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Per non dimenticare Fukushima!

L’incidente, i retroscena e l’Italia.

L’11 marzo 2011, data di quella che sarebbe poi stata classificata come la sciagura nucleare seconda solo a Chernobyl (o forse pari, l’unica comunque ad aver eguagliato il livello 7 della scala Ines(1) i raggiunta dalla centrale ucraina nel 1986), nello stabilimento atomico di Fukushima Dai-ichi erano in funzione solo tre dei sei reattori complessivi. Questo non impedì comunque il verificarsi di un terribile incidente. E’ vero che ad innescare il tutto ci pensò lo tsunami, ma fino a quel giorno andava tutto bene all’interno dell’impianto giapponese? Facciamo un passo indietro e proviamo a ricostruire l’accaduto. La NISA (autorità giapponese per la sicurezza nucleare industriale) dopo alcuni mesi di incertezza, due giorni di ispezioni e ben sei riunioni in nove mesi (nelle quali un solo membro sollevò dubbi sulla possibilità di aumentare la vita produttiva dell’unità 1), il 7 gennaio 2011 autorizzò il prolungamento della vita operativa del reattore fino al 2021. Dopo soli trentadue giorni da questo avvenimento ci fu l’incidente: evidentemente i calcoli non erano stati fatti bene, o magari sarebbe stato il caso di riflettere un po’ di più sugli interrogativi posti da quell’unico membro scettico della commissione. Alla base dello scetticismo c’erano solo dei timori o qualcosa di più?

Veniamo a scoprire che già agli inizi degli anni ’90 (’91-’92) i tecnici della Tepco (Tokyo Electric Power Company) riscontrarono 242 microfratture in 282 tubature d’acciaio che portavano acqua di raffreddamento nel reattore 3, cioè uno di quelli che al momento dell’incidente entrò in stato di emergenza. Fatto grave è che quando arrivò il controllo governativo alla centrale, la Tepco si accordò con la ditta che avrebbe eseguito i test, la Hitachi, e furono falsificati i dati delle analisi, pompando aria compressa nelle tubature per riequilibrare i valori e nascondere le perdite(2).

Solamente nel febbraio la Tepco confessò 33 mancati controlli per quel che concerneva lo stabilimento di Fukushima Dai-ichi.
Il 9 marzo il METI (Ministry of Economy, Trade and Industry) diede le seguenti disposizioni alla Tepco: in data 2 giugno 2011 tutto doveva risultare idoneo secondo le norme vigenti del Paese; di risposta la società che gestiva la centrale diede la sua parola di completare i lavori di messa a punto entro il giorno stabilito(3). Purtroppo per il popolo giapponese non ci fu tempo: venerdì 11 marzo alle 14:46 la Terra tremò. L’epicentro con una magnitudo 9 della scala Richter, avvenuto in mare, portò alla nascita dello tsunami che inondò la costa nipponica orientale con onde di altezza massima pari a 35,9 metri. Alle 15:27 ci fu la prima onda di tsunami, alta più o meno 4 metri, che andò ad infrangersi contro la barriera protettiva della centrale di altezza 5,7 metri. Alle 15:35 però arrivò l’onda più alta, 15 metri; questa ha avuto il potere di allagare lo stabilimento atomico, mandare in blocco le pompe di raffreddamento, i quadri elettrici e 11 di 13 generatori di sicurezza(4).

I soccorsi dovettero agire fra mille difficoltà e soprattutto si ritrovarono a fare i conti con un’incognita non da poco: le RADIAZIONI. Quale livello si sarebbe raggiunto? Come operare? Come far entrare in azione le squadre di pronto intervento per limitare i danni? […] I livelli di radiazione raggiunti sono letali? All'interno dei quattro siti di Fukushima spesso si hanno picchi di radiazione in dosi molto pericolose. Infatti il personale esposto è stato drasticamente ridotto. E chi è rimasto è giustamente considerato un eroe che mette a rischio la propria vita(5) […].

Si parla dell’allontanamento dei lavoratori di Fukushima dalla centrale, il personale operativo è ridotto al minimo indispensabile e quei pochi che vi sono rimasti vengono già considerati eroi. Naturalmente in casi simili personaggi che si offrono per contrastare la potenza atomica mettono a repentaglio la loro vita per salvare quella degli altri (non solo connazionali bensì di molti abitanti del pianeta, dato che in caso di sciagura atomica non controllata le conseguenze potrebbero costare care anche a chi si trova geograficamente lontano dal luogo d’interesse). La definizione EROI non sembra dunque un’esagerazione. A rafforzare questa tesi citiamo Mimmo Lombezzi, il quale lanciò un grido di allarme per quella cinquantina di dipendenti giapponesi che operavano all’interno della centrale. Il giornalista li definisce “kamikaze”, termine oggigiorno che tutti incontriamo spesso, in tv come sui quotidiani, sempre legato a vicende negative; in questo caso invece l’accezione conferita alla parola è strettamente positiva, questi kamikaze nipponici sono dei coraggiosi, degli impavidi, che stanno rischiando tutto per far rientrare l’allarme. Un giorno ci sarà chi li ricorderà per quel che sono davvero, degli eroi, come i loro predecessori sovietici ([…] I 50 kamikaze di Fukushima stanno compiendo lo stesso sacrificio dei “Liquidatori”. Questi ultimi verranno ricordati tra poco più di un mese, il 26 aprile dal “Chernobyl day” insieme alle centinaia di migliaia di morti di cancro (500.000 secondo il Guardian) causati dall’incidente del reattore n.4(6).[…]).

E l’Italia? Non dimentichiamo che lo stivale, così come fu fortemente colpito nel 1986 dall’incidente di Chernobyl, rimase altrettanto scosso dalla sciagura nipponica. Per decenni il tema nucleare era stato accantonato. Quando sembrava potesse tornare in auge l’opinione pubblica non si mobilitò eccessivamente, ma il verificarsi di Fukushima fece compiere un balzo temporale all’indietro di ben 25 anni. Quei 25 anni che separano le due catastrofi atomiche di Chernobyl e Fukushima: in Italia si sono rivissute le stesse paure, i cittadini hanno espresso di nuovo i loro dubbi su tale fonte energetica e hanno fortemente voluto un referendum per esprimere la loro contrarietà.

Possono essere cambiate le generazioni ma il sentimento italiano riguardo l’atomo no, la maggioranza della popolazione non lo vuole.

Fin dai primi giorni che seguirono lo tsunami ed il conseguente danneggiamento dell’impianto atomico, i quotidiani nostrani iniziano a riportare le prime indiscrezioni provenienti dal Giappone. Esemplificativo è questo estratto tratto da L’Unità:
I fantasmi di una nuova Chernobyl asiatica si sono materializzati ieri sera quando il governo di Tokyo ha finalmente ammesso che «una piccola fuga radioattiva» potrebbe essersi verificata dalla centrale di Fukushima Daiichi, colpita dal terremoto. Lo ha dichiarato il ministro del Commercio, mentre le agenzie di stampa informavano di un'imminente visita del premier Naoto Kan all'impianto. In precedenza, per tutta la giornata il leit-motiv delle dichiarazioni ufficiali era stato la negazione che lo stabilimento, che si trova molto vicino alla zona dell'epicentro, avesse subito danni gravi. Si ricordava la grande stabilità e sicurezza di strutture costruite per resistere agli attacchi di un nemico naturale con cui il Giappone convive da sempre e di cui conosce la pericolosità(7) […].

Proprio come nel 1986, anche nel 2011 dal luogo della disgrazia inizialmente si utilizza una tattica difensiva, si cerca di minimizzare e di non creare allarmismo (punto quest’ultimo che da un lato può avere un impatto positivo sull’umore e lo stato d’ansia della popolazione, ma che quando si parla di incidente nucleare ha anche varie sfaccettature negative in quanto poche ore di troppo passate in un raggio ridotto dal luogo dell’incidente potrebbero risultare fatali). Sempre come nel 1986 registriamo il passaggio della nube radioattiva anche sui cieli europei ed italiani in particolare, a dimostrazione della globalità di eventi del genere. Rispetto al passaggio della nube nel 1986 però questa volta i livelli di radioattività risultarono ben inferiori e poco allarmanti per gli Italiani.

Una nube carica di iodio radioattivo proveniente dalla centrale di Fukushima è in arrivo stasera sull’Italia. Sembra però escluso ogni rischio per la popolazione. Il livello di radioattività rimane “ben al di sotto dei livelli di allarme”, afferma Giancarlo Torri, responsabile del Servizio misure radiometriche del Dipartimento nucleare dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale). “Non si rileva alcun segnale di incremento di radioattività né sull’Italia, né sull’Europa. Né rischi per la popolazione”. Anche l’Agenzia francese per la Sicurezza nucleare ritiene “minime” le quantità di radiazioni che stanno attraversando l’Europa: da mille a diecimila volte inferiori a quelle giunte nel 1986 da Chernobyl. Rassicurazioni anche dal Ministro della Salute, Ferruccio Fazio: “L’eventuale arrivo in Italia di correnti d’aria provenienti dal Giappone non presenta alcun rischio per la salute. Se anche le correnti dovessero trasportare sull’Italia particelle radioattive provenienti dalla centrale di Fukushima – prosegue- si tratterebbe comunque di quantità infinitesimali, estremamente diluite, largamente inferiori alle dosi di radioattività naturale”(8) […].

Concludiamo questo breve racconto riguardante la sciagura giapponese, nel giorno del suo quarto anniversario, con un pensiero rivolto a tutte le vittime che ne hanno pagato le conseguenze ed alle loro famiglie, augurandoci che l’umanità non debba più essere costretta a fronteggiare simili disastri ma che riesca a progredire sempre più seguendo una linea di sviluppo sostenibile e non dannosa per tutta la specie e la natura circostante.

di Alessio De Battisti


Note
1 - La scala Ines (International nuclear and radiological event scale) venne introdotta nel 1989 dall’AIEA per stilare la criticità e la pericolosità degli incidenti nucleari. Esistono 8 livelli, dallo 0 al 7, fino al 3 sono catalogati come guasti mentre dal 4 in poi sono veri e propri incidenti. Tra un livello ed un altro si ha un grado di danno aumentato di circa 10 volte.

2 - Alessandro Farruggia, Fukushima. La vera storia della catastrofe nucleare che ha sconvolto il mondo, Marsilio Editori, Venezia, 2012, pp. 51-52.

3 - Alessandro Farruggia, Op. Cit., pp. 55-56.

4 - Alessandro Farruggia, Op. Cit., pp. 44-46.

5 - Pubblicato nella sezione Esteri, Fukushima, pericolo circoscritto solo se si tiene il cuore del reattore A parte le aree vicine alle centrali colpite dal sisma e dallo tsunami. Le radiazioni non hanno per ora raggiunto livelli preoccupanti, in L’Unità, 18 marzo 2011, p. 15.

6 - Mimmo Lombezzi, Chernobyl, la triste fine dei Liquidatori, in Il Fatto quotidiano, 19 marzo 2011, p. 3.

7 - Pubblicato nella sezione Esteri, in L’Unità, 13 marzo 2011, p. 14.

8 - Andrea Bertaglio, Nube radioattiva sull’Italia. “Nessun allarmismo”, tutti d’accordo (o quasi), in Il Fatto quotidiano, 23 marzo 2011.

Si ringrazia il Dott. De Battisti per l'invio ed il permesso alla pubblicazione di questo articolo.
Documento inserito il: 10/03/2015
  • TAG: Fukushima, incidente nucleare, tsunami, giappone, centrali nucleari

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