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La guerra svelata [ di Giovanni Caprara ]

Gli strateghi del passato, concertavano le azioni belliche su un principio fondamentale, quello di avvantaggiarsi con il fattore sorpresa. Lo sviluppo della tecnologia bellica, non prescinde da tale condizione, benchè le armi più avanzate abbiano in parte ridotto l’importanza di questa tattica. Lo scacchiere mediorientale ha sempre regolato la delicata gestione dei rapporti fra i blocchi delle superpotenze, ma la crisi tra Israele ed Iran, rischia di coinvolgere non solo quell’area, ma potrebbe estendersi pericolosamente.

In un eventuale quanto possibile conflitto, la nazione ebraica avrebbe di fatto perso il vantaggio della sorpresa se non altro riferito alla strategia di guerra. Infatti un blogger è riuscito ad impossessarsi dei documenti dei Militari israeliani e li ha diffusi con una naturalezza sconcertante, tale da essere sospetta. Il Mossad, ha già dato più prove della sua efficienza e non è da escludere un atto di pura tattica. È possibile, infatti, che possa trattarsi di contro informazione. Una mossa abile per confondere e destabilizzare le difese iraniane.

La prima evidenza nella disamina di quei documenti, evince un comportamento non in linea con azioni contro asset nucleari eseguiti negli scorsi anni da Israele. Infatti, gli obiettivi delle operazioni Orchad e Babilonia, erano solo i siti per l’arricchimento dell’uranio e non un attacco su larga scala come palesato dalle rivelazioni del blogger.

Interpretando i documenti, l’inizio delle ostilità avrebbe come protagonista la Marina Militare, in particolare la Flotta Sottomarina. I battelli di punta sono 3 unità sommerse tipo U-209 derivati da una variante del programma iniziato nel 1994 nell'ambito del German Submarine Consortium. Inquadrati nella Classe Dolphin, sono stati battezzati: Dolphin varato nel luglio 1999, Leviathan nell’ottobre del 1999 e Tekuma nell’ottobre 2000. La similitudine con la classe U212 è spiccata, ma appartengono direttamente alla U-209, con diverse modifiche e miglioramenti. La differenza sostanziale è nell’apparato propulsivo, infatti non hanno la AIP, ma montano la diesel-elettrica tradizionale. I sommergibili israeliani dispongono dell’opzione per l’imbarco di missili nucleari lanciabili dai tubi lanciasiluri, ma tale opportunità non trova una specifica conferma in quanto lo stato ebraico non aderisce al TNP e, pertanto, non è soggetta alle ispezioni dell'IAEA; in ogni caso, i tubi lanciasiluri delle unità israeliane sono stati modificati per potere lanciare i missili Harpoon e Popeye III. In particolare questi ultimi possono essere approntati con testate nucleari. Ad ulteriore prova, le unità israeliane, rispetto a quelle tedesche, sono dotate di quattro tubi lanciasiluri in più, oltretutto aumentati ad un diametro maggiore di 4,5 pollici rispetto a quelli da 21 pollici, raggiungendo pertanto i 650 mm. Questo aggiustamento, permetterebbe l’effettivo carico e lancio del Popeye III, il quale, in versione SLCM ha un diametro di 533 mm, con una testata di guerra di 200 chilogrammi. Comunque, Il sistema d’arma, prevede principalmente una testata convenzionale con una gittata pari a 1500 chilometri.

I sommergibili U-212 sono di medie dimensioni, assemblati con tecnologie innovative che consentono prestazioni avanzate. Lo scafo realizzato in materiale amagnetico ha concezioni stealth e riduce significativamente la segnatura acustica, impedendo ai battelli nemici di rilevare transienti e tonali emessi. Sono unità d'attacco progettati per impegnare sia unità subacquee che di superficie.

L’obiettivo iniziale sarà quello di limitare la capacità di reazione eliminando le minacce che potrebbero derivare dalle basi missilistiche sotterranee di Khorramabad e Isfahan e le basi aeree. Altro target primario saranno le centrali nucleari sotterranee ad esempio quella di Fardu, nei pressi della città di Qom, non bersagliabili con un bombardamento aria superficie. In tal caso, i Popeye III, saranno rinforzati da una particolare ogiva al fine di raggiungere le profondità del terreno dove una spoletta di prossimità li farà detonare.

La seconda fase, sarà quella di eliminare le difese aeree con missioni SEAD. Gli F-16 “Sufa”, in configurazione “wild weasel”, penetreranno nel cuore dell’Iran volando sotto la soglia di rilevamento radar. La missione prevederà una improvvisa impennata dei caccia, detta “pop up”, in prossimità dei bersagli. E’ certo che i caccia designati per l’incursione proverranno dalla “lunga mano d’Israele”. In gergo semplicemente “lo Squadrone”, in definitiva gli stessi del 1981, od ancora de “operazione insetto”, quando nel 1982, annientarono la contraerea siriana nella valle della Bekaa, quelli dell’attacco al quartier generale dell’OLP a Tunisi nella “operazione wooden legs”, ed infine gli incursori che misero fine al sito nucleare siriano nella “operazione frutteto”.

Sono caccia F-16 Fighter Falcon, che amano chiamare Sufa, ossia tempesta, di stanza alla Base Aerea di Ramat David, nei pressi di Megiddo. Naturalmente, la loro scorta sarà raccomandata agli F-15 Eagle.
L’Iran dispone di sistemi di intercettazione Tor-M1 e Peciora-125, già elusi dagli israeliani in Siria, ma hanno ammodernato il sistema di difesa antiaereo con le batterie S300, nome in codice NATO “Grumble”. Sono missili a guida radar semi attiva, capaci di agganciare velivoli a bassa quota a 120 km di distanza.
Gli F-16 avranno in dotazione i missili di costruzione americana AGM-88 “harm”, che hanno dato prova di infallibilità in tutti i moderni conflitti. Sono guidati dalle onde radio emesse dai centri di ascolto e guidamissili. Per tale peculiarità, gli incursori devono farsi agganciare, questo giustifica la manovra “pop up”, al fine di sganciare gli “harm”. I missili sono più veloci delle batterie antiaeree e possono colpire prima che gli aerei siano minacciati dagli avversari. L’unico sistema di difesa per gli operatori radar è quello di spegnere le apparecchiature, ma così facendo cederebbero incontrovertibilmente agli attaccanti la superiorità aerea.

Le possibilità di eliminare tutte le infrastrutture di difesa ed attacco di una nazione vasta come l’Iran sono limitate, pertanto è probabile che qualche centro di comando e controllo come alcune centrali di allarme missilistico sopravvivano al “first strike”. Dunque è necessario interrompere le comunicazioni, le reti elettriche ed informatiche. I velivoli F-16, guidati dagli AWACS e protetti dagli F-15 con il compito di abbattere gli intercettori avversari rimasti indenni dopo l’iniziale salva di missili, violeranno lo spazio aereo iraniano per colpire i nuovi bersagli con le CBU-94B. Sono ordigni che disperdono filamenti di carbonio durante la caduta. Dopo lo sgancio dai piloni subalari dei caccia, le bombe rilasciano le 202 submunizioni BLU-114/B composte da fili di materiale conduttore, come la fibra di vetro rivestita da alluminio od il carbonio stesso, allo scopo di cortocircuitare i conduttori delle linee elettriche in molteplici punti. In tal modo non solo vengono rese inutilizzabili, ma anche di difficile riparazione.

La fase ulteriore, ruoterà sulla valutazione dei danni inflitti. Tale compito verrà assolto principalmente dai satelliti “TecSar”, solo marginalmente dalle ricognizioni fotografiche a bassa quota ed in ultimo all’Unità 699, specializzata in questo settore.

Successivamente sarà inferto il colpo finale. Seguiranno altri lanci dai sottomarini e missioni “chirurgiche” dei caccia. Le clusters utilizzabili, potrebbero essere quelle a grappolo, le quali contengono le bomblets, ossia delle submunizioni che vengono disperse su una area abbastanza vasta. Quando il cluster raggiunge una quota predeterminata si apre automaticamente e rilascia le submunizioni progettate per esplodere al contatto con il terreno. Sono provviste di un piccolo paracadute atto a rallentarne la discesa e per permettere che l’ordigno si armi. Le denominazioni di tali bombe, sono: BLU-97 e MK-118. Altro utilizzo è provocare incendi di grandi proporzioni e distruggere carri armati, in questo caso vengono rinforzate da testate perforanti. Naturalmente nella parte integrante dei sistemi d’arma utilizzabili non si escludono le GBU-28, dette “Bunker Busting”, con una gittata di 9 km, sono in grado di penetrare nelle profondità del sito bersaglio prima di esplodere la testata al “Tritonal”. Ed anche le GBU-39 a guida GPS, la cui impressionante precisione le rende indispensabili per un attacco “chirurgico”, e naturalmente, senza prescindere dai missili AGM-65 Maverick, la cui spoletta di prossimità farà detonare i 135 kg di esplosivo.

La difesa aerea israeliana, avrebbe come punti di forza i magnifici F-15 Eagle i quali sono in grado di abbattere velivoli nemici oltre la linea d’orizzonte con i missili “stand-off” Phoenix.

Sulla carta il piano sembra di semplice attuazione, ma in una nota su un quotidiano ebraico, si evince che Tel Aviv ammette la possibilità di perdite civili. Tale stima, pari a 500, potrebbe essere ottimistica, non solo per la reazione iraniana, ma soprattutto per un aspetto che il Governo Israeliano deve aver per forza valutato: alcune fazioni estremistiche fra le quali Hamas ed Hezbollah approfitteranno della condizione di vulnerabilità di Israele per sferrare un attacco senza precedenti. A questo va aggiunto un intervento delle Nazioni storicamente ostili ai sionisti ciò implica una necessaria riserva di aviogetti per fronteggiare tale eventualità, questo significa che almeno la base aerea di Tel-not rimarrebbe estranea al first strike..

L’attacco dei sottomarini potrebbe non essere così incisivo, in quanto è improbabile che Israele possa dislocare tutte le sue unità nel Mar Rosso. E’ del tutto normale che l’Iran abbia almeno uno dei suoi battelli classe Kilo in navigazione al largo delle coste israeliane pronto ad un colpo di mano sui porti, di fatto Tel Aviv deve aver previsto una difesa subacquea. I Kilo sono di costruzione russa ed alla minima velocità di governo, tra i 4 e 5 nodi, hanno la caratteristica più temibile: l’assoluta silenziosità. Non sono progettati per il lancio di Cruise, ma possono silurare le unità di superficie alla fonda. Dopo la prima salva di missili, gli U-209 sarebbero fatti oggetto di una caccia senza tregua degli altri Kilo e delle unità di superficie iraniane in configurazione ASW. L’espulsione di un SLCM, provoca l’immediata scoperta della piattaforma di lancio, pertanto dovrebbero subitaneamente lasciare l’area per assumere posizione in una altra zona, operazione tutt’altro che semplice quando si è già stati rilevati.

Per quanto concerne gli attacchi aerei, non solo è possibile che non siano subito determinanti, ma in particolare la rotta di avvicinamento rappresenta una incognita dai risvolti sicuramente indecifrabili. Le alternative probabili sono tre: la prima li porterebbe sullo spazio aereo dei Paesi Arabi, ma susciterebbe conseguenti forti tensioni politiche con quelle Nazioni che non concederebbero il sorvolo. La seconda è quella di sorvolare il Mar Rosso, od ancora passare dal Mar Arabico, affrontando un lungo viaggio con la possibile implicazione di essere rilevati da radar ostili non solo iraniani.

I radar di scoperta delle batterie Tor-M1 e Peciora sono mobili, dunque con la prerogativa di essere spostate e posizionate in qualsiasi momento e luogo, in maniera da occultarle agli occhi elettronici dei satelliti. Questo implicherebbe un fuoco di sbarramento tale da provocare ingenti perdite agli incursori. Infine è valutabile che l’Iran possa lanciare missili a medio raggio su Israele in numero maggiore di quanto previsto dagli strateghi. Anche se la Nazione Ebraica avesse la meglio, non sarebbe scevra da aggressioni portate da avversari pronti ad approfittare di un inevitabile depauperamento dell’arsenale militare. Proprio in questo caso, la condizione assumerebbe aspetti tragici. Già durante la guerra del kippur, caccia israeliani A-4 volavano in costante stato di allerta armati con bombe nucleari, pronti ad intervenire in prossimità di una inevitabile sconfitta per mutarla in una discutibile vittoria. Nulla esclude che se i sionisti si sentissero sull’orlo della disfatta, non possano utilizzare l’arma estrema. In ogni caso è dato certo che durante e subito dopo la guerra, le basi missilistiche di Sdot Micha e Kfar Zaharyah, saranno poste in stato d’allarme, pronte a lanciare i missili balistici a testata multipla nucleare Jericho III. Sul versante opposto, non è totalmente da derubricare l’antico astio nei confronti dell’Iran da parte pachistana. Questi ultimi, potrebbero approfittare per regolare i conti lasciati in sospeso.

Forse, per la prima volta e qualunque esito possa produrre questa probabile guerra, lo Stato d’Israele andrà incontro all’estinzione. L’unica speranza è quella che anche in un conflitto armato, possa prevalere il buon senso e l’autocontrollo.
Documento inserito il: 30/12/2014
  • TAG: isreale iran, fattore sorpresa, area mediorientale, mossad, tipo u 209, tipo u 212, sommergibili, obbiettivi, azioni aeree, strategia attacco

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