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I primi dieci anni della Guerra fredda (1945-1955) Parte 2 [ di Simone Balocco e Paola Maggiora ]

La Germania culla di divisione. Capitalismo e comunismo divisi a Berlino
Come detto, la Guerra fredda ebbe come parte fondante la Germania: il Paese che aveva causato lo scoppio della guerra (durata quasi sei anni e che portò circa 55 milioni di morti, oltre alle vicende del genocidio della popolazione di religione ebraica nei campi di sterminio) sarebbe stato occupato dai quattro Paesi vincitori in Europa in base a dove i loro eserciti erano arrivati al momento della sua resa incondizionata. Si stabilì che la parte occidentale dovesse andare a USA, Gran Bretagna e Francia, mentre quella orientale interamente all'Unione Sovietica, ovvero fin dove si spinse l'Armata rossa, il forte esercito russo che aveva piegato l'altrettanto forte esercito nazista.
In base alla conferenza di Potsdam, la Germania sarebbe stata controllata dai Quattro fino a quando non si sarebbe costituito un suo nuovo governo, fino a quando non sarebbe sorto un nuovo Stato di nome “Germania”. Il 1° gennaio nacque la “Bi-zona” di controllo della Germania di matrice anglo-americana, che divenne “Tri-zona” nel giugno 1948 con la Francia. L'unione di queste tre zone diede il via, il 23 maggio 1949, alla RFT.
Il problema fu Berlino, la capitale: la città era la sede del Partito nazista, sede del governo hitleriano. Si decise che sarebbe stata controllata dai sovietici, salvo la sua parte occidentale (Berlino Ovest) considerata “occidentale” (exclave), dove vigeva la Costituzione tedesca (detta “Legge fondamentale” o Grundgesetz), entrata in vigore il 23 maggio 1949. Berlino fu il nodo cruciale di tutta la Guerra fredda.
Nel 1949 nacquero, a pochi mesi di distanza tra loro, la Repubblica Federale di Germania (Bundes Republik Deutschland, Repubblica Federale Tedesca, Germania Ovest con capitale Bonn, il 23 maggio 1949) e la Repubblica Democratica di Germania (Deutsche Demokratische Republik, Repubblica Democratica Tedesca, Germania Est con capitale un sobborgo della zona est della città di Berlino, Pankow, il 7 ottobre 1949). Dopo la nascita dei due Stati, i Quattro abbandonarono il controllo su di esse.
La divisione della Germania vide ogni Potenza avere l'autorità su quella parte di territorio occupato e dove ognuna applicava diverse politiche.
Tutti i territori storici della Germania ad est della linea Oder-Neisse (Pomerania, Neumark, Slesia e Prussia orientale) furono annessi alla Polonia e crearono l'oblast di Kalinigrad, che fu sotto la sfera di influenza sovietica. Agli Stati uniti andarono Baviera, Assia e la parte settentrionale del Baden-Württemberg, Assia, Brema: il centro di coordinamento fu Francoforte, per un territorio di 107.459 km quadrati con 17.354.945 abitanti. Al Regno Unito andarono lo Schleswig-Holstein, Amburgo, Bassa Sassonia e la Renania Settentrionale-Vestfalia ed Amburgo con Bad Oeynhausen centro amministrativo, con un territorio di 97.698 km quadrati con 22.302.529 abitanti. Alla Francia non doveva andarle nulla in principio in quanto non doveva avere una zona di occupazione, ma ottenne la Renania-Palatinato, la parte meridionale del Baden-Württemberg e la zona della Saar fu un suo protettorato fino al 1954 (un referendum bocciò la sua totale autonomia e dal 1957 è un Land della Germania) e la capitale fu Baden-Baden con 5.032.586 abitanti in 42.713 km quadrati. Ai sovietici andarono Turingia, Sassonia, Sassonia-Anhalt, Brandeburgo e Meclemburgo-Pomerania occidentale ed il centro di coordinamento fu nel quartiere berlinese di Karlshorst, per un totale di 107.181 km quadrati con 17.313.734 abitanti.
La zona ovest di Berlino ebbe tre “capitali”: la parte francese a nord era governata a Tegel, quella inglese, ad ovest, a Gatow e quella americana a Tempelhof nella zona orientale.
La divisione delle due “Germanie” divise anche il Mondo una volta per tutte: blocco occidentale contro blocco orientale. Le conseguenze porteranno, come vedremo, alla nascita della NATO e del Patto di Varsavia. Per quanto riguardava la divisione, la parte “democratica” era più povera rispetto a quella “federale” e tanti cercarono di scappare da una parte all'altra del Paese (soprattutto dopo i moti del giugno-luglio 1953). La parte “occidentale” della Germania ripartì “in quarta” dal punto di vista economico ed industriale ed in pochi anni dalla sua nascita divenne uno dei Paesi più ricchi del Mondo. I politici di riferimento dei primi “vagiti” della Germania Ovest furono Konrad Adenauer, esponente dell'Unione Cristiano-Democratica di Germania (CUD), e Kurt Schumacher, presidente del Partito Socialdemocratico tedesco (SPD), mentre la parte “orientale” ebbe un solo partito al potere, il Partito di Unità Socialista di Germania (SED) nato dall'unione tra il Partito Comunista di Germania e quello socialdemocratico con sede nella DDR. Il leader di questo movimento, fino al 1971, fu Walter Ulbricht.
Konrad Adenauer, fervido conservatore cattolico atlantista, nonché uno dei Padri dell'integrazione europea, fu Cancelliere tedesco tra il 1949 ed il 1963, quando fu sostituito dal collega di partito Ludwig Erhard, che governò fino al 1966, e poi da Kurt Georg Kiesinger, sempre della CDU, a capo del Bundeskanzler fino al 1969.
Nel blocco occidentale rientrarono tutti quegli Stati europei che godettero dei benefici del piano “Marshall” e nel Mondo vi fecero parte tutti quei Paesi che si dichiararono anticomunisti; nel blocco orientale vi rientrarono tutti i Paesi europei che furono invasi dall'Armata rossa per sconfiggere i nazisti (Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Bulgaria e Romania) e tutti quelli che intrapresero guerre contro le forze ostili agli Stati Uniti (Cuba e Viet Nam in testa).
Nell'Europa occidentale non si imposero mai (nei primi dieci anni di Guerra fredda) governi autoritari di destra, ma governi di stampo centrista cristiano-democratici moderati in difesa dell'ordine borghese e di tutte le classi sociali. I partiti comunisti furono tutti esclusi dai governi (in RFT il locale partito comunista fu bandito dalla Corte costituzionale nel 1956 e tre anni dopo l'SPD abbandonò in via definitiva i dettami del marxismo) e fu dato spazio alle organizzazione sindacali. Il partito comunista tedesco fu bandito, così come avvenne in Grecia, mentre in altre parti fu tollerato anche perché fuori dai governi (Italia, Francia, Belgio).
La lotta fra le due Superpotenze fu anche in termini di concetti: due Mondi (Truman) contro due Campi (Stalin), capitalismo contro comunismo, democrazia contro totalitarismo, libertà contro oppressione, sovranità contro imperialismo, bene contro male. Se il nazismo si fondava su un sistema nazionale razzista, quello occidentale vide prevalere i diritti del singolo, mentre quello comunista fu concentrato sui bisogni della produzione economica.
Secondo gli Stati Uniti, il comunismo era una dittatura totalitaria e l'occupazione ad est era un'aperta violazione del diritto di libertà e della democrazia, invece Mosca sostenne che il capitalismo era una dominazione imperialistica in Europa occidentale a danno delle democrazie popolari che aspiravano a nuove condizioni di libertà e di giustizia sociale.
Dopo il 1945, in Europa si svilupparono democrazie a pieno regime a scapito di regimi autoritari reazionari, salvo Portogallo e Spagna che erano attivi già in tempi non sospetti (Portogallo 5 luglio 1932, Spagna 1° aprile 1939). I due Paesi iberici furono esclusi dalle nuove organizzazioni internazionali che nacquero dopo la fine del conflitto, finché lo sviluppo della Guerra fredda (fino a metà degli anni Settanta) non li convertì ad ambigui alleati: meglio essere “di destra” che filocomunisti. (il Portogallo fu uno degli dodici Stati fondatori della NATO ed dal 1950 poté usufruire dei benefici del piano “Marshall”).
Nella parte ad ovest della “cortina di ferro” si svilupparono parlamenti forti ed attivi eletti dai cittadini con il suffragio universale diretto, con un occhio di riguardo verso la promozione di concreti diritti sociali ed economici.
Nell'Europa orientale ci fu una trasformazione urbana molto importante tanto che le zone periferiche (agricole) si svuotarono ed i contadini andarono ad abitare nelle città dove c'erano le industrie, occupando tutte le case che erano disabitate per colpa della guerra e nacque un nuovo sistema di assistenza sanitaria.
Nel concetto di “blocchi” non tutti gli Stati europei vi aderirono: non vi aderirono gli Stati neutrali (Svizzera, Svezia, Finlandia, Islanda) e quelli che successivamente lo sarebbero diventati (Austria) e non vi aderirono la Jugoslavia e l'Albania, nonostante fossero socialiste.
Il neutralismo è una dottrina strategico-politica finalizzata al perseguimento ed al conseguimento della neutralità nei rapporti fra Stati. La forma classica di neutralismo è rappresentata dal tradizionale stato di neutralità proclamato e rigorosamente rispettato dai paesi quali Svizzera, Svezia e Belgio (con la Dichiarazione di Neutralità). La neutralità, ricordava Michael Walzer, è una forma collettiva e volontaria di non intervento: “collettiva” in quanto i suoi benefici si estendono a tutti i membri di uno Stato indipendente dallo status dei cittadini, “volontaria” in quanto può essere assunta in maniera libera da ogni Stato in riferimento ad una guerra effettiva o meno tra Stati. In pratica, i cittadini diventano coscritti, mentre gli Stati no.
Durante la Guerra fredda, il neutralismo ha significato, in concreto, una posizione di disimpegno dai due blocchi che si contrapponevano.
Un discorso a parte meritano Austria e Jugoslavia: l'Austria era (ed è tuttora) un Paese neutrale, anche se confinava con Paesi coinvolti nella lotta tra blocchi (Germania ed Italia, Jugoslavia ed Ungheria).
Il paese di lingua tedesca fu invaso il 12 marzo 1938 dall'esercito tedesco ed annesso al Terzo Reich con un referendum-farsa il 10 aprile 1938 e poi con l'anschluss. L'Austria fu dichiarata neutrale dal parlamento il 26 ottobre 1955: da quel momento, il paese biancorosso sarebbe stato perpetuamente neutrale, senza esercito e lontano dalle dispute internazionali. Con il “Memorandum di Mosca” prima e con il “Trattato di Stato” del 15 aprile 1955 poi, nella nuova Costituzione fu resa obbligatoria la clausola di perenne neutralità del Paese biancorosso affinché fosse stata resa indipendente.
Dal 1955, nella fase finale del primo decennio, in Europa nacque un cuscinetto di Stati neutrali che avrebbe modificato l'assetto delle strategie militari, comprendente Svizzera, Liechtenstein, Austria e Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia. La Jugoslavia meriterebbe un capitolo a parte: indipendente dai “blocchi” dal 1948, nonostante fosse anch'essa comunista (ma il socialismo jugoslavo era diverso da quello elaborato dai sovietici), ebbe rapporti da sempre compromessi con l'URSS e fu uno dei Paesi promotori del Movimento dei Paesi non allineati, che si chiamerà “Terzo mondo”, in contrapposizione ai due “Mondi” che stavano controllando il Mondo e che si poneva estraneo alla divisione.

George Marshall, il suo “piano” e l'Europa risorge
Con la fine della guerra una cosa era chiara: il Mondo si sarebbe diviso in “buoni” e “cattivi” (a seconda di chi stava con chi) capeggiati da USA e URSS. Ma gli statunitensi all'inizio erano in vantaggio sui sovietici per almeno tre motivi: il Paese non combatté una guerra interna e uscì indenne dal conflitto; non fu invaso dal nemico (a parte l'attentato giapponese di Pearl Harbor del 7 dicembre 1941, ma si trattava delle isole Hawaii); le sue industrie pompavano materie prime e ricchezza che in Europa si sognavano.
Gli USA erano lo Stato più ricco del mondo, erano la potenza industriale numero uno e avevano in mano oltre la metà della forza industriale mondiale dell'epoca, la quasi totalità delle riserve auree, il primato di potenza atomica ed aveva l'esercito più forte di tutti.
Washington capì che tutti i miliardi in eccedenza potevano (e dovevano) essere reinvestiti in Europa aiutando non solo i Paesi che li supportarono nel vincere la guerra, ma anche i vinti: con le esportazioni nella nuova economia globale, poté vendere tutte le sue eccedenze. I capisaldi degli Stati Uniti durante i primi anni dello scontro contro Mosca erano l'apertura dei mercati al capitalismo e la ricostruzione dell'Europa secondo i suoi dettami.
Il comunismo, dal punto di vista yankee, non fu il vero problema dell'Europa occidentale, ma lo fu la stessa Europa che aveva causato sia la Prima che la Seconda guerra mondiale e che portò alla morte le democrazie fagocitando fascismo, nazismo e nazionalismi vari.
Nei primi dieci anni di Guerra fredda, la foreing policy americana fu molto attiva e aggressiva allo stesso tempo per cercare di contenere il comunismo con l'intento di diffondere le idee del mondo libero occidentale. In questi primi dieci anni, l'economia americana prese il volo ed il Paese “a stelle e strisce” creò, alcune istituzioni dove far pesare il suo credo come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca per gli Investimenti. Istituzioni cui l'URSS non prese parte, non a caso.
Gli USA dimostrarono ancora la loro forza nel rendere il dollaro la moneta attuando il sistema Gold Exchange Standard, con il rapporto di cambi fissi tra le varie valute tutte legate al dollaro USA, a sua volta legato all'oro (conferenza ed accordi di Bretton Woods, 1-22 luglio 1944, nella cittadina dello New Hampshire).
La decisione di aiutare l'Europa, che era stata il centro della guerra e che si stava collocando come cuore del nuovo “conflitto”, venne a sorpresa in un discorso tenuto all'Università di Harvard nel giugno 1947 dall'allora Segretario di Stato degli Stati Uniti d'America (una figura che lo avvicina, salvo per alcune eccezioni, ad un Ministro degli Esteri) George Marshall. Il piano di aiuti (chiamato European Recovery Program, Piano per la Ripresa Europea o piano “Marshall”) si poneva in quattro anni di consegnare dollari a tutta l'Europa, per un cifra di 17 milioni di dollari (di allora).
Già nel 1947, attraverso l'ONU, fu creata l'UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration), ma il piano di ricostruzione europea fu più maestoso.
L'idea di questo piano era di aiutare il Vecchio Continente a riprendersi dopo gli anni di guerra che l'avevano messo in ginocchio e di creare un sistema mondiale capitalista capace di attrarre Paesi e porre un blocco all'espansionismo sovietico in Europa grazie alla forza economica statunitense.
L'UNRRA venne istituita il 9 novembre 1943 con il compito di organizzare approvvigionamenti e servizi essenziali nei Paesi liberati fino alla fine delle ostilità e di restaurare un controllo locale efficace. Gli USA fornivano il 75% delle sue risorse, ma l'UNRRA fu un fallimento in quanto non acquistarono alcun controllo sugli aiuti alla Germania. Nel dicembre 1947 questa “amministrazione” fu smantellata e Washington pensò che fosse stata troppo benevola con i Paesi orientali, pur ponendo un freno al libero scambio mondiale.
Con il “Marshall”, gli Stati non persero né sovranità né autonomia in un contesto negoziale. I Paesi che ebbero i fondi dell'ERP furono invitati ad escludere i partiti comunisti dalle compagini governative, praticamente.
L'idea fu accolta in maniera molto positiva, tanto che si pensò di estendere gli aiuti anche al blocco orientale, ma l'Unione Sovietica rifiutò gli aiuti americani a seguito della conferenza di Washington del 12 luglio 1947. Cecoslovacchia ed Ungheria in un primo momento erano interessati a partecipare al piano, ma Mosca li dissuase dall'accettare.
Aderirono al Piano di Ripresa Europea Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania ovest, Grecia, Lussemburgo, Islanda, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Repubblica d'Irlanda (non nel biennio 1950/1951), Norvegia, Portogallo (dal 50), Regno Unito, Svizzera (dal 1950), Svezia e Turchia.
L'idea di Marshall non era assolutamente di divisione, ma di cooperazione ed aiuti per la rinascita di un Continente che patì sei anni di guerra. Con il piano “Marshall” si scavalcò l'ONU in quanto furono degli aiuti che non andarono sotto il controllo internazionale poiché fatti esclusivamente da un singolo Stato per altri Stati.
L'idea dell'European Recovery Program era che i fondi sarebbero arrivati in Europa solo se ci fosse stata cooperazione tra gli Stati. Per questa ragione nacquero l'OECE (Organizzazione Europea Cooperazione Economica) e l'Amministrazione Economica Cooperativa (ECA): la prima ebbe il compito tecnico di favorire la cooperazione fra tutti gli Stati per il futuro e non per il periodo imminente; la seconda era un mero ufficio preposto alla distruzione e collocazione di tutti i fondi e fu creata il 3 aprile 1948 da parte dell'allora Presidente USA Henry S. Truman. Mosca pensava che la mossa degli aiuti fosse un piano diabolico per portare l'ala americana sotto non solo l'Europa occidentale, ma poi quella orientale e tutto il Mondo, considerando il capitalismo una cosa cattiva.
I promotori europei del “Marshall” furono il capo del Governo provvisorio della Repubblica francese ed il ministro degli esteri della Gran Bretagna, Georges Bidault ed Ernst Bevin, esponenti del partito democratico-cristiano europeista e del laburismo inglese.
Il piano ERP fu ripartito in aiuti agro-alimentari (32,1%), prodotti grezzi e semilavorati (18,8%), energia (15,5%), cotone (14%), veicoli e macchine (14,3%), tabacco (4,4) e ne usufruirono Gran Bretagna per il 23%, Francia 20.5, Italia 11, Repubblica Federale Tedesca 10, Austria 5, Paesi Bassi 8.5, Danimarca 2.
La Francia chiese che la Germania venisse esclusa, mentre la Gran Bretagna volle essere la referente: i Paesi scandinavi specificarono che la loro neutralità non doveva essere intaccata.
Il primo aiuto che i Paesi europei chiesero agli USA erano beni di prima necessità e non macchinari di produzione: prima ci sfamate, poi ci industrializziamo.
Il “Marshall” è servito per un semplice fattore: la ricostruzione del continente.
Con la guerra di Corea e l'ingente apporto americano in aiuto al governo sudcoreano, nella primavera 1951 il piano “Marshall” venne abbandonato. Oramai l'Europa, economicamente, si era messa in piedi e doveva “camminare” da sola.
Dal 1950, tutti gli Stati beneficiari dell'European Recovery Program segnarono una ripresa economica decisamente importante: se tra il 1913 ed il 1950 la crescita si assestava sull'1%, dopo il 1950 superò anche il 4% annuo. La disoccupazione nel 1930 era al 7,5%, mentre nel 1950 si era assestata sul 3%. I Paesi che crebbero più di tutti furono Austria, Germania federale, Francia, Italia, Paesi Bassi, mentre non ebbero un forte incremento le economie di Belgio e Gran Bretagna.
Il “miracolo economico europeo” fu dovuto alla presenza di tanta manodopera a basso costo ed un incremento degli investimenti.
Tra il 1945 ed il 1953, l'Europa ricevette 25,365 miliardi di dollari tra “piano Marshall”, aiuti straordinari e programmi difensivi.

Telegrammi, contenimento ed dottrine: gli USA baluardi contro il comunismo
Il 9 febbraio 1946 Stalin tenne un discorso molto importante al teatro “Bol'šoj” sul fatto che l'URSS avesse combattuto più di tutti il nazismo e che avrebbe dovuto rafforzarsi nell'ambito militare onde evitare invasioni ed avrebbe dovuto “esportare” il comunismo nel Mondo oltre ad instaurare rapporti cordiali con Paesi fratelli (il trito e ritrito “i nemici dei miei nemici sono i miei amici”). Il comunismo avrebbe sconfitto il capitalismo, la causa delle future guerre.
Queste parole furono percepite da George Frost Kennan come il motivo per dover “contenere” il nemico, che stava pensando di sconfiggere il mondo occidentale. Diplomatico e membro dell'ambasciata americana a Mosca dal luglio 1944 al marzo 1946, Kennan è considerato il padre della politica del containment, nonché uno dei massimi esperti delle relazioni tra Stati uniti ed Unione Sovietica. La celebrità la ebbe il 22 febbraio 1946 quando indirizzò un telegramma di oltre 5.300 parole all'allora Segretario di Stato americano James Byrnes, dove sostenne il fatto che Mosca fosse in fase di espansione non solo in Europa, ma anche nel Mondo e che avrebbe minacciato la sicurezza di tutti, compresi gli americani, puntando all'egemonia totale.
Per Kennan l'URSS doveva essere “contenuta” usando una forza di contrapposizione inalterabile fino al suo crollo e alla sua dissoluzione, ricambiando con un atto uguale e contrario. Il telegramma è passato allo storia come il “lungo telegramma” (Long telegram) che avrebbe poi posto le basi per la “dottrina Truman”, che a sua volta avrebbe sconfessato la “dottrina Monroe”, in vigore dal 1823.
Nel luglio 1947 sulla rivista “Foreing affairs” apparse un articolo intitolato “Le origini della condotta sovietica” scritto da tale “X”. La vulgata pensò che fu lo stesso Kennan a pubblicare il pezzo, che ebbe un nutrito seguito di critiche, anche negative. Nel pezzo, “X” sostenne che la politica di Stalin era un insieme di comunismo, leninismo e pensieri rivoluzionari che sarebbero serviti a sconfiggere il nemico capitalista americano. Per prevenire il problema, gli americani avrebbero dovuto intervenire di peso unilateralmente.
La Guerra fredda, quindi, è ricordata come un insieme di dottrine, pensieri e posizioni politiche nelle relazioni internazionali per cercare di contenere il nemico. La prima dottrina fu la “Truman”, elaborata dall'allora Presidente americano Harry S. Truman (che prese il posto di Roosvelt dopo la sua morte e rimase in carica fino al gennaio 1953). E' ricordato per aver portato gli Stati Uniti a sganciare un ordigno atomico in un conflitto.
La sua “dottrina” fu enunciata il 12 marzo 1947 alle Camere riunite in seduta comune ed espresse il fatto che gli Stati Uniti avrebbero aiutato Grecia e Turchia alle prese con le mire espansionistiche del comunismo. Truman fece stanziare per i due Paesi circa 400 milioni di dollari in beni di prima necessità. La Gran Bretagna stava passando la mano come “poliziotto del Mondo” agli Stati Uniti.
La Grecia era nel pieno di una guerra civile iniziata il 3 dicembre 1946 (e che terminò nell'ottobre 1949) dove combatté contro le forze comuniste spinte dai titini, mentre la penisola anatolica era da sempre un obiettivo sovietico per lo sbocco sul Mediterraneo in particolare sullo stretto di Kars e di Ardahan.
La guerra civile greca però fu quella dove l'attenzione fu massiccia: uscita nel 1945 dall'invasione dell'Italia, il nuovo governo ellenico eletto non riuscì a riparare i danni ed il Paese divenne instabile, economicamente e politicamente. Churchill sostenne il fatto che il Paese dovesse passare sotto l'ala occidentale in quanto era da sempre un alleato degli occidentali per evitare che i sovietici potessero avere, nel malaugurato caso, il tanto sospirato “sbocco sul mare”.
Al termine della guerra civile greca, nel marzo 1947, le casse inglesi erano “dissanguate” e Londra chiese aiuto agli USA: la paura di un “effetto domino” era troppo forte e gli Stati Uniti d'America intervennero in aiuto di Atene. Il 18 febbraio 1952 la Grecia aderì alla Nato, così come la Turchia.
La base della “Truman” è il report 68 del National Security Council (NSC-68), un documento top secret di cinquantotto pagine emanato dal principale organo che consiglia e assiste il Presidente degli Stati Uniti in materia di sicurezza nazionale e politica estera il 7 aprile 1950, inerente alla strategia da attuare nel contesto della Guerra fredda, dopo che l'anno precedente (23 settembre 1949) ci fu l'esplosione della prima bomba atomica sovietica.
Il documento stabiliva un doveroso rafforzamento del sistema di alleanze occidentali, quadruplicando le spese per la difesa e facendo capire al popolo americano la necessità di intervenire in difesa non solo di se stessi, ma anche del “Mondo libero”. Tutto ciò avrebbe previsto un aumento delle spese e delle tasse. Truman lo approvò nel settembre successivo e da lì partirono gli esperimenti per la bomba all'idrogeno. L'NSC-68 è erede dell'NSC-20/4, dove si specificò che Mosca era spinta dalla sua ideologia di influenza ed egemonia del Mondo, a scapito degli Stati Uniti.
Per Truman la bomba atomica era un'arma di terrore e da usare solo in casi estremi, mentre il suo erede Dwight Eisenhower pensò che gli armamenti nucleari dovevano essere parte integrante di un sistema difensivo da usare in caso di necessità. Altra dottrina importante fu quella del containment, più che una dottrina uno “stile di vita” degli esperti americani di relazioni internazionali durante la prima parte della Guerra fredda. Traducibile con “contenimento”, era un insieme di politiche estere dove si doveva “contenere” (limitare la forza nei suoi spazi) il più possibile la forza sovietica in Europa e nel Mondo. Fu messa in atto durante la guerra di Corea affinché nel Mondo non ci fosse un “effetto domino”, soprattutto in Asia, dove se un Paese passava sotto il controllo comunista, anche il vicino avrebbe avuto la stessa sorte. A differenza del resto del Mondo, gli USA fecero molta difficoltà ad imporsi in Asia. La “dottrina del containment” è considerata come la prima dichiarazione di politica estera espressa da Washington dal termine del conflitto mondiale.
La “teoria del domino” è legata alla “Eisenhower”, elaborata dal Presidente Dwight D. Eisenhower (gennaio 1953 – gennaio 1961), eroe di guerra nel secondo conflitto mondiale e già comandante supremo della NATO.
Altre dottrine elaborate durante i primi anni di Guerra fredda furono quella della “deterrenza” e della “rappresaglia massiccia”, entrambe in merito al discorso “nucleare”: la prima fa riferimento ad un attacco e al contrattacco nucleare per scoraggiare qualsiasi tipo di azione da parte del nemico mettendolo nella condizione di non attaccare, mentre la seconda era il modo migliore per prevenire l'aggressione (sovietica) basandosi in primo luogo su una capacità di risposta immediata e massiccia (forte) contro ogni gesto ostile compiuto da chi attaccava (i sovietici).
La “Hallstein” fu una dottrina che influenzò la politica estera tedesca fino agli anni Sessanta. Walter Hallstein fu sottosegretario del ministero degli esteri tedesco dal 1951 al 1958 e primo Presidente della Commissione europea, nonché uno dei padri fondatori dell'integrazione europea. In base a questa “dottrina”, qualunque relazione diplomatica intrattenuta da un paese terzo con la Repubblica Democratica Tedesca, in virtù della cosiddetta rappresentanza unica del popolo tedesco da parte della Repubblica Federale Tedesca, era da considerarsi un atto ostile e avrebbe portato all'immediata interruzione delle relazioni diplomatiche. Con la Ostpolitik di Willy Brandt, la “Hallstein” venne abbandonata. L'alter ego della dottrina Hallstein nella DDR fu la “Ulbricht”, dal nome dell'allora Segretario del Partito Comunista della DDR, il Partito di Unità Socialista di Germania (SED).
Il “maccartismo” Non è stata una “dottrina” e neanche una strategia in politica estera, ma è stata una deriva dell'anticomunismo negli Stati Uniti d'America.
Pensato, e messo in pratica, dal senatore repubblicano Joe McCarthy, è stata una politica contro le presunte infiltrazioni di personaggi comunisti in America.
Il “maccartismo” durò all'incirca sette anni (1949-1956) durante i quali si aprirono indagini contro molte persone e tante di queste finirono in prigione con l'accusa di eversione o solamente sospettate di elaborare pensieri anti-americani: una sorta di caccia alle streghe contemporanea. Il “maccartismo” terminò quando venne mossa una censura nei confronti del senatore del Wisconsin. L'anticomunismo fu, nel periodo di McCarthy, una fiorente industria, tanto che l'Ufficio Coordinamento CIA passò da un bilancio di 4,7 milioni di dollari nel 1949 a ben 200 milioni nel 1952. Un altro americano che ha scritto la storia dei primi dieci anni di Guerra fredda è stato Dean Acheson, Segretario di Stato dal 1947 al 1953, uno degli architetti del “piano Marshall”, della nascita della NATO, della CEE e delle prime politiche di controllo dell'energia atomica. Fu uno dei portabandiera della pax americana, il periodo di pace (vigente ancora oggi) nel Mondo occidentale e sotto la guida degli Stati Uniti, nonché favorevole alla guerra in Corea contro i comunisti di Pyongyang ma contro un conflitto con i cinesi di Mao. Era di orientamento democratico come i suoi predecessori George Marshall, James F. Byrnes ed Edward Stettinius sotto la presidenza di Truman.

Gli aerei volano alti sopra Berlino: il blocco ed il ponte aereo
Berlino, come detto, è stato l'epicentro della Guerra fredda ed è stata una città divisa. Poco dopo l'approvazione del piano “Marshall” ed il primo invio di soldi americani, Stalin cominciò ad alzare il tiro sulla parte occidentale della capitale tedesca occupata dai sovietici: il 24 giugno 1948 il dittatore russo decise di bloccare tutte le via d'ingresso e di uscita da e per Berlino Ovest, cosicché i suoi abitanti non potessero ricevere rifornimenti e viveri: prese forma il cosiddetto “blocco di Berlino” che durò per undici mesi, fino al 12 maggio 1949.
Cosa fecero i Paesi europei occidentali per sopperire alla problematica che la loro exclave in territorio “nemico” ebbe da questa chiusura? Istituirono un ponte aereo, poi passato alla storia: visto che le vie stradali e ferroviarie erano bloccate e mancavano i beni primari e l'elettricità, istituirono un massiccio numero di voli ogni giorno, centinaia di aerei atterravano e decollavano nell'aeroporto di Tegel, portando viveri, acqua, medicinali e le provviste necessarie per vivere, oltre a portare “dall'altra parte” le persone malate e da curare. Gli aerei vennero forniti dagli alleati ed in undici mesi furono effettuati oltre 278 mila voli che trasportarono oltre 3,3 milioni di tonnellate di provviste e 1,5 milioni di tonnellate di carbone. Il ponte iniziò già il 25 giugno e fu coordinato dal generale Albert Wedemayer, che ebbe l'approvazione di Truman.
Il blocco fu una grave sconfitta per Stalin, ma l'Europa occidentale capì che l'URSS faceva sul serio. Il blocco di Berlino è considerato come la prima crisi della Guerra fredda.

NATO e Patto di Varsavia: i blocchi affilano le armi
Il piano “Marshall” divise, inconsapevolmente o meno, l'Europa. Non era la vera intenzione degli americani, ma il “piano” favorì lo sviluppo della “cortina di ferro” e la divisione tra capitalismo e comunismo.
Il blocco di Berlino allarmò gli Stati uniti ed i suoi alleati: se aveva potuto bloccare una città, Stalin poteva invadere l'Europa occidentale. Gli USA percepirono il pericolo che l'Unione Sovietica avrebbe potuto strabordare i confini imposti con la fine della guerra ed avrebbe non solo invaso, ma si sarebbe militarizzata al meglio per sconfiggere il blocco occidentale imponendo il comunismo in Europa e poi nel Mondo E la vicenda del blocco di Berlino (ed il conseguente “ponte”) fu la scintilla che fece capire a Washington che Mosca andava seriamente “contenuta”.
Per questa ragione il blocco occidentale decise di unirsi in un'organizzazione militare che riuniva i Paesi europei bagnati dall'oceano Atlantico, la NATO.
Il 4 aprile 1949 fu firmato a Washington il Patto atlantico ed il 24 agosto successivo nacque la NATO, l'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico.
I primi Paesi membri furono Stati Uniti, Canada, Italia, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo, Islanda e Germania ovest. Successivamente vi aderiranno la Grecia e la Turchia (18 febbraio 1952) ed il 9 maggio 1955 la Germania Ovest, che rappresentarono i primi due allargamenti (ad oggi i membri della Nato sono ventotto, compresi anche gli Stati dell'ex blocco comunista entrati tra il 12 marzo 1999 ed il 4 aprile 2009, oltre alla Spagna che è membro dal 30 maggio 1982).
La NATO servì ad avvicinare l'Europa, mai fino ad allora così unita e creare un'alleanza fra Nazioni con patti di mutua difesa. Fu creata “per salvaguardare la libertà dei loro popoli […] fondata sui principi della democrazia, delle libertà individuali e […] il diritto”. La caratteristica del Patto atlantico è l'articolo 5, il casus foedus, in cui i Paesi contraenti stabilirono che, nel caso in cui un Paese membro fosse stato invaso o colpito da un Paese esterno all'alleanza, tutti gli altri Paesi membri si sarebbero mossi in suo aiuto, anche con l'uso della forza: colpire un Paese avrebbe significato colpire l'intera NATO (durante l'intero periodo di Guerra fredda non fu mai applicato, ma soltanto dopo gli attacchi alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001, ma era un altro contesto). Il Patto atlantico fu il primo trattato di alleanze stipulato dagli Stati Uniti nella loro storia. L'ingresso di Italia, Grecia e Turchia lo trasformò in politico e militare, mentre fino ad allora era visto come “marittimo”, anche se aveva uno scopo difensivistico.
L'Unione Sovietica protestò vivacemente contro il Patto, ritenendolo molto aggressivo e si mosse verso anche lei un “associazionismo” con i suoi Paesi satelliti.
Il 22 maggio 1943 venne sciolto il Komintern (attivo dal 1919) e finita la guerra, in Polonia, a Szklarska Poreba, fu creato il Cominform per svegliare i Paesi dell'Europa orientale compiendo democrazie popolari atte a controbattere il piano “Marshall” e la dottrina “Truman”.
All'incontro presero parte anche i rappresentanti dei due partiti comunisti più forti dell'Europa occidentale, quello italiano e quello francese. Lo scopo del Cominform fu favorire le democrazie popolari, regimi politici con la classe operaia al potere e, in base ai dettami della dottrina leninista, con il partito comunista al potere a rappresentarli. Il Cominform era centralizzato dal PCUS e tutti i partiti comunisti dell'Europa orientale ne erano subalterni. I partiti socialisti e socialdemocratici dell'Est furono assorbiti nei locali partiti comunisti e tutte le opposizioni furono liquidate. Nel 1949, inoltre, l'URSS creò il Consiglio di mutua assistenza economica (Comecon), una sorte di CEE ante litteram (che nascerà nel 1952 con i trattati di Parigi) per contenere il piano “Marshall”. La prima sede del Cominform fu Belgrado, che la ospitò solo un anno per poi passare a Bucarest. La diatriba Stalin-Tito allontanò la nascente Federazione socialista jugoslava dal blocco orientale per diventare, nel proseguo, una “non allineata”. Il 27 marzo 1948 ci fu la rottura dei rapporti fra Stalin e “Tito”.
Nel 1955 Mosca fece un importante “passo” militare istituendo il Patto di Varsavia, l'alleanza militare che aveva l'URSS come attore principale con l'aiuto di tutti i Paesi dell'Europa orientale che a lei erano sottomessi. Il Patto venne firmato il 14 maggio 1955 a distanza di una settimana dall'ingresso della Germania Ovest nella NATO, quando la Germania occidentale venne ri-militarizzata. Il Patto fu la risposta militare sovietica alla NATO.
Il Patto di Varsavia procurò incubi alla NATO, ma si rivelò, dopo la firma del “trattato di Stato” con l'Austria, uno strumento per legalizzare la presenza di truppe sovietiche in Ungheria e Repubblica Democratica di Germania.

Corea divisa ed Iran inquieto: la Guerra fredda si sposta in Asia
La paura di una guerra tra le due Superpotenze in Europa non si sviluppò mai, cosa che invece avvenne in Asia, il continente dove più di tutti un conflitto, anche impiegando materiale atomico, era molto probabile e dove gli equilibri erano ancora più precari.
Le prime avvisaglie di crisi si ebbero già nel 1946 con la guerra di Indocina, dove la Francia aveva da sempre interessi privilegiati. Le forze comuniste presenti in quella parte di Estremo oriente cercarono l'indipendenza dal giogo europeo e portarono la Francia a gettarsi in una guerra fratricida in un contesto in cui lei (e anche qualunque altra Nazione europea) sarebbe uscita sconfitta.
Il momento clou di tutta la guerra franco-indocinese fu la caduta francese a Dien Bien Phu: dal 13 marzo al 7 maggio 1954, nella cittadina nell'attuale nord-ovest del Viet Nam, ci fu un terribile assedio che vide combattere da una parte la Francia, guidata dal comandante Henri Navarre e dall'altra il “Viet Min” di Vu Nguyen Giap, che vide coinvolti oltre 70 mila soldati (18 mila francesi) e che causò oltre dieci mila soldati morti (8 mila vietnamiti) e oltre 10 mila prigionieri francesi.
Dopo quasi otto anni di guerra, il 27 aprile 1954 si tenne a Ginevra, in territorio neutrale, la conferenza di Ginevra per porre fine al conflitto in Indocina. La conferenza si aprì l'8 maggio 1954 e durò settantacinque giorni.
La Francia era il primo Paese europeo a perdere un conflitto contro una sua colonia. Il territorio indocinese fu dichiarato libero dall'occupante francese e fu diviso in più Stati: Laos, Cambogia e Viet Nam. A sua volta, quest'ultimo fu diviso in due parti, “in stile Corea”: la parte a nord guidata da un regime comunista e quella a sud guidata da un regime vicino agli interessi occidentali, divise dal 17° parallelo.
La sconfitta francese fu un segnale: le allora Potenze europee non erano più forti come un tempo e questo fece capire a tutti i Paesi colonizzati che non avrebbero più dovuto sottostare al loro giogo colonizzatore.
Il 1° ottobre venne proclamata la Repubblica Popolare Cinese: la Cina divenne comunista quando i comunisti di Mao Tze-Tung sconfissero i nazionalisti di Chiang Kai-Shekm che ripararono a Taiwan (Cina repubblicana). Il fatto di aver perso un'occasione in Cina, fece “disperare” i vertici americani in quanto gli USA da oltre un secolo vi avevano investito in cultura ed in imprese missionarie con forti capitali anche psicologici. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU non riconobbe “quella” Cina ed il gennaio successivo per protesta Mosca uscì dal Consiglio.
In quella parte di Asia l'influsso del comunismo fu molto forte con conseguente effetto domino.
Dopo la fine della guerra, in Nord Corea si era insediato un governo filo-comunista ed antidemocratico, mentre nella parte meridionale il governo che si insediò non aveva tutti i crismi della democrazia, ma accettò di far supervisionare le elezioni dalle Nazioni unite.
In questo contesto, si sviluppò la guerra di Corea. Grazie alla spinta di Stalin, il 25 giugno 1950 i nordcoreani invasero la parte meridionale della penisola, che in base alla fine della guerra precedente fu divisa in due Stati dal 38° parallelo. Gli USA sentirono l'invasione nordcoreana come una sfida al contenimento del comunismo. Le due Coree all'inizio non vollero riconoscersi, ma agli Stati Uniti e alla Repubblica cinese un armistizio andò più che bene: per i cinesi fu la dimostrazione che in Oriente il potere comunista era controllato da loro, per gli americani una prova di forza contro l'effetto domino.
Su mandato dell'ONU, gli USA, insieme a diciassette Stati-amici, intervennero in aiuto dei sudcoreani per aiutarli nello sconfiggere l'invasore del Nord.
Il 30 novembre il Presidente Harry S. Truman comunicò l'intenzione degli Stati Uniti di utilizzare qualsiasi mezzo per venire a capo della situazione coreana: la proposta trovò subito l'appoggio del leader sudcoreano Syngman Rhee, di numerosi alti esponenti della sicurezza nazionale americana (tra cui il generale Curtis LeMay), e, soprattutto, del comandante delle forze ONU in Corea, il generale statunitense Douglas MacArthur, nominato comandante delle truppe dell'ONU, che il 24 dicembre elaborò una lista di 26 obiettivi cinesi da colpire con armi nucleari. Al contrario, gli alleati degli Stati Uniti espressero la loro netta contrarietà all'utilizzo di armi nucleari. Nel novembre 1950 intervennero i cinesi ed il 16 dicembre negli USA fu dichiarato lo stato di emergenza per il conflitto.
Pressato dagli alleati, Truman accettò di risolvere la crisi coreana per vie diplomatiche. A causa di ulteriori gravi contrasti con il Presidente, l'11 aprile MacArthur fu sollevato dal comando e sostituito con il generale Matthew Ridgway. Truman ebbe paura che una eventuale sconfitta in Corea (il primo conflitto cui prese parte la potenza militare numero 1 di allora, gli USA) avrebbe compromesso il prestigio americano e che i sovietici si sarebbero armati “di buone intenzioni” e fatto tanto di quel proselitismo da far diventare comunista tutto il sud-est asiatico, accerchiando il Giappone, con il quale nel 1951 Stati Uniti firmarono un trattato di sicurezza (il Paese nipponico ospitò le basi navali americane per la guerra di Corea e fu il baluardo capitalista in Estremo orientale).
I negoziati di pace si aprirono l'8 luglio 1951 tra le due contendenti e si chiusero il 27 luglio a Panmunjon con un armistizio che sanciva la fine delle ostilità e la divisione della penisola in due parti in base al 38° parallelo: la Corea del Nord, comunista con a capo Kim Il-Sung e con capitale Pyongyang, e la Corea del Sud, filo-occidentale con a capo Syngman Rhee e con capitale Seul.
Chi non sorrise fu l'URSS che fu accusata di non essere intervenuta in soccorso di un suo Stato amico, il che potrebbe essere visto come un bene dato che se fosse scesa in pista anche Mosca, sarebbe potuto scoppiare davvero un altro conflitto mondiale. Nella guerra di Corea parteciparono oltre 1,3 milioni di soldati USA e ci furono oltre 54 mila morti, mentre per i sudcoreani si contarono oltre 415 mila morti e 429 mila feriti.
L'intervento statunitense in Corea fu paragonato ad un'”azione di polizia”, in quanto gli USA decisero di aiutare un Paese amico contro un'invasione straniera aggressiva che violava il diritto internazionale.
La guerra di Corea può essere paragonata alla Prima guerra mondiale essendo stata interamente una guerra di trincea. Gli USA impiegarono oltre 50 miliardi di dollari. Contemporanea a questa guerra fu la crisi iraniana che vide coinvolta la cittadina di Adaban, nel sud-ovest del Paese, e che portò alla rottura delle relazioni tra Gran Bretagna ed Iran dal 1951 al 1953.
Il primo ministro iraniano di allora, Mohammad Mossadeq, esponente dell'eterogeneo movimento del Fronte nazionale (nazionalisti, liberali, laburisti, repubblicani con i sostegno del leader dello sciismo l'ayatollah Kashani) decise il 29 aprile 1951 di nazionalizzare i pozzi di petrolio nazionali, risorsa di cui il Paese era (ed è tuttora) un ricco produttore, scavalcando gli accordi con la Gran Bretagna. Londra chiese un parere al Consiglio di Sicurezza e alla Corte de L'Aja, che le diedero torto. La Gran Bretagna allora decise di boicottare il petrolio iraniano cercando di convincere anche gli USA a fare altrettanto.
Nell'ottobre 1951 Teheran espulse i tecnici inglesi della Anglo-Iranian Oil Company ed un anno dopo ruppe le relazioni con Londra. La Gran Bretagna voleva attaccare, ma Washington rispose negativamente in quanto avrebbe portato al coinvolgimento anche dell'URSS, poiché i due Paesi avevano un patto che durava dal 1921 e gli USA non volevano aprire un altro fronte di guerra, con la questione coreana ancora non risolta. In più c'era il timore che la stessa Unione Sovietica, confinante con l'Iran, sfruttando anche la debole politica interna iraniana, non avrebbe impiegato molto a farla entrare nel suo raggio politico.
La CIA allora decise di far cadere Mossadeq con un colpo di Stato, tramite l'”operazione Ajax”, nell'agosto 1953: il Premier iraniano sarebbe stato allontanato e rimpiazzato dallo scia' Mohammad Reza Pahlavi. Il piano fallì, ma poco tempo dopo da un bazar di Teheran partì una rivolta contro lo stesso Mossadeq che vide l'intervento anche dell'esercito. Al potere salì Reza Pahlavi e gli States poterono trarre vantaggio dal petrolio iraniano. Mossadeq fu processato e condannato a morte, ma lo scià convertì la pena prima in tre anni di carcere e poi agli arresti domiciliari perpetui. Il nuovo capo del governo divenne Fazlollah Zahedi.

Nell'immagine, trincea francese durante l'assedio di Diem Bien Phu.
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Articoli pubblicati da Simone Balocco e Paola Maggiora


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