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Da Porto Empedocle al Regno Unito. Miniere di Zolfo e industriali inglesi nell'Ottocento italiano.

DA PORTO EMPEDOCLE AL REGNO UNITO
MINIERE DI ZOLFO E INDUSTRIALI INGLESI
NELL’OTTOCENTO ITALIANO
(1840 – 1906)


di Gerardo SEVERINO
Storico Militare, della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

La storia che proponiamo oggi agli amici e colleghi collaboratori di “Tuttostoria” ci porta in Sicilia, soprattutto ad Agrigento, un tempo denominata Girgenti, nel cui Circondario, già nel primo decennio post- unitario l’attività mineraria legata allo zolfo si era particolarmente ingrandita, tanto da passare da una sola miniera segnalata nel 1864 alle numerose altre, via via scoperte negli anni seguenti. Ve ne erano alcune molto grandi e, quindi, più remunerative di altre, come quella estesissima detta “di Lucia”, la zolfara Baffo e la famosa Ciavolotta, nei pressi del fiume Naro. Sta di fatto che attorno al 1887, l’esportazione del prezioso minerale, già cavato in età Borbonica, aveva raggiunto cifre da record, con quantitativi di zolfo greggio diretti soprattutto negli Stati Uniti d’America e nel Regno Unito, i principali Paesi importatori, peraltro sin dall’inizio del secolo. Le zolfare, in verità, sarebbero state “gioia e delizia” per la Sicilia, volendo ricordare lo scandaloso sfruttamento dei “carusi”, i bambini assunti a pochi centesimi per il duro lavoro dell’estrazione del prodotto. Nel 1893, Gustavo Srafforello così descrisse la situazione: «L'estrazione dello zolfo compiersi però sempre nel modo più primitivo per la mancanza di combustibile sufficiente, essendo la Sicilia priva di combustibile fossile e povera di carbone di legna, il che inceppa le imprese industriali. Nell'estate manca l'acqua e nel verno per contro le masse d'acqua divengono spesso pericolose per le miniere. Il basso prezzo dello zolfo non permette grandi migliorie e l'impiego dei fanciulli del pari che l'uso delle vanghe fanno sì che il costo riesce infimo è difficile l'introduzione dei perfezionamenti propositi, proposti e propugnati dagli ingegneri che si occupano di tale industria. Il paese circostante alle miniere dello zolfo porta il carattere di una deserta regione romantica o di una landa a colline. Esso è attraversato da muli carichi di zolfo in pani e dai monti di tutta la regione veggonsi salire in alto le dense colonne di fumo dei calcaroni nei quali si liquefa il minerale» (1). In quello stesso frangente storico – i primi anni Novanta – le principali Ditte che a Porto Empedocle (snodo principale per l'esportazione dello zolfo isolano) si occupavano del commercio dello zolfo rispondevano ai seguenti nomi: “Scalia e Pirandello”, “Diego Montagna & figli”, “Tommaso Pintacuda”, “Fallita Genuardi & figli”, “Luigi Terrama & figli”, “Francesco Amato & figli”, “W.B. Gardner”, “Attilio Parisi & C.”, “Fratelli Attanasio”, Zenobio Urso, Gaetano Russo, Geatano Sterlini, Edoardo Schneberger, Veronica e Vinti, Nicolò Curcuruto, Lugi Catalisano e Carmelo Camilleri (2). In tale ambito, è ovvio presupporre che gran parte delle spedizioni dirette nel Regno Unito avrebbero interessato la sola “Gardner W.B. & Co.” (spesso citata anche come “Gardner”, “Turbon & Rose Gardner”, “Gardner & Co.”), una delle più importanti e storiche società commerciali e minerarie britanniche operanti in Sicilia in quello scorcio di secolo (3). La sua storia è stata per moltissimi anni legata proprio a Porto Empedocle, così come a Lercara Friddi, dove la famiglia Gardner, unitasi professionalmente e sentimentalmente con quella Inglese dei Rose, possedeva imponenti miniere. Cercheremo di raccontarla al meglio.


L’epopea industriale delle famiglie Rose e Gardner, tra Palermo, Lercara Friddi e Porto Empedocle (1840 – 1906)

Quella dei Rose, rinomata famiglia britannica di cui tratteremo a breve, è una storia davvero affascinante. Essa fu estremamente fondamentale per la Sicilia in generale, per Lercara Friddi (PA), in particolare, essendo stata la protagonista indiscussa delle primitive attività legate all’estrazione e commercializzazione dello zolfo, segnando, di conseguenza, la stessa storia industriale della grande Isola del Mediterraneo. Le sue miniere (ricordiamo quelle storiche di Colle Croce e Colle Friddi) erano le uniche cave di zolfo nel Palermitano, mentre la maggior parte si trovavano nel Nisseno, nell’Agrigentino e nell’Ennese. Di tale famiglia, legata indissolubilmente a quella dei Gardner (Americani d’origini britanniche), ne è ancora oggi testimonianza, sempre in quel di Lercara Friddi, la bellissima “Villa Rose-Gardner”, nota anche con il nome di “Villa Lisetta”, una pittoresca residenza di campagna ottocentesca, concepita secondo lo stile architettonico inglese, oggi prestigiosa sede del “Museo delle Zolfare”, ma anche del Parco archeologico-industriale. A dar vita, tra Palermo e Lercara Friddi, al ramo Siciliano della famiglia Rose fu James Rose, nato a Woolwich, nel Kent, nel corso del 1809, figlio di William  Rose, morto a Palermo il 20 ottobre del 1868, peraltro molto amico del più famoso Joseph Whitaker. Lo storico Danilo Caruso così ricorda il capostipite: <<Era un inglese dall'aspetto imponente e dall'aria allegra: nipote di un lavoratore portuale di Woolwich, raggiunse a dodici anni uno zio a Messina dove iniziò a lavorare. In un primo momento si dedicò al commercio degli agrumi, ma poi fu attratto da quello più redditizio dello zolfo che esercitò in associazione con Benjamin Gardner. La sua residenza palermitana si trovava alla Marina di fronte a Palazzo Lampedusa […] Nel 1839 Edward Gardner era tra gli azionisti che crearono nel Regno delle Due Sicilie la prima compagnia di navigazione che utilizzò una nave a vapore, denominata Palermo […] Edward, coniugato alla Gallese dal carattere irascibile Martha Beaumont, era impegnato nel campo bancario ed in quello commerciale (esportava sommacco in U.S.A. ed in Inghilterra). Nel 1840 intraprese, con i Rose, l'attività di speculazione sul bacino zolfifero lercarese, che rimarrà per lui la più importante» (4). Interessantissima, quindi, è anche la storia dei Gardner in Sicilia, principiata dal Capitano Benjamin Gardner, classe 1777, originario di Boston (Stati Uniti d’America), il quale era giunto a Palermo nel lontano 1819, a bordo di una nave mercantile sul quale operava da qualche tempo il traffico commerciale con la Madrepatria. Qui si riciclò a fare il mercante, interessandosi anche del commercio dello zolfo, ma ben presto divenne anche stretto collaboratore del Console americano, Henry Preble, che in seguito (1824), avrebbe sostituito, in qualità di “acting consul” (console facente funzione). Il Capitano Gardner assunse l’incarico da titolare il 23 dicembre del 1825, diventando così Console Generale degli Stati Uniti a Palermo, trasferendosi così definitivamente a Palazzo Benso, in via Butera. Benjamin Gardner, unito in matrimonio con Charlotte Edes, non avendo avuto figli, adottò Edward Earyes (Boston, 16 agosto 1815 – Palermo, 8 settembre 1862), figlio di Ann Edes, sorella di Charlotte. Sarà proprio lui che nel 1840, rimasto orfano del padre adottivo, Benjamin, morto di colera il 3 luglio del 1837 (lo avrebbe sostituito al Consolato per alcuni mesi), volendosi dedicare alle industrie dello zolfo, già allora molto promettenti, entrò in società con l’inglese James Rose, del quale abbiamo prima fatto cenno. I rapporti d’affari con i Rose furono ben presto consolidati anche da parentela, perché due figlie di Edward Earyes Gardner, Martha ed Elisabeth Catherine Gardner, sposarono rispettivamente William Rose (1840-1888) e John Forester Rose (1853-1922), figli di James Rose. Parallelamente agli interessi che il Gruppo “Rose-Gardner” gestiva a Lercara Friddi, William Beaumont Earyes Gardner, imprenditore e Architetto, figlio di Edward (Palermo 25 novembre 1847 - 23 gennaio 1905), lasciando a Numa Mazer (5) la direzione della sede Societaria di Lercara Friddi, decise di aprire una propria Società a Porto Empedocle. Dalle miniere dell'entroterra, il minerale veniva così trasportato fino al molo della Marina di Girgenti (il c.d. “Molo di Porto Empedocle”, storicamente noto anche col nome di “Caricatore di Girgenti”), ove la società gestiva le fasi di raffinazione, stoccaggio e imbarco sui grandi velieri diretti nei mercati industriali di tutto il mondo, Regno Unito in primis. In tale clima, tuttavia, non importava a nessuno – soprattutto a chi esercitasse il potere, sia a livello Nazionale che locale – la reale situazione delle masse lavoratrici, e ciò anche dopo la tragedia che si era consumata, l’11 giugno del 1886, in una storica solfara tra Naro e Campobello, il cui crollo procurò la morte di un’ottantina di operai, molti dei quali giovanissimi. Rimaneva, poi, ancora arcaico il sistema dell’estrazione del prezioso minerale, basato esclusivamente sull’apporto umano. Nel 1887, la Società inglese viene, invece, citata come <<Gruppo Societario Gardner - Rose»: l’ennesima modifica alla c.d. “Ragione Sociale” (6). Ebbene, il lucroso affare della commercializzazione dello zolfo, comprato quasi totalmente dall’Inghilterra e in parte dalla Francia, andò a gonfie vele per oltre un cinquantennio, portando comunque ricchezza anche alle casse dell’Erario nazionale. Ciò almeno fino al 1893, allorquando iniziò una crisi irreversibile, in parte causata dalla concorrenza americana e aggravata dalle pretese di altri soci, quali Ireneo Pucci, per la gestione della zolfara “Scianna”, e dalle vertenze Giudiziarie con alcuni dipendenti: liti che affossarono definitivamente la società “Rose, Gardner & C.”, la quale fallì nel 1906, ad un anno dalla morte dell’industriale Gardner. Appena un anno prima, per l’appunto nel 1905, tuttavia, la gloriosa Società era stata ampiamente pubblicizzata in una nota Guida Generale dell’epoca (7). Come aggiunge Danilo Caruso: <<Il periodo a cavallo tra l'ultimo decennio del XIX secolo e il primo del XX fu l'inizio della fine dell'eldorado zolfifero siciliano poiché una crisi profonda attraversò questo campo della produzione. La quasi esclusiva gestione delle miniere secondo criteri di interesse capitalistico, con l'utilizzo di tecnologie antiquate e con parametri di sfruttamento dei bacini senza nessuna logica se non quella del migliore guadagno, mise in difficoltà di fronte alla concorrenza dello zolfo statunitense i gabelloti che alla fine si rivelarono in maggioranza pseudoimprenditori. La crisi iniziò nel 1893, e la gravità della situazione favorì nel 1896 la nascita di un organismo con il compito di riorganizzare e razionalizzare il settore: l'Anglo Sicilian Sulphur Company, la quale se produsse utili risultati per un quindicennio, si dovette arrendere ad una condizione che era divenuta oramai irrimediabile (lo zolfo siciliano, che era partito da una posizione di quasi monopolio, negli anni Venti avrebbe inciso per il 10 % circa sul complesso produttivo). A Lercara il disagio provocò ritardi nei pagamenti dei salari: parte dei minatori della ditta Rose Gardner & C., che non percepivano salari da tempo, nel maggio 1901 presentò un esposto al prefetto di Palermo che dispose gli accertamenti del caso. Il contrasto tra impresa e dipendenti, che durò sino alla fine di luglio, si concluse con la promessa della corresponsione di un acconto ai lavoratori. La Rose Gardner & C. si chiuse con il suo fallimento nel 1906: affrontarono dispute legali, anche con la locale famiglia Pucci, di cui erano soci, perdendo la causa>> (8). I Rose e i Gardner, allora, si dispersero tra gli Stati Uniti, l’Inghilterra e il Brasile, tanto che in Sicilia non rimase neppure un erede, ma solo il tenue ricordo di una straordinaria stagione industriale che aveva unito per molti anni due importanti Isole, ma anche due Popoli amici (9).


Nell'immagine, L'imbarco dello zolfo a mano (inizi Novecento)


NOTE:

(1) Cfr. Gustavo Strafforello, «La Patria. Geografia dell’Italia - Sicilia», Torino, Unione Tipografica Editrice, 1893, pag. 324.
(2) Cfr. Direzione Generale dell’Agricoltura, «Annali di Agricoltura. Rivista del Servizio Minerario - 1887», Firenze, Tipografia G. Barbera, 1887, pag. XC.
(3) Sull’argomento vgs. Roberto Rossi, “Tra rendita e profitto: produzione e commercio dello zolfo in Sicilia nell’Ottocento”, in «Storia Economica», n.1 e 2/2021, pag. 177 e ss.
(4) Cfr. Danilo Caruso, “I Rose Gardner di Villa Lisetta”, in https://www.retaggiodellegenti.com/legginews.asp?id=522
(5) Il Mazer era anche Socio Ordinario della “Società dei Licenziati della R. Scuola Mineraria di Caltanissetta”. Vgs. <<Annuario 1887 - 1888», Caltanissetta. Tip. Panfilo Castelli Petrantoni, 1889, pag. 178.
(6) Cfr. Ministero Agricoltura, Industria e Commercio, <<Annali di Agricoltura. Rivista del Servizio Minerario», Firenze, Tip. G. Barbera, 1887, pag. 61.
(7) Cfr. “Mandamento Lercara Friddi, Miniere di zolfo”, in <<La Trinacria. Annuario di Sicilia. Guida Generale dell’Isola – Anno 1905», Palermo, 1905, pag. 230.
(8) Cfr. Danilo Caruso, op. cit.
(9) Per un maggiore approfondimento della materia si consiglia Maria Grazia Spina, “L’estrazione dello zolfo a Lercara Friddi: impatto ambientale e innovazione tecnica tra Otto e Novecento”, in <<Meridiana. Rivista quadrimestrale dell’Istituto meridionale di storia e scienze sociali», Roma, 2007.
Documento inserito il: 23/08/2026
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