bene degli altri e mai per esaltare se stesso. Mente “si veste” di umanità principalmente per provare la sofferenza e tristezza di noi mortali, anche se altre volte esprime con i suoi comportamenti gioia, letizia, mitezza e serenità.


Analizziamo ora le preghiere del Signore.

Sappiamo che Gesù Cristo ha dimostrato di non fare alcuna distinzione tra se e suo Padre. Infatti in varie frasi ha dichiarato chiaramente la sua consustanzialità con il Padre. Vediamone alcune. Vangelo di Giovanni (8, 18-19):

Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».

Vangelo di Giovanni (10, 30):
Io e il Padre siamo uno

Vangelo di Giovanni (12, 44-45):
Gesù proclamò ad alta voce: “Chi crede in me, non crede in me, ma in Colui che mi ha mandato, e colui che vede me, vede Colui che mi ha mandato.

Malgrado ciò vi sono alcuni passaggi del Nuovo Testamento nei quali Gesù Cristo prega il Padre suo e un passaggio dove afferma che il Padre è maggiore di lui. Molti pertanto si chiedono come possa colui che è consustanziale al Padre, allo stesso tempo pregare il Padre. Vediamo alcuni di questi versi.

Vangelo di Luca (5, 15-16):
E la sua fama si diffondeva sempre più; e grandi folle si radunavano per udirlo e per essere da lui guarite dalle loro infermità. Ma egli si ritirava in luoghi solitari e pregava.

Vangelo di Luca (22, 42-44):
«Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra.

Vangelo di Giovanni (14, 28):
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me.

Da questi versi si evince che Gesù Cristo pregava il Padre. Come vero uomo era sottomesso al Padre e pertanto lo pregava e ubbidiva al suo divino progetto. Pertanto quando si riferiva alla sua natura umana diceva “il Padre è più grande di me”, ma quando si riferiva alla sua natura divina diceva “Io e il Padre siamo uno”.
Vediamo adesso alcune profezie a tale proposito:

Salmi (55, 17-18):
Io invoco Dio
e il Signore mi salva.
Di sera, al mattino, a mezzogiorno
vivo nell’ansia e sospiro,
ma egli ascolta la mia voce;


Salmi (109, 4):
In cambio del mio amore mi muovono accuse,
io invece sono in preghiera.


Isaia (53, 12):
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.


Compimento delle profezie:

Vangelo di Giovanni (17, 1):
Così parlò Gesù. Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te.

Vangelo di Luca (18, 1):
Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:

Vangelo di Luca (6, 12):
In quei giorni egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio.

Lettera agli Ebrei (5, 7):
Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito.

Lettera agli Ebrei (7, 25):
Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore.

Gesù Cristo, come vero uomo, ha pregato il Padre e lo Spirito Santo per tutta la sua vita, in ogni circostanza. Ha pregato persino per i suoi carnefici.

Per concludere, aggiungo che per comprendere appieno la meravigliosa e gloriosa missione salvifica di Gesù Cristo sulla terra, dobbiamo cercare di capire che la sua Divinità e la sua umanità sono presenti in un unica Persona, il Figlio di Dio.
Lui ha dovuto espiare tutti i peccati, pagando con la sua morte sulla croce. Ma per questo ha dovuto avere un corpo fisico, uguale al nostro, in modo da provare il dolore che noi proviamo. Però solo essendo Dio, il Verbo incarnato, ha potuto “togliere il peccato del mondo” (Vangelo di Giovanni 1, 29), ed inoltre solo essendo Dio ha potuto vincere il peccato e la morte, risuscitando il terzo giorno dai morti. La Risurrezione è inoltre la dimostrazione che Dio ha accettato l’estremo sacrificio di Cristo fatto per tutti gli esseri umani e certifica che coloro che credono in Gesù Cristo saranno risuscitati a Vita Eterna.
A tale proposito vediamo un ultimo passaggio del Nuovo Testamento, tratto dalla Lettera agli Ebrei (1, 3):

Egli, che è lo splendore della sua gloria e l'impronta della sua essenza e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver egli stesso compiuto l'espiazione dei nostri peccati, si è posto a sedere alla destra della Maestà nell'alto dei cieli,

Nell'immagine, Cristo con barba, catacombe di Commodilla, Roma.


Bibliografia: Tutte le profezie messianiche della Bibbia, Herbert LockyerDocumento inserito il: 22/12/2015

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