Cookie Consent by Free Privacy Policy website
>> Storia Contemporanea > In Europa

Storia del Tour de France. Trentatreesima puntata

di Alberto Sigona


ED ESPLOSE LA BOMBA DEL DOPING


1996 QUEL TOUR RIMASTO MORALMENTE VACANTE.

Il Tour ’96, con Indurain sul viale del tramonto, venne vinto dal 32enne danese Bjarne Riis, che senza strafare s'impose con 1’41’’ sul suo giovane “luogotenente”, il tedesco Jan Ullrich (che nell'ultima crono gli rosicchiò 2'18''), e 4’37’’ sul grimpeur francese Richard Virenque, regalando alla Danimarca il primo Titolo. Riiis conquistò il vertice della graduatoria dopo la 9^ frazione, Le Monetier les Bains – Sestriere, per poi incrementare il vantaggio sugli inseguitori fra la 16^ tappa, quella che portava sull'Hautacam, e la 17^, Argelès Gazost – Pamplona, ipotecando il successo in quella che era la sua settima partecipazione alla Grande Boucle. Il danese fu uno dei più anziani di sempre ad arrivare al successo al Tour per la prima volta, e la sua crescita agonistica piuttosto tardiva generò qualche sospetto nell'ambiente (in passato altri esempi simili c'erano già stati, penso ad esempio a Leon Scieur nel 1921, Henri Pelissier nel 1923, Lucien Buysse nel 1926... ma il loro arrivo ritardato al successo era stato dovuto alla pausa bellica nonché ad una serie di vicissitudini riconducibili al difficile periodo storico, in cui il merito spesso faticava ad emergere...). L’Italia in quel Tour si aggiudicò 3 tappe con Cipollini, Massimo Podenzana e Baldato. Dopo 11 anni dalla conclusione del Giro di Francia '96, in un periodo in cui il Ciclismo era nell'occhio del ciclone a causa degli innumerevoli scandali legati al doping che stavano prendendosi rapidamente gran parte della scena (anche perché i controlli antidoping iniziavano a diventare decisamente più accurati ed affidabili, arrivando a trovare anche sostanze di nuova generazione come l'EPO CERA), coinvolgendo persino vari big del pedale, avvenne il clamoroso coupe de theatre: in una conferenza stampa del 25 maggio 2007 Bjarne Riis, infatti, ammise imbarazzato di aver fatto uso nel corso della carriera di numerose sostanze dopanti (tra cui la famigerata EPO), anche durante il Tour 1996 (dicendosi perciò pronto a restituire la maglia gialla), e di come tale escamotage fosse una pratica comune tra i corridori della sua epoca. In sostanza Riis con queste dichiarazioni si premurava di confermare le voci assordanti che da tempo circolavano in merito al doping e di quanto esso fosse sin troppo diffuso nel Ciclismo, in particolare negli Anni Novanta, voci che in molti continuavano a fingere di non sentire nonostante i media avessero cercato insistentemente di alzare il velo sulla questione. A seguito dell'outing di Riis, il 7 giugno 2007 il Tour de France, attraverso le dichiarazioni del portavoce della corsa, Philippe Sudres, farà sapere di non considerare più il danese quale vincitore dell'edizione 1996. Il Titolo avrebbe dovuto essere attribuito perciò al 2° classificato Ullrich, peraltro anch'egli sotto inchiesta per doping. Tuttavia il 4 luglio 2008 l'organizzazione del Tour farà retromarcia, riassegnando a Riis la vittoria poiché, essendo passati più di 10 anni al momento della confessione, la violazione regolamentare era ormai prescritta.


1997 JAN ULLRICH UBER ALLES

Jan Ullrich fu il primo tedesco ad aggiudicarsi la corsa gialla. Il 23enne di Rostock, diventato capitano della Deutsche Telekom stante la scarsa condizione fisica del campione in carica Bjarne Riis, precedette due scalatori doc, il francese Richard Virenque (FRA) di 9’09’’ e l'italiano Pantani (da poco ripresosi da un gravissimo infortunio che aveva rischiato di chiudergli anzitempo la carriera) di 14’03’’. Abile a cronometro e molto competitivo in montagna, Ullrich per via delle sue notevoli qualità si propose all'epoca come una grande promessa del Ciclismo. Ma la sua scarsa inclinazione alla professionalità e le vicende doping che lo coinvolgeranno tradiranno le attese che si riponevano in lui... L’Italia in quel Tour vinse 7 tappe: 2 con Cipollini, Nicola Minali e Pantani ed 1 con Mario Traversoni.


1998 UN PIRATA ALLA CONQUISTA DELLA FRANCIA

Al termine di un'impresa d’altri tempi il “Pirata” Marco Pantani riportò in Italia la Grande Boucle dopo un digiuno insopportabile durato 33 anni. Il campione romagnolo, dopo mille e una vicissitudini, era reduce dalla prima corsa a tappe portata a casa da trionfatore, il Giro d’Italia, e, pur essendo un corridore sì con grandissime doti di scalatore ma con grossi limiti a cronometro che gli impedivano sostanzialmente di sperare nel trionfo al Tour, alla partenza della corsa francese, per via del suo stato di grazia e della gran voglia di rifarsi dei periodi bui, confidava seriamente in un exploit. Tuttavia nella 1^ tappa a contro il tempo il leader della Mercatone Uno conferma i suoi limiti nelle tappe del tic-tac, rimediando oltre 4’ da Ullrich e scivolando in classifica a circa 5 minuti dallo stesso tedesco. I sogni di gloria sembrano già infrangersi... A Plateau de Beille però il Pirata vince la tappa con 1’40’’ su Ullrich, riaprendo leggermente i giochi. Nella 15^ frazione si attraversa il Galibier e lì Marco compie la più grande impresa degli ultimi anni: a 50 km dall’arrivo va in fuga sotto la pioggia con un ritmo irresistibile per chiunque e, fra due ali di folla in visibilio come non mai, arriva a Les deux Alpes con 1’54’’ su Rodolfo Massi, mentre uno stremato Ullrich, alla peggior giornata della carriera, giunge addirittura ad 8’57’’: Pantani - incredibile ma vero - diventa così la nuova maglia gialla, con un vantaggio di 3'53'' sullo statunitense Bobby Julich (che poi sarà 3° sul podio di Parigi) e 5’56’’ sul campione uscente. Il divario col tedesco – l'avversario più temibile - resta tale sino all’ultima cronometro, terreno fertile per il ciclista della Germania, tallone d’Achille per l'asso di Cesenatico. Pantani però perderà soltanto 2’35’’ (3° posto) da Ullrich e così riuscirà a vincere la corsa gialla (con 3'21'' sul tedesco), realizzando l’accoppiata leggendaria col Giro d'Italia, secondo italiano a riuscirci dopo Coppi... All'epoca si ebbe la sensazione che si fosse aperta una nuova era: l’era di Pantani, appunto. Ma il futuro ci riserverà tanta amarezza, come avremo modo di vedere… Il Tour del ’98 ci vide vincere 6 tappe, 2 con Cipollini, 2 con Pantani stesso, 1 con Massi ed 1 con Daniele Nardello. Indossammo la maglia gialla in 6 occasioni, ovviamente con lo stesso Pantani. Fra i velocisti si mise in luce il belga Steels (4 acuti per lui).
Il Tour de France 1998 purtroppo è ricordato anche per vicende extrasportive destinate a fare epoca. La Corsa Gialla di quell'anno, infatti, fu sconvolta dal cosiddetto “Affaire Festina”, un “terremoto” destinato a scuotere il Ciclismo dalle fondamenta. Poco prima della corsa venne arrestato un dirigente della squadra Festina, in quanto nella sua auto furono rinvenute diverse sostanze dopanti (soprattutto EPO). L’inchiesta che ne scaturì rivelò un sistema organizzato di doping all’interno del team, portando all’espulsione della squadra e poi a perquisizioni e controlli a tappeto su tutto il gruppo che mostreranno come la Festina in realtà non rappresentasse un caso isolato ma la punta di un iceberg granitico e mastodontico. Di conseguenza vi furono arresti tra dirigenti, medici, ecc..., e molti corridori ammisero pratiche illecite. In un clima sempre più teso e surreale, la corsa fu perciò segnata da proteste e ritiri, ed una tappa (la 17^, Albertville > Aix-les-Bains) non fu disputata per uno sciopero degli stessi corridori. L’impatto dello scandalo fu enorme, provocando un vero shock nell’opinione pubblica, incrinando profondamente la fiducia nel ciclismo e mostrando per la prima volta in modo evidente quanto il doping fosse diffuso e ben strutturato nel gruppo professionistico. Anni dopo, nel 2013, grazie a degli esami ematici compiuti con tecniche più moderne, verrà trovata Eritropoietina in quasi tutte le provette dei corridori, Pantani compreso. Ciò che da anni si sospettava era purtroppo vero: i ciclisti che avevano corso il Tour fra gli Anni ’90 ed i primi 5 anni del 2000 erano “caduti” quasi tutti nella rete del doping, per quella che è stata senza ombra di dubbio l’era maledetta del ciclismo. Pantani, a differenza di altri corridori, non sarà defraudato del successo al Tour 1998, visto che al momento della scoperta dell’EPO erano passati più di dieci anni e lui stesso era ormai morto da tempo, ma non c’è dubbio che la sua immagine ne risulterà danneggiata irrimediabilmente, andando ad incarnare, suo malgrado, un'epoca nera per il Mondo del Pedale.


Nell'immagine, Marco Pantani, vincitore del Tour de France 1998.

Documento inserito il: 03/09/2026
  • TAG:

Articoli correlati a In Europa


Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione piattaforma web: ik1yde

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2026 )
privacy-policy