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L'Antica cittadella di Chuya eredità della cultura Huanca [ di Yuri Leveratto ]

Dopo aver terminato la spedizione nell’altopiano di Marcahuasi, a quasi 4000 metri d’altezza s.l.d.m. nella cordigliera di Lima, ho passato alcuni giorni nel paese di San Pedro de Casta (3200 mt. s.l.d.m.). Stavo organizzando un viaggio dall’altra parte della vallata, nel distretto di Chaclla, perché avevo l’intenzione di verificare se il cosidetto “volto del profeta”, una formazione rocciosa simile ad una faccia umana, sia stato effettivamente modificato dall’uomo in tempi antichi.
Insieme alla mia guida Alberto Lopez, abbiamo raggiunto, in un ora di fuoristrada, il paesello di Chaclla, da dove abbiamo iniziato a camminare in direzione sud seguendo un’antica mulattiera. Ci trovavamo ad un altezza di 3400 metri s.l.d.m.
Dopo circa due ore di facile caminata siamo giunti in una specie di prateria, dove abbiamo incontrato alcuni mandriani che ci hanno offerto del latte di capra. Siccome sapevo le coordinate del “volto del profeta”, è stato facile ubicarlo, con l’aiuto del GPS.
In realtà è un’enorme roccia, lunga circa 100 metri e larga 50 metri, che si erge dalla superfice del terreno per circa 20 metri. Ci siamo arrampicati sul “mento” tentando di distinguere i tratti somatici del “volto”, ma senza risultato. Probabilmente la fotografia satellitare fu scattata in un giorno particolare dell’anno, e quindi si creò l’illusione di essere di fronte ad un volto umano.
Nella cima del “volto del profeta”, approssimativamente nella “fronte”, abbiamo però trovato una specie di altare cerimoniale, sostenuto da muri di pietra. Ecco le coordinate e l’altezza del “volto del profeta”: Ubicazione: 11º 47’ 083’’ Sud / 76º 40’ 515’’ Ovest
Altezza: 3695 mt. S.l.d.m.
Probabilmente l’altare cerimoniale fu utilizzato in epoche antiche come luogo da dove si adorava il Sole.
A quel punto, con l’aiuto di potenti binocoli, abbiamo scrutato l’orizzonte e, osservando una porzione di vallata situata verso sud-est, abbiamo notato una cittadella in rovina a circa due chilometri di distanza.
Dopo circa mezz’ora di cammino siamo giunti presso le rovine della città. Eravamo stupefatti perché né a San Pedro de Casta, né a Chosica e tantomeno a Lima, nessuno ci aveva informato sull’esistenza di questo sito archeologico.
Non poteva essere un luogo completamente sconosciuto in quanto, non essendo occultato da vegetazione, deve essere stato conosciuto dai mandriani che vivono nella vallata. Abbiamo quindi deciso di montare la tenda ed iniziare a documentare l’antica città, che a prima vista sembrava essere una roccaforte della cultura Huanca.
Abbiamo verificato che la cittadella si estende circolarmente intorno ad una collina. Il diametro di questo circolo è di circa 800 metri. La superficie totale della città è pertanto di circa mezza chilometro quadrato, ovvero cinquanta ettari.
La maggioranza degli edifici situati lungo il perimetro esterno della città, alcuni di tre piani, risultano essere stranamente stretti e lunghi, con una pianta rettangolare di approssimativamente 3x12 metri.
Nei sotterranei di questi edifici abbiamo trovato molte ossa di ovini e bovini, probabilmente perché le carcasse di detti animali furono trascinate in situ da volpi andine.
Il metodo di costruzione a pietra secca è eccellente e molti edifici sono quasi integri. Al di sotto di detti edifici ci sono frequentemente degli stretti cunicoli ai quali si accede attraverso un’apertura sovrastata da una pietra rettangolare che funge da trave portante. Probabilmente questi cunicoli furono utilizzati come urne funerarie per individui di ceto medio.
Continuando l’esplorazione della città, della quale continuavamo ad ignorare il nome ufficiale, abbiamo trovato un portale molto particolare: è caratterizzato da due enormi pietre cubiche ai lati con una grande pietra dalla pianta triangolare che funge da architrave (foto principale). Anche in questo caso si nota l’eccellente sistema di costruzione utilizzato dagli antichi architetti. Esplorando la parte alta della collina, abbiamo trovato una larga parete che funge da muro di contenzione, ma stranamente, nella parete frontale vi sono tre aperture, come fossero urne funerarie, che sono però occluse, cioé piene di detriti e vegetazione intricata. Cosa vi sarà nascosto? Forse dei resti umani come i crani trovati nella spedizione Marcahuasi 2011? Solo un accurato studio archeologico lo potrebbe appurare.
Ancora più in alto, verso la cima della collina, si possono distinguere altre edificazioni più piccole e raffinate, probabilmente destinate alle caste alte. Il re e la sua sposa ufficiale risiedevano nella cima, in posizione dominante, in una situazione similare a quella da me documentata nella fortezza di Trinchera.
Abbiamo passato tutto il pomeriggio misurando, cartografando e verificando con la bussola l’orientamento dei principali edifici. Quando è giunta la notte, dopo aver preparato una zuppa di cereali andini e patate, ci siamo scaldati intorno ad un fuoco.
La cittadella vista da trenta metri al chiaro di luna, assumeva uno strano aspetto spettrale, ma ciò non ci ha impedito di addormentarci cadendo in un sonno profondo. L’indomani mattina, alle sei, siamo stati svegliati dal ragliare di alcuni asini appartenenti ad un mandriano. Lui stesso ci ha informato sul nome dell’antica cittadella: Chuya (pron.: ciuia).
Per i mandriani della parte alta della valle del Rio Santa Eulalia, Chuya è una città sacra dove si trovano gli spiriti degli antenati. Prima di partire abbiamo “fatto il punto” con il GPS della cittadella di Chuya: Ubicazione: 11° 47’ 597’’ Sud / 76° 40’ 491’’ Ovest
Altezza: 3471 mt. s.l.d.m.
Dopo circa mezz’ora, quando il Sole era già sorto, abbiamo smontato la tenda e, dopo una colazione frugale, abbiamo deciso d’intraprendere il cammino del ritorno, dirigendoci però non verso Chaclla, ma verso Sud-Est, nell’intento di scendere a valle.
E’ stata una lunghissima camminata di circa sette ore durante le quali abbiamo attraversato vari livelli termici scendendo da 3500 metri s.l.d.m. fino a 1400 mt. s.l.d.m. Inizialmente abbiamo camminato in un costone situato ad Est rispetto a Chuya, e abbiamo potuto osservarla da lontano. Poi ci siamo infilati in un angusto sentiero al lato del precipizio scendendo rapidamente all’altezza di circa 2900 mt s.l.d.m.. Quindi siamo entrati in un intricato bosco andino il cui attraversamento è risultato molto complicato. Appesantiti dagli zaini, siamo più volte scivolati in quanto la pendenza era realmente notevole, infatti ha messo a dura prova le nostre ginocchia.
Verso mezzogiorno siamo finalmente usciti dal bosco andino entrando in una zona desertica, sempre fortemente inclinata. Solo verso le tre del pomeriggio siamo finalmente giunti a valle, presso il paesello di Lucumaseca da dove, dopo esserci rifocillati, abbiamo preso un autobus per tornare nuovamente a San Pedro de Casta.
Documento inserito il: 29/12/2014

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