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I sessant'anni dei Trattati di Roma [ di Simone Balocco e Paola Maggiora ]

Oggi è un giorno importante: sessant’anni fa furono firmati i Trattati di Roma che istituirono la Comunità Economica Europea e la Comunità Economica dell'Energia Atomica. Questo processo ha portato alla nascita del percorso dell'integrazione europea, andando a superare la prima organizzazione europea nata con l’intento di tutelare la produzione ed il controllo dei due elementi industriali che allora erano imprescindibili, il carbone e l’acciaio (la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, CECA), i cui giacimenti erano nelle mani dei due eterni nemici europei, la Francia e la Germania Ovest, soprattutto. Dalla CECA alla CEE il passo fu breve, ma il percorso integrativo non si è più fermato e oggi l'Unione europea (erede dal 7 febbraio 1992 della CEE) è un'organizzazione internazionale ammirata e studiata composta da ventotto Stati membri.
Il tema dell'integrazione è un discorso interessante e molto complesso al tempo stesso. Vediamo come si arrivò alla firma dei Trattati di Roma.

In principio fu Ventotene - Prodromo di questo discorso fu il “Manifesto di Ventotene”, edito da Eugenio Colorni e scritto a due mani da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi: si delineava una nuova democrazia europea e la fine dello Stato-Nazione.
I due scrittori, uno comunista (Spinelli) ed uno economista einaudiano e giellista (Rossi), furono confinati a Ventotene per la loro attività antifascista. E nell'inverno 1941 nella loro prigione scrissero il celeberrimo “Manifesto di Ventotene per un'Europa libera ed unita”. I temi principali dell'opera, considerata una pietra miliare del pensiero federalista, era la necessità di costruire un'Europa democratica e federale, unita e con un Parlamento eletto dai cittadini del Continente con elezioni democratiche e a suffragio universale. Un valore fondante del “Manifesto” furono il concetto di integrazione europea e di pace. Il “Manifesto” conteneva argomenti realisti ed idealisti, perché con la guerra si era arrivati alla degenerazione della sovranità assoluta degli Stati e ciò portò all'appello per un'Europa unita e federale.
Il concetto di “integrazione europea” si inserisce all'interno di un contesto che ha caratterizzato l'Europa post-secondo conflitto mondiale: unire gli Stati tra di loro in un contesto cooperativo affinché valga il concetto di pace e di democrazia.
La caduta del regime nazifascista in Europa ha messo i politici ad un bivio: dove andare e cosa fare?
Per questo motivo, “Il Manifesto di Ventotene” è considerato il testo sacro del futuro dell'Europa.

Finisce la guerra, l'Europa da ricostruire: dalla UEO al “piano Marshall” - L’Europa era uscita con le ossa rotte dalla guerra, un’Europa decadente rispetto alle due Superpotenze che si imposero, gli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica. In suo soccorso accorse, nel giugno 1947, Washington con il “piano Marshall”, il piano di aiuti economici stanziato per aiutare tutto il Vecchio continente (quindi anche i Paesi nell’orbita comunista), per educarlo all’integrazione ed alla cooperazione, non da compiersi by itself ma mediante un piano d’insieme che vedrà l’accettazione solo dei Paesi occidentali.
Si pensò ad un’Europa non sovranazionale ed interessata a problemi specifici e distinti, ma a un’Europa con istituzioni ad hoc a fianco degli Stati, per raggiungere fini particolari, in base alla “funzionalità” (pensata sin dal 1943 dal rumeno David Mitrany). Dopo la fine della Seconda guerra mondiale si crearono le premesse affinché si potesse prendere piede il discorso di un'unità europea. La guerra sancì due processi: la decadenza dell'Europa e il declino di Francia e Gran Bretagna rispetto a Stati uniti e Unione sovietica e la crisi del colonialismo e lo sviluppo delle rispettive politiche economiche di tutti i paesi europei. La divisione in sfere d'influenza impedì la nascita di un discorso paneuropeo e la Guerra fredda fece da volano affinché l'Europa occidentale creasse un discorso di unità europea come argine all'Europa orientale di impronta comunista.
L'Europa unita, pacifica e democratica era ciò che si voleva dopo la fine della guerra. I prodromi del percorso dell'integrazione europea si ebbero a Zurigo il 19 settembre 1946: quel giorno, presso l'università della città svizzera, l'allora Premier inglese Churchill tenne un discorso storico. Churchill fu il primo a parlare di “Stati uniti d'Europa” per porre fine a tutti i conflitti che hanno cambiato il volto all'Europa e al Mondo. Ed il punto di partenza era il porre fine alla rivalità fra la Francia e la Germania, un qualcosa di inimmaginabile per quei tempi.
L'Europa (particolarmente gli Stati che oggi formano l'Unione Europea) ha conosciuto divisioni che affondano le radici nella storia e che si percepiscono nitidamente ancora oggi. Per esempio, la lingua è ancora per molti versi una barriera all'interno dell'Europa, la religione è stata per secoli causa di violenti scontri che talvolta ancora continuano, le lotte per ottenere l'annessione di territori sempre più vasti o ricchi di risorse hanno reso i confini molto "mobili" (basti pensare all'Alsazia e alla Lorena), inoltre i paesi europei si sono combattuti in questo secolo scatenando due guerre mondiali.
L'idea di una Europa unita era sempre stata presente all'interno del continente, sebbene vi fossero alla base diverse ideologie e diverse definizioni e nel corso dell'Ottocento vi erano state alcune alleanze e iniziative diplomatiche che avevano alla base uno "spirito unificatore".
Allora il pensiero politico si divideva in federalisti, confederalisti e funzionalisti. I federalisti volevano innanzitutto la fine del concetto di Stato-nazione, i confederalisti spingevano per una cooperazione tra Nazioni lasciando comunque intatta la sovranità nazionale mentre i funzionalisti parlavano di un'Unione europea che si sarebbe sviluppata con la cessione di parti di sovranità alla nuova “creatura” istituzionale. I federalisti più noti erano Vincenzo Gioberti, Altiero Spinelli, Giovanni Agnelli, Luigi Einaudi, Luigi Albertini ed Ernesto Rossi, mentre tra i confederalisti spiccarono lo stesso Churchill e il futuro Presidente francese Charles de Gaulle, i funzionalisti erano Robert Schuman e Monnet. E proprio questa ultima idea è stata il punto di partenza del nuovo percorso dell'integrazione europea. Il 17 ottobre 1948 nacque il Movimento Federalista Europeo, un'organizzazione attiva ancora oggi, indipendente dai partiti politici che punta(va) ad un'Europa federale e un domani ad una federazione mondiale.
Il primo meeting dove si parlò del futuro dell'Europa si tenne a L'Aja, nei Paesi Bassi, il 7 maggio 1948: oltre settecento delegati presero parte ai lavori che si protrassero fino all'11 maggio e si decise l'istituzione del Consiglio d'Europa.
Venne istituito un Coordinamento internazionale tra i movimenti europeisti e il congresso fu incentrato sulle diverse idee di unità europea: federalisti, che volevano un'Europa sulla base del federalismo americano con la creazione di organizzazioni di poteri sovranazionali; unionisti, che volevano sviluppare intese intergovernative ed erano cauti verso l'ipotizzare limitazioni alle sovranità nazionali.
Il congresso de L'Aja portò ad un appello: la necessità della costituzione di un'assemblea parlamentare europea costituita da delegati designati dai vari parlamenti nazionali.
Il 5 maggio 1949 il Consiglio d'Europa vide la luce e fu approvato con la firma di dieci Stati europei (Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Danimarca, Francia, Gran Bretagna. Repubblica d'Irlanda, Italia, Norvegia e Svezia). La sua sede fu fissata a Lussemburgo ed ebbe come scopo la creazione di un'unione più stretta tra i suoi membri. Il Consiglio d'Europa aveva due istituzioni: un'assemblea consultiva con poteri propositivi e di carattere trans-internazionale ed un Comitato dei ministri competente e composto da singoli ministri degli esteri dei paesi membri.
Il Consiglio d'Europa promosse la Convenzione per la difesa dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali che fu firmata a Roma il 4 novembre 1950 e che portò alla creazione della Corte europea dei diritti umani con sede a Strasburgo. Questa Corte era indipendente dagli Stati membri ed era chiamata a giudicare le violazioni dei diritti fondamentali.
Il 9 agosto successivo fu aperto anche a Grecia e Turchia e l'anno dopo aderirono Islanda e Germania ovest.
Con la fine della guerra una cosa era chiara: il Mondo si sarebbe diviso in “buoni” e “cattivi” (a seconda di chi stava con chi) capeggiati da USA e URSS. Ma gli statunitensi all'inizio erano in vantaggio sui sovietici per almeno tre motivi: il Paese non combatté una guerra interna e uscì indenne dal conflitto; non fu invaso dal nemico (a parte l'attentato giapponese di Pearl Harbor del 7 dicembre 1941, ma si trattava delle isole Hawaii); le sue industrie pompavano materie prime e ricchezza che in Europa si potevano solo sognare.
Gli USA erano lo Stato più ricco del mondo, erano la potenza industriale numero uno e avevano in mano oltre la metà della forza industriale mondiale dell'epoca, la quasi totalità delle riserve auree, il primato di potenza atomica ed aveva l'esercito più forte di tutti.
Washington capì che tutti i miliardi in eccedenza potevano (e dovevano) essere reinvestiti in Europa aiutando non solo i Paesi che li supportarono nel vincere la guerra, ma anche i vinti: con le esportazioni nella nuova economia globale, poté vendere tutte le sue eccedenze. I capisaldi degli Stati Uniti durante i primi anni dello scontro contro Mosca erano l'apertura dei mercati al capitalismo e la ricostruzione dell'Europa secondo i suoi dettami.
Il comunismo, dal punto di vista yankee, non fu il vero problema dell'Europa occidentale, ma lo fu la stessa Europa che aveva causato sia la Prima che la Seconda guerra mondiale e che portò alla morte le democrazie fagocitando fascismo, nazismo e nazionalismi vari.
Nei primi dieci anni di Guerra fredda, la foreing policy americana fu molto attiva e aggressiva allo stesso tempo per cercare di contenere il comunismo con l'intento di diffondere le idee del mondo libero occidentale. In questi primi dieci anni, l'economia americana prese il volo ed il Paese “a stelle e strisce” creò alcune istituzioni dove far pesare il suo credo, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca per gli Investimenti. Istituzioni cui l'URSS non prese parte, non a caso.
Gli USA dimostrarono ancora la loro forza nel rendere il dollaro la moneta di riferimento attuando il sistema Gold Exchange Standard, con il rapporto di cambi fissi tra le varie valute tutte legate al dollaro USA, a sua volta legato all'oro (conferenza ed accordi di Bretton Woods, 1-22 luglio 1944, nella cittadina dello New Hampshire).
Gli Stati uniti d'America spinsero perché l'Europa superasse le barriere nazionali affinché iniziasse un percorso di integrazione europea da sola.
La decisione di aiutare l'Europa, che era stata il centro della guerra e che si stava collocando come cuore del nuovo “conflitto”, venne a sorpresa in un discorso tenuto all'Università di Harvard nel giugno 1947 dall'allora Segretario di Stato degli Stati Uniti d'America (una figura che lo avvicina, salvo per alcune eccezioni, ad un Ministro degli Esteri) George Marshall. Il piano di aiuti (chiamato European Recovery Program, Piano per la Ripresa Europea) si poneva in quattro anni di consegnare dollari a tutta l'Europa, per un cifra di 17 milioni (di allora).
Si parlò di un accantonamento della sovranità nazionale con la creazione di istituzioni federali come garanzia di pace.
Già nel 1947, attraverso l'ONU, fu creata l'UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration), ma il piano di ricostruzione europea fu più maestoso. L'UNRRA venne istituita il 9 novembre 1943 con il compito di organizzare approvvigionamenti e servizi essenziali nei Paesi liberati fino alla fine delle ostilità e di restaurare un controllo locale efficace. Gli USA fornivano il 75% delle sue risorse, ma l'UNRRA fu un fallimento in quanto non acquistarono alcun controllo sugli aiuti alla Germania. Nel dicembre 1947 questa “amministrazione” fu smantellata e Washington pensò che fosse stata troppo benevola con i Paesi orientali, pur ponendo un freno al libero scambio mondiale.
L'idea di questo piano era di aiutare il Vecchio Continente a riprendersi dopo gli anni di guerra che l'avevano messo in ginocchio e di creare un sistema mondiale capitalista capace di attrarre Paesi e porre un blocco all'espansionismo sovietico in Europa grazie alla forza economica statunitense.
Con il “Marshall”, gli Stati non persero né sovranità né autonomia in un contesto negoziale. I Paesi che ebbero i fondi dell'ERP furono invitati ad escludere i partiti comunisti dalle compagini governative, praticamente.
L'idea fu accolta in maniera molto positiva, tanto che si pensò di estendere gli aiuti anche al blocco orientale, ma l'Unione Sovietica rifiutò gli aiuti americani a seguito della conferenza di Washington del 12 luglio 1947. Cecoslovacchia ed Ungheria in un primo momento erano interessati a partecipare al piano, ma Mosca li dissuase dall'accettare.
Aderirono al Piano di Ripresa Europea Austria, Belgio, Lussemburgo, Danimarca, Francia, Germania ovest, Islanda, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Gran Bretagna, Svizzera, Svezia e Turchia tra il 1948 e il 1952.
L'idea di Marshall non era assolutamente di divisione, ma di cooperazione ed aiuti per la rinascita di un Continente che patì sei anni di guerra. Con il “piano Marshall” si scavalcò l'ONU in quanto furono degli aiuti che non andarono sotto il controllo internazionale poiché fatti esclusivamente da un singolo Stato per altri Stati.
L'idea dell'European Recovery Program era che i fondi sarebbero arrivati in Europa solo se ci fosse stata cooperazione tra gli Stati. Per questa ragione nacquero l'OECE (Organizzazione Europea Cooperazione Economica) e l'Amministrazione Economica Cooperativa (ECA): la prima ebbe il compito tecnico di favorire la cooperazione fra tutti gli Stati per il futuro e non per il periodo imminente; la seconda era un mero ufficio preposto alla distruzione e collocazione di tutti i fondi e fu creata il 3 aprile 1948 da parte dell'allora Presidente USA Henry S. Truman. Mosca pensava che la mossa degli aiuti fosse un piano diabolico per portare sotto l'ala americana non solo l'Europa occidentale, ma poi quella orientale e tutto il Mondo.
I promotori europei del “Marshall” furono il capo del Governo provvisorio della Repubblica francese ed il ministro degli esteri della Gran Bretagna, Georges Bidault ed Ernst Bevin, esponenti del partito democratico-cristiano europeista e del laburismo inglese.
Il piano ERP fu ripartito in aiuti agro-alimentari (32,1%), prodotti grezzi e semilavorati (18,8%), energia (15,5%), cotone (14%), veicoli e macchine (14,3%), tabacco (4,4) e ne usufruirono Gran Bretagna per il 23%, Francia 20.5, Italia 11, Repubblica Federale Tedesca 10, Austria 5, Paesi Bassi 8.5 e Danimarca 2.
La Francia chiese che la Germania venisse esclusa, mentre la Gran Bretagna volle essere la referente, i Paesi scandinavi specificarono che la loro neutralità non doveva essere intaccata.
Il primo aiuto che i Paesi europei chiesero agli USA erano beni di prima necessità e non macchinari di produzione: come dire “prima ci sfamate, poi ci industrializziamo”.
Il “Marshall” è servito per un semplice fattore: la ricostruzione del continente.
Con la guerra di Corea e l'ingente apporto americano in aiuto al governo sudcoreano, nella primavera 1951 il piano “Marshall” venne abbandonato. Oramai l'Europa, economicamente, si era messa in piedi e poteva “camminare” da sola.
Dal 1950, tutti gli Stati beneficiari dell'European Recovery Program segnarono una ripresa economica decisamente importante: se tra il 1913 ed il 1950 la crescita si assestava sull'1%, dopo il 1950 superò anche il 4% annuo. La disoccupazione nel 1930 era al 7,5%, mentre nel 1950 si era assestata sul 3%. I Paesi che crebbero più di tutti furono Austria, Germania federale, Francia, Italia, Paesi Bassi, mentre non ebbero un forte incremento le economie di Belgio e Gran Bretagna.
Il “miracolo economico europeo” fu dovuto alla presenza di tanta manodopera a basso costo ed un incremento degli investimenti. Tra il 1945 ed il 1953, l'Europa ricevette 25,365 miliardi di dollari tra “piano Marshall”, aiuti straordinari e programmi difensivi.

Robert Schuman dichiara, i Sei firmano. Nasce la CECA - Il 9 maggio 1950 è stata una data importante non solo per il percorso dell'integrazione europea, ma anche per la storia contemporanea: quel giorno l'allora ministro degli esteri francese, Robert Robert Schuman, tenne un discorso nella sede del Ministro degli Esteri (il Quai d'Orsay) passato agli annali come la “dichiarazione Schuman”. La “dichiarazione” prevedeva il superamento delle rivalità tra Francia e Germania, i due motori economici europei, a partire dalla condivisione di due elementi che contraddistinguevano le loro economie, il carbone e l'acciaio, che avevano anche caratterizzato l'industria bellica. Lo scopo era di superare gli armamenti e di unire questi due elementi affinché in Europa ci fosse stata una pace perpetua. Il mettere in comune il carbone e l'acciaio non doveva solo riguardare Francia e Germania, ma ciò era aperto a tutte quelle Nazioni, indistintamente, che credevano nella pace, nella cooperazione e che volevano un'Europa pacifica e prospera. A capo di questa condivisione doveva essere creata un'Alta autorità comune nel quadro di un'organizzazione aperta alla partecipazione di quegli stati che avrebbero voluto prendervi parte.
Gli Stati uniti approvarono questa idea soprattutto perché solo così la Germania poteva tornare ad essere una potenza e con il suo aiuto si sarebbe potuta evitare la forza d'urto della URSS verso l'Europa.
A Bonn tutto questo calore venne preso come un motivo per far tornare a far contare la Germania nel nuovo progetto europeo, mentre Parigi all'inizio fu scettica ma dopo comprese che solo così si poteva instaurare un percorso integrativo di pace e prosperità.
Diversa la sorte delle istituzioni create su ispirazione della Francia. La prima delle istituzioni europee, costituita secondo una logica "funzionalista" (costruire l'unione europea attraverso un'integrazione graduale per settori chiave), fu la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA). Ideata da Jean Monnet, la CECA aveva come funzione primaria quella di risolvere il maggior motivo d'attrito presente sul suolo europeo occidentale: lo sfruttamento del carbone e dell'acciaio franco-tedesco. Jean Monnet, infatti, aveva pensato che il primo passo del metodo funzionalista per la futura unificazione federale europea dovesse essere la soluzione della spinosa questione della concorrenza nella produzione dell'acciaio, materiale all'epoca strategico per ogni potenza, che la Germania produceva a costi molto ridotti grazie alle vaste disponibilità di carbone fossile della regione della Ruhr.
Il “piano Schuman” risolveva il problema con la messa in comune di queste risorse e inoltre aveva il vantaggio, per la Germania, di riportare il paese tra i grandi del Mondo.
La Gran Bretagna e gli Usa vedevano la Germania occidentale non più come un nemico, ma un qualcosa di più, una risorsa per fare crescere l'Europa occidentale, mentre la Francia voleva solo una Germania forte economicamente ma non militarmente. La Germania non doveva essere subordinata ma controllata ed ancorata all'Europa occidentale nell'ambito di un percorso europeo comune.
L'idea di Schuman fu accolta da sei Stati: Francia, Germania, Italia, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi e fu istituita la CECA. La Gran Bretagna non partecipò alla CECA per il fatto che non credeva nella difesa della sovranità nazionale e perché il partito laburista era contrario a tutto questo discorso perché temendo che il Paese potesse perdere autonomia a livello internazionale, soprattutto nell'ambito del Commonwealth e nella special relationship con gli Stati uniti.
I negoziati iniziarono il 20 giugno 1950 ed il 18 aprile 1951 fu firmato il “Trattato che istituisce la Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio”, composto da tre allegati con l'aggiunta di un protocollo sui privilegi e le immunità, un protocollo per la Corte di giustizia, un protocollo sulle relazioni con il Consiglio d'Europa, le lettere scambiate tra Francia e Germania occidentale sulla Saar e la Convenzione con le disposizioni transitorie.
Il trattato istitutivo della CECA venne firmato a Parigi il 18 aprile 1951, entrò in vigore il 25 luglio 1952 ed ebbe una durata cinquantennale. Il Consiglio d'Europa era esterno alla CECA.
La CECA fu un vero successo politico, economico, diplomatico e sociale e fu il primo nucleo dell'Europa comunitaria, con lo scopo (non nascosto) di porre fine al secolare odio fra la Francia e la Germania. A parte l'Italia, le altre cinque Nazioni erano ricche di carbone e acciaio non erano distanti dalla Ruhr. L'Italia non era ricca di carbone e acciaio ed era distante dalla Ruhr, ma grazie ad Alcide de Gasperi, Roma poté tornare ad essere un Paese che contava nonostante fu uno dei due Paesi sconfitti.
La caratteristica principale della CECA fu che tra i sei Paesi fondatori-membri venivano eliminati i dazi alle frontiere cosicché il carbone e l'acciaio potessero girare liberamente a prezzi più bassi e senza restrizioni alle quantità anche se ogni Nazione poteva controllare gli approvvigionamenti. In più i sei Paesi cedettero alla Comunità parte della loro sovranità nell'ambito del carbone e dell'acciaio.
Con la nascita della CECA, il nuovo asse europeo non era più Parigi-Londra ma Parigi-Bonn. La Germania accettò fin da subito di aderire alla CECA conscia del fatto che, nonostante fosse uscita con le ossa distrutte dalla guerra ed essendo un paese vinto, veniva considerato alla pari degli altri Stati in un contesto internazionale e non più sottoposto a controllo sulle sue attività produttive.
La CECA prevedeva la nascita di un mercato comune del carbone e dell'acciaio, con i sei Paesi membri che avrebbero avuto libero accesso alle fonti di produzione con l'abolizione di misure restrittive e discriminatorie nel commercio carbo-siderurgico. Il mercato carbosiderurgico entrò in vigore il 1° agosto 1953 e coincise con un periodo di prosperità economica dei Sei anche dal punto di vista industriale: tra il 1953 ed il 1957 la produzione industriale aumentò nei Sei del 43%. Inoltre aumentarono gli scambi commerciali tra i Sei e la Germania ovest divenne il maggior produttore e anche il maggior importatore.
L'articolo 4 del Trattato CECA stabiliva l'instaurazione di un mercato comune del carbone e dell'acciaio, oltre ad una politica economica e sociale comune nei due settori.
Si prevedeva la creazione di una zona di libero scambio tra i Paesi membri, con l'abolizione dei dazi in entrata e in uscita e delle tasse d'effetto equivalente, la restrizione quantitativa alla circolazione dei prodotti, abolizione dei provvedimenti che potevano stabilire una discriminazione tra i produttori, tra gli acquirenti e tra i consumatori.
Dal punto di vista prettamente politico, la CECA si componeva di un'assemblea parlamentare, un'Alta autorità con potere esecutivo, una sorta di Consiglio dei Ministri e una Corte di giustizia per risolvere le controversie. Il trattato CECA era di carattere sovranazionale e finalistico: delegare ad un governo indipendente (l'Alta autorità) la gestione di un settore e la risoluzione delle controversie alla Corte di giustizia e alla creazione di un'unione sempre più stretta tra i popoli europei.
L'Alta autorità si componeva di nove membri, un presidente e due membri per Italia, Germania e Francia, ed uno ciascuno per i Paesi che costituivano il Benelux. I membri dell'Alta autorità venivano scelti dai singoli Stati in base ad alcuni requisiti specifici ed erano indipendenti nelle loro azioni. Il primo presidente fu Monnet. L'Alta autorità, rinnovata di 1/3 ogni due anni, aveva poteri deliberativi ed emanava pareri, decisioni e raccomandazioni vincolanti in tutti gli Stati membri.
L'Alta autorità prendeva decisioni, faceva raccomandazioni o esprimeva pareri. Le decisioni erano obbligatorie per i destinatari in ogni elemento. Le raccomandazioni erano obbligatorie da rispettare ma ogni Stato aveva libertà di azione e di scelta dei mezzi atti a rispettarle.
Il Consiglio dei Ministri era formato da un rappresentante del governo di ogni singolo Stato ed aveva poteri consultivi.
L'Assemblea comune era una sorta di Parlamentare con alcuni parlamentari scelti tra i singoli parlamenti ed aveva anch'esso potere consultivo. Il Consiglio esprimeva pareri vincolanti all'unanimità o a maggioranza semplice in base alle situazioni. Veniva in quel modo assicurato il controllo dei governi degli Stati membri sulle attività più importanti dell'Alta autorità.
La Corte di giustizia aveva un compito di controllo sulla legittimità degli atti emanati dall'Alta autorità ed assicurava il rispetto del diritto dell'interpretazione e nell'applicazione del trattato e degli atti delle istituzioni comunitarie. La Corte era competente nel giudicare i ricorsi presentati dagli Stati, dal Consiglio o dall'Alta autorità contro le violazioni del trattato poste in essere da altri Stati membri o dalle istituzioni comunitarie. Aveva competenze anche sui ricorsi per l'annullamento degli atti illegittimi dell'Alta autorità proposti da Stato, Consiglio e dalle imprese o associazioni di imprese contemplate nel trattato. La Corte aveva carattere esclusivo a scapito dei giudici nazionali per evitare più interpretazioni giurisprudenziali nei vari Stati nelle materie attinenti al funzionamento del Mercato Comune Europeo, in base all'articolo 41.
L'assemblea aveva sede a Strasburgo in Francia, mentre le altre a Lussemburgo.
La CECA è stato il primo momento del percorso di integrazione europea e prima tappa del processo di costruzione di quella che cinque anni dopo sarà la CEE.
Dal 1985, il 9 maggio è la “giornata dell'Europa”.
La CECA si è estinta il 23 luglio 2002, cinquanta anni dopo l'entrata in vigore, secondo gli accordi stabiliti allora. La CECA è confluita nella Unione europea con le sue attività e passività.

CED o non CED? - Per giungere alla CEE, la CECA dovette affrontare, già nel biennio 1952-1954, quando era ancora “in fasce”, la sua prima crisi. L'idea di costituire un esercito europeo nel 1950 spaccò l’opinione politica in merito ai metodi necessari per arginare l’espansionismo sovietico. L'inizio della guerra di Corea spinse gli Usa ad andare a combattere al 38° parallelo e Washington spinse affinché la Germania ovest si armasse in chiave di protezione europea nei confronti di una eventuale invasione sovietica. La Francia era contraria in quanto visti i precedenti non voleva che Bonn si armasse.
Il progetto di difesa europea, battezzato Comunità Europea di Difesa (CED), prevedeva un’alleanza militare sotto il nume tutelare di un Ministro della Difesa europeo e di un esercito devoluto tra i sei Paesi firmatari del trattato CECA, comprendente anche un contingente tedesco, il tutto guidato da un’Assemblea politica, ribattezzata Comunità Politica Europea (CPE), e fortemente voluta da Alcide de Gasperi.
L'idea della creazione di un esercito unico europeo era stata pensata sin dal maggio 1950, ma gli Stati uniti erano contrari in quanto un esercito unico europeo avrebbe allontanato i Paesi della Nato dal controllo di Washington. Ma proprio nel 1950 scoppiò la guerra di Corea e si ebbe paura per la prima volta che l'URSS potesse invadere l'Europa occidentale e quindi si pensò che la nuova Germania si sarebbe dovuta riarmare in chiave difensiva. La difesa dell'Europa, volente o nolente, doveva passare da Bonn.
Il 24 maggio 1950 venne istituito il “piano Pleven” (dal nome dell'allora Presidente del Consiglio francese, René) che vedeva la nascita del primo esercito europeo costituito da sei divisioni (una per ogni Paese membro della CECA) sotto il controllo di un Ministro della Difesa europeo. L'esercito era composto da unità plurinazionali e comprendente contingenti tedeschi. L'esercito tedesco ci sarebbe stato a livello europeo e non a livello nazionale. In pratica, ogni Stato cedeva alla CED parte dei loro eserciti senza intaccare la loro sovranità su di essi, salvo la Germania che poté solo avere come esercito la sua divisione alla CED.
L'esercito europeo sarebbe stato agli ordini del Comando generale della NATO e avrebbe fatto parte delle forze armate militari integrate dell'Alleanza. La struttura della CED prevedeva una Commissione, un Consiglio dei Ministri, un'Assemblea ed una Corte di giustizia (che era quella della CECA).
Oltre alla nascita di un esercito comune, l'Italia, per bocca di de Gasperi, spinse affinché ci fosse anche un'assemblea che avrebbe coordinato la gestione dell'esercito (il famoso articolo 38) e spinse anche per creare un organo rappresentativo democratico.
L'idea di de Gasperi fu innovativa, ma l'idea della CED venne interrotta il 30 agosto 1954 dopo la morte di Stalin (avvenuta il 5 marzo 1953), la fine della guerra in Indocina e la bocciatura dell'Assemblea nazionale francese.
L'allora Premier italiano capì il pensiero di Schuman, Monnet e Spaak e spinse affinché la CED avesse un'assemblea con il mandato di elaborare una proposta per la creazione di un'assemblea elettiva e per spingere verso un indirizzo federalista o unionista: l'idea di fondo era voler costruire un'Europa non più settoriale, ma che puntasse alla nascita di un potere sovranazionale.
Si decise di dare un'accelerata al discorso CPE, con la nascita di un parlamento bicamerale con funzioni legislative ed un governo comunitario, una svolta nettamente federalista. Ma la CPE doveva essere subordinata all'entrata in vigore del trattato CED (un conto è la firma, un conto l'entrata in vigore).
Il fallimento della CED sarà il primo di una lunga serie di impasse che affronterà l’Europa unita.

La sterzata di Messina – La bocciatura della CED (ed indirettamente della CPE) fu un colpo per il percorso dell'integrazione europea che sembrava già terminare dopo pochi anni. Cosa fare per uscire da questa impasse? Semplice, proseguire ed andare a oltre: non più solo carbone e acciaio ma un qualcosa di più ampio respiro, come la circolazione delle persone, dei beni e dei servizi. Paradossalmente fu la bocciatura della CED a spingere l'acceleratore per arrivare alla CEE. I principali promotori divennero Monnet, Martino e Spaak.
Monnet fu il primo a parlare di allargare la CECA ad altri ambiti, come la libertà dei trasporti e l'energia nucleare, allora un problema molto sentito. L'idea di Monnet fu accolta bene da tutti, salvo dalla Gran Bretagna che già si era tirata fuori dal percorso carbosiderurgico in quanto per lei significava non essere più indipendente. L'idea di Monnet e Schuman prevedeva un'Europa al di sopra degli Stati, ma avrebbe offerto soluzioni europee tramite la creazione di istituzioni di carattere funzionalistico. Era giunto il momento di dare una sterzata al percorso integrativo europeo.
Il luogo dove si gettarono le nuove basi fu Messina, teatro della celebre conferenza del 1 e 3 giugno 1955, vi presero parte tutti i ministeri degli Esteri dei Sei: Gaetano Martino per l'Italia, Jan Beyen per i Paesi Bassi, Antoine Pinay per la Francia, Joseph Bech per il Lussemburgo, Walter Hallstein per la Repubblica Federale Tedesca e Paul-Henri Spaak per il Belgio.
Nella cittadina siciliana, i Sei decisero di allargare il discorso europeo all'energia atomica e all'economia, creando due Comunità ad hoc che avrebbero gestito i due elementi (CEE e EURATOM). A Messina fu istituito un comitato tecnico guidato da Spaak per approfondire il futuro della CECA e del percorso dell'integrazione europea. Si decise di istituire una nuova comunità settoriale ed il passaggio dall'unione doganale al mercato comune di prodotti industriali ed agricoli.
Solo l'ultimo giorno si arrivò alla “dichiarazione”, un compromesso tra i sei Paesi dove si preannunciava la creazione di un mercato europeo comune e di una comunità che avrebbe controllato la produzione di energia nucleare. I Sei erano d'accordo e nel giro di due anni quello che si pensava fosse impossibile divenne realtà: la nascita del Mercato Unico Europeo senza barriere. A Venezia, dal 29 al 30 maggio 1956, fu deciso di avviare i negoziati per la preparazione di altri due Trattati distinti. Erano nate la CEE e la CEEA.
Messina fu considerata il rilancio dell'Europa.

Il sogno europeo si realizzava: nasce la CEE - Il 25 marzo 1957 venne firmato il Trattato di Roma, che andava ad istituire la Comunità Economica Europea, una comunità senza eguali allora a livello mondiale che andava ad affiancarsi alla CECA.
La sala della firma fu la sala “Orazi e Curiazi” presso il Campidoglio nel Palazzo dei Conservatori.
I negoziati iniziarono il 12 aprile 1956 sia per la parte “economica” che per quella concernente la ricerca e la produzione dell'energia atomica grazie alla cura del comitato Spaak.
La novità fu la nascita di un Consiglio dei Ministri, una Commissione esecutiva, una Corte di Giustizia ed un’assemblea parlamentate “nominata” per ogni Comunità. Al progetto integrazionista non aderì la Gran Bretagna: il motivo era da individuare nella scelta inglese di non far parte di un progetto che ne avrebbe visto sminuire il ruolo a livello continentale.
La CEE era un'organizzazione internazionale regolata da trattati stabiliti tra Stati. Questa (come la CECA) non era uno Stato, né centralizzato, né federale e né decentrato.
La CEE avrebbe dovuto garantire la libertà di persone, beni, servizi e garantire la prosperità al Continente con l'intenzione di aumentare la crescita di tutti i Paesi membri, grazie all'abbattimento delle frontiere e della comune legislazione economica.
Tutto si sarebbe svolto in tre tranche nei successivi dodici anni per vedere se avrebbe funzionato: con un anno e mezzo di anticipo, il 1° luglio 1968 venne completato il mercato unico europeo e la libera circolazione di persone, capitali, servizi e beni. La CEE aveva dato i suoi frutti e funzionava alla grande.
Il Trattato CEE conteneva quattro allegati ed un protocollo aggiuntivo, mentre il Trattato CEEA prevedeva cinque allegati, un protocollo aggiuntivo e la Convenzione relativa a talune istituzioni comuni alle Comunità europee.
Il 17 aprile 1957 vennero aggiunti, ai Trattati CEE e EURATOM, quattro protocolli: Statuto Corte di Giustizia CEE, Statuto Corte di Giustizia CEEA, privilegi ed immunità CEE, privilegi ed immunità CEEA.
Venne creata un'Assemblea unica di carattere consultivo con sede a Strasburgo e si pensava che un domani sarebbe stata a carattere elettivo e non nominativo, nacque la Commissione (primo Presidente Hallstein), indipendente dai governi e con potere propositivo, un Consiglio dei Ministri con potere deliberativo.
Vennero introdotti i regolamenti (esecutivi in tutti gli Stati membri), le direttive (valide in tutti gli Stati con libertà di attuazione per ogni Paese) e le decisioni (vincolanti in base allo Stato coinvolto).
Il Trattato EURATOM non prevedeva che la CEE diventasse una potenza nucleare, ma rendeva i sei Paesi capaci di trarre lo stesso beneficio dallo sviluppo e dall'uso dell'energia nucleare, oltre che coordinare i programmi di ricerca.
Se la CECA rimase in vita per i successivi cinquant'anni, l'EURATOM ebbe una durata illimitata e il suo trattato non si è mai fuso con altri.
Con la CEE vennero istituite la Commissione, composta da nove membri, sulla base dell'Alta autorità: due commissari per i paesi più grandi ed uno per quelli più piccoli, senza potere deliberativo. Il potere deliberativo spettava invece al Consiglio dei ministri, mentre l'Assemblea, con sede a Strasburgo, si compose di 142 membri eletti tra i vari parlamenti nazionali. Veniva istituita anche la Corte di Giustizia.
Vennero istituiti il Fondo Sociale Europeo, la Banca Europea degli Investimenti ed il Fondo Economico Sociale.
La Gran Bretagna non accettò neanche questa volta di entrare nel nuovo progetto europeo e nel 1959 divenne la capofila dell'EFTA (European Free Trade Association, Associazione europea di libero scambio), l'organizzazione nata il 3 maggio 1960 con lo spirito simile alla CEE ma che comprendeva quei Paesi che, allora, non erano membri della Comunità per scelta o che per altri motivi non potevano aderire alla CEE. Di quella organizzazione (che tra il 1960 e il 1991 ha visto aderirvi complessivamente dieci Stati), oggi si contano solo quattro Stati (Norvegia, Svizzera, Islanda, Liechtenstein) in quanto gli altri sono entrati tutti nella CEE/UE (Gran Bretagna, Danimarca, Repubblica d'Irlanda, Austria, Svezia, Finlandia).
In base all'articolo 237 del Trattato di Roma, ogni Stato europeo può domandare di diventare membro della Comunità: questo perché la Comunità non era un'istituzione chiusa ma aperta a chi volesse unirsi al percorso europeista, con un approfondimento del processo dell'integrazione.
Furono promotori del passaggio alla CEE i partiti cristiano-democratici, i liberali e i socialisti (salvo per questi ultimi due qualche distinguo), erano contrari i partiti comunisti (CEE appendice della NATO), mentre i partiti nazionalisti erano divisi (d'accordo il MSI, contrari quelli francesi).

I padri del percorso integrativo – Fino a qui abbiamo analizzato il percorso che ha portato alla nascita ed allo sviluppo dell'integrazione europea. E dietro ai fatti ci sono sempre le persone. Per questo sono degne di nota quelle persone che si sono spese e hanno combattuto affinché in Europa nascessero le istituzioni europee. Questi politici sono stati definiti, giustamente, “padri dell'Europa”.
Il più importante è stato Altiero Spinelli, autore del già menzionato “Manifesto di Ventotene”. Romano del 1907, Altiero Spinelli è stato il deus ex machina di tutto il pensiero federalista. Dopo aver vissuto nei Paesi Bassi i primi anni di vita, aderì fin dall'inizio alla lotta antifascista del partito comunista d'Italia in maniera clandestina diventandone uno dei personaggi più brillanti. Condannato a dieci anni di reclusione e a sei di confino, visse prima a Ponza e poi a Ventotene (due isole al largo della costa laziale del sud). Proprio sulla seconda isola, a partire dal 1941, iniziò la stesura del “Manifesto” con il suo compagno di confino Rossi, testo “sacro” del federalismo. Con la caduta del fascismo, venne liberato e poté fondare il Movimento Federalista Europeo, diventando anche uno dei consiglieri di Alcide de Gasperi.
Non abbandonò mai né la CECA né la CEE e tra il 1970 ed il 1976 fu nominato Commissario europeo all'Industria e al Commercio per conto dell'Italia nella Commissione Malfatti, Mansholt e Ortoli. Nel 1976 fu eletto per la prima deputato per il Parlamento italiano e nominato a quello europeo. Nel 1979 fu eletto anche eurodeputato per il PCI ma come indipendente. Fino al 1983 fu deputato nazionale, mentre fu eurodeputato fino al 1986, quando morì a Roma.
Sin dalla sua fondazione, Spinelli è stato il promotore del “Club del Coccodrillo”, un'organizzazione trasversale di eurodeputati con lo scopo di pensare al futuro della CEE ed il 14 febbraio 1984 fu l'ideatore di un nuovo progetto costituzionale approvato dal Parlamento europeo ma bocciato dal Consiglio europeo. Quel piano, detto “piano Spinelli”, fu continuato e nel 1988 divenne l'Atto Unico Europeo, un trattato che fissava il rilancio del processo di costruzione europea al fine di portare a termine la realizzazione del mercato interno, modificando e sviluppando le regole di funzionamento delle istituzioni europee, ampliando le competenze comunitarie, in particolare nel settore della ricerca e sviluppo, dell'ambiente e della politica estera comune. L'AUE fu firmato a Lussemburgo il 17 febbraio 1986 ed entrò in vigore il 1° luglio 1987: fu la prima riforma dalla firma dei Trattati di Roma del 1957.
Altro italiano che ebbe a cuore le sorti dell'Europa fu Alcide de Gasperi. Tra i fondatori della DC nel 1942, de Gasperi era nato nell'allora Sudtirolo austriaco ed era stato deputato nel parlamento dell'Impero austro-ungarico. Antifascista, venne arrestato e riparò presso la Citta del Vaticano e si avvicinò al PPI. E' stato colui che ha portato l'Italia a contare nel panorama internazionale al termine del secondo conflitto mondiale, diventando per sette volte Primo ministro. Atlantista ed europeista convinto, è stato presidente dell'Assemblea comune europea dal gennaio all'agosto 1954. Il suo nome è legato alla CPE, fallita con il niet francese.
Un ruolo preminente lo ha avuto anche Robert Schmuman, forse il vero padre dell'Europa. Lussemburghese di nascita ma di origine francese, già dopo la fine della guerra iniziò ad intraprendere ruoli preminenti nella scena politica francese, diventando deputato per il Movimento Repubblicano Popolare, Primo ministro (novembre 1947 – luglio 1948), ministro delle finanze e, soprattutto, ministro degli esteri tra il luglio 1948 ed il 1953, dove elaborò la celebre “dichiarazione” che sancì la cooperazione tra gli Stati europei produttori di carbone ed acciaio. Tra il 1958 ed il 1960 venne nominato Presidente dell'Assemblea Parlamentare Europea.
A braccetto con Schuman è andato Jean Monnet. Francese di Cognac, è stato l'unico dei padri fondatori dell'Europa a non aver mai fatto politica attiva. Nel 1952 venne nominato Presidente dell'Alta autorità CECA, ruolo che ricoprì fino al 1955.
Funzionalista convinto, la “dichiarazione Schuman” ha molto del suo spirito.
Anche il Belgio ha dato un suo “padre dell'Europa”, il politico socialdemocratico Henri Paul Spaak. Già deputato e ministro degli Esteri era il leader della sinistra socialista. Europeista convinto, veniva chiamato “Mister Europa”. Premier belga in tre momenti (1938-1939, 1946, 1947-1948), è stato uno dei creatore del Benelux, l'unione doganale tra Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. E proprio su questa base, Spaak spinse affinché questa cosa avvenisse su grande scala in Europa. Fu favorevole alla CED, ma la sua delusione più grande fu quella di non vedere la Gran Bretagna partecipe ai lavori della nascita sia della CECA che della CEE. Spaak fu un abile negoziatore e tra il 1952 e il 1954 venne nominato Presidente dell'Assemblea comune europea: Spaak è stato il primo presidente di quello che diventerà il Parlamento europeo. E' stato anche Presidente del Consiglio della OECE, dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e della CECA ed è stato uno dei promotori della conferenza di Messina. Dal 16 maggio 1957 al 21 aprile 1961 è stato segretario della NATO.
Anche la Germania ebbe un suo padre europeo, il cristiano-democratico Konrad Adenauer. Nato a Colonia nel 1876, Adenauer fu il primo cancelliere della nuova Germania e fu uno dei politici più brillanti del secondo dopoguerra, tanto da rimanere in carica fino dal 1949 al 1963. Si batté affinché in Germania potesse tornare la democrazia e perché il Paese potesse rientrare al più presto nello scacchiere politico internazionale, mentre spinse la RFT verso l'occidente, favorendo il suo ingresso in tutte le istituzioni nate con la fine della guerra (Consiglio d'Europa, OECE, Nato, CECA, CEE). voleva anche porre fine alla rivalità con la Francia: importante sotto questo punto di vista il Trattato dell'Eliseo del 22 gennaio 1963 a Parigi tra lui e de Gaulle con cui si pose fine alla secolare rivalità.

Conclusioni: un percorso necessario - L'Europa da quel 25 marzo di sessant'anni fa ha fatto passi da giganti e non si pensava che potesse funzionare. O meglio, non si pensava che potesse arrivare un giorno ad avere 28 Stati membri e con altri sette in coda per potervi aderire.
Ci sono stati alti e bassi, eppure l'idea di Schuman e degli altri padri fondatori è stata giusta: l'Europa è cresciuta, è diventata più ricca e non ha avuto al suo interno altre guerre (a parte la parentesi della guerra civile jugoslava). Dalla produzione di carbone e acciaio condiviso si è arrivati alla libera circolazione di persone, beni, servizi e capitali, all'adesione di altri Stati (tra cui la Gran Bretagna che all'inizio non ne voleva sapere, salvo poi aderire ed uscendone quarantatré anni dopo), all'elezione diretta e a suffragio universale del parlamento, fino all'approvazione dell'euro e alla sua circolazione: degli iniziali undici paesi, ora diciannove hanno la moneta unica.
E proprio l'Italia, un Paese vinto, è stato il teatro non solo della firma dei Trattati, ma della ripresa del discorso dell'integrazione europea. Merito non solo dei nostri politici di allora, ma dei padri fondatori che hanno voluto superare l'impasse della CED/CPE proseguendo con l'idea di Schuman e Monnet. La CECA prima e la CEE hanno fatto proseliti nel Mondo (basti pensare all'EFTA promossa dalla Gran Bretagna) ed è stato un unicum. Una scommessa vinta quindi che oggi vede la CEE essere diventata un'Unione con un sistema istituzionale completo ed una moneta in uso per circa 340 milioni di persone.
Allora, nel periodo 1951-1957 si era in piena Guerra fredda, si aveva paura di un'invasione sovietica in Europa e gli Usa e il Mondo non era come è oggi. Certamente il periodo storico ha contribuito alla nascita delle prime tre Comunità, ma mai si sarebbe pensato, nel giro di cinque anni, di portare ad una pace due Paesi perennemente in lotta come la Francia e la Germania. Ma anche i tre piccoli Paesi hanno dato il loro impulso allo sviluppo dell'integrazione: il Benelux ha fatto da apripista a tutte le comunità di Stati in divenire, diventando un esempio per tutti.
Il merito principale va anche a tutti coloro che hanno speso anni per realizzare l'intero processo integrativo: se i padri dell'Europa non si fossero “alleati” superando le rivalità nazionali ma mettendo al primo posto il bene dell'Europa, forse ora parleremmo d'altro.
C'è una sola cosa che oggi come allora è un cruccio: la mancanza di interesse da parte della popolazione, in quanto sin dalla nascita della CECA il popolo europeo ha visto con disinteresse e distacco le vicende dell'integrazione europea. Su questo non c'è Trattato, Unione o Comunità che tiene: la gente ha sempre visto Bruxelles e Strasburgo lontani dai loro occhi e dal loro cuore. E sempre le vedrà, purtroppo. Ieri, come oggi.


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Articoli pubblicati da Simone Balocco e Paola Maggiora


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