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Operazione Orchad [ di Giovanni Caprara ]

Allo stato attuale, uno degli scenari più complicati appare quello siriano, dove la rivolta popolare ha assunto negli ultimi mesi aspetti preoccupanti, tali da poter destabilizzare l’intero scacchiere mediorientale. La prova di tale condizione, è deducibile dall’intervento della Lega Araba, la quale ha varato misure restrittive nei confronti di Damasco. La Siria si è sempre posta in netta contrapposizione rispetto al Governo israeliano, il quale a sua volta ha tentato di instaurare un legame di collaborazione, non lesinando però azioni di forza.
La tensione latente ebbe il suo primo acuto nell’estate del 2003, quando caccia israeliani sorvolarono a bassa quota la residenza del presidente siriano, operazione poi ripetuta nel 2006 su quella estiva di Latakia. Queste azioni dimostrative erano il preludio all’operazione Orchad ben più articolata e letale.
La stabilità della regione sussultò nel luglio del 2007, quando Siria ed Iran raggiunsero un accordo commerciale di larga portata in cui lo stato iraniano si impegnava a fornire ai siriani aeromobili di ultima generazione come i MIG 31 ed i SUKHOI 24, a cui si aggiunsero quattrocento carri armati T72, anche questi come i precedenti di fabbricazione sovietica. Era la prova assoluta dell’espansione militare di Damasco che si affiancava ad una evidenza ben più preoccupante: la collaborazione iraniana sulla costruzione di un asset nucleare ad al-Kibar in Siria. Il manufatto, presumibilmente iniziato a costruire nel 2001, era stato immortalato in alcune immagini satellitari da Israele, fotografie poi sottoposte all’attenzione del Presidente americano George W. Bush, il quale ammise successivamente di essere a parte delle preoccupazioni del Governo di Tel Aviv e di un piano per distruggerlo.
Una ulteriore conferma arrivò anche dal Ministro della Difesa tedesco, il quale dichiarò che la CIA era a conoscenza di tale attività sin dal 2002, insospettita da movimenti navali nord coreani. Di fatto l’Amministrazione americana decise di dare corso ad ulteriori investigazioni con l’ausilio dei satelliti, probabilmente i KH-11, il cui acronimo significa Key Hole, scoprendo così l’edificio nella zona di Deir ez-Zour. Le fotografie risaltavano la conformazione del manufatto come del tutto simile a quelli costruiti proprio dai nord coreani. A tal proposito, è da sottolineare che gli analisti israeliani avevano già da tempo registrato l’attracco al porto siriano di Tartus di navi cargo nord coreane, in particolare quella denominata Al Hamed, osservata il 28 luglio 2007 quando vi fece scalo, e successivamente annotata, in quella che fu la sua ultima apparizione, il 03 settembre 2007. La prova definitiva sulle mire nucleari siriane, la si ebbe dall’ex Ministro della Difesa iraniano il quale costretto a lasciare il suo paese dopo aspre contrapposizioni al governo di Ahmadinejad, divenne collaboratore della CIA, denunciando non solo l’espansionismo nucleare del suo paese ma anche quello siriano in stretta collaborazione con la Corea del Nord e l’Iran stesso.
Le informazioni furono trasmesse agli israeliani, i quali non erano rimasti inermi; il Mossad aveva già preso le necessarie precauzioni: il sito di al – Kibar era stato violato da agenti dell’unità Sayeret Matkal, esperti nello spionaggio e controterrorismo, gli stessi dell’operazione Entebbe.
Questi, travestiti nelle uniformi siriane, erano penetrati nel sito e raccolsero tutti quei dati necessari al completamento delle precedenti informazioni.
Il tempo della raccolta dati era così finito.
A Tel Aviv erano oramai certi sulla pericolosità dell’asset nucleare e decisero di dare luce verde all’operazione Orchad. Lo stato di latente contrapposizione fra le due nazioni lanciò i primi segnali di deterrenza quando fu organizzata una manovra militare congiunta fra Stati Uniti ed Israele nel deserto del Negev, la cui chiara ed a tutti comprensibile finalità addestrativa, era nella distruzione di target al suolo. Gli esecutori dell’operazione Orchad erano da tempo già stati scelti: la chiamano” la lunga mano di Israele” ossia il 69° Squadrone dell’aviazione militare. Era da poco iniziato il 06 settembre 2007, quando i caccia presero il volo dalla loro leggendaria base di Ramat David a sud di Haifa. Violarono senza autorizzazione ed a bassissima quota lo spazio aereo turco. Mentre sorvolavano le province di Hatay e Gaziantep, sganciarono i serbatoi supplementari di carburante oramai vuoti senza essere rilevati dai sistemi di difesa turchi e proseguirono verso il sito di al – Kibar. Il primo bersaglio venne identificato nella postazione radar di Tail al – Abuad nei pressi del confine turco dove erano state posizionate batterie di Tor M1 SA15 e di Pechora 2A, SA25 ed SA3. Gli F16, ribattezzati Sufa, ossia tempesta, configurati per missioni SEAD, la soppressione dei sistemi di difesa, disturbarono le emissioni radar siriane con i sistemi per le contromisure elettroniche ECM, eludendone le capacità contraeree, ottenendo così di far transitare gli altri F16 scortati da velivoli F15, rinominati Ra’ am, che significa tuono.
L’unico contatto che i radar siriani riportarono fu delle ore 02.55, quando gli incursori erano in territorio nemico già da due ore. Lo Squadrone arrivò sul bersaglio guidato dall’unità Shaldag, specializzata nell’infiltrazione oltre le linee nemiche e nella designazione del target. La prima ondata, probabilmente formata da quattro F16, bersagliò il sito con le bombe AGM 65 ed al secondo passaggio lo colpirono con i missili Maverick riducendolo ad un rottame.
L’operazione Orchad riportò il successo sperato, ma di fatto non terminò con il bombardamento di al – Kibar infatti è presumibile che venne completata con l’omicidio di Mohammed Suleiman, responsabile dell’implementazione del progetto nucleare siriano. Il suo corpo fu rinvenuto nel 2008, non a caso, nel porto di Tartus, dove venne colpito da un cecchino appostato su una imbarcazione, servita poi per fuggire. Una fonte francese, al riguardo sostiene che l’omicidio potrebbe essere opera di una fazione estremistica siriana in opposizione al Presidente. Ma da fonti molto attendibili tedesche, si è stabilita la responsabilità del Mossad, in particolare è riportato che il Sulemain venne centrato mentre si trovava nella sua automobile.
Il governo israeliano rivendicò gli accaduti il 02 ottobre del 2008 e di seguito il Presidente Olmert porse le scuse dello stato sionista al premier Erdogan per aver violato lo spazio aereo turco senza l’autorizzazione necessaria. L’AIEA condannò l’attacco, ma al contempo ammise che l’asset era adibito alla produzione di plutonio, dunque ne confermò la connotazione militare.
La decisione di annientare le risorse nucleari siriane, palesò non solo la volontà di una dimostrazione coercitiva su Damasco ma anche un chiaro monito all’Iran, infatti vi è sottinteso quanto Tel Aviv desideri bloccare con un probabile attacco preventivo il cosiddetto Progetto 111 per l’assemblaggio di missili a testata nucleare iraniani. Di fatto l’operazione Orchad fu anche la prova generale atta a testare la capacità operativa israeliana per “terminare” il processo di nuclearizzazione di Teheran.
Documento inserito il: 02/01/2015
  • TAG: operazione orchad, rivolta siria, medioriente, cia, mossad, modalità operative, centrale, al kibar

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