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L'antica Thysdrus [ di Barbara Sollecchia ]

Famosa soprattutto per il suo maestoso anfiteatro, Thysdrus, antenata dell'odierna El Djem, oggi importante centro turistico della Tunisia, figura nell'antichità tra le più prestigiose e fiorenti città dell'Africa antica. Questa sua magnificenza stupisce ancora di più se si considerano le poco favorevoli condizioni naturali del territorio in cui sorge, un altopiano argilloso, poco fertile, privo di sorgenti e corsi d'acqua, caratterizzato da un clima secco e poco piovoso che non lasciava certo presagire il grande sviluppo di questo piccolo centro autoctono.
Assai controversa è l'origine del nome Thysdrus, sicuramente non punico, né tanto meno romano, più probabilmente di origine berbera. Gli studiosi hanno proposto l'accostamento di questo nome alle radici berbere Asdrem, Tasdrem o Tistram i cui diversi significati sono legati all'idea di passaggio. Tali accostamenti sembrano suggerire una vocazione commerciale della città, che, a dispetto dell'ostilità naturale del territorio, evidentemente si trovava in un punto strategico tra la costa e l'entroterra. Questa posizione particolare favorì certamente la nascita di un piccolo agglomerato berbero, che si sviluppò successivamente grazie ai movimenti di penetrazione punica dalla costa verso l'interno. Città modesta durante il periodo punico (testimonianza di quest'epoca una necropoli con tombe dal corredo assai povero), Thysdrus assurge alle cronache della storia nel I sec. a. C., quando la città, coinvolta nella guerra d'Africa tra i repubblicani di Pompeo e i sostenitori di Cesare, cadde nelle mani del capo pompeiano Considius che l'aveva occupata con l'intenzione di impedire a Cesare di impadronirsi del grano ivi depositato. Quando, in seguito alla vittoria di Cesare, il territorio conquistato formò la nuova provincia di Africa Nova, al contrario di altri centri come Thapsus e Hadrumetum che furono condannati da Cesare al pagamento di alcuni milioni di sesterzi, Thysdrus fu tenuta a pagare un tributo in natura sotto forma di un modesto quantitativo di grano, segno evidente della scarsa rilevanza politica di quello che era considerato ancora un piccolo centro. Tuttavia, nonostante la sua scarsa importanza, la città figura sulla lista stesa da Plinio il Vecchio delle trenta oppida libera che, per aver sostenuto Roma durante la terza guerra punica, avevano potuto conservare la propria autonomia e la propria organizzazione politica, senza godere però della cittadinanza romana. Già all'epoca di Cesare era attestata la presenza in città di una piccola comunità italica, come confermato da iscrizioni dell'epoca augustea che menzionano cittadini romani appartenenti alla tribù Galeria e Quirina. È probabile che in seguito Augusto abbia inserito dei veterani nella città, la cui presenza avrebbe rafforzato ulteriormente la preesistente comunità italiana ed accelerato il processo di romanizzazione.
Durante tutto il primo secolo e, in particolare sotto i Flavi, Thysdrus si evolve e comincia ad aprirsi al mondo esterno; l'ascesa vertiginosa di quella che all'epoca di Cesare era solo un'umile borgata culminerà nei primi decenni del III secolo, sotto i Severi; la città, divenuta ormai municipio, era allora così fiorente che figurava tra i cinque centri più importanti della provincia con Cartagine, Hadrumetum, Leptis Magna e Utica. Essa disponeva del più grande anfiteatro d'Africa, di un grande circo, di terme e di case riccamente adornate di raffinati mosaici. Questa rapida ascesa di un piccolo centro ai vertici dell'impero culmina con la rivoluzione del 238 che portò alla caduta dell'imperatore Massimino, malvisto nella provincia africana soprattutto per le vessazioni fiscali, e all'ascesa del proconsole Gordiano. La rivolta scoppiò a Thysdrus per opera dei giovani appartenenti alle famiglie più nobili e facoltose della città, vittime, stando a quanto riferisce lo storico Erodiano (1), di azioni giudiziarie vessatorie da parte del procuratore locale del fisco, create al solo scopo di sottrarre loro i beni. I giovani, armati di pugnali, assassinarono il procuratore locale, poi, temendo le rappresaglie di Massimino, coinvolsero nella loro rivolta il proconsole Gordiano, proclamandolo imperatore. In seguito tutta la provincia si sollevò, le statue di Massimino furono distrutte e sostituite con quelle di Gordiano. Non è un caso se tali avvenimenti scoppiarono proprio a Thysdrus, la ricchezza della provincia d'Africa, la cui produzione agricola era la base stessa dell'annona, era enorme e la borghesia africana occupava le più alte cariche amministrative e politiche dell'impero; la stessa Thysdrus, che da poco si era dotata di un enorme anfiteatro, aveva raggiunto un tale livello di ricchezza e benessere da attirare l'attenzione dei funzionari locali, intenzionati a spremere a fondo i suoi sfortunati cittadini.
Ci si è interrogati sulle ragioni di questa importanza politica e sulle basi economiche su cui poggiava. Posta, infatti, in un punto di confluenza fra la costa e l'entroterra, Thysdrus doveva essere anche un grande centro economico a livello regionale. Secondo le ipotesi più accreditate la sua fiorente economia era dovuta al commercio dell'olio, elemento indispensabile nell'antichità sia per cucinare sia come combustibile per l'illuminazione. Anche se, allo stato attuale delle indagini, il territorio intorno la città non sembra conservare tracce di olivicoltura su larga scala, né presenza di oleifici e frantoi, questa ipotesi è confermata dall'abbondante diffusione in questa zona di lucerne a partire dal II o III secolo e dalla presenza nei musei di Sousse e del Bardo di tappi di giare d'olio in terracotta rivestiti del sigillo del produttore e provenienti da Thysdrus. La sua vocazione di città-mercato sembra inoltre essere confermata anche dalla posizione geografica. Punto di congiunzione fra il retroterra e la costa, Thysdrus si trovava alla testa di un'importante rete stradale che si allargava come una tela di ragno consentendole di fare da tramite tra le città dell'interno della provincia e i vari porti della Bizacena (la metà sud della Tunisia) deputati allo smercio dei prodotti. Questa rete stradale particolarmente ramificata spiega in larga misura la prosperità dei tisdritani nel II e nel III secolo; Thysdrus era il centro della vita economica della regione del Sahel e nei giorni di mercato o durante le festività una grande moltitudine doveva affluire in città.
Le scoperte archeologiche e gli scavi hanno portato alla luce numerosi monumenti che hanno permesso di farci un'idea della pianta urbanistica della città in epoca imperiale. Certamente Thysdrus non appartiene alla categoria delle fondazioni romane, questo sembra confermato dalla mancanza della classica regolarità geometrica nel tracciato delle vie e dei quartieri. La città comprende due tipi di spazi urbani, un nucleo centrale antico d'origine punica, caratterizzato da vie strette e tortuose e una zona più recente con strade larghe e diritte, testimonianza della sua evoluzione romana. Il nucleo antico sembra aver concentrato nel suo seno la maggior parte delle funzioni della città; tracce di innumerevoli botteghe di dimensioni modeste e resti di attività metallurgiche confermano la vocazione commerciale e artigianale degli abitanti. Il nucleo antico, inoltre, appare anche come il centro principale della vita pubblica, qui, infatti sono stati rinvenuti il foro e i principali edifici pubblici e religiosi; a completare il quadro urbanistico della Thysdrus primitiva concorrevano gli edifici di svago, le terme, il teatro e i primi anfiteatri relegati, per ovvie ragioni di spazio, alla periferia della città insieme alle necropoli. Da questo primitivo nucleo la città si sviluppò nel suo periodo più fiorente arricchendosi di nuovi quartieri, di lussuose dimore e di prestigiosi monumenti, tra cui sicuramente il simbolo della sua potenza doveva essere il maestoso anfiteatro che ancora oggi, innalzandosi al di sopra di un paesaggio desertico e piatto, con la sua imponenza colpisce e affascina i visitatori più dello stesso Colosseo.


Note
(1)Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VII, 5.1-7

Bibliografia
Slim Hédi, El Djem: l'antica Thysdrus, ALIF les éditions de la Mediterranée, Tunis, 1996
Slim Hédi, Nouveaux témoignages sur la vie économique a Thysdrus, B.C.T.H.S., 1985, pp.63-85
Documento inserito il: 18/12/2014
  • TAG: thysdrus, berberi, provincia africa nova, barbara sollecchia

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