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Erodoto il padre della storiografia

del Prof. Giovanni Pellegrino


In questo articolo esporremo delle considerazioni di carattere generale su Erodoto e sulla sua opera intitolata “Le Storie”.
Prima di affrontare tale argomento diremo qualcosa sulla nascita del genere storiografico.
Con la parola storiografia intendiamo il genere letterario che con tecniche di indagini e finalità differenti nel corso dei secoli si dedica alla ricostruzione e alla narrazione dei fatti passati in particolare di quelli politico-militari.
La nascita della storiografia che ha certamente un grande debito nei confronti di alcuni autori appartenenti all’età arcaica della letteratura greca è invece indissolubilmente legata a due grandi eventi militari e a due personalità di storiografi che di questi eventi hanno scritto nelle loro opere. I due grandi storiografi sono Erodoto che negli ultimi libri delle sue “Storie” ha concentrato l’attenzione sulle guerre persiane e Tucidide che ha dedicato la sua attenzione alla guerra del Peloponneso e alle sue implicazioni politiche sociali ed economiche.
Come tutti sanno il genere letterario che era deputato a raccontare le gloriose imprese dei greci e ad evitare che tali imprese naufragassero nell’oblio era l’epica.
Pertanto appare evidente che da un certo punto di vista la storiografia ha occupato nel V secolo a.C. il posto che era stato fino a quel momento della poesia epica.
La storiografia sarà caratterizzata a partire dal V secolo a.C. da tecniche di indagine e codici letterari che la renderanno un genere letterario autonomo.
Dobbiamo dire che gli storiografi greci di tale periodo storico costituiranno un modello per tutti gli autori successivi.
Detto ciò ci occuperemo di Erodoto.
Egli definito “ Pater Historiae “ da Cicerone come ogni archetipo sfugge alle classificazioni e alle etichette.
Il debito di Erodoto verso i suoi predecessori sia sotto il profilo letterario sia sotto quello puramente informativo è difficile da valutare e quantificare.
La sua storia dell’impero persiano, di cui ripercorre la progressiva espansione fino allo scontro con i greci, lo ha portato ad ideare un nuovo genere letterario.
Erodoto ha creato questo nuovo genere letterario combinando strutture ed elementi propri di generi letterari diversi quali l’epica, l’etnogeografia, la tragedia, l’apologo e la novella.
Erodoto ha saputo adattare gli elementi di questi generi letterari a nuovi contenuti.
Tra i temi che acquistano particolare rilievo spicca nelle “ Storie ” di Erodoto l’elemento politico militare.
Il motivo della guerra che sarà centrale in Tucidide fino a diventare banco di prova delle nazioni è già messo in considerevole risalto da Erodoto che cerca di spiegare le cause dello scontro tra Grecia e Oriente.
A tale scopo Erodoto analizza i “Nomoi“ (usanze) e attraverso essi i meccanismi psicologici che determinano le differenze di comportamento tra i greci e gli orientali.
Ma se per Ecateo e per Tucidide possiamo ricostruire un rapporto tra esperienze di vita, posizione sociale e scelte storiografiche, per Erodoto il problema è più complesso.
Proveniente da Alicarnasso, una città marginale dell’Asia Minore, Erodoto diverrà nell’ultima parte della sua vita cittadino di Thurii ( Lucania) la colonia panellenica voluta da Pericle.
Tra i due poli estremi di Alicarnasso e Thurii si muove la sua esperienza di viaggiatore e di storico itinerante.
La mancanza di un saldo legame con una sola polis è forse alla base della sua apertura antropologica e di quella sua logica basata su contrasti che non diventano mai rigidi.
Questa distanza dalla propria polis e dalla politica assume un valore particolare all’Interno di un mondo che si era costituito intorno alla polis. Tale distanza spinse Erodoto a ricostruire la storia per partecipare alla vita politica e al tempo stesso gli permise confronti che al cittadino attivo e integrato nella polis erano preclusi.
Detto ciò, affronteremo il problema della cosiddetta “questione erodotea“ ,ovvero lo studio della genesi e delle varie fasi compositive delle “ Storie” .
Tale questione ha un peso decisivo nella valutazione non solo dell’opera di Erodoto ma anche della storiografia greca del V secolo a .C.
Lo studioso Felix Jacobi secondo uno schema di derivazione positivistica ha delineato un processo evolutivo dell’opera di Erodoto.
Secondo Jacobi da “logoi” separati di argomento geografico-etnografico si arriva alla storiografia nazionale ellenica delle “Storie” rappresentata dal racconto delle guerre persiane.
La teoria di Jacobi porta ad accrescere il ruolo di Ecateo a spese di Erodoto che sarebbe debitore ad Ecateo di larghe parti della sua opera.
Inoltre, la teoria di Jacobi si basa sul presupposto che Erodoto non avesse predecessori ipotizzando che non fosse esistita prima di lui una storiografia locale attica.
In ogni caso la ricostruzione di Jacobi è stata il punto di riferimento obbligato per tutti gli studiosi di Erodoto e della genesi della sua opera.
Alcuni di tali studiosi hanno sostenuto l’unità di concezione delle “ Storie” fin dal loro concepimento.
Altri studiosi si sono mantenuti fedeli al metodo stratigrafico e al presupposto che le “Storie“ sono il prodotto di una lunga e tortuosa elaborazione.
Un'altra cosa che è importante tenere presente è che l’opera di Erodoto veniva diffusa dallo stesso autore sotto forma di conferenze.
In occasione di tali conferenze venivano pubblicate le sezioni che man mano venivano redatte.
Nel corso di tali conferenze Erodoto adattava il discorso in funzione delle caratteristiche del pubblico che di volta in volta ascoltava lo storico.
La teoria della presentazione di parti staccate dell’opera sembra adattarsi perfettamente alla teoria dei ”logoi” separati formulata da Jacobi.
Tuttavia, non si può escludere che Erodoto avesse in mente un preciso disegno dell’opera sin dagli inizi.
Tale disegno secondo la teoria delle conferenze si sarebbe andato via via completando nel corso di un intero ciclo di conferenze.
Possiamo quindi ipotizzare una prassi di tipo rapsodico in cui le singole sezioni dell’opera si fondevano armonicamente.
Di conseguenza esse potevano essere continuate in successive occasioni modificate o rimaneggiate a seconda degli interessi del pubblico.
Per fare un esempio ad Alicarnasso Erodoto trovava un pubblico notevolmente interessato alla storia della Persia ma meno coinvolto di fronte al tema delle guerre persiane.
invece ad Atene la situazione era molto diversa dal momento che l’avvenimento centrale e il punto di riferimento costante della politica ateniese erano le guerre persiane.
Infatti, i meriti di Atene verso la Grecia erano l’argomento principale della propaganda ateniese nei confronti degli alleati della lega delio-attica.
Dobbiamo mettere in evidenza che la questione erodotea ha offerto l’occasione per studiare anche i rimandi a distanza le incoerenze strutturali e le promesse non mantenute nelle “Storie”.
Di tali promesse non mantenute la più rilevante è quella relativa alla storia dei re babilonesi di cui Erodoto avrebbe dovuto parlare ma in realtà non l’ha mai fatto.
L’assenza di tale trattazione è stata spiegata in relazione a un mutamento del progetto compositivo dell’opera da parte di Erodoto.
Tale mutamento è stato considerato dagli studiosi come una delle inevitabili conseguenze del lungo processo di elaborazione dell’opera.
Concludiamo il nostro articolo mettendo in evidenza che le consuetudini librarie antiche non facilitavano certamente il compito dell’autore di rileggere e riordinare i suoi scritti.
Documento inserito il: 31/01/2022
  • TAG: erodoto, storiografia, storie,

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