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Dalla Kawachi alla Musashi. Le navi da battaglia giapponesi

di Giorgio Arrighi e Ermanno Martino

Spesso, quando si parla delle dreadnought nipponiche, la fantasia degli Occidentali corre immediatamente alle YAMATO, quasi ignorando completamente tutte quelle unità che le hanno precedute. E questo è d'altronde giustificabile, dato che le YAMATO sono state le due maggiori unità cannoniere che mai abbiano solcato i mari.
Tuttavia, a prescindere da esse, la Marina Imperiale mise in servizio nell'arco di trent'anni, ovvero dal 1912 al 1942, una serie di navi da battaglia interessantissime, sia dal punto di vista cannoniero, che da quello delle soluzioni che su di esse vennero poste in atto. A questo proposito, basterà ricordare gli incrociatori da battaglia della classe KONGO - all'epoca del loro ingresso in squadra, le più equilibrate navi mondiali del loro genere - e le corazzate della classe NAGATO, prime unità mondiali che, con anni di anticipo, codificarono quelle limitazioni (dislocamento non eccedente le 35.000 ton., artiglieria principale di calibro non superiore al 406 mm) che derivarono dagli accordi noti sotto la denominazione di TRATTATO DI WASHINGTON.
Non deve essere neppure trascurato il fatto che, al fine di fornire un quadro, che ci auguriamo ampio ed esatto, delle navi e degli incrociatori da battaglia nipponici, si è dovuto attendere quasi un quarto di secolo. E ciò in quanto i Giapponesi, tranne che per le loro prime costruzioni, circondarono sempre le proprie navi col segreto più assoluto, specie dall'epoca in cui cominciarono quei lavori di rimodernamento che dovevano portare unità, completate al massimo una quindicina di anni prima, a essere delle navi completamente nuove sotto molteplici aspetti.

Classe KAWACHI
Prime dreadnought della Flotta Imperiale, le due KAWACHI possono considerarsi una diretta extrapolazione delle AKI, ultimi e migliori corazzate policalibre giapponesi. Rispetto a queste ultime, infatti, le KAWACHI avevano mantenuto quasi le medesime linee originali del progetto e, all'incirca, i medesimi rapporti di peso e di potenza. Ovviamente, l'armamento principale, che sulle AKI si articolava su II torri binate da 305/45 mm e su IV torri laterali - anch'esse binate - da 254/45 mm, era stato trasformato sulle KAWACHI in quello monocalibro da 305 mm. A questo proposito, però, bisogna notare che le KAWACHI non imbarcavano tutti i cannoni della medesima lunghezza: le due torre estreme erano da 305/50 mm (peso del pezzo 67,1 ton., peso del proietto 385,6 Kg., gittata 15.992 m.), mentre quelle laterali erano da 305/45 (peso del pezzo 60,2 ton. peso del proietto 385,6 Kg., gittata 14.312 m). Circa questa disposizione di armamento, è interessante notare che essa ricalcava esattamente la soluzione che i Tedeschi avevano messo in opera sulle loro prime dreadnought: le quattro NASSAU del 1910/1911.
Poiché questa differenza nell'armamento principale delle KAWACHI non è facilmente spiegabile, in quanto alle massime gittate, ovviamente usando le medesime cariche, la bordata non poteva riuscire omogenea, si può far solo l'ipotesi che, trattandosi di armi d'importazione - erano infatti tutti cannoni prodotti dalla casa britannica Armstrong (Elswick) -, la ditta abbia potuto assicurare il rifornimento di soli VIII pezzi da 305/50 mm, costringendo quindi i Giapponesi a ripiegare, appunto per l'armamento principale laterale, su cannoni eguali ma lunghi soltanto 45 calibri.
Considerando la data di completamento delle KAWACHI (1912), si possono trarre alcune interessanti conclusioni. Nell'epoca immediatamente successiva all'entrata in servizio della prima nave da battaglia monocalibra mondiale, la DREADNOUGHT, alcune Marine si erano ispirate, contrariamente alla Gran Bretagna (nessun parallelismo, infatti, è possibile tra le ultime policalibre della Royal Navy, le LORD NELSON e la DREADNOUGHT), alle proprie policalibre precedenti. Questo è vero particolarmente per la Francia (classe PARIS derivata direttamente dalla DANTON); altre Marine, invece, vedi il caso dell'Italia e della Germania, avevano progettato navi completamente nuove o, per lo meno, navi delle quali non era facile riconoscere a prima vista la derivazione.
Ritornando alle KAWACHI, è interessante notare come l'armamento secondario, più spiccatamente anti-silurante, fosse composto da X-152/45 mm disposti lateralmente (cinque per lato in casamatta) e da X-120/45 mm, anch'essi disposti lateralmente ma con sistemazione in casamatta soltanto parziale. Ciò sta a indicare che, a quell'epoca, anche i Giapponesi s'erano resi conto che l'armamento secondario delle prime dreadnought britanniche (a prescindere dalla DREADNOUGHT che, all'atto del suo completamento, era armata di VIII-76/50 mm, tutte le altre corazzate inglesi completate nel periodo 1909/1913 - tipi BELLEROPHON, ST.VINCENT, NEPTUNE, COLOSSUS, ORION e KING GEORGE V - avevano un armamento anti-silurante che si articolava su XIV-XX pezzi da 102/50 mm. Bisogna attendere la classe IRON DUKE, quattro unità completate nel 1914, per trovare un'artiglieria secondaria che passa a XII pezzi da 152/50 mm. Questo indica che i Giapponesi, quasi con un biennio di anticipo, s'erano resi conto che l'armamento secondario delle prime monocalibre era ormai nettamente insufficiente per contrastare l'azione di quelle unità insidiose (torpediniere, cacciatorpediniere) che risultavano in costruzione contemporaneamente alle KAWACHI. Non solo: i Giapponesi, addirittura, non consideravano più sufficiente nemmeno il calibro da 120 mm che, invece, era stato ritenuto adeguato all'epoca del completamento della AKI, ovvero poco meno di due anni prima.
Nella progettazione delle KAWACHI, tuttavia, fu commesso l'errore (dimostratosi tale in tempi successivi)di ripartire l'armamento secondario su più calibri (152 mm, 120 mm, 76 mm) contrariamente agli Inglesi, che già dalle loro prime dreadnought, come d'altronde abbiamo già avuto modo di vedere sopra, avevano messo in opera una soluzione molto più omogenea.
In effetti, non si riesce a comprendere l'utilità che si poteva trarre dall'impiego antinave di pezzi da 76 mm, considerando che, oltre alle necessariamente ridotte prestazioni balistiche, la pluralità dei calibri comportava problemi quasi insolubili per la direzione del tiro, senza parlare delle complicazioni che sorgevano in materia di munizionamento e di infrastrutture logistiche. Nel 1917/1918, infatti, i pezzi da 76 mm delle KAWACHI furono dimezzati e sostituiti con IV-80 mm A.A. E' di questo periodo anche l'eliminazione di II tubi lanciasiluri.
Per quanto concerne la protezione, le stesse navi avevano uno spessore massimo di 305 mm in cintura, di 229 mm alle torri di grosso calibro e di 152 mm alle casematte dei pezzi da 152 mm. Sulla protezione orizzontale, invece, esistono delle discordanze. L'autorevole rivista nipponica "Ships of the World" riporta una corazzatura di ben 105 mm; valore che, invece, gli Annuari dell'epoca danno in misura variabile, comunque mai superiore agli 80 mm. D'altra parte, possiamo ritenere più esatta la protezione data da "Ships of the World", che scrive in questi anni, che non le illazione dell'epoca. Questa protezione al ponte , indubbiamente, era la più notevole che si potesse riscontrare su una nave di quei tempi e per giustificarla possiamo solo pensare che i Giapponesi fossero rimasti particolarmente colpiti dal tiro dei mortai russi di Port Arthur o anche da quello del loro incrociatore corazzato KASUGA, il cui cannone anteriore da 254 mm aveva la possibilità di un tiro alquanto parabolico. L'apparato motore consisteva in due gruppi di turbine (Parsons per la SETTSU e Curtis per la KAWACHI) alimentate da sedici caldaie a carbone di tipo Mijabara. Questo gruppo motopropulsore, del peso complessivo di 2.146 ton., erogava una potenza ripartita su due linee d'asse, di 25.000 HP. La velocità corrispondente era di 21 nodi.
La vita di queste due navi fu dissimile: brevissima per la KAWACHI e lunghissima, sebbene con compiti mutati rispetto agli originali, per la SETTSU. La prima, infatti si perdette per l'esplosione di un deposito munizioni nella baia di Tokuyama il 12 luglio 1918; la seconda, al contrario visse abbastanza per partecipare al grande conflitto nippo-americano del 1941/1945.
La SETTSU, infatti, a seguito della FIRMA DEL TRATTATO DI WASHINGTON per la riduzione degli armamenti navali, venne tolta dal servizio attivo nel 1922 e sottoposta, fino al 1924, a lavori presso l'Arsenale di Kure, per la sua trasformazione in nave bersaglio. L'armamento venne sbarcato e il ponte superiore ebbe una protezione aggiuntiva di 53 più 19 mm, al fine di consentirgli una resistenza alle bombe da esercitazione di peso superiore ai 30 Kg e, nel contempo, per fornire adeguata protezione all'equipaggio.
Nel 1937/1938, la SETTSU fu sottoposta ad un nuovo rimodernamento, per permetterle di essere guidata a distanza dalla nave-radio YAKAZE durante le esercitazioni di tiro delle navi della Flotta. Ciò portò a un nuovo rafforzamento delle fiancate, che furono così messe in grado di resistere ai proietti da 203 mm, e allo sbarco di un gruppo caldaia e del secondo fumaiolo. In conseguenza di ciò la velocità si ridusse a soli 16 nodi.
Il terzo e ultimo rimodernamento si ebbe, sempre a Kure, nel 1940. Venne installato un nuovo apparato motore e il gruppo caldaia reimbarcato; ovviamente, ciò comportò anche nuovamente l'installazione del fumaiolo eliminato in precedenza. I fumaioli, tuttavia, subirono alcune modifiche estetiche: quello anteriore venne raccorciato e dotato di un parafumo a forma piramidale, di forma molto simile a quello adottato sugli incrociatori da battaglia tipo KONGO nel 1923/1928; i due posteriori, invece, ricevettero una cappa di forma arrotondata e svasata verso l'esterno. A quel tempo, le caratteristiche della SETTSU come nave bersaglio erano le seguenti:
dislocamento: alle prove 21.600 ton.;
dimensioni: lunghezza 159,30 m, larghezza 25,65 m, pescaggio 8,38 m;
armamento: II-130 mm;
apparato motore: 1 motrice alternativa, 8 caldaie (4 Mijabara a carbone e 4 Kampon a nafta), 16.000 HP;
velocità: 18 nodi.
Il 24 luglio 1945, nel corso di una violenta incursione dell'aviazione americana sul porto di Kure, la SETTSU (la nave, appunto per migliorare la propria difesa A.A. passiva, aveva imbarcato diverse armi da 25 mm) incassò diversi colpi che la costrinsero a incagliare. Considerata interamente perduta, venne fatta rigalleggiare nel 1946/1947 e successivamente demolita.

Nell'immagine (dell'Agenzia Bozzo di Camogli (GE), la nave da battaglia nipponica KAWACHI.

Articolo pubblicato sul n°66 del mese di aprile 1970 sulla rivista Interconair Aviazione e Marina.
Documento inserito il: 10/01/2017
  • TAG: corazzata, classe kawachi, marina imperiale giapponese, flotta combinata, seconda guerra mondiale, tipo dreadnough

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