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Appunti di viaggio dalla Cornovaglia. L'omaggio alla tomba di Domenico Catanese

APPUNTI DI VIAGGIO DALLA CORNOVAGLIA
L’OMAGGIO ALLA TOMBA DI DOMENICO CATANESE
(Tintagel, 9 agosto 2026)


di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. G.di F. – Storico Militare, della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

Ci sono fatti storici i quali, per essere compresi al meglio, presuppongono una visione diretta dei luoghi ove gli stessi si sono verificati. È per questo motivo che nei giorni scorsi, nell’ambito di una brevissima vacanza a Bristol, ho voluto raggiungere la Cornovaglia, esattamente gli spettacolari borghi di Boscastle e Tintagel, teatro di una storia che sto faticosamente ricostruendo e che spero di affidare presto a un libro. È la storia di un terribile naufragio toccato a un mercantile napoletano e di una straordinaria operazione di salvataggio, capitanata dalla benemerita Guardia Costiera di Boscastle e da alcuni abili minatori del posto. Il naufragio costò la vita a tre marinai italiani, uno dei quali, il giovanissimo Domenico Catanese, unico corpo recuperato dalle fredde acque dell’Oceano Atlantico, fu amorevolmente sepolto nel cimitero della millenaria chiesa di Santa Meretiana (XI Secolo), a Tintagel. La tomba di Domenico è ancora oggi onorata e mantenuta dalla generosa popolazione locale, mentre il salvagente originale del brigantino, che inizialmente ne contraddistinse il sito, fa parte dei cimeli esposti all’interno della bellissima cappella. Per me, per mia moglie Giorgia e mia figlia Teresa il rendergli omaggio è stato un momento particolarmente toccante, così come è stata straordinaria la visione di quei luoghi che hanno consacrato il mito di Re Artù per come è stato rappresentato per secoli, come nel caso del pittoresco fiordo di Boscastle, l’ancora di salvezza per intere generazioni di marinai.


Il naufragio del brigantino “Iota”

Il 20 dicembre del 1893, nei pressi di Bossiney-Tintagel, in Cornovaglia, naufragava miseramente, infrangendosi sullo scoglio di Lye Rock, il brigantino a palo della Marineria mercantile italiana “Iota”, da circa un anno facente parte della flotta degli Armatori Mazzella di Bosco, secolare famiglia di Procida. L’imbarcazione era giunta a Bristol con un carico di zolfo proveniente da Porto Empedocle (Agrigento), per poi ripartire da Cardiff con un carico di carbone diretto a Castellammare di Stabia. Oltre al prezioso carico e allo stesso veliero, il Capitano Vincenzo Mazzella di Bosco, fratello dell’armatore Andrea e Comandante dell’unità, dovette comunicare in patria la morte di tre membri del suo equipaggio. Uno solo di questi, il giovanissimo Domenico Catanase, un ragazzo di appena 14 anni originario di Porto Empedocle (al suo primo viaggio come mozzo, dopo aver sgobbato nelle miniere di zolfo), fu recuperato tra gli scogli e, successivamente, sepolto nel piccolo cimitero di Tintagel, ove riposa ancora oggi, omaggiato sempre con fiori e attenzioni varie, come ricordavo in premessa. Degli altri due, sfortunatamente, non sono riuscito a individuare i nomi, e questo spiace non poco, avendo desiderato tanto rendere loro omaggio così come meritavano. Ebbene, sia il Capitano Mazzella che gli altri marinai dello “Iota” furono tratti miracolosamente in salvo attraverso un’operazione davvero incredibile, ove entrarono in scena sia l’alpinismo che la moderna tecnologia già allora in dotazione al Corpo della Guardia Costiera Inglese. I naufraghi italiani ebbero salva la vita, quindi, grazie a una straordinaria gara di solidarietà, la quale vide nel Capitano Harry James Hugill, Comandante della Stazione della Guardia Costiera di Boscastle, il principale protagonista, sebbene affiancato da altri coraggiosi marinai, minatori, operai e persone del posto: davvero bravissima gente, che dal mare aveva ricevuto tanto, ma a cui aveva anche dato tanto in termini di vite umane. Il naufragio dello “Iota” avveniva, per una strano caso del destino, a circa una sessantina di chilometri in linea d’aria dalla località di Bideford, nel Devon, presso i cui cantieri navali il veliero era stato costruito nel lontano 1866. In un certo qual modo il brigantino era tornato a morire nei luoghi ove aveva “preso vita”, al culmine di una straordinaria carriera operativa che lo aveva visto solcare gli Oceani e i mari di mezzo mondo. Nel ricostruire, quindi, questa quasi del tutto sconosciuta pagina di storia navale, a oltre 130 anni dal suo accadimento, ho pensato di rendere omaggio a una nobilissima Istituzione, la Coast Guard Inglese, sul cui modello organizzativo si sarebbero cimentati, sia in Europa che nel resto del mondo, i Corpi di soccorso similari. Sfortunatamente – debbo ammettere da buon militare – da molti anni l’Istituzione non appartiene più alla gloriosa Royal Navy Inglese, quando il Corpo faceva parte persino della Riserva di tale Forza Armata, curandone, peraltro, anche gli arruolamenti, come è accaduto anche in Italia con l’altrettanto glorioso Corpo delle Capitanerie di Porto (oggi meglio noto come Guardia Costiera), sorto nel 1865, quindi ben 43 anni dopo la Coast Guard. Davvero notevole – dicevo prima – fu il valore dimostrato in quella circostanza dal Capitano Hugill e dai suoi uomini e concittadini, ai quali non sarebbe poi mancata la generosa riconoscenza da parte dell’Italia, il cui Sovrano allora in carica, Umberto I di Savoia, avrebbe conferito alcune importanti benemerenze al Valor di Marina, come approfondirò meglio nel libro in composizione. Il viaggio in Cornovaglia – in estrema sintesi – oltre a consentirmi di documentare quanto accadde a Boscastle-Tintagel nel dicembre del 1893 e a sottolineare, di conseguenza, il valore che gli uomini della Guardia Costiera Inglese seppero incarnare in quella circostanza, mi ha permesso di riflettere su una realtà: quanto sia stato importante, lo è e lo sarà in avvenire la generosità degli uomini di mare, e delle genti rivierasche in generale, nei confronti di chiunque ha bisogno d’aiuto e, quindi, di rapidi soccorsi. Che il mare, l’elemento che il buon Dio ha concepito fra i più belli del pianeta Terra, simbolo del concetto più nobile di Natura, sia, quindi, punto d’unione, di fratellanza e di condivisione; mai, invece, di contrasti, separazioni, o di quant’altro. Non dimentichiamoci di ricordare, infatti, che la civiltà proviene dal mare e attraverso il mare si è diffusa nei millenni in tutto il Pianeta, grazie a quel genio umano che ha concepito l’idea stessa della navigazione. Ma questa è un’altra storia…


Nell'immagine, 9 agosto 2026. Gerardo Severino rende omaggio alla tomba del giovane marinaio Domenico Catanese.

Documento inserito il: 16/08/2026
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