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Il Regno di Dio, 'regno al contrario' [ di Yuri Leveratto ]

Quale è stato il tema principale della predicazione di Gesù Cristo?
Molte persone alle quali viene fatta questa domanda potrebbero rispondere: “la salvezza”. Altri potrebbero rispondere: “l’amore”.
Queste due risposte non sono certo errate, anzi. Si può affermare che sono verità essenziali. Ma c’è un tema sul quale Gesù ha predicato tante volte, che oggi è quasi assente nei dibattiti spirituali: il Regno di Dio.
In questo articolo analizzerò i temi relativi al concetto di “Regno di Dio” e cercherò di spiegare il perché esso è il “regno al contrario”.
Ci sono tante parabole di Gesù dove si descrive il Regno, ma per ora vorrei subito citare un passo del Vangelo di Giovanni (18, 33-36)

"Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù»

Da questo passaggio importante di Giovanni, si nota che Gesù parla a Pilato di un Regno, che non è di questo mondo. Sembrerebbe pertanto che il Regno non sia un regno terreno. Vediamo ora un altro passaggio delle Scritture, del Vangelo di Matteo (24, 9-14)

"Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine."

In questo passaggio si annuncia il “vangelo del Regno”. Cosa ha voluto indicarci Gesù con queste parole?
Forse Gesù si riferiva ad un regno di giudei? No di certo, in quanto nel corso della sua predicazione si è rivolto anche ai “gentili”, ossia i non-giudei, ed inoltre questo fatto si evince anche da questo passaggio di Matteo (21, 33-43), dove Gesù sta parlando ai farisei:

"Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: -La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?- Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato».

Da notare che in questa parabola la vigna è Israele, e i contadini-vignaiuoli sono i farisei. I servi sono i profeti, che vengono uccisi dai farisei. Il figlio del padrone è Gesù (pietra d’angolo), e il padrone della vigna è il Padre.
Dal penultimo passaggio si evince che il Regno potrebbe essere consegnato a un popolo meritevole e non ai giudei. Ma, a quale popolo sarà consegnato? Forse ai greci? Forse agli italiani? Forse agli inglesi? Forse agli spagnoli? O forse ai brasiliani?
In realtà i cittadini del Regno non appartengono ad alcuna nazione della Terra, ma sono sparsi in tutti gli Stati. Tutti coloro che “nascono di nuovo” potranno vedere il Regno. Ecco un passo del Vangelo di Giovanni (3, 1-3), dove si spiega questo concetto:

"Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».

Cosa intende Gesù con “nascere dall’alto”? Possibilmente vuole intendere che chi riceve i suoi insegnamenti, li fa suoi nelle opere, e crede in lui, nasce di nuovo, questa volta dall’alto, da Dio.
Inoltre in un altro passaggio, mentre parla alla donna samaritana (Giovanni 4, 21), Gesù fa intendere che il Regno non avrà alcuna capitale, e non avrà quindi frontiere.

Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui nè su questo monte nè a Gerusalemme adorerete il Padre».

Ecco pertanto che da questo passaggio si evince che il Regno non è destinato esclusivamente ai Giudei, e non avrà come capitale Gerusalemme. Voleva forse intendere Gesù che il Regno sia un regno spirituale, o ideale? Non proprio. Ecco un altro passaggio determinante per comprendere il concetto di Regno (Luca 17, 20-21):

Interrogato dai farisei: «Quando verrà il regno di Dio?», rispose: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!»

Da queste parole si evince che il Regno non è un qualcosa di lontano, di futuro, o di etereo. E’ qualcosa di vicino a noi, qualcosa che sta tra di noi. In effetti con questo Gesù voleva intendere che il Regno è trasversale e frammentario. Laddove le persone seguono, con umiltà, i suoi insegnamenti, ecco che là si instaura, seppure brevemente, il Regno.
Ora vediamo però, il perché questo Regno è “al contrario”. Ecco subito il passaggio di Matteo (10, 37-39):

Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figliuolo o figliuola più di me, non è degno di me; e chi non prende la sua croce e non vien dietro a me, non è degno di me. Chi avrà trovato la vita sua la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per cagion mia, la troverà.

Se ci soffermiamo a ponderare, verifichiamo che questo messaggio è sconvolgente. In pratica Gesù ci chiede un grado di lealtà fortissimo. Ma per entrare nel Regno dobbiamo veramente amare Gesù più dei nostri genitori o più dei nostri figli?
Facciamo un esempio tornando nel mondo terreno. Durante la storia (anche recente), è successo che la nostra nazione abbia deciso di dichiarare guerra ad un’altra nazione. In quei casi alcuni nostri concittadini sono andati in un paese lontano disposti ad uccidere altre persone, e disposti a morire per il concetto di “patria”.
In questo caso lo Stato ci ha chiesto un sacrificio assoluto, ci ha chiesto di abbandonare i nostri cari, quindi padre, madre, figli, e abbandonare le nostre proprietà, per andare a combattere, allo scopo di difendere la “patria”.
Se lo Stato esige da noi una lealtà massima, a maggior ragione Dio esige da noi una lealtà ancora più forte. Per questo dobbiamo scegliere da che parte stare: con lo Stato o con Dio?
Approfondiamo questo concetto: l’Antico Testamento rispecchiava un regno “di questo mondo”, mentre con il Nuovo Testamento vi è un cambio di paradigma fondamentale, una rivoluzione assoluta, un terremoto sconvolgente, che rispecchia appunto un “regno al contrario”. Ecco un passaggio di Matteo (5, 38-44)
Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Da' a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle. Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori.

Amare i nostri nemici? Il concetto non-violento di Gesù è chiaro. Il cambio di paradigma rispetto all’Antico Testamento è sancito. Non è sufficente, secondo l’insegnamento di Cristo, amare i propri nemici, bisogna pure pregare per loro.
Il messaggio della non-violenza e della non-resistenza è però esattamente il contrario del messaggio che pervade il mondo attuale. Se c’è un’ingiustizia bisogna rispondere attivamente, lottando, combattendo e se necessario annichilendo l’avversario.
Attenzione però: il messaggio della non resistenza non è un messaggio di codardia: Gesù stesso, Pietro, Paolo, e tutti gli altri apostoli, oltre ai martiri, non furono dei codardi. Morirono denunciando il male, e opponendosi al male, ma non resistettero al male con la forza fisica.
Inoltre, nel passaggio di Matteo (5, 40), vi è anche un’esortazione a non rispondere alla causa giudiziaria di chi esige da noi beni materiali:

a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.

Ciò significa che oltre a non rispondere alla violenza con violenza, non dovremmo neppure rispondere ad una causa giudiziaria contro di noi, ma quando una persona ci chiede un bene materiale (es.: la tunica) dovremmo dargliela e dargli anche qualcosa in più (es.: il mantello). Anche questa non è certo un’esortazione alla debolezza, ma un invito al dialogo, alla comprensione, alla fermezza e alla vera forza.
Ecco che già iniziamo a comprendere il perché il Regno di Dio è un “regno al contrario” dove tutti i valori sono opposti rispetto ai valori terreni.
Ma torniamo al tema della non-violenza. Molte persone credono che questo messaggio abbia valenza solo quando si riferisce all’individuo. Quando però lo Stato, l’autorità terrena, ci chiede di commettere un atto violento (guerra, invasione, conquista), o ci permette di compiere un’azione violenta (aborto), non dobbiamo porci il problema. E’ lo Stato che ce lo chiede, (o ce lo permette), e pertanto è giusto farlo. E’ proprio così?
In un “regno di questo mondo” è ovviamente così. Lo Stato è l’autorità massima. Ma se vogliamo entrare nel Regno dobbiamo obbedire alle leggi dello Stato o alle leggi di Dio?
Il motto “Dio e patria” non ha più senso in questo contesto.
Possiamo affermare con questo che Gesù predicò contro i militari? Non proprio, e ciò si evince dal fatto che ascoltò un centurione, e colpito dalla sua fede curò e salvò il suo servo (Matteo, 8, 5-13). Il fatto è che Gesù non propugnava un cambio politico, ma interiore.
Ecco che il concetto di “regno al contrario” diventa più chiaro. Secondo questa idea il potere terreno degli Stati si scioglie come neve al sole, perde di significato, e anche il concetto di “patria” perde senso.
Il concetto del Regno di Dio è fortemente legato alla vita eterna. E’ ovvio quindi che in un’orizzonte “eterno” ogni vicissitudine terrena perde di significato.
In un’ottica di questo tipo ecco che “i regni di questo mondo”, ovverosia tutti gli Stati della Terra, non avrebbero più ragione di esitere, crollerebbero come in un gioco del “domino” di portata planetaria. Ecco quindi che il concetto di “regno al contrario”, assume quasi tutta la sua pienezza. Scrivo “quasi”, perché ci sono altri concetti importanti che devono considerare coloro che vogliono entrare nel Regno: la ricchezza, per esempio.
L’insegnamento di Gesù rispetto alla ricchezza si evince in particolar modo da due passi del Vangelo, quello del “giovane ricco” e quello del “Discorso della Montagna”. Analizziamo il passaggio del “giovane ricco” (Matteo 19, 16-22):

Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?». Egli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Ed egli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». Udito questo, il giovane se ne andò triste; poichè aveva molte ricchezze.

Quindi Gesù aggiunse (Matteo 19, 23-24):

Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli».

Analizziamo ora i passi riferiti al “Discorso della Montagna” (Luca 6, 20-23):

Egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi che siete poveri, perché il regno di Dio è vostro. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno, e quando vi scacceranno da loro, e vi insulteranno e metteranno al bando il vostro nome come malvagio, a motivo del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno e saltate di gioia, perché, ecco, il vostro premio è grande nei cieli; perché i padri loro facevano lo stesso ai profeti.

Cosa si evince da questi passaggi? Le parole di Gesù sono contro l’egoismo e contro l’adorazione del denaro. La persona che dedica la sua vita ad accumulare denaro, e che venererà il denaro come il “suo dio”, non potrà entrare nel Regno. In questo senso assume significato il passo del Vangelo di Matteo (6, 24):

Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona.

La ricchezza dunque non dà, secondo Gesù, alcun privilegio, ma al contrario è un pesante gravame che ostacola la giusta via, in quanto allontana l’uomo da quelli che devono essere i suoi obiettivi: l’amore per Dio e per il prossimo.
Adesso concentriamoci sui poveri: forse hanno le porte del Regno aperte solo perché sono poveri? Secondo questo passaggio del Vangelo di Luca (6, 20) i poveri avrebbero le porte del Regno aperte:

Egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: “Beati voi che siete poveri, perché il regno di Dio è vostro”.

In un certo senso i poveri hanno un vantaggio sui ricchi in quanto non sono esposti alla “trappola” della ricchezza e possono concentrare la loro vita sui veri valori. Ma anche qui i poveri avranno aperte le porte del Regno solo se il loro stile di vita non sarà incentrato sul raggiungimento della ricchezza fine a se stessa, ma al raggiungimento della “salvezza”.
Possiamo annunciare con questo che Gesù volesse abolire le classi sociali, e la proprietà privata? Possiamo pertanto definirlo come un “primo comunista”?
Non proprio. Dalla lettura attenta dei Vangeli, non si evince che Gesù volesse eliminare le classi sociali, uniformando i salari. Nella sua vita pubblica ha avuto contatto con persone che si dedicavano a differenti attività lavorative, ma non ha mai detto che dovessero essere ricompensate allo stesso modo. Ha avuto contatti con contadini, pescatori e pastori, ma anche con esattori delle imposte, farisei e pubblicani.
E’ certo che gli uomini hanno diverse qualità, e Gesù non ha voluto eliminare queste differenze. C’è chi lavora più duramente, chi ha brillanti intuizioni economiche, chi rischia intraprendendo un nuovo progetto. Queste persone devono giustamente ottenere il frutto del loro lavoro, a patto però che non sia a scapito di altri. Gesù non ha proposto un cambio sociale o economico ma un cambiamento interiore.
Ecco quindi che il concetto di “Regno” inizia a essere più chiaro. Esso è tra di noi, e potrebbe anche espandersi nella Terra, non è una pura utopia. Però per entrare nel Regno, dobbiamo “nascere di nuovo”, e “abbandonarci a Dio”, avendo Fede in Lui. Se vogliamo entrare nel Regno non possiamo dichiararci fedeli al potere terreno ma dobbiamo dedicarci totalmente a Dio. A tale proposito ecco un altro passaggio del Vangelo di Matteo (10, 32-33)

Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

E’ vero che i quattro Vangeli sono opere monumentali, il cui messaggio è fortissimo, rivoluzionario, sconvolgente, in ogni caso Gesù non esige da noi nulla se non quelle cose che possiamo fare secondo la nostra possibilità. A tale proposito cito un passaggio molto dolce del Vangelo di Matteo (11, 28-30).

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero.

Ci sono altri concetti importanti che devono considerare coloro i quali aspirano ad entrare nel Regno, come per esempio, l’amore per il prossimo, l’onestà, l’onorabilità, la lealtà, ma non basterebbe un libro intero per analizzarli tutti.
Consideriamo però un altro passo del Nuovo Testamento (Matteo 18, 1-5):

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sè un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.

Ecco che per entrare nel Regno, bisogna essere come bambini: semplici, puri, sereni. Chiunque sarà “piccolo” cioè umile, nel Regno sarà “grande”.
Torniamo ora ai passi iniziali di questo articolo, quando ho descritto l’interrogatorio di Pilato a Gesù: è ovvio che il Regno di Gesù non era di questo mondo e che nessun suo discepolo avrebbe combattuto per liberarlo. Ecco, ora è più chiaro il perché i cittadini del Regno non possono essere di “questo mondo”.
Analizziamo ora due passaggi del Vangelo di Giovanni. Il primo, quando Gesù pregò per i suoi seguaci, poco prima di essere arrestato (Giovanni 17, 14-18):

Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo;

Ecco un secondo, significativo, passaggio di Giovanni (12, 25)

Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.

Cosa significa tutto ciò? Forse che i seguaci di Cristo devono allontanarsi dalla vita terrena, vivere da eremiti sulla cima di montagne, praticando l’ascetismo? Non proprio. Gesù non ha predicato il distacco totale dalla materialità, ma il cambiamento interiore teso alla giusta relazione con il “mondo terreno”, e finalizzato al raggiungimento della “salvezza”, ovvero all’instaurazione del Regno, che come abbiamo visto, non può essere che “al contrario”.


Bibliografia:
Nuevo Testamento, Sociedad Biblicas Unidas
Il regno che sconvolse il mondo, David Bercot
Documento inserito il: 26/04/2015

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