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Ponte Milvio 28 Ottobre 312 a.C.. Un “Impero Cristiano”

Le ultime decadi del 30 secolo dopo Cristo vedono la fine del periodo di massimo splendore dell'impero romano.
Nel 284 d.C., l'imperatore Diocleziano, decide di dividere il governo dell'impero con Massimiano e nomina due "Cesari" per coadiuvare gli imperatori ("Tetrarchia", cioè, "governo dei quattro").
All'abdicazione di Diocleziano e Massimiano si apre un periodo di complesse lotte per il potere che avrà termine con la riunificazione dell'impero da parte di Costantino. Proprio in questo ambito si inserisce la guerra tra Costantino e Massenzio, che terminerà con la battaglia di Ponte Milvio.
Nel 306, Massenzio, figlio di Massimiano, prende il potere a Roma scacciando i rappresentanti dell'imperatore.
Intanto, nelle Gallie, Costantino, figlio di uno dei "Cesari", Costanzo Cloro, succede al padre e stabilisce il proprio dominio su Britannia, Gallia e Spagna, fino ai confini dell'impero, lungo il Reno.
Nel 312 d. C., Massenzio, a seguito di complessi avvenimenti, minaccia di invadere la Gallia. Lasciata una parte delle proprie truppe a difendere i confini del nord contro e invasioni dei barbari, Costantino inizia la marcia sull’Italia.
Al termine di alcuni scontri con gli eserciti di Massenzio, Costantino si impossessa di tutta l'Italia del nord ed inizia la discesa su Roma lungo la via Flaminia. In Ottobre giunge alle porte di Roma e Massenzio esce dalla città per dargli battaglia presso Saxa Rubra, in un ansa del Tevere a qualche chilometro a nord di Ponte Milvio.
La posizione di Massenzio è assai critica perché il suo esercito combatterà con le spalle al Tevere, che è stato attraversato su un piccolo ponte in legno. Benché non si abbiano dati precisi sull'esatto numero dei partecipanti allo scontro, dagli effettivi ricostruiti dagli studiosi si può supporre che Massenzio abbia circa 22.000 uomini contro i 17.000 di Costantino, ma le truppe di quest'ultimo sono veterane delle campagne contro i barbari sul Reno.
Il giorno 28 ottobre ha luogo lo scontro. Le cavallerie di ambedue le parti sono schierate sulle ali, come di regola mentre le fanterie più esperte si trovano al centro: la guardia pretoriana di Massenzio difende la testa del ponte, al centro dello schieramento.
La battaglia inizia con il consueto scambio di lanci di frecce, giavellotti e pietre tra le truppe leggere, probabilmente con scarsi risultati. Poi, le ali avverse di cavalleria si slanciano l'una contro l'altra: le cavallerie "corazzate" di Massenzio caricano con successo il fronte delle cavallerie di Costantino, armate più alla leggera.
Costantino, come sempre, si espone di persona e conduce i propri cavalieri in un disperato ma decisivo contrattacco sui fianchi del nemico: le cavallerie corazzate, sorprese dalla foga del nemico ed incapaci di manovrare rapidamente, si sbandano e volgono in fuga. intanto, al centro, i legionari sono coinvolti in un combattimento serrato: la fanterie di Costantino hanno attaccato gli avversari e, poco alla volta li stanno spingendo verso il fiume.
I fanti di Massenzio, poco incoraggiati dal proprio comandante, vista la rotta delle cavallerie pesanti e l'imminenza dell'arrivo sui fianchi dei cavalieri nemici, cedono di schianto e l'arretramento si trasforma in fuga disordinata. Solo la guardia pretoriana resiste con accanimento, alla difesa del ponte, unica via di ritirata per l'intero esercito. Ma il ponte non regge il peso delle truppe in fuga e l'improvviso crollo lascia la maggior parte dell'esercito senza via di scampo. Molti si gettano nel fiume ed annegano trascinati dalla corrente. Lo stesso Massenzio si lancia nelle acque del Tevere: il suo corpo viene ritrovato più tardi, tradito dal peso dell'armatura.
La guardia pretoriana, accerchiata, resiste sul posto fino all'ultimo uomo: questa è la sua ultima battaglia, non sarà mai più ricostituita.
Il giorno successivo, Costantino entra trionfalmente a Roma, mostrando la testa mozzata del suo avversario. L'anno seguente, Costantino incontra, a Milano, Licinio che, nel frattempo, si è 'impossessato di tutto l'impero d'Oriente; insieme, riconoscono il Cristianesimo come religione ufficiale dell'impero romano.
Nel 331, senza apparente provocazione, Costantino assale Licinio, lo costringe alla resa e lo fa giustiziare. Costantino ha così riunificato l'impero romano sotto un solo signore. La sede imperiale viene trasferita in una Bisanzio completamente ricostruita e ribattezzata Costantinopoli. Roma non sarà mai più la capitale dell'impero.
Narra una nota leggenda che, la sera prima della battaglia, a Costantino apparve una grande croce con la scritta: "In hoc signo vinces" ("Con questo segno, vincerai"): Costantino avrebbe così fatto dipingere sugli scudi dei suoi legionari il monogramma cristiano XP. La leggenda è stata creata dall'agiografia successiva che voleva celebrare la vittoria dell'imperatore cristiano su Massenzio, pagàno; in realtà, benché buona parte dell'esercito fosse già cristiano e le simpatie religiose di Costantino fossero evidenti, la sua conversione ufficiale e definitiva al cattolicesimo non avvenne che poco prima della sua morte, avvenuta nel 337 d.C.


Nell'immagine, Ponte Milvio oggi.
Documento inserito il: 19/12/2014
  • TAG: battaglia di ponte milvio, massenzio, costantino, impero romano

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