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Agostino d’Ippona e il superamento del platonismo [ di Yuri Leveratto ]

Agostino d’Ippona viene considerato come il più grande filosofo del Cristianesimo, colui che riuscì a fare da cerniera tra il platonismo e il Cristianesimo.
Sappiamo che inizialmente Agostino era un manicheo, ossia abbracciava la religione misterica di Mani, una forma di gnosticismo. Tuttavia il contesto nel quale Agostino è cresciuto e si è formato (non bisogna dimenticare che sua madre era cristiana), fu un ambiente cristiano e neo-platonico.
  Quando Agostino giunse a Milano, nel 383 d.C., venne in contatto con il vescovo cristiano Ambrogio e ne fu influenzato. Dopo qualche tempo Agostino abbandonò il manichesimo e fu interessato per alcuni anni al neo-platonismo di Plotino. Nel 387 però, Agostino accolse Cristo nel suo cuore e si fece battezzare, proprio da Ambrogio.
  Agostino ha individuato nel platonismo molti concetti che aprono la strada alla comprensione del Cristianesimo.
  Sappiamo che per Platone Dio era perfezione, mentre Agostino fa notare che  secondo la Bibbia Dio è amore e giustizia. In pratica nella Bibbia Dio è “perfetto nell’amore”.
  Agostino evidenzia che per Platone l’anima è immortale e lascia il corpo dopo la morte. Mentre nei Vangeli non esiste il concetto di anima immortale, ma vi è un concetto simile, rapportato però al giudizio al quale l’uomo sarà sottoposto: vi sarà una Risurrezione di vita o di condanna a seconda se l’uomo, nella sua vita terrena, avrà o meno accettato la Grazia a lui offerta con il sacrificio di Gesù Cristo.
  Questa idea di negatività della materia, espressa da Platone, contro la quale anche Paolo di Tarso si scontrò nel celebre discorso all’Areopago di Atene, viene superata pienamente nella Bibbia, dove Dio ha creato corpo, anima e spirito e dove Gesù Cristo da una speranza per i giusti, dimostrando con la sua Risurrezione, che anch’essi potranno riappropriarsi del loro corpo, dopo la morte.
  Anche lo schema iniziale della creazione proposto da Platone (stato iniziale perfetto, decadenza, necessità di una redenzione per restaurare lo stato primitivo di purezza) è simile al concetto biblico espresso nella Genesi e poi nel Nuovo Testamento con la redenzione attuata da Gesù Cristo. Agostino funge da cerniera anche tra il pensiero neo-platonico di Plotino e la fede cristiana. Plotino aveva ipotizzato Dio come: Uno, Nous (intelligenza) e Anima. Agostino fa notare che Dio è uno e trino: Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Nous di Plotino, quindi, non sarebbe altro che il Logos di Giovanni. Il Logos peraltro era stato ipotizzato anche da Filone di Alessandria, ma Giovanni lo ha identificato pienamente con Gesù Cristo, il Logos (Parola, o Verbo) che si è fatto carne (Gn, 1, 14).
  Per Platone la fede nel Trascendente si poteva raggiungere con la ragione, mentre per Agostino la fede deve essere supportata dalla ragione. La grande differenza tra platonismo e Cristianesimo è però la redenzione. Mentre nel platonismo l’uomo si eleva verso Dio (concetto che si è sviluppato anche nelle filosofie orientali come lo yoga), nel Vangelo è Dio che è sceso tra di noi nella persona di Gesù Cristo con lo scopo di espiare i nostri peccati e redimerci. Nel Cristianesimo quindi l’uomo si eleva verso Dio solo dopo aver accettato la Grazia, offerta da Gesù. Per Agostino la redenzione non è opera dell’uomo, ma è offerta da Dio all’uomo. Gesù Cristo è il perfetto mediatore, essendo Dio-uomo, in lui la natura divina si è saldata con quella umana, in seguito al mistero dell’Incarnazione.
 
Nell'immagine, Il battesimo di Agostino, di Benozzo Gozzoli.
Documento inserito il: 27/12/2016
  • TAG: san agostino, ippona, teologia, cristianesimo, platonismo

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