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Politica, boicottaggi e sport: i casi nella storia delle Olimpiadi [ di Simone Balocco e Paola Maggiora ]

2020, anno di Olimpiadi. Quest'anno si sarebbero dovute tenere a Tokyo le XXXII Olimpiadi estive, le seconde ospitate nella capitale giapponese. “Si sarebbero dovute tenere”, perché i Giochi di Tokyo non si sono disputati dal 24 luglio al 9 agosto come stabilito, ma si disputeranno il prossimo anno, dal 23 luglio all’8 agosto 2021. Motivo? La pandemia di Covid-19 che ha colpito il Mondo in questo 2020 e che lo scorso 24 marzo 2020 ha fatto posticipare di un anno l'evento sportivo più seguito al Mondo. Le Olimpiadi di Tokyo si chiameranno ancora “Tokyo 2020” nonostante si disputeranno nel 2021 e per la prima volta nella storia in un anno dispari.
Le massime autorità locali (e sportive) hanno deciso di far slittare l'evento, sperando che il prossimo anno la pandemia possa essere debellata (a oggi, il Giappone conta 2.500 decessi).
Tutte le Nazioni che avrebbero partecipato alle Olimpiadi di Tokyo sono state d'accordo con lo slittamento, come voluto dal Comitato Olimpico Internazionale ed il Comitato organizzatore nipponico. Le Olimpiadi hanno un effetto positivo per il Paese organizzatore: per tre settimane, gli occhi del Mondo sono sulla città ospitante e sul Paese medesimo che ha la possibilità di far vedere a tutti il suo grado di preparazione e di organizzazione. Tutto deve filare liscio, tutto deve essere al massimo livello, dal Villaggio Olimpico agli impianti, molto spesso ristrutturati o creati ex novo per “colpa” dell'evento.
Nella storia, i Giochi sono stati disputati in venti Paesi diversi: hanno fatto (e faranno) la doppietta Atene (1896-2004), Parigi (1900-1924), Los Angeles (1932-1984) e Tokyo (1964-2020), mentre Londra è l'unica a quota tre (1908-1948-2012). In tante occasioni, l'evento sportivo si è dovuto scontrare con la politica e ha avuto a che fare con la Guerra fredda, portando ad alcune influenze su di esso.
Vediamo quali sono stati i casi più eclatanti.


Berlino 1916 – Anversa 1920

Il 28 luglio 1914 iniziò ufficialmente la Prima guerra mondiale, detta Grande guerra: durata quattro anni, ha causato 17 milioni di morti e ha portato alla fine degli Imperi centrali europei (Impero tedesco, Impero austroungarico, Impero ottomano), ridisegnando la geografia europea.
Nel 1912, il CIO aveva stabilito che Berlino, capitale allora dell'Impero guglielmino, avrebbe ospitato i Giochi olimpici. Per la terza edizione consecutiva, ecco ancora l'evento sportivo organizzato in Europa. La capitale teutonica aveva superato Budapest, Alessandria d'Egitto, Lione ed Anversa. La capitale tedesca era pronta, tanto che già nel 1913 venne inaugurato il Deutsches Stadion, un impianto avveniristico per il tempo, ribattezzato poi Stadio olimpico (Olympiastadion in tedesco).
Nessuno avrebbe potuto immaginare che l'edizione di quattro anni dopo non si sarebbe disputata per colpa della più grande guerra del Mondo. Il percorso olimpico riprese quattro anni dopo, nel 1920, quando fu la città belga di Anversa ad ospitare i Giochi.
La guerra era terminata da due anni e l'anno prima erano stati siglati gli Accordi di Parigi tra i Paesi vincitori della guerra (Triplice intesa più gli Stati uniti) contro i precedenti Imperi.
Fu scelta la cittadina belga di Anversa per due motivi: nel 1912 aveva presentato anch'essa domanda di ospitare la manifestazione; si decise di assegnare le Olimpiadi al Belgio perché più di tutti aveva subìto la forza tedesca durante il conflitto, tanto che per arrivare a conquistare la Francia, non esitò a marciare sul Belgio, un Paese neutrale, rovinandolo. Il Belgio avrebbe avuto l'onore dell'organizzazione come “premio” per ciò che gli era successo durante la guerra e come “pegno” dello scoppio del conflitto. I Paesi colpevoli dello scoppio del conflitto non furono invitati a Giochi: Germania, Turchia, Bulgaria e Austria. Era la prima volta in assoluto che questo accadeva: l'esclusione di un Paese dai Giochi olimpici.


Berlino 1936

Quindici anni dopo l'annullamento a causa della Prima guerra Mondiale, il 13 maggio 1931 il CIO diede il compito di organizzare le XI Olimpiade moderne estive a Berlino. Queste si disputarono nella capitale tedesca dal 1° al 16 agosto 1936.
Berlino aveva superato le conterranee Colonia e Francoforte sul Meno, oltre a Barcellona, Roma, Budapest, Alessandria d'Egitto, Buenos Aires, Dublino e Helsinki.
Le Olimpiadi di Berlino ‘36 hanno fatto la Storia (con la S maiuscola) dei Giochi: vennero staccati oltre 4 milioni di biglietti. L'organizzazione fu impeccabile e le strutture furono costruite in maniera perfetta. Alla fine della manifestazione, la Germania arrivò prima nel medagliere con 33 ori, 26 argenti e 30 bronzi per un totale di 89 medaglie conquistate, superando gli Stati Uniti d'America e l'Ungheria: gli States, per la prima volta dal 1908, non erano i “vincitori” delle Olimpiadi.
Ma le Olimpiadi di Berlino ‘36 sono state molto particolari, in quanto hanno rappresentato il massimo esperimento di politica unita alla propaganda: si tennero le prime Olimpiadi in un Paese non democratico e furono il massimo splendore della Germania nazionalsocialista di Adolf Hitler. Per la prima volta, un Paese dittatoriale ospitava l'evento sportivo. Come poteva un Paese antidemocratico, persecutorio, dittatoriale e sanguinario ospitare un evento basato su pace, amore, rispetto e competizione? Per un semplice motivo: nel 1931, al momento dell'assegnazione, non c'era al potere Hitler, ma il politico di centro Heinrich Brüning e la notizia dell'assegnazione fu presa con felicità dai tedeschi. La Germania, anche se solo per due settimane, avrebbe avuto gli occhi del Mondo su di sé e avrebbe avuto modo di lasciarsi alla spalle il suo passato “ingombrante”. Allora Hitler era però alla guida di un partito antisistema che ad ogni elezione federale (se ne tennero ben cinque tra il 20 maggio 1928 ed il marzo 1933) raccoglieva sempre più successi in un Paese colpito da una grave crisi politica, economia e sociale.
Il 30 gennaio 1933, Hitler divenne Cancelliere, iniziò la repressione verso gli oppositori del regime, fu annullata la democrazia ed il 2 agosto 1934, alla morte del Presidente Paul von Hindenburg, si nominò Fuhrer: era diventato, in un solo anno e mezzo il padrone della Germania.
Il mondo sportivo entrò in subbuglio, chiedendo al CIO che quei Giochi venissero spostati in un'altra Nazione. Si iniziò a sostenere che la Germania non fosse degna di ospitare un evento come le Olimpiadi, in quanto era contro lo spirito dei Giochi.
Si iniziò a parlare di boicottaggio da parte di qualche Stato e gli Stati Uniti furono i primi a muoversi in questo senso. L'allora Presidente americano in carica, Franklin D. Roosevelt, era intenzionato a non far partecipare la squadra olimpica, così come alcune associazioni sportive dilettantistiche.
Per capire meglio la situazione, Roosevelt inviò nel giugno 1934 in Germania il capo del CIO americano, Avery Brundage. Al suo ritorno, Brundage disse a Roosevelt che in Germania c'erano tutti i presupposti per ospitare i Giochi, in quanto nel Paese i diritti politici e civili non erano calpestati e tutto era in regola. Si scoprì solo dopo che Brundage era un politico ultraconservatore, razzista e che i dirigenti nazisti che incontrò gli fecero vedere...quello che vollero loro.
Nonostante queste rassicurazioni, alcune università non inviarono alle selezioni olimpiche (trials) atleti afroamericani ed ebrei. Il CIO americano indisse un'elezione nel suo board per stabilire se il Paese a stelle e strisce avesse dovuto prendere parte o meno ai Giochi tedeschi: vinsero i “si” contro i 56 “no”. Gli States partirono per l'Europa nell'estate 1936.
E pensare che Hitler fu all'inizio contrario all'organizzazione di quei Giochi, ritenendoli (già in tempi non sospetti) non degni di considerazione ed infatti il nazismo, nei primi tempi, non considerava molto la pratica dello sport, al contrario del fascismo. Fu “costretto” perché prima di lui qualcuno aveva accettato, ma se fosse dipeso da lui avrebbe declinato l'organizzazione o mai avrebbe presentato la candidatura della Germania.
Chi invece capì l'importanza dei Giochi fu il ministro hitleriano alla propaganda, Joseph Goebbels. Intuì subito che organizzare i Giochi non avrebbe significato solo avere il Mondo a Berlino, ma anche far capire al Mondo di che pasta fosse fatta la Germania ed aumentare il consenso nel Paese. Goebbels presentò ad Hitler il suo piano ed il Fuhrer capì che la propaganda nazista ne avrebbe beneficiato, facendo apparire il regime dittatoriale più crudele della Storia dell'umanità come un luogo di pace, amore e prosperità.
Nel Mondo comunque si cercò di boicottare l'evento con altre contro-manifestazioni, ma l'avvenimento olimpico era catalizzatore di molti interessi e queste piccole “contro-Olimpiadi” non ebbero una forte eco. La principale idea di boicottaggio arrivò dalla Spagna, da Barcellona. Barcellona era arrivata seconda nell'assegnazione ed il comitato organizzatore delle (mancate) Olimpiadi, in contemporanea con i Giochi di Berlino, organizzò l'”Olimpiade del popolo”, una contro-Olimpiade contraria a razzismo, nazismo ed antisemitismo cui parteciparono atleti proveniente da 22 Paesi, quindi un numero nutrito. USA, Francia e Gran Bretagna parteciparono ai Giochi ufficiali e quindi non poterono partecipare a quelli di Barcellona.
La città catalana avrebbe ospitato il 17 luglio 1936 la prima Olimpiade popolare che si sarebbe conclusa il 26 successivo. Ma quel giorno scoppiò la guerra civile spagnola tra i nazionalisti (nacionales) del generale Francisco Franco e repubblicani (republicanos) e la manifestazione non si disputò.
Tornando alle Olimpiadi di Berlino, per quindici giorni la Germania fu un Paese organizzato, perfetto, tollerante, florido e forte, senza nessuna traccia di persecuzione. Ma tutto fu di facciata, in quanto la Germania, dietro, covava mire espansioniste europee e mondiali e per la durata dell'evento il regime bloccò le persecuzioni contro gli oppositori. Come dire: nascondiamo tutto, poi quando i riflettori sui Giochi si spegneranno definitivamente torneremo a fare quello che facevamo prima.
Dal 30 gennaio 1933, con la salita di Hitler alla carica di Cancelliere, il partito nazista ebbe il controllo su tutti gli strumenti di informazione, dall'editoria alla pubblicistica, dalla radio al cinema. Un controllo capillare e senza che nessuno abbia mai posto veti o espresso lamentele.
Il regime tedesco spese miliardi di marchi in strutture, palazzi, ristrutturazioni ed investì anche nella preparazione degli atleti per far vincere loro la maggior parte delle medaglie nonostante il loro dilettantismo: non vi era il professionismo, ma tutti gli atleti tedeschi poterono allenarsi senza badare a spese nella preparazione, una cosa che nessuno Stato allora era in grado di fare e poteva permettersi. L'apice di Berlino 1936 fu il cine-documentario “Olympia” realizzato da Leni Riefenstahl. Per la Riefenstahl, il nazismo fu un fenomeno estetico di grandissimo impatto, tanto che la stessa regista fu impressionata dalla verve oratoria di Hitler. “Olympia” fu un capolavoro dove il culto della bellezza e del corpo umano raggiunse livelli mai raggiunti prima. Girato in bianconero, sono presenti primi piani molto intensi, folla che festeggia le vittorie olimpiche, un nuovo modo di girare film e realizzare angolature. Tutto in un tripudio di bandiere tedesche e naziste come sfondo.
L'inaugurazione dei Giochi avvenne il 1° agosto dinnanzi a 120 mila spettatori nel rinnovato Stadio olimpico. Come quattro anni prima ci fu la torcia olimpica, solo che Hitler andò oltre: fece partire la fiaccola da Olimpia, in Grecia, e la fece arrivare fino a Berlino in un percorso di circa 3075 chilometri dove 3075 teofori diversi portarono la fiaccola per un chilometro ciascuno e l'ultimo di questi, il berlinese Fritz Schilger, entrò nello stadio ed accese il braciere.
Il vero eroe e protagonista dei Giochi olimpici di Berlino è stato senza dubbio James Cleveland Owens, meglio conosciuto come “Jesse”. Il motivo: la vittoria di quattro medaglie d'oro nei cento metri, duecento metri, salto in lungo, staffetta 4x100 ed il fatto che era afroamericano, facendo nascere la leggenda che Adolf Hitler non volle premiarlo.
Il 3 agosto 1936 vinse l'oro nei 100 metri, il 4 agosto l'oro nel salto in lungo, il 5 agosto nei duecento metri ed il 9 agosto nella staffetta, gara cui non doveva prendere parte. Nessuno, nella storia dello sport olimpico ci era riuscito.
Se non ci fosse stato l'”aiutino” del tedesco Luz Lang, Owens magari non avrebbe vinto l'oro nel salto in lungo, ma Lang, esempio nazista di “uomo ariano”, gli suggerì di cambiare corsa e spinta onde evitare di essere squalificato per una terza volta: al terzo tentativo, saltò più in lungo degli avversari e vinse la medaglia d'oro, proprio davanti a Lang.
Hitler si arrabbiò (così narra la vulgata) per il fatto che nessun ariano avesse vinto una medaglia, cosa che invece fece Owens. Owens passò alla storia olimpica per il fatto che non ricevette il saluto e i complimenti di Hitler, il quale al momento della premiazione non si palesò ai piedi del podio. Owens salutò militarmente la bandiera americana e Lang fece il saluto romano.
Owens tempo dopo disse che il Fuhrer invece gli si avvicinò e cercò di salutarlo, solo che lui non poté salutarlo romanamente in quanto militare.
La storia del mancato saluto di Hitler è passata alla storia, mentre, invece, al suo ritorno in Patria Owens non fu mai ricevuto dall'allora Presidente Roosvelt (quello pro-boicottaggio): si vociferò che non volle incontrarlo perché ciò avrebbe potuto intaccare il consenso dei conservatori in vista delle prossime elezioni americane e solo nel 1955, con Eisenhower, il quattro volte olimpico di Berlino ricevette la nomina di “ambasciatore dello sport” e nel 1976, con Gerald Ford alla Casa Bianca, ricevette una medaglia di riconoscimento.
Il giorno dopo la fine della manifestazione olimpica, in Germania ripresero le politiche razziste ed antisemite verso ebrei, rom ed oppositori politici con il clou dello scoppio, il 1° settembre 1939, della Seconda guerra mondiale.
Dopo l'edizione del 1936, nessun altro Paese dittatoriale e repressivo ha mai più ospitato un'Olimpiade estiva.


Londra 1948

Dopo Berlino 1936, il CIO assegnò l'organizzazione delle Olimpiadi del 1940 e del 1944 a Tokyo e a Londra. Il Comitato aveva assegnato le due organizzazioni rispettivamente alle due capitali, non sapendo che da lì a breve si sarebbe scatenato il più grosso conflitto della storia dell'umanità.
Ed il 1940 ed il 1944, tra l'altro anni cruciali del conflitto, hanno visto l'annullamento per la seconda e la terza volta in 28 anni (dopo Berlino 1916) dei Giochi olimpici: la guerra aveva preso il sopravvento ed il messaggio di pace che portano le Olimpiadi non poteva esserci. La guerra terminò in Europa solo l'8 maggio 1945 e nel Mondo il 2 settembre successivo, dopo i due attacchi nucleari sferrati dagli americani contro il Giappone. Il Mondo era a pezzi e l'ultimo pensiero era disputare le Olimpiadi, ma prima o poi dovevano riprendere.
Finito il conflitto, nel marzo 1946 si confermò che a partire dal 1948 (primo anno utile dopo la fine della guerra nel conteggio dei quattro anni e bisestile) si sarebbe ripreso il discorso olimpico.
L'edizione del 1948 fu assegnata a Londra e si riprese con l'edizione numero XIII, ovvero quella successiva a quella che si sarebbe dovuta disputare quattro anni prima.
Furono Olimpiadi molto particolari quelle del 1948: fu scelta Londra perché è stata una delle capitali europee a non aver avuto pesanti problematiche di guerra e poi perché era la capitale di un Paese vincitore del conflitto: dopo Berlino, che aveva scatenato il conflitto, era giusto che fosse Londra ad ospitare l'evento, capitale di un Paese che aveva posto fine alla guerra e al nazismo.
Furono Olimpiadi molto austere perché l'Europa, piano piano, si stava rialzando economicamente, politicamente e socialmente, ma la strada intrapresa non era facile: il Continente era a pezzi, era calata la “cortina di ferro” e stava per iniziare (o era già iniziata, non esiste una data comune) la Guerra fredda.
Come per Anversa 1920, il CIO non invitò alcune Nazioni e queste furono la Germania ed il Giappone: non potevano prendere parte all'evento due Nazioni che avevano causato un conflitto mondiale. Solo che la Germania nel 1948...non esisteva più: i territori erano stati divisi in zone di influenza e ripartiti tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia nella sua parte occidentale, Unione sovietica nella parte orientale. La Germania sorgerà solo l'anno dopo quando, nel 1949, la Repubblica Federale Tedesca e la Repubblica Democratica Tedesca (le due “Germanie”, come il Giappone, parteciparono all'edizione successiva, quella di Helsinki 1952).
Anche l'Unione sovietica non vi prese parte, come non prese parte alle precedenti edizioni perché Mosca riteneva questa manifestazione “capitalista”, anche se forse non si sentiva ancora pronta a competere in un evento come le Olimpiadi.
Eppure da parte del governo non ci fu un iniziale interessamento verso l'evento olimpico: il successore di Winston Churchhill, il laburista Clement Attle, pose l'attenzione più sul welfare che sull'Olimpiade. Anche se la Gran Bretagna era un Paese vincitore, si stava ancora leccando le ferite economiche, sociali e politiche post 1945.
Vi presero parte tutte le Nazioni uscite sconfitte dalla guerra e dal blocco orientale europeo giunsero a Londra Ungheria, Bulgaria, Romania, Cecoslovacchia e Polonia. Gli atleti non ebbero alloggi sontuosi: si accontentarono di caserme dell'esercito e di aule scolastiche adibite a dormitorio. Per il CIO, guidato dallo svedese Sigfrid Edstrom, l'importante era che i Giochi fossero ripresi, ma da allora il peso politico e storico del momento in questione divenne molto importante.


Melbourne 1956

Molto importanti furono le Olimpiadi disputate a Melbourne, in Australia, nel 1956. Innanzitutto perché furono le prime ospitate da un Paese posto nell'emisfero australe e per la prima volta i Giochi olimpici furono disputati durante l’inverno boreale: era estate allora in Australia, ma fino a quel momento le Olimpiadi non si erano mai disputate tra novembre e dicembre.
La capitale dello Stato di Victoria vinse la sfida contro Buenos Aires che vide rinviata di un'altra volta la possibilità di ospitare i Giochi (a oggi, il Sudamerica ha solo ospitato i Giochi del 2014 in Brasile). I Giochi di Melbourne si tennero dal 22 novembre all'8 dicembre 1956 e furono trasmessi, per la prima volta, in via televisiva in Italia.
Fu un’edizione molto importante dal punto di vista politico. Innanzitutto perché il 1956 fu un anno caldo della Guerra fredda, in quanto ci furono la crisi di Suez e la rivoluzione ungherese, avvenute rispettivamente nell’autunno del 1956 (dal 23 ottobre al 4 novembre la Rivoluzione ungherese, dal 29 ottobre al 7 novembre la crisi egiziana).
Questi due eventi, inseriti nel contesto della lotta fra le Grandi potenze allora vigente, ebbero ripercussioni sui Giochi. Come solidarietà verso i fatti di Suez, non parteciparono ai Giochi Egitto, Libano e Iraq, mentre Paesi Bassi, Spagna, Svizzera, Ghana, Guatemala, Malta e Panama non parteciparono (in solidarietà) verso l'Ungheria. L'Egitto non prese parte ai Giochi perché aveva chiesto al CIO di non invitare Israele, Gran Bretagna e Francia (i Paesi, da un lato, coinvolti nella crisi), il CIO si rifiutò e l'Egitto non prese parte ai Giochi.
Ci fu anche la querelle Cina popolare-Taiwan: prima Taiwan rifiutò e poi accettò, poi rifiutò la Cina (entrata due anni prima nel CIO). Il problema era che la Cina non rispettava Taiwan: la Cina era filo comunista, Taiwan era filo occidentale (come riconoscimento) e Taiwan tornò così in patria durante il corso dei Giochi.
La Germania si presentò sotto un'unica bandiera perché vi presero parte sia la parte Ovest sia la Est.
L'ombra e la paura della Guerra fredda toccò la pallanuoto, con la semifinale del 6 dicembre che vide sfidarsi Ungheria e URSS: il Paese invaso contro il Paese invasore. Il match fu molto sentito e fu vinto dall'Ungheria per 4-0. La partita fu molto combattuta e molto violenta, tanto che durante l'incontro le due squadre fecero molti falli da far male fisicamente agli avversari. Per non parlare dei problemi con la tifoseria ungherese che cercò anche di invadere lo spazio intorno alla piscina. Molti atleti ungheresi al termine dell'evento sportivo non tornarono in Patria e chiesero asilo ad altri Paesi.


Città del Messico 1968

Dopo Tokyo 1964 (con la capitale giapponese che poté ospitare i suoi primi Giochi), la XIX Olimpiade si tenne a Città del Messico, capitale dell'omonimo Stato centroamericano, dal 12 al 27 ottobre 1968.
Furono Olimpiadi particolari per via dell'altezza della città messicana (2.250metri) che avrebbe influito molto sugli atleti e sulle loro performance.
Quando ci si stabilisce in una località in altura e non si è abituati, possono insorgere molte problematiche fisiche, vi è un abbassamento della pressione dell'ossigeno nell'aria e quindi il fisico va in ipossia. E se non si è abituati possono insorgere diversi problemi (mal di testa, vomito, insonnia, vertigini). Per questo, le Nazionali arrivarono nella capitale messicana molti giorni prima, in cerca della migliore condizione per abituare il corpo a questo forte cambiamento.
Era il 1968, uno dei periodi più caldi del secondo dopo guerra tra proteste, manifestazioni ed un nuovo Mondo all'orizzonte. Ancora prima che si accendesse il braciere olimpico, la situazione nel Paese era molto calda, non stava vivendo un momento particolarmente florido e tanti messicani (soprattutto giovani) protestarono contro l'organizzazione dell'evento sportivo. Il governo e il CIO locale avevano impegnato tanti soldi nell'organizzazione, non per lo Stato e per aiutare le famiglie in difficoltà.
In una manifestazione che si tenne dieci giorni prima del via dei Giochi, la polizia messicana usò la forza e morirono 200 persone e oltre 1000 furono i feriti (il cosiddetto “massacro di Tlatelolco”).
In sé furono anche Olimpiadi competitive, con i successi di Bon Beamon nel salto in lungo (primato mondiale con 8.90 metri, superato poi solo nel 1991), la vittoria di Dick Fosbury nel salto in alto con l'introduzione di un nuovo metodo di salto che fu chiamato “stile Fosbury” in suo onore e la vittoria del bolzanino Klaus Dibiasi nei tuffi.
Ma se si pensa a Città del Messico 1968 non si può non pensare alla finale dei 200 metri piani, che vide la vittoria dell'americano Tommie Smith davanti all’australiano Peter Norman e all’altro americano John Carlos. Smith realizzò anche il nuovo record del Mondo con 19’’83.
La corsa, disputata il 16 ottobre, ha visto durante l'esecuzione dell'inno americano i due sprinter abbassare il capo e alzare al cielo il pugno sinistro (Smith) e destro (Carlos) dentro un guanto nero, non guardando le due bandiere che venivano issate al momento dell'esecuzione degli inni nazionali. Quel gesto significava, per i due atleti, protestare in favore dei diritti civili della comunità afroamericana negli States.
Il gesto non passò inosservato dal CIO che squalificò e bandì dalle Olimpiadi i due atleti americani: fu un gesto politico e di protesta che andava a scontrarsi con il fine delle Olimpiadi stesse.
La foto della loro protesta è diventata un simbolo del Novecento. Al momento dell'inno, sullo stadio ci fu silenzio. Tornati in patria, i due atleti furono criticati per il gesto e subirono anche intimidazioni, ma divennero delle icone.
Anche in quelle Olimpiadi non mancarono i boicottaggi: dal 1948 era in vigore in Sudafrica la politica dell'apartheid e per protesta, visto che il Paese venne invitato, vide diversi boicottaggi di molte Nazioni.
Con l'apartheid, chi non era bianco in Sudafrica viveva in una condizione di inferiorità e discriminazione. Solo che i bianchi erano in numero inferiore rispetto ai neri. I neri non potevano votare e vivevano in ghetti Nel 1962 fu arrestato Nelson Mandela, leader dell'opposizione all'apartheid e fu liberato nel 1990. L'apartheid finì l'anno dopo e terminarono tutti i boicottaggi verso il Paese. Il Sudafrica poté tornare a diventare un membro del CIO solo dal 1993 con la cancellazione delle politiche di segregazione e razziste nel Paese.


Monaco di Baviera 1972

Se le Olimpiadi di Città del Messico 1968 ebbero un peso politico non indifferente, le Olimpiadi successive, organizzate a Monaco di Baviera, nell'allora Germania federale, ebbero un risvolto tragico: furono le Olimpiadi dei successi di Mark Spitz nel nuoto e della vittoria della medaglia d'oro dell'URSS contro gli USA nella pallacanestro, ma se si pensa a quei Giochi non si può non pensare ai fatti del 5 settembre 1972.
Quel giorno, otto terroristi afferenti all'organizzazione filopalestinese “Settembre nero”, entrarono nel Villaggio olimpico ed uccisero due elementi della squadra israeliana. Come se non bastasse, presero altre nove persone in ostaggio. Scopo del gesto eclatante: la liberazione di 234 prigionieri palestinesi in Israele e di due terroristi tedeschi.
Il panico e la confusione regnarono sovrani a Monaco, ma il presidente del CIO, Avery Brundage, fece sospendere le gara solo il giorno dei funerali dei due atleti, per poi riprendere subito con l'intento di non darla vinta al terrorismo fermando e sospendendo definitivamente i Giochi.
I Giochi secondo de Courbetain avrebbero dovuto portare pace e non morte, ma fermare le Olimpiadi sarebbe stato come dire che avevano vinto i terroristi.
La richiesta della liberazione dei prigionieri doveva avvenire alle ore 9, poi spostata alle ore 12 e poi alle 15 e alle 17. Prima delle 17 i terroristi chiesero di essere trasferiti con gli ostaggi a il Cairo e continuare le trattative. Alle 22 i terroristi lasciarono il villaggio olimpico con due elicotteri verso Il Cairo dalla base di Furstenfeldbruck.
Lì accanto all'aereo con i motori accesi li attendeva la polizia bavarese, che aprì il fuoco. Morirono, anche per l'incendio e l'esplosione di un elicottero, tutti gli ostaggi, cinque degli otto sequestratori e un poliziotto.
Oltre ai fatti del Villaggio olimpico e di quella tragica serata, i Giochi di Monaco di Baviera videro ancora episodi di non invito: fu esclusa la Rhodesia perché, indipendente da sette anni dalla Gran Bretagna, non volle accettare le richieste del CIO di avere una squadra multirazziale, passaporto britannico e sfilata sotto la bandiera britannica. Il CIO non aveva riconosciuto l'indipendenza del Paese.


Montreal 1976

Le Olimpiadi di Montreal, in Canada, nel 1976 si tennero dal 17 luglio al 1 agosto, ma non furono per nulla entusiasmanti. Sportivamente, fu la prima volta che il Paese organizzatore non vinse una medaglia d'oro e poi perché non furono tecnicamente tra le migliori. Ma, come se non bastasse, furono notevoli i discorsi di boicottaggio, una pratica che stava prendendo un po' troppo piede.
Il problema che dovettero affrontare gli organizzatori e il CIO fu il boicottaggio delle squadre africane. Il motivo era sempre la politica di apartheid applicata dal Sudafrica che era vista di malocchio dal resto del Continente.
Fu l'edizione che ha visto più non partecipazioni: ben 24 Nazioni non inviarono i loro atleti in Canada, un numero davvero altro. Ma cosa ha spinto verso questa protesta?
C'è da tornare all'inizio dell'anno, quando la Nazionale neozelandese di rugby (gli All blacks), una delle più forti al Mondo, andò a giocare una partita in Sudafrica contro gli Springboks, anche loro un top team mondiale. Il problema fu la location: il Sudafrica allora era bandito dai Giochi per via delle sue politiche di segregazione verso una grande parte della popolazione e quell'incontro fu visto come fumo negli occhi da chi era contro l'Apartheid, ovvero tutti i Paesi africani.
Si alzò un polverone e si chiese che la Nuova Zelanda non venisse invitata alle Olimpiadi di Montreal. Il CIO non aveva il “controllo” su questo tipo di partite e sul rugby, che non era (e non è) disciplina olimpica.
Il CIO decise di invitare la Nuova Zelanda e 27 Stati (venticinque africani più Iraq e Guyana) decisero di non partire per il Quebec. Solo il Senegal e la Costa d'Avorio parteciparono.


Mosca 1980

Dopo Montreal, fu il turno di Mosca ad organizzare le Olimpiadi successive, quelle del 1980. I Giochi moscoviti furono i primi organizzati in un Paese del blocco comunista, si disputarono dal 19 luglio al 3 agosto 1980 e furono note per il boicottaggio più famoso della storia: non vi presero parte ben 66 Nazioni, tutte facenti parte (o con legami) del blocco occidentale. Quale fu il motivo? C'è da tornare al Natale del 1979.
L'Afghanistan, Paese alleato dell'URSS, era guidato da Amin, da tre mesi a capo della Repubblica Democratica dell'Afghanistan. Il leader afghano non piaceva a Mosca per alcune sue politiche ostili e la sera del 25 dicembre 1979 Mosca decise di invadere il Paese arabo e porre fine alle discussioni. Si pensava che quella guerra sarebbe durata molto poco ed invece terminò solo nel febbraio 1989, con la pesante sconfitta dell'Unione Sovietica che, impegnandosi per ben dieci anni in un conflitto che fu deteriorante per il Paese, svuotò le casse dello Stato e comportò il collasso del Paese e la fine della Guerra fredda.
Chi colse la palla al balzo con l'intenzione di mostrare i muscoli furono gli Stati uniti per bocca dell'allora presidente Jimmy Carter, eletto nel 1977.
Democratico, Carter fece un annuncio importante: ricevette alla Casa bianca la Nazionale olimpica di hockey su ghiaccio fresca vincitrice, a grande sorpresa, della medaglia d'oro ai Giochi olimpici invernali di Lake Placid pochi giorni prima contro la forte Selezione sovietica che nelle precedenti quattro Olimpiadi aveva vinto quattro volte la medaglia d’oro.
Il Presidente americano annunciò che se l'Unione sovietica non si fosse ritirata a breve dall'Afghanistan, gli Stati uniti non avrebbero preso parte ai Giochi olimpici che Mosca avrebbe ospitato da li a pochi mesi. Un annuncio in parte fatto per rimontare nei sondaggi che lo davano “sotto” come popolarità.
In quel periodo si era nella terza fase della Guerra fredda e non si vedeva ancora la fine del “conflitto”. I rapporti tra le due Superpotenze erano molto complicati e la paura che USA e URSS si potessero sfidare materialmente era molto forte.
Molti pensarono che le parole di Carter furono la classica boutade giusto per alzare i toni, ma il 21 marzo 1980 gli USA fecero sul serio: gli Stati Uniti d'America non avrebbero preso parte ai Giochi.
Apriti cielo: per la prima volta nella storia dei Giochi olimpici, un Paese decideva deliberatamente di non partecipare ai Giochi.
La notizia arrivò come un fulmine a ciel sereno e agli Stati uniti si unirono altri Stati del blocco occidentale, in chiave anticomunista. Per la prima volta, la politica entrava a gamba tesa nell'organizzazione dei Giochi.
Aderirono al boicottaggio 65 Nazioni, tra cui Germania federale, Kenya, Giappone, Canada, Taiwan, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Cile, Argentina, Israele, Cina, Liberia, Iran ed il blocco dei Paesi arabi. Molte Selezioni parteciparono ai Giochi ma durante la cerimonia di apertura sfilarono senza esibire la loro bandiera, la cosa più bella di una cerimonia di apertura: chiaro era l'intento di non approvare il gesto sovietico e queste Nazioni presero parte ai Giochi solo per rispetto verso i Giochi stessi. L'Italia partecipò, ma non presero parte alle Olimpiadi gli atleti facenti parte delle forze armate. Complessivamente vi presero parte 80 Stati.
Con l'assenza degli Stati uniti e di altre Nazioni (prettamente) europee, l'URSS e i Paesi filocomunisti fecero incetta di medaglie: 195 l’URSS, 126 la Germania Est, 41 la Bulgaria.
L'Italia si classificò al 5° posto nel medagliere, sono passate alla storia le vittorie di Pietro Mennea nei 200 metri piani, Sara Simeoni nel salto in alto, Maurizio Damilano nella marcia 20 km, Patrizio Oliva nei pesi superleggeri e l'argento della Nazionale di basket, miglior piazzamento di sempre fino a quel momento.
Alla cerimonia di chiusura, accanto alla bandiera sovietica fu messa quella della città americana di Los Angeles e non quella degli Stati Uniti: la città californiana avrebbe ospitato l'edizione successiva dei Giochi olimpici. E anche in quel caso ci furono dei problemi.


Los Angeles 1984

Ironia del caso, le Olimpiadi successive a Mosca 80 si tennero negli Stati Uniti: era la volta di Los Angeles per ospitare i Giochi, diventando allora la terza città ad ospitarli per la seconda volta (la prima volta fu nel 1932). Solo Los Angeles presentò la candidatura e se li vide assegnare di diritto: quattro anni prima aveva perso contro Mosca.
Rispetto a quattro anni prima, il Mondo era ancora in balia della Guerra fredda, ma dalla parte orientale del Muro qualcosa stava mutando, soprattutto in Unione sovietica dove non ci fu ricambio generazionale nel Paese tanto che si successero come segretari del PCUS (e quindi leader del Paese) personaggi stanchi, anziani e malati.
Detto questo, la Guerra fredda non era ancora finita anche se l'allora Presidente Reagan, unito al cancelliere tedesco Kohl, alla premier britannica Thatcher e al Presidente francese Mitterand si stavano adoperando per far farla terminare.
Non appena Los Angeles ottenne l'organizzazione, tutti pensarono che i Giochi americani sarebbero stati come quelli di Mosca di quattro anni prima, ovvero caratterizzati dal boicottaggio sovietico e dei suoi Paesi alleati. Ed infatti l'8 maggio 1984, a due mesi dalla cerimonia di apertura, Mosca disse che i suoi atleti non avrebbero partecipato ai Giochi americani. Ovviamente Mosca voleva rendere “pan per focaccia” agli States, ma non lo disse espressamente, optando per il fatto che negli Stati Uniti, vista la situazione nel Mondo, i suoi atleti non sarebbero stati al sicuro. E con Mosca, si allinearono altri quattordici Paesi, mentre Libia e Iran non parteciparono per scelta politica, indipendentemente da tutto.
Parteciparono però ai Giochi, non rispettando la scelta sovietica, Romania, Jugoslavia e Cina: a parte la Romania, era chiara da tempo la rottura e il distacco da Mosca di Belgrado e di Pechino.
Per la terza Olimpiade consecutiva, fu la politica a farne da padrona, mandando alle ortiche gli ideali decourbetiani di partecipazione, lealtà, amicizia, rispetto, uguaglianza e pace.
Nonostante il boicottaggio comunista, vi presero parte 140 Paesi, il numero più ampio della storia e come numero di atleti secondo solo a Monaco 1972.
Per la prima volta, fu un gruppo privato ad organizzare i Giochi: il factotum fu Peter Ueberroth, già manager nel baseball, a capo di un pool imprenditoriale che usò fondi privati per organizzare l'evento. Le sponsorizzazioni furono massicce ed i marchi sponsorizzarono gli impianti, contravvenendo però allo spirito olimpico. Si dovette superare l'URSS nella maestosità della cerimonia di apertura e la grande attrazione fu l’esibizione dell’uomo jet: Bill Suitor indossò un jet pack (zaino voltante) che lo portò in volo per diversi secondi dentro lo stadio losangelino. Una grande novità che stupì tutti i presenti e tutte le persone a casa.
Il personaggio sportivo trainante di Los Angeles ‘84 fu Carl Lewis (medaglia d'oro nei 100, 200, staffetta 4x100, salto in lungo): in quattro Olimpiadi consecutive, il “figlio del vento” ha vinto ben 9 ori (quattro ori consecutivi nel salto in lungo) e un argento, mentre tra gli italiani si distinsero Alberto Cova (oro nei 10mila metri), Gabriella Dorio (oro nei 1500 metri), Maurizio Stecca (oro nel pugilato categoria “pesi gallo”), la squadra di scherma (sette medaglie), Vincenzo Maenza (oro nella lotta greco-romana) e Sara Simeoni, argento nel salto in alto.
Gli USA furono primi nel medagliere con 174 medaglie, seguiti da Romania e Germania Ovest con 53 e 59. L'Italia si piazzò ancora al quinto posto con 32 medaglie totali: solo a Los Angeles ‘32 e Roma ‘60 ne vinse di più (36 in totale).


Da allora, basta boicottaggi, ma tante altre polemiche

Dopo le Olimpiadi di Los Angeles, a oggi, non ci sono stati più boicottaggi. Le crisi politiche tra Stati non sono mancate, ma non tali da non far partecipare una Nazione (o un blocco di Nazioni) all'evento sportivo più importante del Mondo.
Già le Olimpiadi di Seul del 1988 hanno visto degli attriti in merito alla questione della divisione delle due Coree in base al 38° parallelo, ma quelle Olimpiadi furono contrassegnate dall'esplosione dell'uso del doping nelle discipline, con immediata revoca della medaglia vinta dall'atleta dopato.
A Barcellona nel 1992 l'URSS non si presentò come tale, ma come CSI, uno nuovo “Stato” costituito (ancora oggi) da alcune repubbliche della ex Unione sovietica. Anche le due “Germanie”, unite dal 3 ottobre 1990, si presentarono in Catalogna sotto un'unica bandiera e non più solo per partecipare ai Giochi olimpici.
Il Sud Africa venne poi ristabilito nel CIO nel 1993, dopo la caduta del regime segregazionista dell'apartheid.
Si crearono malumori quando, per l'edizione del 1996, a cento anni esatti dalle prime Olimpiadi moderne la scelta non cadde, come si credeva, su Atene, ma su Atlanta, perché la città della Georgia, era sede di una celebre azienda multinazionale produttrice di una bibita analcolica che aveva avuto un peso molto forte sull'assegnazione delle Olimpiadi in quella città. Oltre al fatto che dodici anni prima gli USA avevano già organizzato i Giochi a Los Angeles.
Addirittura le Olimpiadi si sono anche tenute a Pechino nel 2008 e durante il corso dell'evento Russia e Georgia deposero le armi del loro conflitto per rispetto verso il grande evento. Ma si sarebbe pensato un giorno che un Paese come la Cina avrebbe avuto l'onore di organizzare i Giochi? Ed invece la globalizzazione (e la ricchezza economica di Pechino) ha fatto sì che la Cina, non solo diventasse la seconda potenza economica mondiale, ma che forti investimenti fossero rivolti anche nello sport.
La politica non ha mai abbandonato i Giochi, ma con la fine della Guerra fredda le paure e tutti i timori sono finiti, lasciando spazio a nuove realtà e a nuovi Stati che piano piano si sono fatti spazio nel Mondo olimpico.
Unica nota stonata, soprattutto dopo Los Angeles 1984, è stata la presenza di atleti dopati e vittoriosi di medaglie. Si è sempre detto che la politica non deve avere un peso nello sport, ma non c'è cosa peggiore di chi si fa “beffe” del sistema ingannando gli altri atleti assumendo sostanze vietate che portano a classificarsi e a vincere medaglie.
Ma questa, è un'altra storia.
  • TAG: olimpiadi, boicottaggio, politica, guerra fredda, apartheid

Articoli pubblicati da Simone Balocco e Paola Maggiora


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