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Il piroscafo inglese 'Bangalore' e il suo legame con Venezia (1874 - 1878)

IL PIROSCAFO INGLESE “BANGALORE”
E IL SUO LEGAME CON VENEZIA
(1874 – 1878)


di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. G. di F. – Storico Militare, della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

Nel novembre del 1866 veniva varato, in Scozia, il Piroscafo passeggeri “Bangalore”, destinato a navigare negli Oceani, affrontando la c.d. “rotta delle Indie”, allora molto importante per il solido trono Inglese, il quale gestiva ancora una buona fetta del redditizio Impero Coloniale, spaziando da Nord a Sud, da Est ad Ovest del Pianeta. Il Piroscafo, confortevole e sicuro, avrebbe avuto una lunga vita operativa, raggiungendo anche le mete Europee allora in voga, ivi compresa la bellissima città di Venezia, luogo di destinazione di nobili inglesi e facoltosi funzionari Britannici e possidenti che si spingevano nella vecchia Europa dalle città di Bombay e Alessandria d’Egitto, seguendo le mode turistiche del momento. Il “Bangalore”, come vedremo, lascerà il proprio indelebile segno a Venezia, anche per motivi filantropici, e da questa città non fu mai dimenticato, tanto da meritarsi persino una novella, che avrebbe riscosso un notevole successo. Quella che segue è la sua storia, purtroppo tragica, come lo è stata quasi sempre quella delle navi più celebri.


Bangalore”, storia di un glorioso bastimento Inglese (1866 – 1905)

Il “Bangalore”, così battezzato in onore dell’omonima città indiana, allora capitale del Mysore (attualmente capitale dello Stato del Karnataka) fu costruito, nella primavera-estate del 1866, dal celebre Cantiere Navale “William Denny & Brothers” di Dumbarton (Scozia) e, quindi, varato il 5 novembre. Acquistato dalla “Peninsular and Oriental Steam Navigation Company”, al costo di 87.600 sterline, il 21 marzo del 1867, il bastimento disponeva di un motore a vapore da 500 cavalli, per un tonnellaggio complessivo di 2063 di stazza, una lunghezza pari a 318,4 piedi e una larghezza di 38,4. Il suo primo viaggio inaugurale porta la data del 20 luglio dello stesso ’67, seguendo la rotta Southampton – Alessandria – Marsiglia – Alessandria - Southampton. Nel corso dello stesso anno, stabilì un record che poi sarebbe rimasto imbattuto per lungo tempo: vale a dire quello di aver impiegato solo 3 giorni, 14 ore e 20 minuti per la tratta Southampton-Gibilterra. Successivamente avrebbe assicurato i collegamenti tra l’Europa e Bombay attraverso il Canale di Suez, quindi il servizio di navetta Bombay-Galle-King George Sound-Sydney. Nel 1874 lo troviamo ad affrontare le rotte Londra-India, Alessandria-Brindisi-Venezia e Bombay-Hong Kong. Completamente ristrutturati e ammodernato nel corso del 1875, anche attraverso l’installazione di nuovi motori a doppia espansione, molto più economici, il “Bangalore” fu caratterizzato da una poppa più allungata, onde offrire più spazio ai passeggeri, raggiungendo così i 2.346 tonnellate di stazza lorda. L’anno seguente iniziò il servizio Bombay-Melbourne. In quegli anni fece, quindi, più volte ritorno a Venezia, collegandola direttamente a Bombay e Alessandria d’Egitto, porti di partenza dei turisti locali in viaggio di piacere o d’affari in Europa. Nel 1878 fu, invece, noleggiato dal Governo Inglese per il trasporto di truppe a Malwa. Negli anni Ottanta riprese, quindi, il servizio da Bombay all'Estremo Oriente. Nel 1885 il Piroscafo fu nuovamente utilizzato come nave trasporto truppe, durante la campagna d'Egitto, tra Bombay e Suakin e successivamente tra Bombay e Karachi. Nel marzo del 1886 iniziò, purtroppo, il suo declino, con la vendita, per 5.052 sterline, alla “Hajee Cassum Joosub”, di Bombay, la quale lo adibì al commercio mercantile, svilendone così la natura. Tre anni dopo passò alla “Baladina and Co”, sempre di Bombay, mentre nel 1890 appartenne alla “Macbeth and Gray”, di Glasgow. Nel 1891 ne divenne proprietaria la Compagnia norvegese “Wilh Wilhelmsen”, la quale ne avrebbe mutato il nome in “Coringa”. In questa circostanza il Piroscafo fu dotato di nuovi motori a vapore a quadrupla espansione della “Fleming and Ferguson”, di Paisley. Nel 1895 la nave ricevette motori a tripla espansione della “North Eastern Marine Engineering Co Ltd”, di Sunderland. La gloriosa storia del “Bangalore” – “Coringa” ebbe, sfortunatamente, fine il 18 marzo del 1905, allorquando la nave naufragò al largo delle Azzorre, durante un viaggio da Cadice ad Halifax, in Nuova Scozia. A differenza del “Titanic” si sarebbe inabissato da solo, in quanto il modesto equipaggio del mercantile riuscì a salvarsi in tempo. Diversamente, se avesse trasportato passeggeri, anche quella si sarebbe trasformata in una delle tante tragedie del mare.


Il “Bangalore” e Venezia. Un amore a prima vista

Il Piroscafo “Bangalore”, il quale frequentava assiduamente il porto di Brindisi sin dal 1872, giunse per la prima volta nel Canale di San Marco nella primavera del 1874, per poi farci ritorno nell’agosto seguente (1). A prevederne la nuova rotta era stata la stessa “Società Peninsulare ed Orientale”, Impresa Armatrice alla quale apparteneva il bastimento, che proprio a Venezia aveva aperto una propria Agenzia di Rappresentanza già sul finire degli anni Sessanta (2). La Compagnia britannica aveva, infatti, stipulato apposite Convenzioni con il Regno d'Italia e la stessa Camera di Commercio di Venezia, onde coordinare le attività delle linee di navigazione a vapore, le quali avrebbero collegato Venezia con scali strategici, quali Porto Said e Alessandria d'Egitto, per poi godere delle grandi linee imperiali dirette a Bombay, in altri luoghi dell’India e in Oriente, in generale. Ebbene, s’inquadra in quel secondo viaggio nella città Lagunare anche l’eroica azione di salvataggio della quale si rese protagonista uno degli ufficiali di bordo del “Bangalore”, James Henry Elliot, molto probabilmente originario di Southampton, il quale, il 1° di settembre del ‘74, con grave rischio per la propria vita, riuscì miracolosamente a trarre in salvo tre donne che erano accidentalmente cadute nel Canale di San Marco, correndo il serio rischio di affogare. L’Elliot, in libera uscita e completamente solo, si tuffò nel canale e, dopo non pochi tentativi, riuscì a portare a riva le tre malcapitate. Per tale gesto di puro eroismo, James Henry Helliot verrà insignito della Medaglia d’Oro al Valor di Marina (3). Il Piroscafo Inglese avrebbe toccato Venezia per l’ultima volta nel maggio del 1878 (4), per poi dedicarsi ad altri scopi e rotte, come abbiamo ricordato nel precedente capitoletto, ma pur sempre toccando ancora la Penisola Italiana, approdando e salpando dai porti commerciali di Brindisi e Ancona. Il Piroscafo, anche grazie al ruolo che aveva ricoperto a livello internazionale, consentendo a centinaia di facoltosi Sudditi di S.M. Britannica di visitare la bellissima città d’arte Italiana, rimase a lungo nel cuore di molti veneziani, così come dei tanti intellettuali, artisti o comunque semplici crocieristi che ne erano stati ospiti. Dal ponte del “Bangalore” erano scesi a terra uomini e donne facoltosi, centinaia di membri di quel jet set internazionale che giungeva in Laguna, magari per la prima volta, chi in vacanza, chi in luna di miele, chi per tentare la sorte ai Casinò. I quattro anni nei quali il Piroscafo frequentò Venezia furono, molto probabilmente, i più belli e intensi fra quelli vissuti dalla nave passeggeri, durante i suoi quasi quarant’anni di vita. In un’epoca nella quale altre navi passeggeri trasportavano migranti italiani in giro per il mondo, il “Bangalore” avrebbe contribuito nel rendere Venezia ancor più famosa di quanto lo fosse già, prima del passaggio al Regno d’Italia, nel 1866. La sua fama raggiunse un livello tale, quasi fosse l’antesignano del più celebre “Titanic”, tanto da essere persino “immortalato” dalla Letteratura nostrana, grazie alla novella dal titolo “Bangalore”, pubblicata nel fascicolo del 1° aprile 1882 della seguitissima <<Nuova Antologia>>. Ne fu autore il famoso scrittore e romanziere Enrico Castelnuovo (Firenze, 1839 – Venezia, 1915), il quale a quei tempi (1874 – 1877) era anche Docente di Istituzioni Commerciali presso la famosa Scuola Superiore di Commercio di Venezia (5).


Nell'immagine, il piroscafo Bangalore.


NOTE:

(1) Cfr. “Società Peninsulare ed Orientale – Venezia – Elenco dei Piroscafi arrivati a Venezia nel 1874”, in Ministero Agricoltura, Industria e Commercio, <<Navigazione nei Porti del Regno>>, Roma, Tipografia Elzeveriana, 1875, pag. LXXIII.
(2) Cfr. A.S. De Kiriaki, <<La Peninsular and Oriental Company e Venezia>>, Venezia, Stab. Tip. Grimaldo & C., 1871.
(3) Con Regio decreto in data 12 novembre 1874. Cfr. <<Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia>>, n. 13, lunedì 3 gennaio 1875, pag. 195.
(4) Cfr. “Shipping Arrivals”, in <<Allen’s Indian Mail Gazette>>, 11 maggio 1878, pag. 447.
(5) Il racconto fu poi inserito nella raccolta <<Sorrisi e Lagrime. Nuovi racconti di Enrico Castelnuovo>>, Milano, Edizioni Treves, 1882. La sua celebrità fu tale che la troviamo ancora pubblicata a puntate, a far data dal 13 maggio 1893, nelle pagine della seguitissima rivista settimanale <<L’Illustrazione Popolare>>.

Documento inserito il: 18/08/2026
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