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La guerriglia comunista (e la sua sconfitta) in Malesia, 1948-1959 [ di Alberto Rosselli ]

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nel corso della quale la Malesia, il Sarawak e il Borneo Settentrionale britannici vennero occupati dai giapponesi, i primi movimenti indipendentisti malaysiani tentarono la via dell’autogoverno, riscontrando però notevoli ostacoli derivanti soprattutto dalle rivalità etniche, religiose e culturali esistenti tra gli abitanti di razza malese e le forti minoranze cinesi e indiane presenti da secoli sul territorio. Nel 1946, l’imposizione del protettorato britannico (l’Unione Malese) venne interpretata da buona parte della popolazione come il semplice tentativo di ridurre nuovamente la Malaysia a colonia della Gran Bretagna. E dall’opposizione all’Unione nacque così l’Organizzazione Nazionale Malese Unita (ONMU) che con la sua contestazione costrinse infine l’Inghilterra ad avviare nuove trattative che, nel 1948, sfociarono nella creazione della Federazione Malese. Ma nel momento in cui la Federazione, acclamata da gran parte della popolazione, si accinse a ripristinare le istituzioni prebelliche, compreso il ruolo del sultano, il Malayan Communist Party (MCP), fautore della lotta all' “imperialismo occidentale”, ruppe i suoi rapporti con le altre componenti del movimento indipendentista, scatenando una sanguinosa guerriglia. Sulla base di calcoli politici e militari errati, i vertici comunisti si erano convinti di potere spazzare in pochi mesi le scarse truppe britanniche presenti in Malaysia e di instaurare un regime marxista. Le vittorie ottenute in Cina dalle armate di Mao Tze Tung su quelle nazionaliste, l’espandersi del movimento di liberazione vietnamita di Ho Chi Min e il sempre maggiore potere esercitato dall’Unione Sovietica sul palcoscenico internazionale, indussero i comunisti malaysiani a questo eccesso di ottimismo. In realtà, l'MCP, che nel 1948 contava appena 6.000 tra militanti e affiliati, era un partito sostanzialmente male diretto e organizzato, oltre che sorretto da ideali fanatici ed intolleranti, al punto che il tentativo di intesa tra il MCP e l’ala sinistra del Partito Nazionalista Malese era fallito miseramente, impedendo la costituzione di un forte fronte patriottico. Tra l’aprile e il giugno del ‘48, l’MPABA (il Malayan People Anti-British Army) braccio armato dell’MCP, scatenò una serie di attentati non soltanto contro le istituzioni, villaggi e città abitate da europei e da minoranze indiane e cinesi, incendiando e distruggendo depositi di gomma e miniere di stagno: azioni queste che provocarono un forte risentimento tra la popolazione. Contrariamente a quanto avvenne successivamente in Vietnam, i leader del movimento comunista malaysiano non seppero mai accattivarsi le simpatie della gente comune e della classe contadina, consentendo ai britannici di acquisire un grosso e forse insperato vantaggio. Oltre a ciò, i guerriglieri non furono mai in grado di sfruttare a proprio beneficio il fattore territoriale, occupato per quattro quinti da una fitta vegetazione equatoriale, vuoi per l’incapacità tattica e strategica dei loro capi, vuoi per l’abilità palesata dai reparti speciali antiguerriglia della Corona.
Il 16 giugno 1948, l’assassinio di tre piantatori europei nei pressi della località di Suggei Spur, spinse l’Alto Commissario Sir Edward Gent a proclamare lo stato di emergenza nel Perak e nel Johore: provvedimento che il giorno seguente venne esteso all’intero paese, con l’applicazione del coprifuoco e con il rafforzamento delle unità di polizia e dell’esercito. E il 23 Luglio, l’MCP venne bandito ufficialmente come associazione terroristica.
Nel 1948, le forze armate malesi e britanniche ammontavano ad appena cinque battaglioni inglesi, due malesi e sei ghurka. Con la mobilitazione antiguerriglia, gran parte del personale appartenente ai reggimenti di artiglieria inglesi della zona di Singapore venne inquadrato in reparti di fanteria utilizzabili per la difesa dei villaggi e dei centri logistici, assieme ai 10.223 uomini delle unità di polizia della federazione. Le forze di terra britanniche potevano avvalersi infine di circa 100 vecchi aerei della RAF, tra cui alcune decine di caccia Spitfire non certo adatti alle operazioni antiguerriglia. Con notevole accortezza, nei primi tre mesi dell’emergenza il Comando britannico incoraggiò la creazione di una polizia speciale, forte di 24.000 militi scelti malesi, alla quale venne affidato il compito di proteggere uffici, stabilimenti e villaggi, assieme ad altre unità. L’insieme delle forze di terra venne posto agli ordini del maggior generale C. H. Boucher, responsabile del Distretto Malese. Queste misure incoraggiarono sia gli europei che i malaysiani a continuare la loro normale attività lavorativa e a non abbandonare il territorio in mano ai ribelli comunisti. Il colonnello W. N. Gary, già ispettore generale nella polizia palestinese, venne nominato Commissario della Polizia della Federazione Malese. Dimostrando notevole capacità, Gary cercò di coinvolgere al massimo la popolazione malaysiana nella lotta, equipaggiando e armando al meglio i reparti di Polizia locali e costituendo sul territorio una fitta rete di stazioni radio e telefoniche collegate al Comando Centrale. Gary attuò poi una serie di misure atte al controllo della popolazione, sottoponendo a registrazione tutti i civili di età superiore ai 12 anni e fornendo loro uno speciale certificato di identificazione difficile da contraffare. Questo espediente ottenne notevoli risultati al punto che i guerriglieri presero l’abitudine di sottrarre ai civili tali documenti e bruciarli: iniziativa del tutto inutile in quanto il Comando provvedeva con grande rapidità a ristampare e a riconsegnare a chi ne faceva richiesta. In seguito al sostanziale fallimento della prima fase dell’insurrezione, Lau Yew, leader dell’MCP, dimostrando scarso acume, ordinò l’intensificazione degli attacchi alle piccole stazioni di polizia, ai villaggi e alle industrie gestite da europei. Alcune di queste incursioni ebbero successo, ma la maggior parte si risolse in un totale fallimento grazie alla pronta reazione delle forze di Polizia e alla collaborazione dei civili malaysiani. Normalmente, questi attacchi venivano condotti da unità troppo consistenti, composte da 150/200 guerriglieri bene armati ma male addestrati, spesso messi in fuga da piccoli ma disciplinati plotoni governativi composti mediamente da un sergente e dieci agenti. Nell’estate del 1948, entrarono poi in azione inglesi e ghurka (veterani della campagna di Birmania) che, grazie all’ancora modesto ma efficace appoggio dalla RAF, individuarono ed annientarono molti raggruppamenti comunisti. Dopo avere subito una serie di pesanti batoste, Lau Yew anziché diradare i propri reparti li concentrò gran parte delle sue forze nel Selangor, esponendoli ancora di più all’offensiva governativa. Rapidamente individuato dai reparti della RAF, il “santuario” venne infatti ripetutamente attaccato. E il 16 luglio 1948, nel corso di uno scontro con le forze di speciali di polizia appoggiate dalla Guardia Nazionale, Lau Yew venne ucciso. A questi successe l’inesperto Chen Ping che durante il periodi di occupazione giapponese aveva militato come sottufficiale nei deboli reparti dell’MJALA (l’Esercito di Liberazione malese).
La fortuna intervenne però a sostegno dei ribelli. Il 2 luglio, Gent, che si trovava in Inghilterra rimase ucciso in un incidente aereo e il ritardo con il quale gli inglesi nominarono il suo successore, favorì in qualche modo la ripresa dell’offensiva comunista che venne tuttavia bloccata dai reparti del generale Boucher e dall’arrivo dei rinforzi precedentemente richiesti da Gent.
Nel mese di agosto, i primi piroscafi carichi di truppe inglesi, australiane, indiane e neozelandesi, armamenti e rifornimenti giunsero finalmente nei porti malaysiani e di lì a poco la situazione iniziò a ristabilirsi soprattutto con la nomina nel mese di settembre di sir Henry Gurney ad Alto Commissario della Federazione. Riorganizzati i quadri, i reparti e il sistema logistico e dei trasporti, Gurney varò una serie di brillanti operazioni di controguerriglia (appoggiate dalla RAF che nel frattempo aveva ricevuto nuovi e potenti apparecchi da assalto, bombardamento, ricognizione e trasporto, più nucleo di elicotteri) affidate a reparti scelti e comandati da ex ufficiali della Force 136 e chindit. Il contingente della Ferret Force – formato da ex-commandos forgiati alla fatica e al sangue - effettuò lunghe marce nella giungla, scovando e distruggendo molti “santuari” comunisti. Pochi mesi più tardi, la Ferret Force venne però sciolta poiché accusata di eccessi nei confronti del nemico: accusa abbastanza ridicola nel contesto di una guerra contrassegnata da azioni di estrema violenza condotte da entrambi i contendenti. Contestualmente, le forze speciali di polizia arruolarono alcune centinaia di caiacchi, cacciatori di teste del Borneo, che si dimostrarono utilissimi nei combattimenti diurni e notturni nella foresta. Grazie anche all’intervento di reparti australiani e neozelandesi specializzati nella lotta antiguerriglia, le forze regolari britanniche e governative iniziarono, a partire dal 1952, a ripulire il paese. E nel settembre 1953 il generale sir Gerald Templar fu in grado di dichiarare la completa “bonifica” di una zona di oltre 14.000 miglia quadrate di territorio malese.
L’Emergenza Malese durò comunque 12 anni e si concluse con la sconfitta totale delle forze comuniste che in questo periodo gettarono nella lotta circa 12.000 guerriglieri, seimila 710 dei quali caddero sul campo mentre altri 1.287 vennero catturati e 2.702 si arresero spontaneamente. Dal canto loro le forze britanniche e governative, che mobilitarono 350.000 unità (250.000 delle quali appartenenti alla home guard, quarantamila alle truppe regolari britanniche, ghurka e di polizia federale, più 37.000 delle unità speciali di polizia), accusarono 2.947 tra morti (1.346) e feriti appartenenti alle forze di polizia e 1.478 morti e 810 dispersi facenti parte dell’esercito britannico e governativo.

Il ruolo della RAF e della Royal Navy
Tra l’estate e l’autunno del 1948, i reparti della RAF di stanza in Malaysia vennero notevolmente rinforzati con l’entrata in servizio di anziani ma potenti bimotori da assalto e bombardamento Mosquito e Bristol Beaufighter e più moderni De Haviland Hornet e Bristol Brigand.. Per le operazioni di ricognizione, ma anche di bombardamento, vennero utilizzati velivoli bimotori Avro Anson, idrovolanti quadrimotori a grande autonomia Sunderland e quadrimotori Avro Lincoln. Ad alcuni Squadron dotati di Spitfire e Mosquito vennero affidate missioni di ricognizione fotografica: operazioni che in un secondo tempo verranno espletate dai bireattori Gloster Meteor FR.10 versione PR e dai caccia F.8 e De Haviland Vampire nelle sue versioni FB.5 e FB.9. Nel corso del conflitto, gli aerei della RAF martellarono i “santuari” e i concentramenti di truppe comuniste con 33.000 tonnellate tra spezzoni e bombe dirompenti e al napalm, quasi 100.000 razzi aria-terra e diversi milioni di proiettili da 7,7, 12,7 e 20 millimetri.
A partire dall’estate del 1948, i reparti da trasporto vennero equipaggiati con bimotori DC3 Dakota, sostituiti agli inizi degli anni Cinquanta dai Vickers Valetta. Mentre le sezioni di supporto tattico a sostegno e soccorso delle forze di terra vennero dotate di velivoli Auster, Lysander e con elicotteri Dragonfly HC2 della Westland-Sikorsky, i primi mezzi di questo tipo ad essere adoperati con certa intensità in una guerra. I primi elicotteri giunsero via nave a Singapore nel giugno 1950, venendo poi dislocati nella base di Changi. Dopo un lungo, brillante ma logorante ciclo operativo, i Dragonfly furono integrati dai Sikorsky S-55 della Squadriglia n. 848 della RNAS e dai Whirlwind della Westland che arriveranno a Singapore l’8 giugno 1953.
Gli Whirlwind costruiti dalla Sikorsky furono consegnati alla Royal Navy nel corso del 1952 e svolsero un ruolo fondamentale nel corso della campagna, effettuando migliaia di missioni, trasferendo armi, munizioni e medicinali; rifornendo avamposti isolati e sgomberando feriti e civili. Basti pensare che tra la fine del 1952 e il dicembre del 1956, i Sikorsky avevano al loro attivo oltre 41.000 soldati e 370.000 chilogrammi di materiali trasportati.
Nel corso dell’Emergenza Malese, anche la Royal Navy svolse un ruolo fondamentale, sia come elemento mobile di supporto logistico, sia compiendo continui pattugliamenti e blocchi intorno alle coste ed impedendo che i ribelli comunisti ricevessero rifornimenti e armi dalla Cina di Mao. Oltre a ciò, le unità britanniche seppero anche all’occorrenza fornire un valido appoggio di fuoco, diretto e indiretto, all’esercito. Alcuni esempi, tra i tanti: l’HMS Amethyst risalì per 30 miglia il fiume Perak, bombardando e distruggendo accampamenti comunisti; L’HMS Defender effettuò un pesante cannoneggiamento costiero nei pressi di Johore, dopodiché risalì il fiume omonimo per nove miglia, bersagliando e scompaginando colonne ribelli in marcia lungo la riva; l’incrociatore Newfoundland portò a termine un’analoga missione mettendo a ferro e fuoco diversi accampamenti comunisti nel Kedah.

Bibliografia
Noel Barber, The war of the running dogs: how Malaya defeated the communist guerrillas, 1948-60, London, G.B., Collins, 1971
Richard L.Clutterbuck, The long, long war: counterinsurgency in Malaya and Vietnam. (Foreword by Harold K Johnson). New York, N.Y., U.S.A.: Praeger, 1966
John Coates, Suppressing insurgency: an analysis of the Malayan Emergency, 1948-1954. Boulder, Colo., U.S.A.; Oxford, G.B.: Westview Press, (Westview Studies in Regional Security), 1992

Nell'immagine, Soldato britannico del Royal-Lincolnshire.
Documento inserito il: 25/11/2014
  • TAG: malesia 1948 1959, guerriglia comunista, protettorato britannico, unione malese, organizzazione nazionale malese unita, federazione malese, malayan communist party, attentati, disorganizzazione, reparti antiguerriglia, forze britannico malesi, scacco gue
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