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Dalla Kawachi alla Musashi. Le navi da battaglia giapponesi (parte 3)

di Giorgio Arrighi e Ermanno Martino

Classe FUSO
Dopo il completamento degli incrociatori da battaglia della classe KONGO, la Marina Imperiale si accinse alla sostituzione delle più vecchie navi da battaglia policalibre che, ormai, rispetto alle dreadnought che stavano entrando in servizio presso tutte le principali marine, potevano considerarsi nettamente obsolete.
Ormai, in tutte le principali Marine si era giunti a navi da battaglia nettamente superiori, per armamento e protezione, alle prime dreadnought che avevano visto la luce. Quindi, anche i Giapponesi seguirono questa strada mettendo mano, coi programmi 1911 e 1913, alla FUSO e alla gemella YAMASHIRO.
Parallelamente a quanto attuato dalle Marine anglosassoni, si giunse a buone unità il cui armamento principale era basato sul calibro da 356 mm, di protezione sufficiente e di velocità adeguata per Marine a carattere oceanico che non potevano quindi sacrificare l'autonomia a vantaggio di qualche nodo in più. A questo, in un certo senso, si arrivò modificando i KONGO che erano stati subito unità molto riuscite dalla Marina Imperiale: naturalmente, rispetto ad essi, si aumentò l'armamento principale, aggiungendo due torri binate da 356 mm, si maggiorò la protezione e tutto ciò, volendo mantenere un dislocamento sufficientemente contenuto, fece si che la percentuale di tonnellaggio devoluta all'apparato motore risultasse, ovviamente rispetto ai KONGO, fortemente limitata e quindi con una conseguente diminuzione della velocità.
Non deve tuttavia meravigliare se i risultati raggiunti dai Giapponesi collimarono con quelli degli Inglesi. Bisogna infatti ricordare che i KONGO erano navi di progettazione britannica: partendo quindi da navi similari, si dovevano necessariamente raggiungere risultati similari. D'altro canto, il progresso tecnologico dell'epoca era pressappoco parallelo in tutte le nazioni più evolute, e questo lo si può anche constatare, che a navi molto simili giunsero anche gli Americani, pur non partendo affatto da progetti di incrociatori da battaglia che non avevano mai costruito.
Almeno inizialmente, sotto il punto di vista estetico, le FUSO furono anche delle unità dalla linea piuttosto gradevole, qualità piuttosto rara sulle navi nipponiche. I rapporti di finezza non erano molto dissimili da quelli dei KONGO, l'armamento era ben ripartito in due gruppi principali, ognuno dei quali articolantesi su due torri binate alle estremità e in due torri intermedie a distanza pressappoco costante l'una dall'altra.
Circa l'armamento principale, é interessante sottolineare che, appunto all'epoca dell'impostazione delle FUSO, la stampa specializzata estera riportava come il calibro scelto dai Nipponici per armare le loro prime superdreadnought fosse il 381 mm. Tuttavia, poiché queste armi venivano progettate e costruite in Gran Bretagna (non parliamo del 381/45 della classe germanica BAYERN), era ovvio che i primi pezzi usciti dalla fabbrica fossero assegnati a unità della Roya Navy allora in costruzione (classe QUEEN ELIZABETH) e non a una Marina estera, anche se alleata.
Dal punto di vista estetico, si può anche rimarcare che la riduzione delle caldaie rispetto ai KONGO (24 caldaie Mijabara anziché 36 Yarrow) fece si che, per lo scarico dei fumi, fossero sufficienti solo due fumaioli ben distanziati tra loro e che rendevano così l'aspetto delle FUSO molto più armonico. La FUSO e la YAMASHIRO, considerato anche lo sfalso nella data di completamento, avevano tra loro alcune differenze estetiche e di dettaglio: il ponte di comando della YAMASHIRO, per esempio, era maggiormente funzionale che non quello della FUSO.
L'armamento secondario (XVI-152/50 mm) aveva la medesima consistenza di quello dei KONGO; tuttavia, bisogna notare che sulle FUSO venne eliminato l'anacronistico 76/40 mm dei KONGO per far posto, molto più razionalmente, a IV -80/40 mm A.A. Anche il numero dei tubi lanciasiluri da 533 mm diminuì, sempre rispetto ai KONGO, di due unità(VI tubi anziché VIII). La protezione delle FUSO giunse subito a valori notevoli: 305 mm di corazzatura verticale che scendevano a 203 mm all'altezza dell'artiglieria secondaria in casamatta e a 102 mm alle estremità. La protezione orizzontale oscillava da 32 a 51 mm, mentre quella delle artiglierie principali aveva uno spessore massimo di 305 mm sul frontale delle torri da 356/45 mm. La protezione subacquea era affidata, come già sui KONGO, a un sistema di paratie stagne longitudinali di scarsa efficienza in caso di effettivo scoppio di siluri.
Verso il 1930, le FUSO furono sottoposte ad alcuni lavori (nel 1922, la YAMASHIRO aveva installato, a scopo sperimentale, una piattaforma per il lancio degli aerei sulla torre B):venne aggiunta la solita cappa parafumo sul fumaiolo anteriore, probabilmente seguendo i medesimi concetti che avevano sovrainteso all'analoga sistemazione sui KONGO, mentre l'artiglieria A.A. venne portata a VI-80/40 mm.
Più radicale, seguendo i concetti messi in pratica sulle navi da battaglia giapponesi dell'epoca, fu la ricostruzione cui, nel 1932/1935, furono sottoposte le FUSO. La lunghezza venne aumentata di oltre 7 m e anche la larghezza passò dai 28,65 m ai 33,08 m per l'aggiunta di controcarene esterne per la protezione contro le esplosioni subacquee. I cannoni da 356/45 mm furono, a similitudine di quanto già messo in opera sui KONGO, sottoposti a modifica per aumentarne l'elevazione; miglioramento questo che venne anche posto in essere per i pezzi secondari da 152 mm (da 15 a 30 gradi). L'artiglieria A.A. venne integralmente sbarcata e sostituita con VIII-127/40 mm, integrati da VIII mitragliere da 25 mm, armi queste ultime poi successivamente aumentate. Con questa ricostruzione, fu pure aggiunta una catapulta sul cielo della prima torre intermedia. L'apparato motore venne integralmente sbarcato e sostituito con quattro gruppi turboriduttori Kampon alimentati da sei caldaie a nafta egualmente Kampon. La potenza da 40.000 HP originali, passò a 75.000 HP e, di conseguenza, la velocità aumentò a 24,7 nodi. In relazione all'effettuazione di questi lavori, fu abolito il primo fumaiolo e lo spazio così guadagnato fu utilizzato per aumentare il volume destinato al torrione di comando che, già nel 1930, era stato trasformato con l'aggiunta di diverse piattaforme all'originale albero a tripode.
A proposito del torrione, sarà interessante notare che quello della FUSO risultò più slanciato di quella della YAMASHIRO, e questo fu dovuto alla differenza nella sistemazione in chiglia dei pezzi della prima torre centrale. La YAMASHIRO portava i cannoni in chiglia di tale torre rivolti verso poppa, mentre la FUSO li portava verso prora. Su quest'ultima nave, lo spazio perduto in avanti (ovvero verso il torrione) era così guadagnato verso poppa e in questo spazio furono aggiunte torri a traliccio per i riflettori.
Durante il periodo bellico, le FUSO non furono molto impiegate, data la loro anzianità e, forse in misura ancor maggiore, data la loro scarsa velocità. Dopo la disastrosa battaglia di Midway, lo Stato Maggiore della Marina Imperiale, preventivò la loro trasformazione in navi da battaglia portaerei, seguendo quanto già era stato messo in opera sulle ISE. Tuttavia, quest'idea venne abbandonata dopo la battaglia del Mar delle Filippine (giugno 1944) a causa delle onerosissime perdite subite dalla Marina giapponese in piloti ed aerei. La loro perdita fu particolarmente tragica. Nel corso della grande battaglia del Golfo di Leyte, la FUSO e la YAMASHIRO, agli ordini dell'ammiraglio Nishimura tentarono di forzare lo stretto di Surigao nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 1944. Intercettate dalla squadra del contrammiraglio Oldendorf, furono letteralmente polverizzate dal fuoco delle navi da battaglia americane BB 44 CALIFORNIA, BB 43 TENNESSEE e BB 38 PENNSYLVANIA.

Articolo tratto dal n° 68 del mese di giugno 1970, della rivista Interconair Aviazione e Marina
Documento inserito il: 20/01/2017
  • TAG: marina imperiale giapponese, flotta combinata, guerra pacifico, seconda guerra mondiale, classe fuso, corazzate nipponiche

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