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>> Storia Antica > Impero romano

I Germani

Con il nome di Germani venivano considerate tutte quelle popolazioni di stirpe indoeuropea che agli inizi dell’era Cristiana vivevano nelle regioni dell’Europa settentrionale, dal Reno fin oltre la Vistola ad est, e a sud fino al corso del Danubio. Notizie su questi popoli erano state tramandate da Giulio Cesare nel suo libro sulla guerra in Gallia, e da Tacito nel suo trattato sulla Germania. Cesare le descrive come popolazioni primitive seminomadi, dedite alla caccia e alla pastorizia. Costretti a spostarsi in continuazione, i Germani non conoscevano la proprietà terriera e di anno in anno, i loro capi assegnavano a ciscuna famiglia una porzione di terreno che ritenevano adeguata alle esigenze del nucleo familiare. Questo avveniva per evitare che il possesso stabile di terreno dimunuisse in questi guerrieri l’amore per le armi. Nella successiva descrizione di Tacito i Germani risultano avere gi’ delle sedi fisse e dispongono di terreni di proprietà. Come mezzo di scambio esiste ancora il baratto, tranne che nelle zone di confine con l’Impero Romano, dove nei traffici commerciali vengono utilizzate le monete. Con i Romani si sono infatti stabiliti dei rapporti commerciali che vedono l’importazione dall’Italia di prodotti industriali, metallo e vini, mentre essi esportano nella penisola la famosa ambra del Baltico, pellicce di vari tipi, bestiame e schiavi. Presso i Germani l’uguaglianza civile era inesistente e la popolazione era suddivisa in tre categorie di persone: i liberi, i semiliberi e i servi. I liberi, o arimanni, rappresentavano la classe guerriera e passavano la maggior parte del loro tempo in guerre e saccheggi, dai quali traevano grandi ricchezze; in assenza di guerre, passavano le loro giornate andando a caccia o nell’ozio. Vivevano riuniti in famiglie, ciascuna delle quali aveva un unico capostipite. La seconda categoria, i semiliberi o aldi, coltivavano le terre di proprietà dei liberi, in condizioni simili a quelle dei servi ma con un trattamento più umano, pur restando cose di proprietà assoluta del loro padrone. Nelle famiglie germaniche, grandissima era l’autorità del capofamiglia ed anche la madre godeva di molta considerazione. I guerrieri si riunivano in un’assemblea che aveva il grande potere di decidere sulla guerra e sulla pace; nel primo caso aveva il compito di scegliere il capo supremo. Questa stessa assemblea funzionava anche come tribunale, ed aveva il potere di giudicare chiunque si fosse macchiato di delitti contro la comunità. La giustizia veniva esercitata tramite la vendetta privata o faida, che oltre ad essere un diritto era anche un dovere. Più tardi la faida venne sostituita dal guidrigildo, un compenso in denaro che serviva ad indennizzare la parte offesa. Gli dei adorati dalle prime tribù germaniche, rappresentavano i fenomeni naturali in tutta la loro potenza e varietà: Thor, il dio del tuono; Balder, il dio della fertilità della terra; Wotan o Odino, il dio del cielo e dei corpi celesti, ma anche dio della guerra. Era lui che accoglieva nel Walhalla i corpi dei guerrieri morti combattendo, che secondo la tradizione venivano condotti a lui da bellissime fanciulle: le Walchirie. Nella religione dei Germani trovavano posto anche dei dalle sembianze femminili: Freya, la sposa di Wotan e dea della fecondità e del matrimonio, e Hertha, la Madre Terra. Successivamente molti popoli di ceppo germanico divennero Cristiani, come ad esempio i Franchi, che si convertirono in massa al cattolicesimo, così pure come gli Ostrogoti e i Longobardi, che seguirono però l’eresia ariana. Le prime migrazioni germaniche verso il sud dell’Europa, risalivano al II secolo a.C.; nel 102 a.C. Mario sconfisse infatti le tribù deiTeutoni nella battaglia di Acquae Sextiae e dei Cimbri nella battaglia dei Campi Raudi, costringendole a tornare alle basi di partenza. Anche Cesare, nel 58 a.C. li aveva per ben due volte ricacciati oltre il Reno, evitando così che potessero appropriarsi dell’intera Gallia. In epoca imperiale, a volte sospinti da altre popolazioni, a volte per eccesso di popolazione, oppure spinti dalla ricerca di terre fertili situate in zone con un clima migliore, portarono i Germani a tentare in più riprese il forzamento delle frontiere naturali segnate dai fiumi Reno e Danubio. Spesso gli imperatori permisero loro di insediarsi nei territori dell’Impero accogliendoli come alleati, arruolandoli nel proprio esercito. Verso la fine del II secolo questi barbari iniziarono a costituire un serio pericolo ; l’imperatore Marco Aurelio li combattè più volte, mentre suo figlio e successore Commodo, si limitò a rinforzare le fortificazioni confinarie. Quest’ultimo sistema si rivelò inefficace contro gli attacchi sempre più energici portati dai barbari in un periodo nel quale il governo dell’Impero era molto indebolito dalle continue guerre interne per il raggiungimento del potere. Nel III secolo i Goti iniziarono una migrazione che li portò dalle loro sedi naturali sul Baltico, fin sulle rive del Mar Nero, determinando lo sconfinamento in regioni dell’Impero Romano di altre popolazioni. Attraversate le Alpi, questi popoli giunsero fino all’Italia centrale seminando il terrore fra gli abitanti. Furono poi respinti dall’Imperatore Aureliano che fu poi costretto a rinunciare alla Dacia, occupata dai Visigoti. Agli inizi del IV secolo un pericolo ancor maggiore minacciava l’Impero: le orde degli Unni che provenendo dalla Mongolia si stabilirono a nord del Mar Caspio e di lì, incalzati da altre popolazioni si diressero verso la Pannonia, la regione compresa tra i Carpazi ed il Danubio corrispondente all'attuale Ungheria. Documento inserito il: 18/12/2014
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