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L'esercito romano da Augusto al Terzo Secolo [ di Andrea Mazzocchetti ]

Tesi di Laurea del Dott. Andrea Mazzocchetti

Igitur qui desiderat pacem, preparet bellum; qui uictoriam cupit, milites inbuat diligenter; qui secondus optat euentus, cimice arte, non casu. Nemo prouocare, nemo audet offendere quem intellegit superiorem esse, si pugnet” (Vegezio, Prologo)

Introduzione

La storia dell'esercito romano alto imperiale inizia li dove l'esistenza della Repubblica romana termina, ad Azio nel 31 a.C. Ottaviano dopo aver dichiarato guerra, formalmente solo alla regina Cleopatra, procedette alla conquista dell'Egitto, dichiarato provincia romana, dopo aver battuto ad Azio la flotta del rivale Antonio. Ottaviano rimase dunque padrone unico ed assoluto dello stato romano. Il processo di riconoscimento della nuova forma istituzionale avvenne solo nel 27 a.C. quando Ottaviano rinunciò a tutti i suoi poteri straordinari accettando solo un imperium proconsolare su tutte le province non pacificate; qualche giorno dopo fu il Senato a proclamarlo Augusto, un epiteto che lo sottraeva alla sfera propriamente politica per proiettarlo in una dimensione sacrale, religiosa (dal latino “augere” ovvero “innalzare”). Un'insieme di prerogative, l'attribuzione dell'imperium proconsolare e del potere tribunizio, la posizione che lo poneva alla guida della vita religiosa di Roma ed infine il titolo di pater patriae esaltavano la persona di Augusto andando oltre la semplice somma di magistrature di cui il potere in suo possesso era costituito: sia nell'amministrazione delle provincie, che nel governo dell'Impero ed infine nell'iniziativa politica a Roma si ebbe una duplice sfera di competenza: quella tradizionale repubblicana che prendeva vita nel Senato, e quella specifica del princeps.
Fu quindi Augusto a riformare l’esercito e fu lui a portare a termine la conquista delle Alpi, sottomettendo i Salassi nel 25 e nel 7 a.C. prendendo le grandi vallate. La sconfitta di Varo non permise però di espandere i confini a Nord fino all’Elba, che però venne raggiunto partendo dal Danubio nel processo che permise di rafforzare questo confine. Ad Oriente venne invece ridotta in provincia la Galizia, nel 25, e lasciata nelle mani di re quale Erode la Giudea, ma divisa e affidata a prefetti a partire dal 6 d.C., mentre le relazioni con i Parti furono regolate dalla diplomazia più che dalla guerra; a meridione fu preso l’Egitto, già all’indomani della battaglia di Azio.
Alla morte di Augusto nel 14 d.C. gli immediati successori, Tiberio e Caligola, non procedettero con la benché minima riforma della macchina bellica romana: l’opera di Augusto bastava ancora; costoro si dovettero più che altro preoccupare dei problemi che continuavano a proporsi alle frontiere dell’impero: solo il loro successore, Claudio, tornò a muovere le armi romane verso nuovi territori conquistando la Britannia nel 43 d.C. riducendola subito a provincia, e riannettendo la Giudea che sotto Caligola venne molto provvisoriamente abbandonata a causa di rivolte.
Con Nerone si ritornò alle guerre difensive, questo sarà il tratto distintivo della sua politica militare che lo vedrà affrontare i Parti nel 58-63 e una nuova insurrezione in Giudea nel 66 che lo portò a mandare il generale Vespasiano ed il figlio Tito sul posto per tentare di risolvere la situazione. Alla morte dell’imperatore succedette un breve periodo di crisi che vide più uomini affrontarsi per il potere preso infine da Vespasiano stesso dopo una decisa marcia su Roma; il figlio Tito venne lasciato a sistemare la questione giudaica che si risolse nel 71 con la presa di Gerusalemme e nel 73 con la presa della fortezza di Masada.
Dopo il difficoltoso regno di Domiziano, si pensi ai problemi che gli crearono i Daci che dovettero essere letteralmente comprati provocando grande vergogna per l’imperatore e causando la sua eliminazione, venne il tempo di un imperatore che portò l’impero alla sua massima espansione, Traiano (Le Bohec, 1992, 250): si tornò con lui al tempo delle grandi conquiste. Venne definitivamente presa la Dacia con le guerre del 101-105 che gli permisero di prendere l’epiteto di Dacicus, ed immediatamente dopo fu creata la provincia d’Arabia (l’attuale Giordania), nel 106. Questa doveva servire come base per procedere alla conquista della Mesopotamia, il preludio alla distruzione dello stato partico; Dieci legioni almeno, oltre agli ausiliari, furono impegnate nell’impresa che prese il via nel 113-114 e fino alla morte di Traiano: nel 116 cadde Ctesifonte, la capitale dello stato partico dopo che le legioni ebbero attraversato per l’ultima volta il Tigri e l’Eufrate. Fu definitivamente vendicata la sconfitta di Carrhae del 53 a.C.
Una decisa reazione dei Parti nel 117 e la rivolta degli Ebrei in molte provincie mischiarono di nuovo le carte alla morte di Traiano e fecero propendere Adriano per una linea più conservatrice, che lo portò a rinunciare alle nuove conquiste del precedente imperatore per mantenere e proteggere al meglio i confini dell’Impero: la pace con i Parti fu stipulata nel 123 e la situazione in Giudea regolarizzata tra il 132 ed il 135. Nuove fortificazioni furono erette in Germania, Rezia e Britannia, dove ancora oggi possiamo osservare il famoso Vallo di Adriano.
Fu con Marco Aurelio che la situazione cominciò a divenire più seria per la sicurezza dell’Impero: i Germani attraversarono la Pannonia e poi i Quadi, i Marcomanni, gli Iazigi ed i Rossolani furono spinti sulle frontiere dai Goti. Dal 171 una nuova ondata di barbari si presentava alle frontiere dell’impero ogni anno. Marco Aurelio morì tra i suoi soldati nel 180.
Dopo il regno di Commodo venne un imperatore molto importante per la storia militare romana: Settimio Severo, che si rivelò un grande stratega nonché un riformatore di primo piano. Si schierò, politicamente, con l’esercito e contro il senato: alcune delle misure da lui prese lo stanno decisamente a sottolineare, si pensi ad esempio all’aumento dei salari, al rancio migliorato tramite l’organizzazione dell’annona militare ed al permesso concesso ai soldati di vivere con donne al di fuori del campo; tutte misure che lo portarono dalla parte delle truppe.
Settimio Severo favorì altresì la creazione dei collegi militari anche per i soldati ancora in attività: associazioni istituite al tempo di Augusto, i collegi erano stati autorizzati solo per i veterani e con finalità funerarie; ogni soldato dopo aver lasciato l’esercito versava una somma al tesoriere della comunità ed in cambio gli veniva assicurata una sepoltura degna.
Infine Settimio aumentò il numero degli effettivi creando le tre legioni che presero il nome di “Partiche” ed affidandole a prefetti equestri e non a personalità di rango senatorio, scelta questa che aveva un chiaro indirizzo politico: i cavalieri erano maggiormente sottomessi all’autorità imperiale e tra l’aristocrazia diventava sempre più difficile trovare dei volontari (Le Bohec: 1992, 258).
Durante la metà del III secolo il mondo romano dovette affrontare una dura crisi provocata dall’attacco simultaneo dei Germani e dello Stato iraniano. Le invasioni provocarono una disorganizzazione generale in vari ambiti: in politica ci fu una forte instabilità del potere con imperatori-generali che si succedevano rapidamente; in economia una rovina generale, sia dei commerci che delle campagne che delle città; la società subì un duro contraccolpo che diede vita al brigantaggio lungo tutti i territori dell’impero ed infine non mancò una crisi morale che portò ad accusare i cristiani dei disastri dell’Impero e dell’irritazione degli Dei.
La reazione alla crisi ci fu con Gallieno che succedette al padre Valeriano. Il suo merito principale fu di aver capito che non disponeva di mezzi sufficienti per resistere a tali forze centrifughe e anche che i vari usurpatori (si pensi ad esempio all’Impero romano delle Gallie di Postumo) se non combattevano per lui perlomeno lo facevano per Roma e contro i Germani ed i Persiani. Non si limitò a questo però, egli procedette anche con una riforma dell’esercito che meglio adattò la macchina bellica romana alla nuova situazione: eliminò innanzitutto i gradi di legato e di tribuno laticlavio perché ormai i senatori non volevano più servire nell’esercito data la durata delle guerre e mise alla testa delle legioni il prefetto del campo, quello che in precedenza era il terzo grado di comando. Gli stessi governatori delle province senatorie furono sostituiti uomini di rango equestre. (Le Bohec: 1992, 263)
Dal punto di vista tattico si mise maggiormente l’accento sulla cavalleria: è con Gallieno infatti che il numero di cavalieri per legione passò da 120 a 726.
Infine si istituì una riserva mobile dislocata in posizione arretrata rispetto alla frontiera per evitare che i barbari, una volta perforato il limes, non trovassero più nessun ostacolo (Le Bohec: 1992, 264). Da questo momento in poi la situazione migliorò lentamente anche se, come sappiamo, l’integrità dell’Impero alla fine non fu mantenuta.
Da questa breve introduzione si vede come solo quattro imperatori abbiano saputo apportare grandi mutamenti all’organizzazione dell’esercito romano per adattarlo a nuove sfide. Augusto fu certamente il più attivo, sia dal punto di vista delle riforme che delle conquiste; Traiano fu maggiormente un esecutore che intraprese grandi spedizioni senza modificare ciò che aveva ereditato dell’assetto organizzativo dell’esercito; Settimio Severo e Gallieno invece promossero riforme molto considerevoli in quanto la crisi impose rinnovamenti della tattica, della strategia e del reclutamento. Risalta di qui la capacità dell’esercito romano di adattarsi alle varie circostanze cui si è trovato di fronte (Le Bohec: 1992, 270).

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Dott. Andrea Mazzocchetti: Tesi di Laurea.
Documento inserito il: 21/12/2014
  • TAG: impero romano, esercito romano da augusto al terzo secolo, imperatori romani

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