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>> Storia Antica > Impero romano

Adrianopoli, 9 Agosto 378

Negli anni 374-375 d.C. la bellicosa tribù degli Unni, una popolazione nomade di origine mongola, si mosse verso Occidente e, oltrepassato il fiume Volga, entrò in contatto con i Visigoti che abitavano quelle terre, questi, in preda al terrore vennero spinti verso le frontiere romane. Allora i fuggitivi chiesero all'imperatore Valente di poter oltrepassare il Danubio. Imperatore Romano d’Oriente Flavio Valente, constatò che il suo esercito non era pronto a fronteggiare la minaccia dei Visigoti, e decise di tentare una soluzione pacifica. Pertanto accettò il loro ingresso, allettato dalla prospettiva di ottenere nuove braccia per coltivare le terre incolte e nuovi guerrieri per rinfoltire le fila dell'esercito romano, sempre a corto di reclute. Valente pose quale indefettibile condizione il disarmo dei guerrieri e impose la consegna di un gran numero di bambini come ostaggi; i Visigoti avrebbero avuto in cambio terre da coltivare e sussidi dall'impero. L’imperatore assegnò loro la Tracia in qualità di Federati dell’Impero. Tuttavia la gran confusione in cui si svolsero le operazioni di trasbordo impedì il conteggio dei trasbordati, il cui immane numero era stato probabilmente sottostimato dalle autorità imperiali. Inoltre, la cattiva organizzazione non consentì ai Romani di provvedere efficacemente al disarmo dei guerrieri Goti, le autorità romane sottoponevano i Visigoti a vessazioni di ogni tipo e ne respingevano l’integrazione mentre funzionari imperiali corrotti, all'oscuro dell'imperatore, rivendevano altrove le derrate stanziate per le popolazioni appena accolte, in breve ridotte alla fame ed alla miseria. Questo provocò la sollevazione dei Visigoti, sotto il loro capo Fritigerno: a complicare la situazione gli Ostrogoti attraversarono il Danubio, con alcuni Alani e Unni, senza il consenso di Valente: i Visigoti si unirono ai loro cugini, e sconfissero l’esercito romano a Marcianopoli. Valente si sentì allora in dovere di scendere in campo e in un primo momento la campagna intrapresa produsse dei successi contro le numerose ma disorganizzate tribù gotiche, che vennero sconfitte sulla Maritza. Tuttavia per bloccare definitivamente le scorrerie barbariche serviva una grande offensiva, e poiché il suo esercito era inferiore numericamente era opportuno attendere l’aiuto dell’Imperatore Romano d’Occidente, ossia Graziano, nipote dello stesso Valente. Graziano era però impegnato in Occidente contro gli Alemanni di Merobaude, e si mise in marcia verso Valente troppo tardi. Così l’Imperatore d’Oriente decise di affrontare i Goti, asserragliati con il loro capo Fritigerno su una collina cinta, in una battaglia decisiva prima dell’arrivo del nipote, confidando nella preparazione del suo generale Sebastiano. Era il 9 Agosto del 378 d.C. e i due eserciti stavano per dar luogo ad una delle più tremende e sanguinose battaglie della storia, quella di Adrianopoli. Adrianopoli è l'antica città della Tracia, Hadrianopolis fondata nel 125 dall'Imperatore Adriano, corrispondente all'attuale città turca di Edirne. Fu il più importante centro della Tracia e con Diocleziano fu capitale della provincia dell'Haemimontium. Di grande importanza strategica e massicciamente fortificata, la città ha avuto una storia molto turbolenta. I soldati Romani erano in inferiorità numerica (circa 15.000 uomini) mentre i Visigoti erano certamente più di 20.000. I primi si trovarono inaspettatamente davanti ad un muro umano impenetrabile: i Visigoti comandati da Frintigerno, uniti a Ostrogoti e ad Alani, guidati rispettivamente da Alanteo e Safrace, si coalizzarono e ciò aggravò la già terribile situazione dei Romani. Mentre infuriava la battaglia, l’Imperatore Valente, ferito da una freccia, venne trasportato dalle sue guardie del corpo in un capanno, che venne però incendiato dai barbari senza sapere chi vi fosse dentro. Il suo cadavere non venne mai ritrovato. Intanto la situazione dell'esercito romano, circondato da una massa superiore di fanteria e cavalleria nemica, era sempre più grave. Nello scontro campale che si determinò mancò ai Romani la lucidità per portare a termine un piano risolutivo. Soprattutto ai soldati romani mancarono ordini precisi che dessero un senso alla loro eroica resistenza. Il massacro durò per tutta la giornata e poté compiersi grazie all’intervento della cavalleria di Alateo e Safrace che attaccarono i fianchi dell’esercito romano tutto preso nella manovra d’accerchiamento della collina. Tuttavia alcuni reparti dell’ala sinistra riuscirono a fuggire in preda al terrore. Questa impresa sciagurata costò all’esercito romano ben 10.000 morti, tra cui lo stesso generale Sebastiano, e viene ricordata, dopo Canne, come una delle più gravi sconfitte inflitte ad un’armata Roma. Anche i Goti, però, pagarono a caro prezzo questa vittoria.


Moneta romana raffigurante l'Imperatore Valente, morto nel corso della battaglia di Adrianopoli
Documento inserito il: 21/12/2014
  • TAG: battaglia di Adrianopoli, impero romano, imperatore valente, visigoti, ostrogoti, alani

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