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La Tubercolosi ieri e oggi: cosa dobbiamo sapere della malattia di Delacroix, Modigliani, Paganini, Chopin e molti altri?

di Angela Valenti Durazzo

“Tubercolosi: cosa dobbiamo sapere di una malattia antica ma sempre attuale”. Una frase che ben sintetizza gli interrogativi che molti di noi si pongono ancora oggi sulla malattia, chiamata tisi, mal sottile, consunzione, mal di petto, piaga bianca, mal di vivere, male del secolo ecc. La tisi, infatti, raggiunse il picco tra la fine del diciottesimo ed il diciannovesimo secolo. Nel 1815 una morte su 4 in Inghilterra era causata dalla “consunzione” mentre ancora nel 1918, in Francia, una su 6.
Nel ventesimo secolo la tubercolosi ha ucciso circa 100 milioni di persone fino a quando grazie ai progressi della scienza ed al contributo di alcuni grandi nomi della medicina (tra cui il genovese Edoardo Maragliano che realizzò il cosiddetto “vaccino Maragliano”) la TBC ha gradualmente visto mutare la prognosi da male del secolo a malattia finalmente curabile e di conseguenza, nei paesi ricchi, superata.
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LA TISI NELL’OTTOCENTO: SENSIBILITA’ ARTISTICA E POTERE DI SEDUZIONE
. Così Karl Rosenkranz descrive la malattia nel 1853. La TBC è infatti la patologia che ha reso emaciate e febbricitanti e ha scandito le vicende di figure femminili come la celebre Violetta de “La Traviata” di Verdi o Mimì (è sua la “gelida manina”) de “La Bohème” di Puccini.
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E Rubino non ha mai dimenticato gli insegnamenti e la passione trasmessagli dal padre tisiologo .
Vale dunque la pena di apprendere dalla storia – ricostruita da Rubino con foto, quadri, riferimenti letterari, spezzoni cinematografici dell’istituto Luce, testimonianze pubblicitarie ed altra documentazione – l’evoluzione della malattia che ha modificato il costume ed impegnato i grandi della scienza, ma che ancora oggi desta grandi preoccupazioni.
Per cominciare la tubercolosi è una malattia infettiva, trasmessa per via aerea dal batterio Mycobacterium tuberculosis. Il contagio può avvenire attraverso la saliva, uno starnuto o un colpo di tosse, anche se non tutte le persone contagiate dai batteri della TBC si ammalano. Il batterio, grazie al sistema immunitario, può rimanere quiescente per anni e solo il 10-15% circa delle persone infettate svilupperà la malattia nel corso della propria esistenza.
Nel diciannovesimo secolo, come abbiamo visto, era tale la diffusione della tisi che si arrivò ad ipotizzare che “il mal sottile” donasse una maggiore sensibilità artistica. Delacroix, Modigliani, Chopin e Paganini furono alcune tra le vittime illustri. In Francia, furono pubblicati numerosi romanzi in cui si narravano gli “ideali” della tubercolosi: “La Signora delle Camelie” di Dumas figlio, “I Miserabili” di Victor Hugo. E certo fu breve e tempestosa, sotto il profilo della salute, anche l’esistenza dell’inglese Emily Brontë il cui celebre romanzo, “Cime tempestose”, fu l’unico di una vita minata dalla tisi che giunse al termine ad appena trent’anni.
Chopin morì nel 1849 a 39 anni. E la malinconia e la passione che pervadono spesso la sua musica sono certamente riflesso della lotta contro la malattia che lo consumava. “tossisce con grazia infinita” scriveva riferendosi a lui la scrittrice francese George Sand, sua amante. “Chopin assomiglia alla sua musica…è delicato di corpo e di spirito profondamente triste” scriveva invece Franz Liszt nella sua “Vita di Chopin”.

I GRANDI NOMI DELLA LOTTA ALLA TBC ED IL PADIGLIONE MARAGLIANO DI GENOVA
Venendo ad un illustre genovese, anche Niccolò Paganini, nato nel 1782, dà prova di eccezionale forza d’animo e perseveranza nel sopportare i violenti accessi di tosse dovuti alla tisi che lo colpivano talvolta anche durante i concerti. Ma la malattia non spegnerà l’estro del grande violinista. Alla fine, sebbene afono per gli sforzi della tosse, comunicherà grazie al figlio di 15 anni, che parlava al posto suo leggendo le labbra. Morirà dunque di mal sottile a Nizza nel 1840. Guido Gozzano, nato nel 1833, descrive invece gli sforzi dei medici (“vecchi saputi”) in una sua poesia “…mi picchiano in vario lor metro, spiando non so quali segni, mi auscultano con li ordegni il petto davanti e di dietro. E sentono chi sa quali tarli i vecchi saputi…”.
Il fuoco della TBC dunque avvampa su poveri, emarginati, artisti e ricchi (oltre che sui sanitari che la curano) fino alla metà circa del XX secolo, quando grazie ai progressi raggiunti in ambito radiologico, profilattico e farmacologico, si avrà un’inversione di tendenza.
Uno dei nomi importanti per quanto riguarda la lotta alla tubercolosi, a cui si deve l’invenzione dello stetoscopio utilizzato per l’auscultazione polmonare, è il francese René Laennec. Nel 1882, Robert Koch, premio nobel per la medicina, identificò invece il bacillo responsabile della tubercolosi. Nel 1895 Wilhelm Röntgen scoprì i raggi X, che permettevano di diagnosticare e di seguire il progredire della malattia.
E anche Genova è in prima linea nella lotta al male del secolo. Alla fine del 1896 la Clinica medica di Genova viene dotata della prima apparecchiatura radiologica. Nel 1900 vengono istituiti sempre nel capoluogo ligure il primo dispensario antitubercolare ed il primo servizio di indagine diagnostica. Vi sono anche alcuni sanatori. L’attuale padiglione Maragliano dell’ospedale San Martino, già Santa Tecla, ospita e cura donne e uomini ammalati di TBC.
Nel frattempo la prevenzione si diffonde, con campagne pubblicitarie e manifesti che esortano a non sputare per terra (lo sputo è un veicolo di diffusione della malattia); campagne e raccolte benefiche come “2 soldi per i tubercolosi poveri” o “donne preservate i vostri bambini dalla tubercolosi”; con l’avvento persino delle sputacchiere (piccoli recipienti collocati nei bar e nei luoghi pubblici) e dei cartelli posti all’ingresso con scritto “è vietato sputare sul pavimento”. Nascono anche le colonie-scuola a beneficio dei bambini poveri predisposti alla tubercolosi.
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Articolo tratto da “Genova Quotidiana”, 11 agosto 2016 Documento inserito il: 29/07/2017

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