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'Persecuzione' di Mario Arturo Iannacone da Edizioni Lindau

"Nella Guerra civile spagnola entrambe le parti si macchiarono di crimini orrendi e la Chiesa e i cattolici divennero i principali capri espiatori. Mario Iannaccone ricostruisce gli eventi in un volume: Persecuzione. La repressione della Chiesa spagnola tra Seconda Repubblica e Guerra Civile (1931-1939)."
Avvenire


"Merito di questa monografia è contribuire a mantenere sempre accesa la fiamma dell’amore dei martiri e la memoria storica cattolica"
Vicente Cárcel Ortí

Autore: Mario Arturo Iannacone
Persecuzione. La repressione della Chiesa in Spagna fra Seconda Repubblica e Guerra Civile (1931-1939)
Presentazione di Vicente Cárcel Ortí
Edizioni Lindau
Torino 2015
Pagine 624
Prezzo euro 34,00

Nella Spagna degli anni ’30 la Guerra Civile macchiava l'uomo di crimini orrendi mentre la Chiesa e i credenti diventavano a poco a poco i principali capri espiatori. Ancora oggi, inspiegabilmente, si tralascia di indagarne radici e sviluppi, mantendo nell’ombra il forte sentimento anticristiano che a tratti si è espresso come un vero e proprio odio.

Negli ultimi 15 anni, caso unico nella storia, sono stati beatificati e canonizzati 1523 «martiri di Spagna». Martiri di Spagna, non «martiri della Guerra Civile», come la storiografia più aggiornata distingue. Ancora il 4 giugno scorso papa Francesco ha autorizzato il riconoscimento del martirio di 95 cattolici uccisi dai repubblicani durante la guerra civile spagnola.

Cosa è accaduto veramente?
"L'opera di Mario Iannaccone è un prezioso contributo che affronta lo spinoso argomento con una nutrita bibliografia perché si tratta di un periodo molto complesso e dibattuto della storia della Chiesa in Spagna, sul quale sono state scritte migliaia di opere, non sempre con la serenità necessaria per affrontare una questione tanto delicata. Ci permette, quindi di avvicinarci a una fase della storia della Chiesa in Spagna che occorre continuare a studiare, poiché su di essa sono stati espressi non pochi giudizi, spesso più debitori della violenza polemica che dell’amore per la verità. Prima che la pioggia del tempo cancelli le orme di questi eroi, urge recuperare per la Storia e per la memoria collettiva l’eredità spirituale di quegli uomini e di quelle donne che risplendettero per la loro coerenza e il loro coraggio nella difesa dei valori supremi della fede cristiana." V.C.O.

Le persecuzioni a cui fu sottoposta la Chiesa cattolica all’avvento della Seconda Repubblica spagnola (1931) e sino al termine della Guerra Civile (1939) sono state a lungo omesse o trascurate dalla storiografia, perlomeno fuori dalla Spagna franchista. L’interesse del Caudillo per quella che lui chiamava «cruzada» ha poi cancellato la memoria di questi eventi a partire dal 1975, data delle sue dimissioni. Da allora la storiografia è rimasta ostaggio di opposte ideologie e solo da pochi anni un’impressionante serie di beatificazioni ha richiamato l’attenzione su quanto realmente accadde.

La Seconda Repubblica spagnola si caratterizzò per posizioni sempre più radicali, di cui sono proprio un esempio la politica di laicizzazione forzata e la persecuzione scatenata contro la Chiesa e i cattolici. Tentativi di colpi di Stato, oscure trame, conati secessionistici, intrighi internazionali, esplosioni di violenza sempre più sconvolgenti portarono allo stato prerivoluzionario del 1935-1936. La reazione al regime repubblicano non venne però in particolare dai cattolici, ma soprattutto da componenti interne a esso, dall’esercito, da ex monarchici e da radicali, oltre che dalle forze rivoluzionarie di sinistra.

Nella guerra fratricida che si scatenò, durante la quale entrambe le parti si macchiarono di crimini orrendi, la Chiesa e i cattolici divennero invece i principali capri espiatori, al centro di una macchina infernale di ritorsioni che soltanto oggi, a distanza di ottant’anni dagli eventi, si può cominciare a comprendere. Questo esauriente saggio storico - sulla scorta di un’abbondante bibliografia critica e un repertorio di immagini nuove e sconvolgenti - affronta un tema spinoso ma volto al superamento dei contrasti ideologici e alla promozione di quei valori di fraternità e solidarietà predicati da tutte le ideologie.

L’Autore
Mario Arturo Iannaccone
è laureato in Lettere moderne e specializzato in Storia del Cristianesimo. Dal 2005 collabora alle pagine culturali del quotidiano «Avvenire». Ha pubblicato una quindicina di libri di storia religiosa e di storia della cultura, tra i quali ricordiamo Cristiada, uscito per le nostre edizioni nel 2013.

Dal libro
Esterno giorno. Un gruppo di combattenti inglesi delle Brigate internazionali entra in un villaggio andaluso sparando dei colpi e percorre una via dopo aver abbattuto qualche nemico. I combattenti si appostano, al riparo. Qualcuno spara dall’alto e uccide uno di loro. La macchina da presa inquadra un campanile. I colpi arrivano da lì. Poco dopo, alcuni franchisti escono da una chiesa facendosi scudo di una donna. Seguono degli scambi di arma da fuoco e alla fine i franchisti vengono uccisi. Qualche minuto più tardi viene spinto fuori dalla chiesa colui che sparava dal campanile: è un prete, viene catturato, disarmato e portato in un campo. Nel campo giacciono dei morti che (pare di comprendere) sono stati uccisi dal prete che sul campanile aveva una visuale eccellente e poteva mirare indisturbato come un cecchino. L’uomo viene fucilato dopo essersi fatto il segno della croce e aver alzato gli occhi al cielo.

La sequenza sembra rendere evidente una connivenza fra preti, Chiesa e franchismo ed è comunemente ritenuta veritiera perché il film da cui sono tratte queste sequenze, Terra e Libertà (Tierra y Libertad, 1995) del regista inglese Ken Loach, è considerato un film storico. La scena, del resto, è stata riportata in altri romanzi successivi al film. Tuttavia, va ribadito con forza, questa sequenza non rappresenta alcunché di storicamente fondato, è inventata e non esiste alcuna testimonianza che qualcosa di simile sia accaduto. Terra e Libertà usa un’immagine propagandistica impiegata dal Frente Popular spagnolo negli anni ’30. I miliziani accampavano la scusa che dalle chiese e dai conventi (persino di suore) si sparava per potervi entrare, rapire e uccidere le persone che vi vivevano. Ignaro della sua falsità oppure no, Loach ha fatto rivivere quest’immagine della propaganda per rappresentare il potere oppressivo della Chiesa cattolica sul popolo. L’immagine di una Chiesa militante al punto che i suoi preti imbracciavano il fucile o nascondevano armi è stata parte del repertorio propagandistico usato dalle forze che negli anni ’30 aiutarono la Repubblica formando brigate internazionali (13.000 stranieri circa morirono da parte repubblicana) ed è rimasta, ancora oggi, come residuo in certa diffusa storiografia divulgativa. Accanto a questa esiste una storiografia seria, anche se generalmente schierata in modo acritico con la parte repubblicana. Tra gli altri, si possono citare i libri di Gerald Brenan, che scrisse tra gli anni ’40 e gli anni ’50 almeno due libri che sono diventati classici sulla Guerra Civile spagnola, al pari dei testi di Hugh Thomas, Paul Preston o Gabriele Ranzato. Tutti testi (tranne l’ultimo), assieme a molti altri, che condividono l’idea che la Chiesa spagnola di allora fosse un’istituzione potente, che intendeva impedire il progresso del Paese e che contribuiva a sfruttare le classi deboli. In realtà, benché la Chiesa fosse ancora un potere, pur indebolito, all’epoca della Restaurazione (1875-1923) e della dittatura di Primo de Rivera (1923-1930), alla vigilia della Guerra Civile era qualcosa di molto diverso.

Appariva ai suoi critici come un’istituzione unanime, monolitica che orchestrava la sua campagna per imporre la propria visione della politica e dell’organizzazione sociale. La realtà però era ben più complessa. Le basi dell’influenza della Chiesa consistevano nel suo essere Chiesa di Stato. Però, fino al 1931, [essa] rifletteva quella combinazione di privilegio e controllo regalista caratteristico delle relazioni fra Stato e Chiesa sin dagli anni Trenta. Le controversie sui privilegi ecclesiastici sorsero non perché la Chiesa fosse capace di portare una rivoluzione teocratica nel Paese [...]. Il conflitto si sviluppò dalle ambiguità inerenti allo status legale di un’istituzione né troppo potente né troppo debole.

Da secoli, Chiesa e Stato erano interconnessi e tale interconnessione poté essere sciolta soltanto con provvedimenti unilaterali avviati nel corso di qualche decennio. Agli inizi del ’900 questa connessione permaneva a livello formale ma soprattutto in una direzione: controllo dello Stato sulla Chiesa. A quest’ultima veniva lasciata l’educazione religiosa primaria e la gestione dei cimiteri (dove esistevano sezioni per i cattolici e sezioni per gli acattolici). La rete di scuole che aveva sviluppato era stato un altro punto di frizione e d’interesse da parte dello Stato. I critici della Chiesa possono essere scusati quando credevano di dover combattere contro un’istituzione altamente centralizzata capace di sviluppare un definito programma di azione. L’attività e la retorica pubblica del clero e dei laici sembravano mostrare che la Chiesa sapeva esattamente come ottenere i suoi obiettivi. Tuttavia, la realtà era ben diversa: la Chiesa non poteva fare niente per eliminare il dissenso delle varie lealtà politiche dei fedeli che erano divisi. A livello di politica e organizzazione la Chiesa soffriva di deficienze che le impedirono di realizzare lo scopo di ricattolicizzare la società.

Dalle organizzazioni politiche e sindacali impegnate nelle riforme della Seconda Repubblica e poi dal Fronte Popolare allo scoppio della guerra la Chiesa sarà considerata come un capro espiatorio nel senso proprio indicato da René Girard. Molti vedevano in essa la vera sorgente del potere della «reazione», reazione che in realtà aveva molte sfaccettature. Più per la simbolica che rappresentava, che per essere un autentico ostacolo, essa fu oggetto per anni di attacchi fino all’eruzione violentissima dei mesi che vanno dal luglio al novembre del 1936, quando l’alzamiento del generale Franco, indipendente dalla Chiesa, fornì l’occasione a lungo cercata dalle organizzazioni di sinistra e dalle masse da esse mobilitate per eliminarla fisicamente: nei suoi edifici, nelle persone che la rappresentavano e nei suoi simboli.

Questo libro non parla principalmente della Guerra Civile spagnola, ma del ruolo e della sorte della Chiesa dalla Seconda Repubblica allo scoppio della guerra, e sulla messe di martiri che caddero tra il 1934 e il 1939; cerca di comprendere come si arrivò a quello scontro, all’individuazione del capro espiatorio, cercando di ricostruire i passi, le motivazioni e la dinamica finale delle uccisioni di massa concentrate soprattutto nel 1936.

Indice sintetico dell'opera 5 Presentazione di Vicente Cárcel Ortí
PERSECUZIONE
33 Introduzione
37 1. L’esilio di Alfonso XIII e il Governo costituente
77 2. La Seconda Repubblica. Espropri e laicizzazione forzata
137 3. 1933-1935: «Bienio Negro»?
163 4. Intolleranza religiosa nelle Asturie. Ottobre 1934
201 5. Stato prerivoluzionario: il 1935
251 6. L’alzamiento
319 7. I martiri spagnoli
377 8. Riti di morte
423 9. La posizione della Chiesa nell’evoluzione della guerra
499 10. Questioni aperte
APPENDICE
517 Elenco dei martiri di Spagna
585 Bibliografia
599 Indice dei nomi
Documento inserito il: 28/02/2015
  • TAG: guerra civile spagnola, persecuzione clericale, spagna, mario arturo iannacone
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