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Sergio Boem: 'Tra le pieghe di una vita'

"Perchè una ricerca sulle vicende e sugli uomini del "Valcamonica"?
Dei nostri nonni conosciamo generalmente il contesto da cui provenivano, ma non sempre il calvario a cui fuono destinati. Il ricordo dei giorni tragici del primo conflitto mondiale, è rapidamente svanito con loro e alcune volte, come per questo dimenticato reparto, non ha avuto nemmeno un narratore. Di quei 1000 uomini maturi padri di famiglia, malghesi o mezzadri, divenuti alpini e che combatterono una guerra sanguinosa e sconvolgente, non è incredibilmente quasi restata traccia.
In questa ricerca sono stati pazientemente raccolti gli indizi e le scarse testimonianze raccolte in quei tempi circa quel reparto, approfondendo l'ambiente e seguendone il cammino, con l'intento di comprendere scelte e accadimenti ma anche per ricordare i principi che guidavano quei montanari del primo novecento. In realtà se molti di essi provenivano delle vallate bresciane, bergamasche e valtellinesi, in seguito furono tragicamente sostituiti da cittadini provenienti anche dal Piemonte, dagli Abruzzi e dalla Valle d'Aosta, insomma un pò da tutta Italia. Furono tutti arruolati in un battaglione dalla storia sconosciuta, che non ebbe in seguito nemmeno un futuro; incontrarono sul loro cammino, il Ten. Ingravalle, un giovane impiegato romano che non conosceva montagne, alpini e soprattutto la fatica e l'orrore di una guerra.
Spediti sui monti dell'alto Isonzo occupato, vissero in prima persona, l'assedio al M. Rombon, tra il freddo e privazioni di ogni genere, per giungere poi al Grappa durante i tragici giorni di Caporetto, e alla sua eroica difesa che vide il sacrificio del'intero battagione. I pochi reduci sopavvissuti del "Valcamonica", risalirono in seguito la loro stessa valle, inviati a difenderla dalla minaccia di una nuova offensiva austriaca, nel giugno del 1918: era l'operazione "Valanga" che avrebbe dovuto sfondare il fronte del Tonale e piombare al centro della pianura Padana, prendendo alle spalle i difensori del Piave.
Gli ultimi mesi del conflitto, li videro risalire le valli del Trentino e giungere in Austria, dove finalmente poterono mettere la sicura al fucile.
Il rientro dei pochi, pur vincitori, non fu certo trionfale, in un paese quasi in rivolta e colmo di miserie; i problemi nazionali erano senz'altro antichi ma furono ingigantiti enormemente dal conflitto. Anche l'ufficiale Ingravalle, un uomo tra i tanti devastato dalla guerra, visse amarezze e contrasti non solo in Libia, colonia dove fu inizialmente detinato ma anche al suo rientro in patria sul confine orientale: nella Venezia Giulia.
Fu testimone in quegli anni, insieme alla moglie e alla propria nascente famiglia, di vicende nazionali di cui divenne anche in parte protagonista, in un territorio da sempre culturalmente conteso. Gli avvenimenti della Seconda Guerra mondiale fecero esplodere aspramente in quelle zone, il contrasto; vicende sofferte e solo recentemente venute alla luce ma, crediamo, non ancora pienamente comprese.
La storia di quei luoghi, e la ricerca soprattutto delle motivazione di alcune delle scelte di Ingravalle, hanno dato così occasione di spaziare su accadimenti meno noti o in vistose omissioni, che possono ancora far riflettere, circa le debolezze e le virtù del nostro Paese.


"...puntuale e preciso nei fatti, si legge d'un fiato."
Aviani Editore

"...la ricerca di Boem ha le caratteristiche di una storia familiare ma nello stesso tempo ha le qualità della grande storia che sa leggere criticamente i documenti…"
G.Maculotti

"...le vicende segnano l'animo e scrivono così la storia. La morale è ineccepibile."
A.Mantovani, Fondazione Cab


Per maggiori informazioni:
E-mail: circologhislandi@gmail.com
Documento inserito il: 21/12/2014

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