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Agostino d’Ippona, grande difensore dell’ibrido costantiniano [ di Yuri Leveratto ]

Cos’è una religione? Vediamo la definizione della Treccani:
“Complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro, in particolare con la divinità, oppure il complesso dei dogmi, dei precetti, dei riti che costituiscono un dato culto religioso”.

Proprio nella definizione si usa il verbo “legare” ossia legarsi a delle liturgie, dei precetti, delle cerimonie ritenute sacre. Aggiungo che le religioni hanno bisogno di legarsi a loro volta con il potere o di essere loro stesse il potere. Hanno inoltre bisogno di un ispiratore, una persona dalla grandissima influenza che contribuisce a fondarle e dar loro una sistemazione.
Nel caso della religione cattolica, essa è nata negli anni successivi al 313 d.C., quando Costantino ha reso legale il culto cristiano. Esigenze di potere hanno spinto per un sincretismo tra numerosi culti pagani e il Cristianesimo originale. Ma mancava un ispiratore, una persona di grandissimo spessore che potesse sistemare la nuova religione e renderla più consona al sistema di potere che si stava venendo a creare.
Quella persona nacque solo quarantuno anni dopo l'editto di Milano. Si chiamava Agostino d'Ippona. Malgrado che durante la gioventù avesse abbracciato la visione gnostica, poi si convertì a Cristo, e con il tempo divenne un grande filosofo.
Fu lui a plasmare il Cristianesimo originario e trasformarlo definitivamente nel Cattolicesimo. Fu lui a creare dogmi, riti, liturgie e sensi di colpa. Certo, fu anche un grande filosofo, colui che creò un ponte, una cerniera, tra il platonismo e il Cristianesimo, ma fu lui a consolidare quel sistema religioso sul quale si è basato il mondo da 1700 anni a questa parte.
Mentre la religione quindi si basa sul verbo “legare”, la Bibbia intera si basa sul verbo “liberare”. Dio ha liberato il suo popolo dall'Egitto e Dio ci ha liberati dalla schiavitù del peccato, inviando suo Figlio Gesù Cristo a morire per noi sulla croce del calvario.
Abbiamo visto quindi che a partire dal 313 d.C. Costantino rese legale il culto cristiano (editto di Milano). Questo fatto storico causò un cambio fondamentale nella storia del Cristianesimo, sia dal punto di vista dell’attitudine del cristiani, sia dal punto di vista di come il Cristianesimo si sarebbe poi lentamente trasformato, in seguito ad alcuni sincretismi con culti pagani.
I cristiani, che erano stati perseguitati per circa 280 anni, lentamente diventarono parte del potere. L’intenzione di Costantino era quella di consolidare la fede cristiana in modo da unificare l’impero sotto un’unica religione. Egli sostenne le tesi della componente originale e maggioritaria del Cristianesimo, quella Apostolica. Le altre correnti, come quelle ariane o gnostiche furono contrastate perché ritenute pericolose per l’unità dell’impero. Durante il Concilio di Nicea, che Costantino presiedette, fu redatto il Credo, una formula non biblica, alla quale però fu riconosciuto valore quasi scritturale. Era l’inizio del cosiddetto “ibrido costantiniano”, il periodo durante il quale il Cristianesimo si fuse con alcuni culti pagani.
Durante questi anni i cristiani credevano che Dio stesse inaugurando una nuova età dell’oro nella quale essi erano liberi da persecuzioni e avrebbero potuto vivere in pace, legandosi al potere mondano. Siccome però non trovarono alcun passaggio nel Nuovo Testamento per giustificare questo periodo, guardarono all’Antico Testamento. Nell’ibrido costantiniano vi fu pertanto un ritorno a modelli di vita tipici dell’Antico Testamento, e non del Nuovo Testamento.
Per esempio, mentre i Vangeli si insegna un messaggio di allontanamento dai beni materiali, nell’Antico Testamento non vi era questo messaggio. Quindi per i cristiani dell’ibrido, era consentito cercare di accrescere le proprie ricchezze.
Anche per quanto riguarda i giuramenti vi fu un ritorno all’Antico Testamento. Mentre nel Nuovo Testamento non erano leciti i giuramenti, in quanto si presupponeva che i cristiani dicessero sempre la verità, nell’ibrido si instaurarono nuovamente i giuramenti, che si convertirono nel pilastro della società romana e medievale.
Uno dei primi atti di sincretismo con le religioni pagane fu la fissazione del Natale, il giorno della nascita di Gesù Cristo, il 25 dicembre. Questo fatto accadde nel 336 d.C., durante il regno di Costantino. Questa data fu introdotta in modo da far coincidere il giorno del sol invictus, che era un culto pagano al sole, con il culto a Gesù. Ecco che il Cattolicesimo era nato con un primo atto di sincretismo verso un culto al sole, ed in effetti in molte rappresentazioni cattoliche Gesù viene associato al sole.
Negli successivi mentre l’impero stava subendo la pressione delle popolazioni barbare (guerra gotica 376-382), la chiesa iniziò sempre più a fondersi con il mondo. A questo punto il Regno di Dio avrebbe avuto bisogno di un predicatore nello stile di Giovanni il Battista o di Paolo di Tarso, per riportarla alla situazione del I secolo. E invece, arrivò il più grande difensore dell’ibrido costantiniano che sia mai esistito. Il suo nome era Agostino ed era nato a Ippona.
Però Agostino fece molto di più che appoggiare totalmente l’ibrido costantiniano. Lui combatté varie eresie degli gnostici. Il suo metodo era quello di ascoltare la posizione dell’avversario e dopo adottare esattamente la posizione contraria per poterla attaccare.
Lo gnosticismo fu una delle prime eresie che il Cristianesimo dovette affrontare. Per gli gnostici il mondo era malvagio perché creato da un’entità distinta dal Dio Padre del Nuovo Testamento. Gli gnostici sostenevano la loro tesi mostrando che gli insegnamenti di Gesù erano diversi da quelli di Mosè. Il Dio dell’Antico Testamento (YHWH) aveva mandato gli israeliti alla guerra, pero Gesù diceva ai suoi discepoli che amassero i loro nemici. Gli gnostici accettavano alcuni insegnamenti di Gesù ma negavano che Lui fosse il Figlio del Dio dell’Antico Testamento, e inoltre negavano che il Figlio di Dio potesse farsi uomo.
I primi apologisti cristiani come Ireneo di Lione e Tertulliano avevano già difeso il Cristianesimo storico dagli insegnamenti dello gnosticismo. Essi avevano semplicemente argomentato che Dio era lo stesso, e che semplicemente vi era una rivelazione progressiva da parte di Dio agli uomini. Inizialmente si era rivelato a un uomo, Abramo, poi a un popolo, quello degli israeliti, e poi attraverso Gesù a tutta l’umanità. La legge di Mosè era stata una guida che avrebbe preparato gli israeliti alla venuta del Messia.
Ma questi argomenti non concordavano con l’ibrido costantiniano. L’ibrido era basicamente una combinazione della teologia del Nuovo Testamento con la moralità e lo stile di vita dell’Antico Testamento. Se si fosse riconosciuto che il Nuovo Testamento introduceva delle regole morali nuove e maggiori di quelle dell’Antico Testamento significava riconoscere che l’ibrido era un errore. Proprio per questo fatto Agostino rispose agli gnostici (in quel periodo conosciuti come Manichei o seguaci di Mani), sostenendo che gli insegnamenti di Gesù non si differenziavano da quelli dell’Antico Testamento. Vediamo una sua citazione tratta dal libro "Contro Fausto Manicheo", Libro 22, 74, (1):

"Cosa infatti si biasima nella guerra? Forse il fatto che muoiano quelli che sono destinati a morire, perché i destinati a vivere siano sottomessi nella pace? Obiettare questo è proprio dei paurosi, non dei religiosi. Il desiderio di nuocere, la crudeltà della vendetta, l'animo non placato e implacabile, la ferocia della ribellione, la brama di dominare e simili: è questo che a ragione si biasima nelle guerre. È soprattutto per punire a buon diritto simili cose che le guerre vengono intraprese dai buoni, per ordine di Dio o di qualche altro potere legittimo, contro la violenza di chi si oppone, quando essi vengono a trovarsi in una congiuntura delle umane vicende tale che la situazione stessa li costringe giustamente o a ordinare qualcosa di simile o ad eseguirlo".

Vediamo anche questo passaggio de La città di Dio, (1, 21):

Lo stesso magistero divino ha fatto delle eccezioni alla legge di non uccidere. Si eccettuano appunto casi d'individui che Dio ordina di uccidere sia per legge costituita o per espresso comando rivolto temporaneamente a una persona. Non uccide dunque chi deve la prestazione al magistrato. È come la spada che è strumento di chi la usa. Quindi non trasgrediscono affatto il comandamento con cui è stato ingiunto di non uccidere coloro che han fatto la guerra per comando di Dio ovvero, rappresentando la forza del pubblico potere, secondo le sue leggi, cioè a norma di un ordinamento della giusta ragione, han punito i delinquenti con la morte. Così Abramo non solo non ha avuto la taccia di crudeltà ma è stato anche lodato per la pietà perché decise di uccidere il figlio non per delinquenza ma per obbedienza. E a buona ragione si discute se si deve considerare come comando di Dio il caso per cui Iefte sacrificò la figlia che gli andò incontro, giacché aveva fatto voto di immolare a Dio l'essere che per primo gli fosse andato incontro dopo la vittoria. Non altrimenti è scusato Sansone per il fatto che si fece schiacciare assieme ai nemici nel crollo della casa, giacché una ispirazione divina, che per suo mezzo compiva prodigi, glielo aveva comandato interiormente. Eccettuati dunque questi casi, in cui una giusta legge in generale o in particolare Dio, sorgente stessa della giustizia, comandano di uccidere, è responsabile del reato di omicidio chi uccide se stesso o un altro individuo.

Vediamo un’altra citazione tratta dalla citta di Dio, 4, 6, 15):

«Come chiamare una guerra fatta contro popoli inoffensivi, per desiderio di nuocere, per sete di potere, per ingrandire un impero, per ottenere ricchezze e acquistare gloria, se non un brigantaggio in grande stile? [...] Per i malvagi, fare la guerra è una fortuna; per i buoni, tuttavia, la guerra è una necessità. [...] I Romani hanno potuto conquistare un impero così grande combattendo guerre giuste, non empie, non inique.»

Quindi per Agostino i Romani avevano combattuto delle guerre giuste.
Ma Gesù non aveva detto che dobbiamo amare i nostri nemici e che non dobbiamo resistere al malvagio? Agostino trovò una risposta a questa obiezione:

“si potrebbe supporre che Dio non abbia autorizzato la guerra perché negli ultimi tempi il Signore Gesù Cristo disse: “Ma io vi dico: non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l'altra;” Tuttavia, la risposta è che ciò che è richiesto qui non è un'azione corporale ma una disposizione interna.” (1)

Come vediamo Agostino sosteneva che ci potessero essere delle “guerre giuste”. In realtà Agostino non fu il creatore della dottrina della “guerra giusta”. Fu Tommaso d’Aquino che, in pieno Medio Evo, giustificò la guerra come un mezzo per raggiungere un fine. Vediamo a tale proposito questa citazione di Tommaso d’Aquino (2):

« In contrario, sant'Agostino afferma: "Quando s'intraprende una guerra giusta, ai fini della giustizia non interessa nulla che uno combatta in campo aperto o con imboscate". Agostino lo dimostra con l'autorità del Signore, che comandò a Giosuè di preparare un'imboscata agli abitanti di Ai.»

Come vediamo Tommaso cita Agostino, che fece enfasi in un episodio dell’Antico Testamento. I criteri della “guerra giusta” sono una chiara violazione degli insegnamenti di Gesù Cristo. Il Messia ha detto che non dobbiamo resistere al malvagio, come si nota nel Vangelo di Matteo (5, 39-42):

Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.

Naturalmente Agostino considerava che la guerra giusta potesse essere dichiarata solo dallo stato, ma così facendo stava dando allo stato il potere di sostituirsi a Dio, ovvero di andare contro le parole di Gesù Cristo, se fosse stato conveniente e opportuno. Questi scritti di Agostino hanno influenzato i teologi successivi, come Tommaso d’Aquino, tutto il periodo medievale, ma anche la società odierna, infatti oggi se lo stato impone alle persone di andare in guerra, la maggioranza di esse non obietterà e considererà giusto quell’ordine.
Durante il periodo dell’ibrido costantiniano la Chiesa Cattolica assunse un potere sempre maggiore, con l’affermarsi del papato. L’ibrido considerava che la Chiesa Cattolica avesse potuto decidere quello che era giusto credere e praticare. Secondo l’ibrido era il governate temporale (che dipendeva a sua volta dal papa) che avrebbe deciso se una guerra era giusta o no. Quindi il “cristiano” si sentiva autorizzato ad uccidere, torturare o saccheggiare se quegli ordine erano stati dati dal suo re. Questo successe per esempio durante le crociate, uno dei momenti più bui della storia del Cristianesimo.

Oltre per il concetto di guerra giusta Agostino si distinse anche per avere un concetto particolare della salvezza. Durante la sua vita ci fu un monaco britannico di nome Pelagio che sosteneva che non vi sia necessità della Grazia divina: per Pelagio l’uomo è capace da solo di scegliere il bene. In pratica per Pelagio l’uomo sarebbe capace di salvarsi con il libero arbitrio.
In effetti la posizione di Pelagio era contraria al Cristianesimo apostolico secondo il quale nessuno, senza la Grazia, può salvarsi. Tuttavia i primi cristiani hanno sempre sostenuto che i credenti hanno comunque un ruolo nella loro salvezza. Vediamo a tale proposito questo passaggio della Lettera agli Efesini (2, 8-9):

Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti;

Secondo questi versi il credente si salva per Grazia e per fede. Egli deve essere disposto a rinunciare al mondo e portare la sua croce. Quindi, la salvezza dell’uomo viene, secondo la Bibbia, da Dio, ma anche dall’uomo.
Agostino, per confutare le tesi di Pelagio sostenne l’esatto opposto, ossia che in seguito alla caduta di Adamo, l’uomo è completamente incapace di salvarsi. Inoltre per Agostino l’uomo non è libero di scegliere se credere o no, ma dipende totalmente dalla Grazia di Dio. Dio è colui che decide se salvare una persona o condannarne un’altra. Secondo Agostino, prima della fondazione del mondo, Dio ha predestinato chi sarebbe si sarebbe salvato e chi sarebbe stato condannato. Inoltre, sempre secondo Agostino, nessuno può fare nulla in questa vita per modificare questa situazione: gli eletti non potranno perdere la salvezza, mentre i non eletti non potranno guadagnarla. Questi concetti sono stati espressi nel suo libro “la predestinazione dei santi” (3).
E’ vero che il concetto di predestinazione è biblico, nel senso che Dio, essendo onniscente, conosce fin da prima della creazione chi si salverà e chi no (come si evince dalla Lettera ai Romani 8, 29-30), ma è anche vero che Dio ha dato all’uomo la possibilità di scelta. Se l’insegnamento dogmatico di Agostino fosse giusto per quale motivo Gesù ci avrebbe esortato a divulgare la buona novella fino agli estremi della terra?
Per quale motivo Gesù ci avrebbe esortato a costruire la nostra casa sopra la roccia se la decisione della nostra salvezza o della nostra condanna fosse stata già presa da Dio prima della creazione del mondo?
Per quale motivo Gesù ci avrebbe avvertito di perseverare fino all’ultimo se non ci fosse nulla che noi potremmo fare per perseverare?

Vangelo di Matteo (9, 13):

“Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato”

Ed inoltre, per quale motivo Gesù ha ordinato agli Apostoli di portare il Vangelo a tutte le nazioni, se la predicazione degli Apostoli non poteva cambiare nulla in riferimento alla salvezza o alla condanna delle persone? Inoltre, per quale motivo Agostino sosteneva che gli eretici come Pelagio dovevano essere perseguitati e messi a tacere? Secondo la logica di Agostino gli eletti non possono perdere la salvezza mentre i non eletti non possono guadagnarla, quindi gli insegnamenti di Pelagio non avrebbero potuto fare alcun danno.

Agostino ha introdotto anche il concetto non biblico che i morti si possono beneficiare del sacrificio dell’eucarestia. Vediamo a tale proposito questo passaggio del "Manuale sulla fede, speranza e carità" (cap. 110).

Non si deve nemmeno negare che le anime dei defunti ricevono sollievo dalla pietà dei propri cari che sono in vita, quando viene offerto per loro il sacrificio del Mediatore o si fanno elemosine nella Chiesa. Tutto questo però giova a quanti in vita hanno acquisito meriti che consentissero in seguito di ricavarne vantaggio. C’è infatti un tipo di condotta non così buono da non richiedere questi suffragi dopo la morte, né così cattivo da non ricavarne giovamento dopo la morte; ve n’è poi uno talmente buono da non richiederne e viceversa uno talmente cattivo da non potersene avvantaggiare, una volta lasciata questa vita. È in questa vita perciò che si acquista ogni merito, che consente a ciascuno di ricavarne sollievo o oppressione. Nessuno però s’illuda di guadagnarsi presso Dio, al momento della morte, quanto ha trascurato quaggiù. Quindi tutte le pratiche solitamente raccomandate dalla Chiesa a favore dei defunti non sono contrarie all’affermazione dell’Apostolo: Tutti dovremo comparire davanti al tribunale di Dio, ciascuno per ricevere la ricompensa per quanto ha fatto finché era nel corpo, sia in bene che in male; anche il merito di potersi giovare di queste cose, infatti, ciascuno se l’è procurato finché viveva nel corpo. Ma non tutti se ne giovano: e perché mai, se non perché ciascuno ha condotto, finché era nel corpo, una vita diversa? Ora, dal momento che vengono offerti sia i sacrifici dell’altare sia di qualunque altra elemosina, essi rendono grazie per chi è veramente buono; intercedono per chi non è veramente buono; per chi poi è veramente cattivo, non potendo in alcun modo aiutare i morti, cercano in qualche modo di consolare i vivi. Per quanti poi se ne giovano, il giovamento comporta o la piena remissione o almeno la possibilità di una condanna più tollerabile.

Agostino pertanto fu l’iniziatore del concetto del “suffragio”, ovverosia il concetto che opere buone compiute dai fedeli possano far si che le anime presenti nel purgatorio (concetto non biblico), possano ottenere da Dio la remissione della pena temporale dovuta per i peccati commessi durante la loro vita terrena. A tale proposito vediamo questa citazione di Agostino, che si rivolse a Dio con una preghiera per suffragare l’anima di sua madre:

“Rimetti anche Tu a lei i suoi debiti, quelli che contrasse in tanti anni, dopo avere ricevuto l’acqua della salute. Rimettili, o Signore, rimettili, te ne supplico, non entrare in giudizio con essa…”

Ma secondo la Bibbia non ha valore pregare o chiedere intercessioni per i morti. Vediamo a tale proposito questo passaggio della Lettera agli Ebrei (9, 27-28):

E come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola, per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a quelli che l'aspettano per la loro salvezza”.

Ciò conferma che ognuno di noi ha una sola vita e noi siamo responsabili di come la viviamo. Una volta conclusa la vita non ci sono altre scelte da fare. L’unica cosa che rimane è affrontare il giudizio.

Agostino d’Ippona ha contribuito a creare altri dogmi non biblici, come per esempio il culto di Maria e i successivi “quattro dogmi mariani”, o il battesimo agli infanti, con la credenza che esso abbia il potere di “togliere il peccato originale”.
In definitiva Agostino d’Ippona si inserì molto bene nel periodo dell’ibrido costantiniano. La sua teologia influenzò non solo la Chiesa, ma tutto il mondo occidentale per i successivi 1700 anni.


Bibliografia:

El reino que trastornò el mundo, di David Bercot.


Note:

1-Nicene and post-nicene fathers, Philip Schaff, cap. 75, tomo 4, 301;
2 - Somma teologica, IIª-IIae q. 40 art. I;
3-La predestinazione dei santi cap. 16-19.
Documento inserito il: 23/05/2020

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