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Storia del Tour de France. Trentasettesima puntata

di Alberto Sigona


2018 ED ARRIVO' LA VOLTA DEL GALLES

Tutti aspettano Froome, che dopo il trionfo al Giro d'Italia mira alla storica accoppiata col Tour, ed invece la Grande Boucle finisce fra le grinfie del suo luogotenente Geraint Thomas, gallese di 32 anni (3 volte Campione del Mondo e 2 volte Oro Olimpico su pista), che raggiunge l'apice ad un'età inconsueta, salendo a sorpresa sul gradino più alto del podio dopo anni di gregariato, lui, che nei precedenti Tour si era tenuto sempre lontano dai riflettori, senza mai riuscire ad entrare fra i primi 10 della Generale... Classico campione di transizione capace di ritagliarsi uno sparuto ma intenso cantone di gloria, Thomas alla fine trionferà con 1'51'' sull'olandese Tom Dumoulin. Terza piazza per Froome a 2'24''.


2019 E' GRAN BERNAL

Per la prima volta la corsa francese termina fra le grinfie di un sudamericano. L'impresa riesce al giovane arrampicatore colombiano Egan Bernal (approfittando dei pochi km a cronometro previsti in calendario), che a 22 anni e 6 mesi diventa il più giovane del Dopoguerra a fregiarsi del 1° posto alla Grande Boucle (precedendo il compagno G. Thomas di 1'11'' e l'olandese S. Kruijswijk di 1'31''). Il corridore del Team Ineos, al termine di lunga rincorsa alla graduatoria (dopo aver recuperato circa 1'30'' da Thomas), conquista la maglia gialla solo alla terzultima tappa, sul Col de l'Iseran, conservando poi la leadership sino a Parigi. La Francia vive una sorta di psicodramma con il proprio portacolori T. Pinot, che a poche tappe dal termine, proprio dopo aver dato a tutti l'impressione d'essere tra i più in palla fra i contendenti al successo finale, nel giorno in cui Bernal conquista la maglia gialla è costretto al ritiro per infortunio muscolare, gettando alle ortiche la possibilità, tutt'altro che remota, d'interrompere l'ultra trentennale digiuno transalpino. Fra i protagonisti si distingue un altro francese, il futuro bi-campione del Mondo J. Alaphilippe, che trascorre ben 14 giorni in giallo, vincendo anche 2 tappe. L'Italia si difende bene, aggiudicandosi 3 tappe (E. Viviani, M. Trentin, V. Nibali) ed indossando per due giorni la maglia gialla con la giovane promessa Giulio Ciccone.


L'ERA POGACAR

2020 IL PRIMO BOTTO DI POGACAR

Nell'anno della pandemia di Covid-19 – che ad un certo punto sembrava che dovesse portare all'annullamento della corsa – s'impone per la prima volta un rappresentante della Slovenia, Tadej Pocagar, che alla vigilia del 22° compleanno, infrangendo il record di precocità di E. Bernal (che in questa edizione è l'ombra di sé stesso), si aggiudica il Tour con 59'' sul connazionale P. Roglic, scalzandolo dalla vetta nella cronoscalata della penultima tappa (in cui gli rifila 2', recuperando i 57'' di svantaggio). Il Tour 2020 è per Pogacar solo il preludio ad un grandissimo avvenire che lo isserà nella leggenda del Ciclismo. Nel corso della carriera, infatti, lo sloveno si dimostrerà uno dei ciclisti più versatili e sontuosi di tutti i tempi, vincendo ovunque, dimostrandosi fortissimo in montagna come a cronometro, capace di grandi imprese non solo nelle corse a tappe, che vincerà numerose volte, ma anche nelle classiche (ne farà man bassa), spesso conquistate dopo portentose fughe solitarie d'altri tempi. Per l'Italia è una Grande Boucle molto opaca: zero tappe, zero emozioni, zero onore.


Nell'immagine, il colombiano Egan Bernal, vincitore del Tour de France del 2019.

Documento inserito il: 22/09/2026
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